La Stampa, 22 luglio 2023
Chiuso per vicende giudiziarie, sarà gestito dalla cooperativa Pausa Caffè. A settembre la caffetteria del Tribunale di Torino riaprirà. Balzata all’attenzione della cronaca giudiziaria per sospetta infiltrazione ‘ndranghetista della cooperativa sociale Liberamensa, che aveva in carico la struttura, sarà gestita ora da un’altra cooperativa, Pausa Caffè. Il primo passo è stato l’avvio quest’inverno, grazie a un progetto finanziato dalla Comunità europea, di una caffetteria mobile, un piccolo chiosco che serve in media 300 caffè al giorno.
di Elisa Roncalli
L’Eco di Bergamo, 22 luglio 2023
Adriana Lorenzi tiene un laboratorio di scrittura nel carcere di Bergamo: “Con i racconti scavano in se stessi, una via per redimersi”. Forse non tutti sanno che nella Casa circondariale di Bergamo è attivo da molti anni un laboratorio di scrittura creativa.
di Daniela Scherrer
La Provincia Pavese, 22 luglio 2023
La nuova direttrice della casa circondariale di Pavia ha presentato l’installazione. L’artista del gruppo: “Da 30 anni proponiamo un linguaggio chiaro per tutti”. Lei si chiama Agata ed è una rondine rossa gigante. Loro due - i maschi- sono Rocco e Raffaello, due bei gattoni blu. E da ieri sono ufficialmente le installazioni colorate della casa circondariale di Torre del Gallo che popolano le due aree verdi dei colloqui con i figli delle persone detenute, i comuni e la sezione protetti. Sono opere realizzate dagli artisti del movimento Cracking Art.
di Aldo Torchiaro
Il Riformista, 22 luglio 2023
Il centro monastico in provincia di Arezzo ha dato il suo nome a quell’appello che è passato agli annali come Codice di Camaldoli. Un testo che aveva rimesso il mondo del cattolicesimo democratico al centro della vita politica italiana. Camaldoli, Arezzo, dove la storia incrocia la spiritualità, ieri è stata Capitale per un giorno. Accolti dai monaci benedettini - e da filari di cipressi secolari che il Solleone non riesce a piegare - si sono raccolti in una giornata di studio e di contemplazione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente della Cei, cardinal Matteo Zuppi e una decina tra i più autorevoli rappresentanti delle università italiane.
di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 22 luglio 2023
Per ritrovare funzioni e prestigio, leader e partiti dovrebbero applicare l’articolo 54 della Costituzione, che richiede “disciplina e onore” a chi svolge funzioni pubbliche. Nei primi anni Cinquanta, in una cena al Quirinale con la redazione del Mondo di Pannunzio, Luigi Einaudi chiese tra lo stupore generale chi dei commensali volesse dividere con lui una pera troppo grande, per non sprecare nulla: l’episodio venne narrato più avanti, nel suo “Taccuino notturno” sul Corriere , da Ennio Flaiano, cui era toccata la metà del frutto presidenziale. Sessant’anni dopo, una filiera di inchieste della magistratura è stata battezzata dalla stampa col brutto neologismo di Rimborsopoli, poiché verteva sui rimborsi di spesa per l’attività politica che circa trecento consiglieri regionali, dal Piemonte alla Calabria, usavano quale personalissimo argent de poche ; in prevalenza, si trattava di vicende poco più che bagatellari dal punto di vista penale ma assai significative in termini reputazionali: gli eletti dal popolo in quegli organismi, le Regioni, che Meuccio Ruini vedeva come “un ingrandimento della persona umana”, pagavano coi soldi del contribuente regali per amici e amanti, mutande verdi, manuali erotici, videogiochi per i figlie, chi ne ha più ne metta, perfino un campanaccio per le vacche. Vent’anni dopo Mani pulite, insomma, il balzo nazionale verso il relativismo morale era bell’e compiuto.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 22 luglio 2023
La conoscenza della storia dell’Italia passa anche attraverso la consultazione degli archivi in cui sono contenuti i documenti dei più importanti procedimenti giudiziari. Anche per questo motivo mercoledì scorso, presso il ministero della Giustizia, si è tenuta la prima riunione del tavolo istituito nell’ambito del protocollo d’intesa, rinnovato di recente, per l’individuazione di progetti di digitalizzazione dei processi di valore storico. L’obiettivo, condiviso dalle istituzioni coinvolte (i ministeri della Giustizia e della Cultura, il Consiglio superiore della magistratura, la Cassa delle Ammende e l’Archivio Flamigni), è molto chiaro: consentire la fruibilità massima per l’utenza, con gradi di accesso qualificato, alle carte giudiziarie che costituiscono la fonte prioritaria per lo studio della storia dell’Italia repubblicana.
di Vladimiro Zagrebelsky
La Stampa, 22 luglio 2023
Il documento di Mario Serio e di Armando Spataro di cui La Stampa ha dato notizia e che circola su varie mailing list raccogliendo decine e decine di firme di giuristi, riguarda il caso di Julian Assange, detenuto da tre anni in Inghilterra in vista della sua possibile estradizione negli Stati Uniti. Secondo il governo americano avrebbe violato l’Espionage Act del 1917, con la possibilità di condanna a una pena fino a 175 anni di reclusione. Cosa ha fatto Assange di così tremendo, con la sua organizzazione WikiLeaks? Nel 2010 ha reso pubblica sul web una massa di documenti americani, la cui veridicità non è in discussione e che anzi sono ritenuti pericolosi da parte delle autorità statunitensi proprio perché veri: comunicazioni interne alla amministrazione americana, alle sue forze armate in Irak e Afganistan e a diverse ambasciate degli Stati Uniti nelle loro comunicazioni con il governo. Da quei documenti emerge il profondo scarto esistente tra la versione pubblica ufficiale e la realtà di fatti e valutazioni segretamente scambiati tra gli uffici e le ambasciate e risultano uccisioni di civili, abusi e violenze che non sono stati fatti oggetto di indagine e punizione. Fatti gravi, contrastanti con l’immagine ufficiale che veniva presentata di quelle guerre, del loro andamento, del loro scopo. La loro pubblicazione da parte di Assange, rompendo il segreto, ha portato a conoscenza della opinione pubblica internazionale fatti, tanto rilevanti per il dibattito pubblico, quanto lo è stata la distorsione indotta dal segreto che su di essi era stato imposto.
di Umberto De Giovannangeli
L’Unità, 22 luglio 2023
L’autocrate egiziano ha concesso la grazia al ricercatore dietro precise garanzie: chiede all’Ue 6 miliardi per fare il gendarme del Mediterraneo. L’aria limpida e salubre della libertà ritrovata. E l’olezzo nauseabondo dell’autocrate “magnanimo” che si appresta a passare all’incasso, già domenica prossima quando Abdel Fattah al-Sisi sarà a Roma per la Conferenza sul Mediterraneo fortemente voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Un grazie a Bologna, un grazie all’Università, al rettore, a chiunque lì, alla mia gente a Bologna. Sono parte della comunità di Bologna, appartengo a loro, sicuramente”, dice ai giornalisti Patrick Zaki subito dopo essere stato rilasciato. “Sono veramente contento per quello che hanno fatto per me da anni”, ha aggiunto.
di Iuri Maria Prado
L’Unità, 22 luglio 2023
Continuiamo a indugiare sul numero dei migranti, crescente ogni mese, morti nel tentativo di fuggire dai Paesi di provenienza. Decine di migliaia, ormai, solo negli ultimi dieci anni. Ma si tratta di statistiche indulgenti. Studi dell’International Organization for Migration (IOM) calcolano infatti che i morti recuperati rappresentano soltanto una quota rispetto a un totale ben più corposo: trentamila contro quasi il doppio, cinquantottomila.
di Luca Celada
Il Manifesto, 22 luglio 2023
Dall’affirmative action al primato della fede sulla libertà della comunità Lgbtq. Un anno di sentenze dei sei giudici reazionari. Le sentenze con cui la Corte Suprema ha chiuso l’anno giuridico a Washington, disegnano la deriva conservatrice del massimo tribunale americano, blindato da Trump con tre nomine durante il suo mandato. La Corte sta prevedibilmente funzionando come congegno reazionario al centro della politica e della società americane, e come una forza primaria di divisione in una nazione già in crisi polarizzante.
- Sulla giustizia conflitti poco utili
- Il perenne conflitto tra “i signori del diritto”
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- La separazione delle carriere riparte alla Camera in Commissione “Affari costituzionali”
- Avvocati: la separazione delle carriere non sia un tabù - Sisto: “È nel programma”











