di Simona Musco
Il Dubbio, 16 giugno 2023
Scontro a distanza sulla giustizia tra l’Anm e il guardasigilli. Il ministro: “Basta con le interferenze. Primo passaggio per quella che si chiama giustizia giusta”. “Basta con le interferenze”. La riforma della Giustizia non era ancora arrivata sul tavolo di Palazzo Chigi quando già impazzava la polemica tra il ministro Carlo Nordio e l’Associazione nazionale magistrati. Uno scontro duro, a distanza, dopo mesi di tentativi di mediazione, da parte del Guardasigilli, e la costante minaccia di una protesta, da parte delle toghe, forse soltanto rinviata. E così, mentre si attendeva l’inizio del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al ddl Nordio, il presidente del sindacato delle toghe già annunciava l’incostituzionalità delle norme.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 16 giugno 2023
Abolito l’abuso d’ufficio e poco altro, il Guardasigilli adesso teme il giudizio della Ue. Tajani: Silvio sarebbe soddisfatto. Critici gli avvocati e le toghe, per il ministro “interferenze”. “Ho spiegato al Commissario Ue Reynders che l’arsenale dell’Italia per combattere gli amministratori infedeli è il più agguerrito d’Europa e la Commissione non deve focalizzarsi solo su una norma ma sull’insieme dell’ordinamento. Su questo si è detto d’accordo”. Il ministro Nordio mette le mani avanti, presentando dopo il Consiglio dei ministri che l’ha approvato, il disegno di legge di (mini) riforma della giustizia. Decisa l’abolizione dell’abuso d’ufficio, è chiaro che adesso il governo teme il giudizio, imminente, dell’Europa. Perché le norme comunitarie così come le convenzioni Onu impongono agli stati di non disarmare la lotta alla corruzione. E i magistrati italiani sono chiari: l’abuso d’ufficio è un reato spia, cancellarlo indebolisce la lotta alla corruzione.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 16 giugno 2023
Meno gogna, più stato di diritto. La vera battaglia contro il populismo oggi passa da qui: dire no a una Repubblica giudiziaria fondata sulla cultura della gogna. Ora lo sanno anche i sindaci del Partito democratico. Ci sono almeno tre motivi diversi per seguire con molta attenzione il destino della riforma della giustizia annunciata ieri dal ministro Carlo Nordio. Un primo motivo riguarda il merito. Un secondo motivo riguarda il metodo. Un terzo motivo riguarda l’effetto.
di Errico Novi
Il Dubbio, 16 giugno 2023
Alla fine Elly Schlein prova a cavarsela con un dribbling strettissimo. Forse troppo: “Sì alla riforma dell’abuso d’ufficio, no all’abrogazione”. Un compromesso politico-comunicativo inventato dalla segretaria per attenuare lo strappo con i sindaci dem registrato poche ore prima. Perché da Beppe Sala a Matteo Ricci, da Milano a Pesaro fino a Bari, la folta prima linea degli amministratori democrat addirittura esulta per l’intervento del guardasigilli, per il tratto di penna che cancella l’abuso d’ufficio.
di Simona Musco
Il Dubbio, 16 giugno 2023
Ollà: “Abolire l’abuso d’ufficio una scelta coraggiosa”. Importante la modifica sulle intercettazioni, ma manca un intervento sui limiti alle impugnazioni. L’Ucpi: “Un segnale importante ma timido”. E i penalisti rilanciano la separazione delle carriere e la prescrizione. Esultano Sisto, Ostellari e Bongiorno. Un rafforzamento delle garanzie degli indagati. È così che il Consiglio nazionale forense sintetizza il pacchetto di norme penali targato Carlo Nordio presentato ieri in Consiglio dei ministri.
di Paolo Colonnello
La Stampa, 16 giugno 2023
Se effettivamente il rimpianto per l’abolizione dell’abuso d’ufficio deciso dal Guardasigilli Nordio può ben dirsi minimo, trattandosi di un cosiddetto reato “grimaldello” spesso paralizzante per le attività delle pubbliche amministrazioni (in fondo Silvio Berlusconi abolì il ben più grave falso in bilancio, anticamera della bancarotta fraudolenta), il resto dell’impianto della riforma varata ieri dal Consiglio dei ministri giusto all’indomani dell’addio al defunto leader di Forza Italia, lascia non poche perplessità. Da una parte, infatti, introduce una pericolosa disparità di trattamento tra colletti bianchi e tutti gli altri, e dall’altra riduce ulteriormente il perimetro di controllo democratico della cronaca sugli atti giudiziari, che non è un capriccio voyeuristico dei giornalisti ma un diritto costituzionalmente garantito e regolato da norme deontologiche e leggi severe.
di Maurizio Crippa
Il Foglio, 16 giugno 2023
La riforma della procedura sulle norme cautelari è da festeggiare perché concede agli indagati il tempo necessario per chiarire la propria posizione. Ciò che non accadde con Silvio Scaglia, arrestato e detenuto nel 2010 per 363 giorni da innocente. Il 23 febbraio 2010 il gip di Roma ordinò la custodia cautelare per Silvio Scaglia, ormai da tre anni non più manager di Fastweb, con l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale” nell’ambito di un’inchiesta rivelatasi poi uno dei più colossali flop della magistratura inquirente, “Fastweb-Telecom Italia Sparkle”. Scaglia da tempo lavorava all’estero, concordò tramite i suoi legali un interrogatorio e rientrò il 27 febbraio. Nonostante ciò, venne arrestato e detenuto per 363 giorni (tre mesi in carcere più i domiciliari). Eppure non esisteva pericolo di fuga, era tornato spontaneamente, né di manomettere carte non più nella sua disponibilità. Subì una detenzione contro ogni civiltà e giurisprudenza. Che sia stato assolto con formula piena, non serve nemmeno ricordarlo. La vicenda di Scaglia serve però a spiegare quanto sia garantista e di buon senso la riforma di un aspetto della procedura penale che i tagliagole chiamano sprezzanti “avviso di arresto”. E quanto sia invece un obbrobrio del diritto l’invereconda dichiarazione del presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, secondo cui “è forte il rischio che si assume l’ordinamento. Se domani dovessero chiamarmi e dirmi che mi devono interrogare perché il pm ha chiesto la cattura, e resto a piede libero sino a quando i tre giudici non decidono, il pericolo che mi dia alla fuga è più reale”.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 16 giugno 2023
L’ex presidente dell’Anm boccia la riforma della Giustizia: “Il ministro si era impegnato a discuterne con noi magistrati, ma l’omaggio a Berlusconi ha impresso un’accelerata precipitosa”.
di Matteo Lauria
cosenzachannel.it, 16 giugno 2023
Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno trovato impiccato nella sua cella, dove era stato recluso dallo scorso mese di marzo. Aveva reso dichiarazioni e poi aveva ritrattato.
di Francesco Rigatelli
La Stampa, 16 giugno 2023
Un dibattito per gli 80 anni di Gustavo Zagrebelsky su diritto e letteratura, giornalismo e impegno civile, valore dell’amicizia e passione per la musica. Nella Bibbia la parola giustizia ha un significato più ampio che nel diritto romano. È la rettitudine morale, la conformità alla volontà del Signore, e per alcuni significa essere amico di Dio. E questo sarebbe anche il ruolo del giusto, capace dei supremi valori della gratitudine, del rispetto degli altri e dell’amicizia disinteressata. Concetti rievocati ieri sera al Circolo dei lettori di Torino in molti momenti e da tante personalità durante una riflessione in onore degli 80 anni del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, compiuti il primo giugno e celebrati anche stamattina alle 9 con il convegno Al servizio della Costituzione pluralista al Campus Einaudi dell’Università di Torino (Lungo Dora Siena 100/A).
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