di Andrea Riccardi
Corriere della Sera, 20 luglio 2023
Il cardinale Zuppi in visita a Kyiv, a Mosca e a Washington per cercare di riallacciare il filo di un dialogo che permetta finalmente di porre fine al conflitto in Ucraina. Papa Francesco è da tempo convinto che i conflitti in corso siano connessi tra loro. Spesso ha parlato di “guerra mondiale a pezzi”. Nel mondo globale, le crisi si comunicano con intensità: basta guardare alla vicenda del grano russo e ucraino, la cui mancanza rischia di affamare tanti Paesi. Del resto, con l’aggressione della Russia all’Ucraina, si è profilato un conflitto tutt’altro che locale, il primo in Europa dopo il 1945 (diverso dalle guerre a seguito della dissoluzione della Jugoslavia), con vasti coinvolgimenti e ampie ricadute. La posizione di Francesco è stata partecipe del dramma della popolazione ucraina, perché la guerra si combatte solo in territorio ucraino e sono gli ucraini a pagarne il prezzo. La Santa Sede e i suoi rappresentanti hanno presente chi è aggredito e aggressore.
di Marta Serafini
Corriere della Sera, 20 luglio 2023
Il presidente egiziano Al Sisi ha concesso la grazia al ricercatore egiziano condannato ieri a 3 anni. La premier italiana: “Gli auguro una vita di serenità e successo”. A rendere noto della grazia sono state le autorità egiziane, secondo quanto confermano Reuters e Ansa. Concessa la grazia anche a Mohamed al-Baqer, l’avvocato di Alaa Abdel Fattah, il più famoso detenuto politico egiziano che si trova ancora in carcere, riferisce il quotidiano di Stato al- Ahram.
di Alberto Simoni
La Stampa, 20 luglio 2023
Il tweet con cui martedì il Dipartimento di Stato ha chiesto il rilancio dello studente è un messaggio che Washington ha voluto indirizzare al leader egiziano Al Sisi. C’è la spinta americana dietro la grazia che Al Sisi ha concesso a Patrick Zaki e a Mohammed El Baqer riconsegnando loro la libertà. Il tweet con cui martedì il Dipartimento di Stato ha chiesto il rilancio, immediato, dello studente copto dell’ateneo di Bologna va oltre l’auspicio ed è un messaggio che Washington ha voluto indirizzare al leader egiziano Al Sisi. Un portavoce del Dipartimento di Stato a La Stampa ha detto che “accogliamo con favore le notizie che vengono dall’Egitto della grazia presidenziale per Zaki e El-Baqer”. Quindi il diplomatico ha ricordato “che anzitutto nessuno dei due doveva essere imprigionato” e ribadito quanto in gennaio aveva detto il segretario di Stato Antony Blinken in missione proprio al Cairo, ovvero che tutti gli egiziani devono potersi esprimere liberamente senza il timore di rappresaglie.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 20 luglio 2023
Rapporto di Human Rights Watch: migranti brutalizzati dal regime di Kais Saied. Undici pagine di rapporto e una richiesta precisa: l’Unione europea deve sospendere i finanziamenti alla Tunisia per il controllo delle sue frontiere esterne. L’organizzazione internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha documentato le condizioni di vita delle persone subsahariane e sudanesi nelle ultime settimane e ha verificato che il piccolo Stato nordafricano non può essere considerato un paese sicuro per questa comunità, in un momento in cui l’Unione europea ha appena chiuso un memorandum d’intesa da un miliardo di euro a favore del presidente della Repubblica Kais Saied. 105 milioni sono dedicati al rafforzamento della lotta all’immigrazione irregolare.
di Antonello Guerrera
La Repubblica, 20 luglio 2023
La decisione del primo ministro Rishi Sunak sta già scatenando le proteste di chi la ritiene un’idea disumana. Ma anche dei residenti che non vogliono i richiedenti asilo stipati a pochi metri delle loro case. C’è chi la definisce una “semi-prigione” galleggiante, chi con lo spazio a persona “come quello di uno slot di un parcheggio”, chi non la vuole nella propria circoscrizione e difatti già due porti e autorità locali nei pressi di Liverpool e Edimburgo hanno rifiutato altri battelli del genere.
di Massimiliano Smeriglio*
Il Manifesto, 20 luglio 2023
Il summit Cumbre Ue Celac 2023 ha raccolto i leader di sessanta Paesi per ragionare su una agenda comune e su dossier importanti come il cambiamento climatico o un imponente piano di investimenti e scambi commerciali.
di Daniele Livreri*
Il Dubbio, 19 luglio 2023
Nel 2016 le Ss.Uu. rilevavano che il nostro sistema sanzionatorio “gravita tolemaicamente intorno alla detenzione muraria” (Ss. Uu. 36272/ 2016), rilevando però l’opera riformatrice di tale sistema che si stava perseguendo attraverso l’istituto della messa alla prova. Tuttavia, per quanto possa apparire paradossale, i dati sembrano indicare che all’epoca la detenzione muraria avesse meno forza gravitazionale di quanto ne abbia oggi, e ciò sebbene da allora sia la Corte costituzionale (41/18) che il legislatore hanno posto in essere ulteriori interventi volti ad ampliare gli istituiti alternativi al carcere.
a cura di Rossella Grasso
L’Unità, 19 luglio 2023
Nell’epoca delle connessioni iper-veloci e iper-ovunque, garantite, gratis e a portata di mano, il carcere resta fuori dal mondo. Fermo a un telefono e a una linea telefonica. Uno di numero, si intende. Come una di numero è la telefonata a settimana che ogni detenuto può fare con i suoi cari. Parliamo di nove minuti e 40 secondi in cui dover condensare tutto quel che c’è da dire. E capita che quello sia l’unico modo per entrare in contatto con i familiari che “stanno e stiamo sempre tutti bene”, come racconta L.C., familiare di un detenuto.
di Francesco Olivo
La Stampa, 19 luglio 2023
L’obiettivo del ministero è cancellare del tutto la riforma Bonafede. Magistrati sulle barricate: “Saltano i processi”. La riforma della Giustizia procede a strappi secchi, poi si ferma e riparte. Mentre al Senato tutto è pronto per cominciare l’iter della contestatissima abolizione dell’abuso d’ufficio, in via Arenula si pensa alle prossime tappe. In una riunione al ministero della Giustizia della settimana scorsa sono state fissate le priorità per l’autunno.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 19 luglio 2023
Il tentativo di cambiare rotta dopo le incaute dichiarazioni del ministro Nordio. No, la fiaccolata no. Troppo pericolosa, troppo alto il rischio di contestazioni e se dovessero arrivare da Maria Falcone e Salvatore Borsellino il danno d’immagine sarebbe ai confini dell’irrecuperabile. Per Giorgia Meloni il trentunesimo anniversario della strage di via D’Amelio è una faccenda delicata.
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