di Alice Dominese
Il Domani, 21 novembre 2023
È “l’ospedaletto”. In questa sezione, distaccata dal corpo centrale, si è suicidato Balde nel 2021. Nell’indagine, archiviata, i pm hanno rilevato numerose violazioni. Ora il governo vuole riaprirlo. Dodici locali, ognuno di 28 metri quadri scarsi perché cinque sono occupati dal bagno, senza finestre. Questo è il famigerato “ospedaletto”, una sezione del centro di permanenza temporanea per migranti di Torino più simile a una cella per via del piccolo cortile circondato da muri e sbarre sul soffitto.
casertanews.it, 21 novembre 2023
La testimonianza di una delle vittime dei pestaggi del 6 aprile 2020 ma è scontro sui riconoscimenti. “Non hanno risparmiato nessuno, nemmeno gli invalidi”. Così Carmine Di Saverio, uno dei detenuti picchiati durante il pestaggio avvenuto il 6 aprile 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere e per cui è in corso il processo a carico di 105 imputati, tra cui agenti, funzionari del Dap e medici dell’Asl. Di Saverio, cieco ad un occhio ed oggi libero, nei video mostrati proiettati dinanzi alla Corte d’Assise - presidente Roberto Donatiello - è nella stanza della socialità inginocchiato e faccia al muro, ad un certo punto un agente con mascherina lo prende per la maglia, e lo trascina per la stanza, fino alla porta d’ingresso, dove ci sono altri agenti, tra cui alcuni con caschi, che si accaniscono contro il detenuto. “Non hanno risparmiato nessuno, neanche gli invalidi” dice il teste, che poi parla delle botte prese dal detenuto sulla sedia a rotelle Vincenzo Cacace.
veronasera.it, 21 novembre 2023
“Molti dei detenuti sono residenti in città, come le loro famiglie, lavoriamo nell’ottica di un loro reinserimento nella società. Nel tavolo di lavoro verranno raccolte le necessità del carcere per le quali si cercheranno risposte concrete”, ha spiegato l’assessora Zivelonghi. Per la maggior parte delle persone che entrano in carcere, la detenzione è un’esperienza transitoria, terminata la quale tornano ad essere cittadini a tutti gli effetti. Un ritorno nel territorio che non può prescindere dal territorio stesso, considerato anche che molti dei detenuti nel carcere di Montorio sono residenti del Comune. Partire da zero, una volta usciti dal carcere, può significare isolamento sociale, mancanza di integrazione, difficoltà economiche, situazioni che ricadono inevitabilmente sul tessuto sociale della comunità.
vita.it, 21 novembre 2023
Quasi uno su quattro, tra i nuovi ingressi nel sistema penale, ha fra i 14 e i 15 anni: i minori che commettono reati tendono ad essere esclusi dalla società, inquadrati come soggetti da cui è meglio stare lontani. Un ciclo di incontri gratuiti approfondisce gli strumenti e il senso della giustizia riparativa. Prossimo appuntamento il 22 novembre. Spesso i minori che commettono reati tendono ad essere esclusi dalla società, inquadrati come soggetti da cui è meglio stare lontani. Troppo facilmente si dimentica però che sono ragazzi molto giovani - anzi sempre più giovani - che nella maggior parte dei casi pagano una situazione di forte disagio familiare e di mancanza di punti di riferimento. Secondo i dati del ministero della Giustizia, tra i nuovi ingressi nel sistema penale il 23,26% è costituito da minori tra i 14 e i 15 anni, ragazzini che si trovano a fare i conti con pene da scontare o con percorsi di inserimento sociale.
di Francesco Munafò
giornalelavoce.it, 21 novembre 2023
Il progetto innovativo di una scuola del territorio che lascia un segno positivo sui partecipanti. Per capire il carcere e i carcerati ci va empatia. E l’empatia può anche essere imparata e sviluppata attraverso l’istruzione. “Capire il carcere” potrebbe essere infatti una buona locuzione da usare per riassumere il progetto che il professor Davide Pelanda ha pensato per i suoi alunni dell’Istituto Fermi di Cirié. Un esperimento cominciato l’anno scorso e che ha lasciato una grande impronta negli alunni che vi hanno partecipato. C’è persino chi ha mantenuto una corrispondenza epistolare con uno dei carcerati, così come c’è chi ha deciso di cominciare, dopo la fine della scuola, a fare volontariato negli istituti carcerari del territorio.
di Rosanna Ricci
Il Resto del Carlino, 21 novembre 2023
Il festival “Trasparenze di Teatro Carcere”, giunto alla 3ª edizione e che vede impegnati gli istituti penitenziari di Ferrara, Reggio Emilia, Parma, Bologna, Forlì, Ravenna, Modena, arriva a Forlì oggi alle 16, con lo spettacolo “Città sul filo- storie di esseri alati, viaggiatori e uomini”, che sarà presentato all’interno della Casa Circondariale forlivese con la regia di Sabina Spazzoli, Michela Gorini, Alberto Zaffagnini, e con la drammaturgia di Sabina Spazzoli, Giovanna Casalboni, Daniela Romanelli, Paolo Turroni. Le scene sono firmate da Stefano Camporesi. Prodotto da Con…tatto Aps e Malocchi & Profumi Aps, lo spettacolo vedrà in scena 20 attori e attrici detenuti della Casa Circondariale di Forlì e 5 allievi del liceo classico Monti di Cesena. Verrà raccontato un viaggio attraverso luoghi invisibili e città ideali verso la libertà, partendo da Aristofane e Calvino, il tutto racchiuso nella cornice del circo. Ogni città è un documento perché di essa rimangono i nomi delle vie e i ricordi degli abitanti. Ogni città possiede il passato e il futuro, in essa tutto può cominciare e finire. Il festival ‘Trasparenze di Teatro Carcere’ ha come obiettivo un tema comune da sviluppare in tre anni da parte di 7 compagnie teatrali operanti in varie città. Il tema del triennio 2022-2024 è ‘Miti e Utopie’ che si sviluppa attraverso tre parole: errare, perdono, comunità, particolarmente significativi per il luogo, il carcere, in cui avvengono le attività di produzione. L’accesso agli spettacoli è subordinato al permesso dell’Autorità Giudiziaria Competente. Per lo spettacolo è prevista una replica domani alle 14. Per info su tempi e modalità di partecipazione agli spettacoli scrivere a
L’Unione Sarda, 21 novembre 2023
La pièce prende spunto dai loro racconti originali, riadattati dal regista Simone Gelsomino. Racconta una visione dell’universo carcerario, libero da stereotipi e pregiudizi. Arriva a Cagliari “La luna del pomeriggio”, lo spettacolo teatrale nato da testi originali dei detenuti nel carcere ad alta sicurezza “Paolo Pittalis” di Nuchis. L’appuntamento è sul palcoscenico del Teatro Del segno, giovedì 23 e venerdì 24 novembre, con la terza tappa della tournée regionale. La pièce indaga differenti punti di vista su due dimensioni intime del carcere, quella personale e quella collettiva/familiare, attraverso l’intreccio delle vite di nove personaggi e una narrazione spazio-tempo sfumata e onirica.
di Simona Musco
Il Dubbio, 21 novembre 2023
Più carcere, meno omicidi? Balle, le uccisioni sono più diffuse nei Paesi in cui si fa largo uso della pena capitale e di ergastoli. Sotto il post con il video dell’intervista a Elena Cecchettin, sorella di Giulia, uccisa e abbandonata in un burrone, c’è una sfilza di uomini che le dicono come dovrebbe parlare, come dovrebbe soffrire, che dovrebbe stare a casa a piangere, altrimenti il suo dolore non vale, non è credibile. Che la maglietta che indossa non è adeguata, che l’eyeliner è fuori luogo, perché la sorella è appena morta. Lei ce l’ha col patriarcato, non solo con l’assassino di sua sorella, che non è la prima, non sarà l’ultima. E giù insulti, per quell’anello al naso e i post sui social, subito depredati per mettere su una biografia totalizzante, che le valgono l’accusa di satanismo e dell’imperdonabile (presunta) volontà di candidarsi con la sinistra, Laura Boldrini ed Elly Schlein in prima fila. Ma il patriarcato, la cultura maschilista, la cultura della sopraffazione non esistono, ribadiscono loro, che di sentirsi chiamati in causa proprio non ne vogliono sapere. L’omicidio di Giulia Cecchettin ha colpito tutto il Paese e riaperto un dibattito che in Italia ha luogo ogni tre giorni, statistiche alla mano. Senza alcun esito, se non quello di inneggiare alla gogna, alla castrazione chimica, alle torture fisiche e - ça va sans dire - all’esenzione dal processo, che tanto non serve. Un dibattito impregnato, per buona parte (e in buona fede, per una certa percentuale), dalla stessa cultura paternalistica che lo genera: le donne non si toccano nemmeno con un fiore. Perché diverse, fragili, da proteggere. Ovvero, ancora una volta, subalterne. E quando gli uomini sono violenti, se non sono dei mostri (dunque un’eccezione, la colpa è delle madri, che non li hanno saputi educare. Perché questo è il loro compito. “Io non ho mai incontrato soggetti gravemente maltrattati e gravemente disturbati che avessero però delle mamme normali”, dice la deputata leghista Simonetta Matone. Una sola frase da prendere come esempio, senza bisogno di saccheggiare il web di tutte le bestialità scritte nelle ultime ore.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 21 novembre 2023
Una ragazza su dieci ne è vittima nel rapporto di coppia con coetanei. I trapper replicano all’attrice: “Qualunquismo in stile italiano”. Può bastare un post sui social o un selfie non gradito a far scattare una scenata di gelosia o un’aggressione. Sono sempre di più i ragazzi adolescenti che controllano in maniera ossessiva il cellulare della fidanzata, che ne condizionano i comportamenti di vita, il modo di vestire, il tempo libero. Gesti troppo spesso scambiati per attenzione o amore ma che raccontano di come la violenza di genere sia in crescita anche tra i più piccoli. Gli esperti lo chiamano “teen dating violence”, un fenomeno ancora poco conosciuto e studiato. Secondo uno studio universitario, basato su un questionario somministrato a oltre 700 ragazzi delle scuole superiori in Friuli Venezia Giulia, più di una ragazza su dieci, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, ha avuto un’esperienza di violenza nella coppia con un coetaneo.
di Giovanna Casadio
La Repubblica, 21 novembre 2023
Il ddl femminicidi domani in commissione Giustizia. La segretaria: “Occorre approvare una legge che renda obbligatoria l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze in ogni ciclo scolastico”. Non basta reprimere, non basta inasprire le pene, se non si riesce a prevenire. Elly Schlein si è rivolta alla premier Giorgia Meloni affinché la politica si muova e affronti la tragedia dei femminicidi dal punto di vista dell’educazione affettiva e sessuale. Perciò la segretaria del Pd spiega: “Non ci sono stati contatti diretti con la premier. Ma mi sono rivolta a lei per proporre di approvare una legge che renda obbligatoria l’educazione all’affettività, al rispetto delle differenze in ogni ciclo scolastico. Noi confermiamo la nostra disponibilità a lavorare insieme anche sul versante fondamentale della prevenzione, che manca nel disegno di legge sui femminicidi che sarà all’esame del Senato”.
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