di Domenico Quirico
La Stampa, 28 luglio 2023
Quello che era il pré carré francese finisce in mano a golpisti e Wagner tra scorribande di gruppi jihadisti. Milioni di disperati preparano la fuga. Uno, due, tre: dopo il Mali e il Burkina Faso è la volta del Niger, il bastione dei fedelissimi della République, di Areva con il suo uranio maledetto, del “caro presidente Bazoum”, dei Tuareg custodi della loro emarginazione arcaica e bellicosa. Un altro ammutinamento di militari scuote l’émpire africano della Francia. Attenzione: il punto centrale di queste giornate torride e stupefatte non è lo scandalo di un golpe. I presidenti francesi, dopo le finte indipendenze, ne hanno ordinati e commissionati a decine per tener in ordine il cortiletto della “grandeur”. Quel che è sacrosanto negli ariosi boulevard, ovvero la democrazia, non poteva certo innescare scrupoli teologali nei flatulenti vicoli di Niamey. Da Bokassa a Déby qui si è di bocca buona: Parigi procede da sempre a una trasmutazione alchimistica dei valori, il moralmente condannabile è assolto tra le valli riarse e le acacie spinose con la chioma a ombrello del Sahel. Ma fino a ieri i golpisti si mettevano sull’attenti quando telefonavano le consegne dal numero 14 rue Saint Dominique, oggi chiamano loro per ordinare ai francesi di fare i bagagli.
di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 28 luglio 2023
Il presidente Lasso ha convocato elezioni anticipate per il 20 agosto e ha dichiarato lo stato di emergenza per 60 giorni in tre province per arginare la violenza ormai diffusa anche all’esterno. A meno di un mese dalle elezioni generali diventa esplosiva la situazione in Ecuador. Il paese è in fiamme. Per le strade si spara, si bruciano bus e auto, la gente si rifugia in casa; sospese le lezioni nelle scuole, uffici e negozi chiusi, l’esercito schierato a difesa dei palazzi del potere.
di Michele Ainis
La Repubblica, 27 luglio 2023
Mattarella parla con i gesti, con messaggi che vanno interpretati. È la soluzione meno invasiva. Purché l’interprete abbia orecchie per udire. C’è un tratto specifico, un elemento distintivo, nel modo con cui il presidente Mattarella esercita il suo ruolo di garante. La vicenda che circonda l’abuso d’ufficio ne è un esempio - soltanto l’ultimo, in ordine di tempo.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 27 luglio 2023
L’opposizione chiede le dimissioni di un ministro, la maggioranza respinge la mozione. Tutto rientra nella fisiologia del dibattito parlamentare. Ma non lo è la motivazione adottata dalla maggioranza: il ministro sarebbe “dimissionato” qualora intervenisse il rinvio a giudizio. Delegare una scelta squisitamente politica, come lo è la nomina o la sfiducia per un ministro, ad una decisione della magistratura, per di più in una fase iniziale della procedura giudiziaria, è una grave alterazione del rapporto politica/magistratura. Quel giudice che in ipotesi dovesse pronunziarsi sul rinvio a giudizio, e, prima ancora, il pubblico ministero che dovesse scegliere tra l’alternativa dell’archiviazione o della richiesta di rinvio a giudizio dovranno forse porsi il problema delle conseguenze politiche delle loro scelte, una volta che si fosse affermata la dottrina dell’automatismo rinvio a giudizio/dimissioni? E poi dimissioni dopo il rinvio a giudizio sempre e comunque, per qualunque reato? E la presunzione di innocenza non dovrebbe far scattare l’automatismo alla sentenza definitiva?
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 27 luglio 2023
Sull’onda del Qatargate, Parlamento e Consiglio dell’Unione europea hanno proposto un provvedimento che va ben oltre gli obiettivi prefissati. Con 187 voti a favore, 100 contrari e tre astenuti, l’Aula della Camera ha confermato il parere motivato con cui la commissione Politiche europee ha bocciato, lo scorso 19 luglio, la direttiva del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea sulla lotta alla corruzione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 luglio 2023
La maggioranza, sostenuta dal Terzo Polo, vota il parere critico sulla direttiva Ue che impone tra l’altro di colpire l’abuso d’ufficio. Un assist per il ddl del guardasigilli. Si potrebbe semplificare e dire che la maggioranza, sostenuta dal Terzo polo, ha espresso un parere negativo sulla “proposta di direttiva anticorruzione” dell’Ue perché non vuole altri ostacoli nel già sdrucciolevole cammino del ddl Nordio. Ed è in parte la verità, ma non basta. Perché il voto con cui ieri mattina l’Aula della Camera ha approvato il documento della commissione Politiche Ue di Montecitorio fa emergere altro. Innanzitutto la compattezza sulla giustizia di un centrodestra in versione extralarge.
di Catello Vitiello
Il Riformista, 27 luglio 2023
Processo penale e ordinamento giudiziario rappresentano un insieme di regole e strutture che disegnano il modello processuale: la definizione dei poteri del giudice e del pubblico ministero nel codice di rito non può prescindere dall’articolazione delle carriere, perché quest’ultima contribuisce a dare sostanza all’imparzialità del giudice.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 27 luglio 2023
“Sono favorevole a una forte riduzione dei magistrati fuori-ruolo”, disse l’ex giudice prima di diventare ministro della Giustizia. Nominato Guardasigilli, le sue decisioni sono andate esattamente nella direzione opposta. “Sono favorevole a una forte riduzione dei magistrati fuori-ruolo: credo che dei 200 attualmente distaccati ne basti solo il 10 per cento, gli altri dovrebbero tornare a lavorare nei tribunali”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 27 luglio 2023
Con il pm Eugenio Albamonte, segretario di AreaDg, affrontiamo tutti i temi di attualità in materia di giustizia.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 27 luglio 2023
Via libera alla legge di Fratelli d’Italia, che ora passa al Senato. La maggioranza vota compatta, opposizioni in ordine sparso sull’emendamento “della discordia”. Opposizioni in ordine sparso, maggioranza compatta fino al traguardo: “La maternità surrogata sarà reato universale. Nessun bambino sarà comprato da ricchi e committenti”. Applausi: con 166 voti a favore, 4 astenuti e 109 contrari, il centrodestra incassa il primo sì alla Camera. La legge presentata da Fratelli d’Italia, relatrice Carolina Varchi, che punta ad estendere la perseguibilità del reato anche al cittadino italiano che faccia ricorso alla gestazione per altri all’estero, ora passa al Senato.
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- Detenuti, stesso lavoro e stessi diritti
- Recidiva reiterata anche in assenza di condanna per recidiva semplice









