di Nina Verdelli
Vanity Fair, 24 maggio 2023
Accantonata la proposta del Pd di togliere dalle carceri tutti i figli piccoli che vivono con le madri detenute, siamo andati in un distaccamento Icam di San Vittore, a Milano, a vedere cosa significa un’infanzia senza libertà.
di Claudio Castelli*
Il Messaggero, 24 maggio 2023
Da qualche settimana dichiarazioni e interviste dei vertici del ministero della Giustizia presentano come imminente la riforma, penale più volte annunciata dal guardasigilli Carlo Nordio. Rispondendo ad una interrogazione parlamentare, il vice ministro della giustizia Paolo Sisto ha parlato di “iniziative normative atte a garantire il principio di non colpevolezza di cui all’articolo 27 della Costituzione, rafforzando il controllo giurisdizionale” e anche il consigliere giuridico del ministro, Bartolomeo Romano, ha anticipato che il rafforzamento del controllo sulle misure cautelari avverrà con la previsione di un interrogatorio di garanzia che precede l’adozione della misura cautelare, ma soprattutto le misure cautelari non siano più adottate dal Gip, ma dal tribunale del riesame, in modo che la richiesta del pubblico ministero venga presa da un giudice collegiale. La proposta appare ancora indefinita e richiede un approfondimento per verificare la sua fattibilità che vada oltre le nobili ragioni di garanzia che sono state spese.
di Astolfo Di Amato
L’Unità, 24 maggio 2023
Un intervento deflattivo diretto alla riduzione del carico giudiziario. Questa è la prospettiva che ha spinto il legislatore ad ampliare il novero dei reati perseguibili a querela di parte. È, così, avvenuto che la Riforma Cartabia abbia escluso la perseguibilità di ufficio per alcuni reati: il furto, il sequestro di persona, la violenza privata. Nella stessa prospettiva, poi, ha richiesto la punibilità a querela anche per alcune fattispecie, che, in presenza di talune aggravanti erano prima perseguibili di ufficio: la minaccia, la truffa, la frode informatica, la violazione di domicilio. La considerazione di fondo degli autori della riforma è che si sarebbe in presenza di reati che toccano beni attinenti all’individuo o al suo patrimonio, che non coinvolgono l’interesse collettivo e la cui punibilità, quindi, può essere affidata alla scelta discrezionale del cittadino che ha subito l’offesa.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2023
Nell’anno appena trascorso sono stati 547 i casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari; cresce invece e di molto la spesa per indennizzi e risarcimenti che supera i 37mln. Il report di www.errorigiudiziari.com. I numeri sono allarmanti. Dal 1991 al 2022 i casi di errori giudiziari hanno coinvolto l’incredibile numero di 30mila persone. Divisi per anno fanno circa 961 cittadini sbattuti in carcere, in custodia cautelare, o addirittura condannati essendo però innocenti, come successivamente accertato. Un abominio che pesa anche sulle casse dello Stato che tra indennizzi e risarcimenti ha sborsato quasi un miliardo di euro (932.937.000 euro, poco meno di 30 milioni l’anno). Nell’anno appena trascorso sono stati 547 i casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari (-25 rispetto al 2022); cresce invece e di molto la spesa per indennizzi e risarcimenti che supera i 37mln, segnando un +11 milioni e mezzo rispetto al 2021. Sono gli ultimi impressionanti numeri elaborati da www.errorigiudiziari.com, l’associazione che da oltre 25 anni approfondisce il fenomeno in Italia, grazie al lavoro meritorio di due giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 maggio 2023
Il sindacato delle toghe difende l’articolo 323 del codice penale in Commissione. Santalucia: il pm potrebbe “utilizzare fattispecie più gravi”. Caiazza: “Crea problemi invece di risolverne, unica soluzione eliminarlo”. “Abolire o trasformare in illecito il reato di abuso d’ufficio rischia di porci in contrasto con le carte internazionali”. E ancora: in assenza di tale reato, il pm potrebbe “utilizzare fattispecie più gravi”, come la corruzione. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia è chiaro: l’abuso d’ufficio non si tocca. Anche perché dopo la riforma del 2020 e con la riforma Cartabia, che rende più efficace il filtro per il rinvio a giudizio, di problemi se ne vedono pochi. Prova ne è che solo due denunce su 10 arrivano a giudizio e in ogni caso sono molte le assoluzioni anche dopo un processo.
di Giancarlo Caselli
La Stampa, 24 maggio 2023
I successi del maxiprocesso, l’emarginazione e i veleni sull’Antimafia l’eredità di un magistrato scomodo a 31 anni dalla strage di Capaci. Il 23 maggio di 31 anni fa, a Capaci, polverizzando un lungo tratto di autostrada e mirando dritto al cuore dello Stato, Cosa nostra sterminava Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i ragazzi della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.
di Tiziana Maiolo
L’Unità, 24 maggio 2023
Gli studenti dell’Università della Calabria invitati a dare “sostegno alle inchieste giudiziarie” del procuratore di Catanzaro. Se voleva essere ricordato come il successore di Giovanni Falcone, Nicola Gratteri ci è riuscito. E da vivo. Non per il successo delle sue inchieste, su cui almeno per un giorno si può stendere un velo pietoso, ma perché, proprio nell’anniversario della strage di Capaci, il procuratore di Catanzaro viene portato in giro come la madonna pellegrina (e con il suo ultimo libro) e come l’eroe della lotta alla mafia.
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 maggio 2023
Il procuratore di Palmi sul libro di Barbano: così si fa il gioco dei boss. È ancora difficile parlarsi. È ancora quasi impossibile discutere con serenità di misure di prevenzione, delle storture incistate nel codice Antimafia. Della barbarie che si realizza talvolta in virtù di quelle norme. Lo dimostra il dibattito, peraltro di altissimo livello, organizzato nello scorso fine settimana a Capo d’Orlando da Camera penale e Ordine degli avvocati di Patti. Al centro della contesa, “L’inganno”, il libro di Alessandro Barbano, meritoriamente assurto a caso editoriale-giudiziario degli ultimi mesi, con la sua potente denuncia degli “abusi” commessi dai “professionisti del bene”.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2023
La finalità del regime di impedire illegittimi scambi di informazioni non può consentire il ravvicinamento degli incontri. Il regime del carcere duro prevede colloqui di persona o telefonici, ma a cadenza prestabilita che l’amministrazione penitenziaria può legittimamente fare ricorrere circa ogni 30 giorni. Ed è legittimo che il detenuto sottoposto al cosiddetto “41 bis” dell’ordinamento penitenziario si veda negare il ravvicinamento di tali incontri anche se la richiesta si fonda sulle difficoltà dei congiunti a recarsi al penitenziario o alla sede dove effettuare i colloqui. La Cassazione penale - con la sentenza n. 22298/2023 - accoglie il ricorso del ministero della Giustizia contro la decisione del magistrato di sorveglianza che acconsentiva al ravvicinamento dei colloqui ponendone uno a fine mese e quello successivo all’inizio del mese seguente.
di Antonio Giordano
livesicilia.it, 24 maggio 2023
Morti in carcere, è allarme rosso secondo la Camera Penale di Catania “Serafino Famà”, che in un documento diffuso questa mattina chiede un incontro urgente con il garante regionale dei detenuti. Per la Camera Penale catanese, “si devono risposte a madri, fratelli, figli, congiunti”.
- Treviso. Cinquantenne si impicca in carcere: muore dopo quattro giorni di agonia
- Sassari. Il supercarcere è ora senza direttore: riaffiorano le criticità
- Viterbo. Nessuna inchiesta sui pestaggi in carcere, indagati il procuratore capo e la pm
- Roma. Il 30 maggio presentazione del XIX Rapporto di Antigone sulle carceri
- Cuneo. I primi vent’anni dei Garanti dei detenuti









