di Gian Carlo Caselli*
Il Fatto Quotidiano, 1 gennaio 2023
Il nostro Paese è afflitto da una infinità di problemi. Tra questi lo sterminio del significato delle parole. Imperversa infatti, in particolare fra i politici, la tendenza malsana a snaturare le parole, di piegare i concetti fino a svuotarli di signifi
Il Dubbio, 1 gennaio 2023
Secondo la corrente associativa nel prossimo anno “i tempi di definizione dei giudizi civili, invece di accorciarsi, si allungheranno”. “Forte preoccupazione per la paventata anticipazione al 28 febbraio 2023 dell’entrata in vigore della riforma del processo civile, che modifica in maniera pregnante i diversi riti e per alcuni aspetti l’organizzazione degli uffici”. A dirlo è AreaDg, con una nota pubblicata sul sito della corrente della magistratura.
Il Dubbio, 1 gennaio 2023
Il capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, in un incontro svoltosi ieri con i rappresentanti dei magistrati, ha spiegato i motivi dell’anticipazione del nuovo processo al 28 febbraio 2023. A gennaio ci sarà una nuova riunione con il Consiglio Nazionale Forense.
di Luca Ianniello
La Repubblica, 1 gennaio 2023
Un centinaio di persone si sono radunate in vicolo della Moretta, in pieno centro, per chiedere la fine del 41bis e la scarcerazione del militante. Anarchici in piazza nel centro di Roma per una manifestazione in solidarietà ad Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto al 41 bis in sciopero della fame da due mesi per protesta contro il regime del carcere duro.
pisatoday.it, 1 gennaio 2023
La vivibilità nel carcere, la condizione di chi vi è recluso e chi ci lavora, continua a peggiorare: si susseguono sulla stampa interventi di denuncia provenienti da una sola fonte, quella dei sindacati di polizia. Colpevolmente, secondo noi, la politica tace ma anche gran parte della società civile. Eppure è la dura verità: il carcere è sempre più luogo di sofferenza e segregazione, in cui si esercita una vendetta collettiva ma non si preparano le persone a rientrare in società, come prescrive la nostra Costituzione.
agrigentooggi.it, 1 gennaio 2023
I figli dei detenuti giocheranno, per attutire il trauma dell’attesa del colloquio con i papà detenuti, dentro l’Istituto penitenziario. È stata inaugurata a Ragusa la prima delle 8 aree giochi attrezzate che da gennaio verranno aperte anche nelle carceri di Agrigento, Enna, Messina, Trapani, Catania, Palermo e Giarre.
La Repubblica, 1 gennaio 2023
Hanno chiesto e ottenuto un permesso speciale per uscire dal carcere e andare a lavorare alla mensa della Caritas. Oggi, domenica 1 gennaio 2023, saranno detenuti del carcere di Santo Spirito di Siena a preparare e a servire i pasti alla mensa della Caritas diocesana di San Girolamo. L’iniziativa che si chiama “Adozione a pietanza”: è stata voluta fortemente dal cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena Colle Di Val D’Elsa- Montalcino, e da Marco Santoro, comandante della polizia penitenziaria del carcere, grazie alla regia del cappellano dell’istituto di pena, don Carmelo Lo Cicero. Per questo vero e proprio evento si sono mobilitate anche le parrocchie di S. Isidoro a Taverne e di S. Ansano a Dofana che hanno raccolto i fondi per l’acquisto delle materie prime.
di Andrea Venanzoni
Il Foglio, 1 gennaio 2023
Il testo è una sorta di disegno sistematico di costruzione dell’identità della giustizia, attraverso due distinte ma connesse parti: una più teorica e che rimonta alle radici del concetto stesso di giustizia. E un’altra significativamente richiamante la pratica della giustizia.
di Sergio Soave
Il Foglio, 1 gennaio 2023
L’appello del capo dello Stato per un futuro ottimista. Tra paletti, giovani e messaggi a maggioranza e opposizione. Sergio Mattarella, nel messaggio augurale di fine anno, manda un messaggio tutto sommato rassicurante. Non trascura gli aspetti critici della situazione nazionale e internazionale, lamenta la condizione delle donne in Iran e Afghanistan, oltre ai patimenti del popolo ucraino, mentre sul piano interno sottolinea le difficoltà per famiglie e imprese e sottolinea l’aumento della povertà minorile e la perdurante distanza tra Nord e Sud.
di Marcello Crivellini* e Filomena Gallo**
La Stampa, 1 gennaio 2023
La sanità italiana sembra essere sempre più il mondo dei paradossi. Ci si lamenta della mancanza di medici nel settore pubblico ma una buona parte dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, appena finito il turno sono reperibili senza attese ma a pagamento (in strutture pubbliche o private). Le attese in molti Pronto Soccorso sono tali da causare numerosi abbandoni ma alcuni medici si licenziano per fare i “gettonisti” cioè lavorare come privati a chiamata e guadagnare in due giorni quanto il precedente stipendio mensile. La disomogeneità nella qualità e disponibilità dei servizi sanitari fra le Regioni è tale da causare da decenni una migrazione sanitaria (la chiamano mobilità sanitaria) di circa 800 mila persone l’anno (dieci volte i migranti dei barconi) senza che qualcuno faccia decreti o organizzi centri di accoglienza nei pressi di quelle strutture prese d’assalto. Il controllo di questa disuguaglianza (cioè la misura dei Lea, Livelli essenziali di assistenza) è affidato a un Comitato composto per la metà da chi dovrebbe essere controllato (le Regioni) che rende noti i risultati circa tre anni dopo le indagini, quando ormai non servono più a nulla, nell’indifferenza generale. Mentre il numero quotidiano di dichiarazioni e convegni di Assessori e Ministri in materia di sanità si mantiene elevato, da 14 anni manca il documento che per legge dovrebbe identificare la politica di sanità e salute del paese su un arco pluriennale: l’ultimo Piano sanitario nazionale è stato approvato nell’aprile 2006.
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