di Paolo Becchi e Giuseppe Palma
nicolaporro.it, 17 gennaio 2023
L’ultimo latitante della stagione stragista 1992-93 Matteo Messina Denaro è stato consegnato alle patrie galere e ora sarà sottoposto al regime del “carcere duro” disciplinato dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario. La norma consente al Ministro della Giustizia di sospendere a determinati detenuti il regime penitenziario ordinario, precludendo alcuni diritti come ad esempio le visite, i permessi, la frequentazione di attività ludiche e la condivisione degli spazi con altri detenuti. In altre parole, isolamento e non solo.
di Carlo Canepa
pagellapolitica.it, 17 gennaio 2023
“Matteo Messina Denaro andrà al carcere duro perché quell’istituto esiste ancora grazie a questo governo”. Ma la presidente del Consiglio confonde il 41 bis con l’ergastolo ostativo.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 17 gennaio 2023
Ottantaquattro detenuti solo nel 2022, uno ogni cinque giorni. Un fenomeno drammatico che riguarda anche gli agenti di polizia penitenziaria. Ottantaquattro detenuti si sono tolti la vita nelle carceri italiane nel 2022. Uno ogni cinque giorni. Quello appena trascorso è stato un anno orribile per i suicidi in cella, in cui si è superato il precedente record negativo del 2009, quando furono in totale 72.
ansa.it, 17 gennaio 2023
Il Garante Anastasia: “Il riconoscimento del diritto alla sessualità dei detenuti non solo favorirebbe la loro crescita personale, ma andrebbe a beneficio dell’intera istituzione carceraria perché migliorerebbe i rapporti con gli agenti di polizia penitenziaria e aiuterebbe il clima generale della vita in carcere”.
di Claudio Mazzone
Corriere della Sera, 17 gennaio 2023
Il primo laureato del Polo Universitario penitenziario della Federico II è tra i 700 detenuti semiliberi che godevano di licenza straordinaria Covid: ma il governo Meloni non l’ha prorogata: “Mi sento come la vittima di un accanimento terapeutico”.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 17 gennaio 2023
“Ladri impuniti”, ma a cadere è al più la misura cautelare. “Mafiosi legalizzati”: palesemente falso. Il solito “pestaggio” giustizialista. La manina nascosta, la velina velenosa, la gran cassa che amplifica senza discernimento, l’agente incursore nei talk, i mazzieri della menzogna negli editoriali dei quotidiani più faziosi, e la riforma della giustizia diventa una vergogna nazionale, di cui indignarsi. Missione compiuta.
di Liana Milella
La Repubblica, 17 gennaio 2023
Dopo la cattura di Messina Denaro, “grande successo governo centrodestra” per il Guardasigilli, si apre il caso per le parole del capo dei pm di Palermo. Nella riforma della giustizia del ministro verrebbero mantenute quasi esclusivamente per mafia e terrorismo.
Quando la violenza è delle istituzioni: il servizio sociale può ridurre il rischio di maltrattamento
di Gianmario Gazzi
huffingtonpost.it, 17 gennaio 2023
Dalla scuola Diaz alla morte di Stefano Cucchi, dal Forteto alle carceri sovraffollate. Ma anche le sentenze che non arrivano mai e la colpevolizzazione delle vittime: l’iniziativa di quarantaseimila assistenti sociali per fare in modo che tutti possano accedere ai propri diritti.
di Barbara Rosina*
Il Riformista, 17 gennaio 2023
Il 20 gennaio a Firenze la conferenza dell’Ordine assistenti sociali contro la “violenza istituzionale”. La Riforma Cartabia è sotto accusa. In questi giorni i media si occupano di giustizia perché c’è il rischio della probabile revoca di misure cautelari per reati procedibili a querela. Oggi si parla di carcere perché qualche boss potrebbe uscirne o non entrarci, ma, a meno di suicidi, pestaggi, rivolte, morti… l’occhio distratto dell’informazione - con le necessarie eccezioni - guarda altrove. Giustizia, carcere, ma anche aule di tribunali, questure, uffici, dipartimenti di salute mentale, servizi sociali. Luoghi dove chi ti dovrebbe proteggere ti colpisce, dove una vittima diventa colpevole, dove l’Autorità fa ingiustizia. Parliamo di violenza istituzionale, parliamo di Stato nemico e ne parliamo noi, assistenti sociali, non per puntare il dito contro gli altri, ma perché in tanti, dai giudici, agli avvocati, dalle forze dell’ordine agli impiegati, ai medici, ai professionisti, dobbiamo capire e cambiare. Perché dobbiamo riflettere e discutere per non commettere, mai, mai, nessun errore sulla pelle dei più vulnerabili.
di Cristiano Cupelli*
Il Foglio, 17 gennaio 2023
Necessario un intervento legislativo. Perché troppo spesso i funzionari pubblici non prendono decisioni che pur ritengono utili per timore. Ma l’abolizione non è una scelta conveniente. Sono le statistiche a supportare l’esigenza di tornare a occuparsi dell’abuso d’ufficio. Il dato che, pur a fronte di un numero elevatissimo di iscrizioni, solo il 3 per cento di queste si trasforma in sentenze di condanna, rende ineludibile un nuovo e ulteriore intervento legislativo diretto a circoscrivere il rischio di un coinvolgimento generalizzato, in sede penale, dei pubblici amministratori.
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