recensione di Giorgio Tabani
ithacaeditoriale.it, 3 febbraio 2023
“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” disse Voltaire. E, se aveva ragione, non potrà che far riflettere il libro scritto da Italo Tanoni, ripercorrendo i suoi cinque anni da Garante dei diritti dei detenuti per le Marche: lo ha presentato, insieme a Pietro Frenquellucci, presso la libreria Rinascita di Ascoli Piceno. “C’è un caso che umanamente pesa sulla mia coscienza, anche se feci tutto il possibile… Un senza tetto venne fermato alla stazione di Ancona, tornava da un pellegrinaggio a Pietralcina da Padre Pio. La polizia ferroviaria gli chiede i documenti, lui cerca nel suo borsone ma non li trova. Poco dopo, però, riesce a ripescare la carta d’identità: troppo tardi. Viene arrestato con l’accusa di false dichiarazioni. Si rivolse a me e, di fronte all’assurdità della situazione, mi attivai con alcuni avvocati di strada per ottenerne la liberazione. La ottenni in pochi giorni, ma troppo tardi: si era suicidato in carcere”.
recensione di Roberto Dutto
laguida.it, 3 febbraio 2023
Il cammino per ritrovarsi dietro le sbarre del carcere: dalla rottura con la famiglia e con la scuola all’approdo al crimine, l’analisi interiore di un ragazzo diventato presto adulto. Nel libro di Ornella Giordano la vita irrompe e si impone con crudezza trasformando le pagine in testimonianza sentita e incalzante di un percorso verso l’abisso con ritorno cercato con fermezza. Scritto in prima persona, il libro dà voce a un giovane, verrebbe da dire uno dei tanti perché non ha nome. C’è solo il suo smarrimento che è anzitutto, confessa, perdita dell’orizzonte giusto. Smarrito perché nel 1976 la sua vita si consegna a un viaggio pericoloso che lo conduce al crimine poi al carcere.
Francia. Italiano 20enne “ufficialmente” suicida in cella. Ma i documenti raccontano un’altra storia
di Simone Alliva
L’Espresso, 3 febbraio 2023
Zone d’ombra nelle carceri francesi. La morte sospetta di un giovane sotto custodia cautelare nella prigione di Grasse. Che viene trovato impiccato. Ma gli audio e le lettere in nostro possesso, che pubblichiamo, fanno emergere omissioni, segreti e silenzi.
di Cristina Piccino
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
Il regista iraniano è detenuto dallo scorso 20 luglio, secondo i familiari il suo stato è critico. “Con amore per la mia terra e per il popolo dell’Iran”. Si chiude con queste parole la lunga dichiarazione con cui Jafar Panahi, pubblicata sul suo profilo IG dalla moglie, ha annunciato di avere iniziato lo sciopero della fame nella prigione di Evin dove è detenuto dallo scorso luglio. Il regista, che era già stato ripetutamente condannato per la sua vicinanza all’Onda verde, nel 2009, e per questo non poteva più uscire dal Paese, era stato arrestato per avere protestato contro l’arresto di due altri registi, Mohammad Rasulof e Mostafa Al-Ahmad che era seguito a quelli di molti artisti nei giorni precedenti. Panahi mentre stava parlando con alcuni esponenti delle autorità insieme ai legali dei detenuti è stato arrestato con riferimento a una sentenza pendente in modo illegale visto che ormai dall’accusa erano passati più di dieci anni.
di Simona Musco
Il Dubbio, 2 febbraio 2023
Il ministro rinvia la decisione in attesa del parere del Pg di Torino. “Non cediamo alle pressioni”. “Se noi dovessimo solo dare l’impressione di cedere a una qualsiasi forma di pressione esterna, le fondamenta dello Stato di diritto e della nostra stessa democrazia scricchiolerebbero”.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
Non importa quante volte gonfi il petto e proclami che “lo Stato non cede ai ricatti” e che “il governo non arretra di un centimetro”, la destra ha un’idea molto misera della Repubblica che si trova disgraziatamente a governare se è convinta che lasciar morire uno sciagurato in carcere sia l’unico modo per “non far scricchiolare le fondamenta della democrazia”. Solo questo ha detto ieri in Parlamento, nella inutilmente attesa informativa sul caso Cospito, il ministro Nordio. I cui primi cento giorni dimostrano quale abisso separi l’azione concreta dal bofonchiare quotidiano sui giornali.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
In primo luogo va ricordato che il codice penale in vigore, compreso il reato di cui all’articolo 285, è intriso di cultura politica illiberale. Per il delitto di strage, devastazione e saccheggio, nella sua originaria versione, era prevista addirittura la pena di morte. Cospito, anche a causa degli irrigidimenti previsti per i recidivi all’interno dell’orribile legge Cirielli del 2005, dovrebbe scontare la pena dell’ergastolo, pur non avendo ammazzato nessuno.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 2 febbraio 2023
Cospito, la fermezza, il diritto. Bene l’intervento del ministro sul 41-bis che non si tocca, ma una politica con la testa sulle spalle dovrebbe ricordare che difendere le garanzie per tutti, anche per i criminali, è un dovere non trattabile dello Stato.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 2 febbraio 2023
Acquisito il parere dell’antimafia, si aspetta il Pg. Che aveva già chiesto la verifica. L’anarchico “è pronto ad interrompere lo sciopero della fame se dovessero sospendergli il 41 bis”. Appello al ministro di Amnesty International, Antigone e A buon diritto.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 2 febbraio 2023
L’anarchico è al giorno numero 106 di sciopero della fame contro il 41 bis. E ha perso 45 chili e 600 grammi di peso. La Cassazione deciderà però sulla revoca di questa misura tra più di un mese. Ecco i quattro punti fermi del caso che divide l’Italia.











