di Simona Musco
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Per il procuratore Melillo può andare in “alta sicurezza”. Ma il pg di Torino: resti al carcere duro. “Alfredo Cospito può restare al 41 bis oppure tornare al regime di alta sicurezza, con tutte le dovute cautele”. La Direzione nazionale antimafia restituisce la palla al ministro della Giustizia Carlo Nordio, lasciando aperto uno spiraglio sulla possibilità di revocare il carcere duro all’anarchico, in sciopero della fame da oltre 100 giorni. Un’apertura, quella del procuratore Giovanni Melillo, che parte dal presupposto della correttezza della decisione presa a maggio 2022 dall’allora Guardasigilli Marta Cartabia - a seguito di emergenze istruttorie dalle quali risultava al vertice di un’associazione con finalità di terrorismo e in grado di collegarsi con l’esterno - e superata, secondo l’avvocato Flavio Rossi Albertini, dalla sentenza con la quale la Corte d’Assise di Roma ha recentemente assolto alcuni imputati anarchici dal reato di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, rispetto ai quali, secondo l’accusa, Cospito avrebbe avuto un ruolo centrale, fornendo dal carcere direttive a quelli che erano considerati suoi consociati.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
La premier precede Nordio. Il Pg di Torino chiude. Dall’Antimafia mezzo sì all’alta sicurezza. La Cassazione anticipa l’udienza sul 41 bis. Il legale: “È un momento tragico, agite ora”. La corte di Cassazione ha ulteriormente anticipato al 24 febbraio (dal 7 marzo) l’udienza per decidere sul ricorso contro il 41 bis, cui è sottoposto l’anarchico Alfredo Cospito dal 4 maggio scorso, presentato dal suo avvocato contro il rifiuto opposto dal Tribunale di Sorveglianza di Roma. Una data però ancora non compatibile con le cattive condizioni di salute del detenuto che è in sciopero della fame dal 20 ottobre: “Non c’è più tempo”, spiega il suo legale.
di Giovanni Tizian e Nello Trocchia
Il Domani, 3 febbraio 2023
La Direzione nazionale antimafia è favorevole a usare regimi carcerari diversi da quello contestato dall’anarchico in sciopero della fame, ma la procura generale di Torino si oppone. Nordio deve decidere.
di Giulia Merlo
Il Domani, 3 febbraio 2023
I parlamentari e i consiglieri regionali possono visitare le carceri e parlare con i detenuti anche al 41bis, alla presenza della Polizia penitenziaria. Poi hanno il diritto di riferirlo. Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Firenze, Marcello Bortolato, ha detto che “la legge, infatti, non può impedire a soggetti liberi che hanno l’autorizzazione a incontrare il detenuto di riferire poi all’esterno ciò che viene detto durante la visita”. La visita e anche il colloquio con lui e con gli altri detenuti al 41bis è avvenuta alla presenza del direttore del carcere, dell’ufficiale della polizia penitenziaria e del responsabile medico, che per legge hanno il compito di interrompere qualsiasi dialogo esuli rispetto ai limiti
di Massimiliano Smeriglio*
Il Manifesto, 3 febbraio 2023
Lettera dell’europarlamentare del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici a Giorgia Meloni sul caso dell’anarchico detenuto in regime di 41bis.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
Il costituzionalista Casonato e il presidente dei camici bianchi, Anelli: la “Dat” va rispettata. Due lettere scritte a penna: una il 12 novembre, l’altra il 17 gennaio. Alfredo Cospito le indirizza al suo avvocato Flavio Rossi Albertini dal carcere di Sassari. Ribadisce la propria volontà di rifiutare l’alimentazione forzata e qualsiasi altro trattamento sanitario finalizzato ad interrompere lo sciopero della fame. Ma l’uomo non vuole morire, come ha ribadito ieri il suo stesso legale: “Cospito non ha una vocazione suicida, non vuole morire ed è pronto ad interrompere lo sciopero della fame se dovessero sospendergli il 41 bis. Lui ha deciso di attuare questa forma di protesta contro la misura che gli è stata applicata ma, considerate le sue convinzioni di anarchico, la sua non è solo una battaglia personale: non si limita a denunciare la illegittimità della misura a cui è sottoposto ma denuncia contestualmente il regime del 41 bis come violazione dei diritti umani”.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 febbraio 2023
“La Giunta Ucpi esprime apprezzamento, solidarietà e sostegno per la dura azione non violenta con la quale un detenuto in regime di 41 bis, il signor Alfredo Cospito, ha inteso denunziare con forza, a rischio della propria vita, l’incivile barbarie di quel regime detentivo”: inizia così il documento dei penalisti italiani. Ne parliamo con il loro presidente Gian Domenico Caiazza.
di Roberto Rampi
Il Riformista, 3 febbraio 2023
La discussione in corso, si fa per dire, sulla carcerazione “dura”, il cosiddetto 41 bis, l’ergastolo “ostativo”, le intercettazioni e la carcerazione preventiva, si sviluppa tutta sul filo dell’ipocrisia demagogica di una politica che ha rinunciato al ruolo di guida, di proposta, e di pedagogia di massa. Di reati associativi e associazione esterna poi nemmeno si fa più finta di discutere. Eppure, si tratta di un abominio se si ragiona in termini di democrazia liberale, dove la responsabilità non può che essere individuale, legata a fatti specifici e condotte costituenti reato del singolo, accertati oltre ogni ragionevole dubbio e con la prospettiva costituzionalmente sancita di una trasformazione della condotta che possa portare a una diversa valuta-* zione delle proprie azioni e a un pieno reintegro nella società. Quando la Politica era dominata dal Pensiero, dopo la tragedia della dittatura, pur nelle profonde differenze di progetto antropologico e di società, i costituenti svilupparono un sistema di valori che, sebbene linguisticamente sofferente di una certa tendenza allo stato etico, garantiva tutti gli spazi di tutela e di sviluppo della vita del cittadino, anche se la sua condotta infrange in modo grave la legislazione data. Perché di questo dovrebbe occuparsi lo stato (con la “s” necessariamente minuscola) nella sua versione contemporanea: definire forme di tutela della convivenza dei cittadini, tutela della vita, dell’agibilità politica ed economica, e intervenire in modo proporzionato in caso di violazione delle norme con il solo obiettivo, pratico, di impedire la reiterazione della violazione, tutelando il prossimo e se possibile risarcendo il danno. Senza Giudizio, che appartiene al campo della morale, da cui lo stato dovrebbe tenersi ben lontano. E senza darsi il non raggiungibile obiettivo di fare Giustizia, che anch’essa, nel caso, appartiene a ben altre sfere, ma più praticamente garantire legittimità e legalità, che per propria natura devono essere sempre mutevoli e discutibili.
di Roberto Cota
Il Riformista, 3 febbraio 2023
L’altro giorno alla Camera c’è stata l’ennesima bagarre sulla giustizia. Durante la discussione sul caso Cospito, il deputato Donzelli ha rivelato il contenuto di una conversazione captata in carcere tra Cospito ed esponenti della ‘ndrangheta e della camorra. Donzelli ha citato documenti reperiti presso il ministero della Giustizia e ha anche riferito di un incontro che Cospito ha avuto in carcere a Sassari con i parlamentari del Pd Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che gli avevano fatto visita per sincerarsi delle sue condizioni di salute.
di Lucio Luca
La Repubblica, 3 febbraio 2023
Mafiosi, trafficanti e assassini. Abbiamo incontrato i detenuti al 4-bis, quelli che non possono sperare in alcun beneficio di legge. Per capire, ora che di loro molto si parla, cosa significa essere sepolti vivi. La casa dei sepolti vivi è in un supercarcere di periferia. Ha un nome secco, gelido, AS1, la sigla che indica il livello massimo di sicurezza per gente che ha commesso crimini indicibili e merita di scontare condanne pesantissime. Ci sono mafiosi e camorristi, boss della ‘ndrangheta e trafficanti internazionali di droga, estortori e rapinatori seriali. E assassini, certo, che sono rinchiusi qui a Rebibbia da venti, trenta, anche quarant’anni e in questo tempo non hanno mai usufruito di un permesso premio, una giornata da passare con la famiglia o qualche ora di semilibertà perché hanno perso tutto, anche il diritto alla speranza.
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