di Linda Laura Sabbadini
La Repubblica, 15 agosto 2023
Sovraffollamento e mancanza di servizi essenziali soprattutto per le donne. Siamo ancora qui a parlare di morti ingiuste nelle carceri. Di morti evitabili. Di morti prevenibili. I suicidi sono un fenomeno multidimensionale, non è mai corretto imputarli ad una unica causa. Ne ha parlato magistralmente Marzio Barbagli nel suo libro Congedarsi dal mondo (ed. Il Mulino), evidenziandone le diverse tipologie in differenti contesti culturali.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 15 agosto 2023
Il Guardasigilli paragona i suicidi di Torino a quelli dei nazisti durante il processo di Norimberga. Poi la proposta: usare le caserme dismesse per combattere il sovraffollamento carcerario. “Idea impraticabile”, ci spiega Gonnella (Antigone).
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2023
Due donne, Susan e Azzurra, sono morte a distanza di un giorno l’una dall’altra nel carcere di Torino. La prima si è lasciata morire, la seconda si è tolta la vita deliberatamente. Qualche settimana fa, il 28 di giugno, era stata Graziana a mettersi un cappio attorno al collo. Storie molto diverse tra loro, accomunate dalla distrazione che il carcere ha sempre più per le persone che rinchiude e, in misura ancora maggiore, per le donne.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 15 agosto 2023
Almeno 45 suicidi in meno di 8 mesi. Azzurra era tornata in carcere per scontare la vecchia pena, interrompendo bruscamente il suo percorso di ripresa. Togliersi la vita in carcere non è un “mistero insondabile” come dice il ministro.
di Riccardo De Vito
Il Manifesto, 15 agosto 2023
Un carcere con una media di un funzionario giuridico-pedagogico ogni 71 detenuti, con picchi di un educatore ogni 379 non può conoscere le persone, prenderle in carico con efficacia.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 15 agosto 2023
Come il Nobel di Borges, o di Philip Roth, o, meglio, di Jocelyn Bell o di Rosalind Franklin, gente che poté fregiarsi del Nobel mancato. Sarebbe bello che venisse spiegato il perché.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 15 agosto 2023
Dopo gli ultimi casi di suicidio, il ministro insiste con la ricerca di nuove celle. Prima aveva negato la proroga delle semi libertà. È con un videomessaggio inviato a tutte le carceri italiane che il ministro della giustizia Carlo Nordio ha deciso di celebrare il ferragosto. Qualche minuto per fare il punto della situazione, ribadire la linea e cercare di aggiustare (in parte) il tiro uscito storto sabato scorso, quando la sua visita alle Vallette - teatro di due suicidi tra i detenuti in nemmeno 24 ore - si è risolta in un mezzo disastro, tra i fischi dei carcerati ad accoglierlo e una serie di dichiarazioni che hanno scandalizzato l’opinione pubblica e chi abitualmente si occupa della vita dietro le sbarre. L’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera, in effetti, non bastava, soprattutto perché, tra tanti buoni propositi, il ministro ha insistito con il suo paragone tra i suicidi di Torino e quelli dei gerarchi nazisti a Norimberga: far passare i casi di Azzurra Campari e Susan John più o meno come quelli di Herman Goering e Robert Ley nel nome delle difficoltà della sorveglianza dei reclusi non è di certo la migliore metafora possibile, ma tant’è.
Di carcere si muore, la civiltà in Italia ha le ossa rotte: Susan, Azzurra e il sistema da ripensare
di Benedetta Frucci
Il Riformista, 15 agosto 2023
Di carcere, in Italia, si muore. Si muore a 28 anni, togliendosi la vita, come è successo ad Azzurra. Si muore perché si sceglie di smettere di nutrirsi, come è successo a Susan, madre di 43 anni. Azzurra aveva detto alla sua mamma, una settimana prima del suicidio, che non ce la faceva più. Immaginate il dolore di quel genitore, l’impotenza. Vi chiederete quali crimini avesse commesso Azzurra per stare lì: era una ladra di biciclette, tanti piccoli reati l’avevano portata a Le Vallette.
di Liana Milella
La Repubblica, 15 agosto 2023
Lo ha detto durante la visita nel carcere di Torino. E lo ripete. Come se davvero i suicidi in cella fossero inevitabili. Questa è “Toghe”, la newsletter sui temi della giustizia di Liana Milella.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 15 agosto 2023
Parla Giovanni Fiandaca: “Il carcere in molti casi è veleno piuttosto che medicina, il vero rimedio consiste nel ridurne drasticamente l’impiego”. Con il professor Giovanni Fiandaca, emerito di diritto penale all’Università di Palermo e già Garante dei diritti dei detenuti siciliani, affrontiamo il dramma dei suicidi in carcere e il tema delle possibili soluzioni per migliorare l’esecuzione penale.









