di Adriana Pollice
Il Manifesto, 4 febbraio 2023
La tragedia nel Canale di Sicilia. La Guardia costiera ne salva 42 in zona Sar maltese: in viaggio da sabato senza viveri. Il dramma della donna che, morendo, ha lasciato scivolare in mare il suo neonato. L’ong tedesca Sea eye ne intercetta 109 ma per due migranti è tardi. Il Viminale prima li indirizza a Pesaro e poi a Napoli.
di Karima Moual
La Stampa, 4 febbraio 2023
Sono morti di fame e di freddo, mentre nel buio abissale della notte speravano di trovare la salvezza, pregando in direzione di qualche lontanissima stella. Soli davanti all’immensità del mare, davanti a un’Europa avida e distante che sulla tragedia che continua a segnare i suoi confini continua a tenere spente le luci della speranza.
La Stampa, 4 febbraio 2023
“Parlano di collaborazione, ma tornano sempre a mani vuote”. “Sette anni. Chissà cos’hanno tutti da nascondere per ostacolare la verità con tanta oltraggiosa determinazione. Abbiamo i nomi, abbiamo i volti di quattro tra i molti artefici di ‘tutto il male del mondo’. Ci manca la loro elezione di domicilio per celebrare finalmente un processo in Italia”.
di Fabiana Magrì
La Stampa, 4 febbraio 2023
Scarcerato su cauzione dopo oltre 200 giorni di cella, era condannato a sei anni. Jafar Panahi sorride emozionato, stretto nell’abbraccio dei suoi cari all’uscita dal carcere di Evin a Teheran, nella foto twittata dal quotidiano riformista Sharagh. Quarantotto ore dopo aver iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua condanna a sei anni, dopo oltre 200 giorni in cella, il regista iraniano è stato rilasciato e appare in buona salute. Non ci sono stati commenti immediati da parte della magistratura ma il Centro indipendente per i diritti umani in Iran (l’Ong con sede a New York) e gli avvocati di Panahi, Yusef Moulai e Saleh Nikbakht hanno fatto sapere che si tratta di libertà su cauzione. Poco dopo, Tahereh Saidi ha postato su Instagram una foto con il marito, a bordo dell’automobile con cui sono tornati a casa insieme. La notizia è stata accolta con gioia dalla comunità cinematografica globale che da mesi si batteva per la liberazione di Panahi, tanto che anche il mensile francese Cahiers du cinéma, ricevuto lo scatto da Panah, il figlio del regista, divulgato su Twitter l’immagine che immortala il sollievo di una famiglia che si ricongiunge.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 3 febbraio 2023
C’è da augurarsi che, comunque si concluda, il caso Cospito - che questo giornale ha sollevato tra i primi all’attenzione di tutta l’opinione pubblica - serva ad aprire, come la sua gravità imporrebbe, una seria discussione sullo stato del nostro diritto penale. Dai dibattiti parlamentari non sembra proprio emergere una simile, lodevole intenzione.
di Michele Marchesiello
micromega.net, 3 febbraio 2023
Esiste o meno nei confronti dell’anarchico Cospito, e dell’organizzazione criminale di riferimento (movimento anarchico) quella situazione di pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico che costituisce il presupposto per la sua sottoposizione al “carcere duro”?
di Nicola Mirenzi
huffingtonpost.it, 3 febbraio 2023
“Dico le stesse cose di Cospito e Riina sul 41 bis? Non saprei. Cosa dicono Cospito e Riina?”. Gasparri lo accusa di avere le stesse posizioni dell’anarchico e del boss. “Non credo loro pongano rilievi costituzionali. Io sì. E il 41 bis non è costituzionale. Lo Stato non si preoccupi di trattare con chi lo minaccia, ma di come tratta i carcerati”.
di Salvatore Curreri
Il Riformista, 3 febbraio 2023
Nella sentenza 349 del 1993, la Consulta ricorda che Costituzione punisce “ogni violenza fisica e morale” sui detenuti. Un regime carcerario speciale può essere ammesso: non così certe inutili crudeltà.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 3 febbraio 2023
“Il Pd non lo ha mai messo in discussione” dice anche oggi Serracchiani sul regime carcerario a cui è sottoposto Cospito. E la memoria va a Provenzano. La dannosa logica emergenziale (e prona all’antimafia chiodata) del Pds-Pd.
di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 3 febbraio 2023
Il procuratore generale di Torino avrebbe espresso il suo parere al ministro della Giustizia Nordio. Cospito è in sciopero della fame da oltre 100 giorni; il suo avvocato ha detto che è pronto ad andare avanti anche di fronte a “conseguenze irreversibili”.
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