di Murat Cinar
Il Domani, 15 gennaio 2023
Sebnem Korur Fincanci è stata scarcerata dopo 76 giorni (e subito condannata a due anni) con l’accusa di “propaganda terroristica”. Ha mostrato prove di attacchi chimici ad ottobre. Fincanci, nel suo intervento, da medico legale, utilizzò queste parole: “Per giungere alla diagnosi sono necessarie un’indagine e una documentazione efficaci e indipendenti. Tuttavia, a oggi, sembra che non sia possibile”. La sua organizzazione, Ttb, è conosciuta con le sue sistematiche denunce fatte per difendere i diritti dei lavoratori del campo della sanità e per difendere la salute della società.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 gennaio 2023
Sul tavolo del ministro della Giustizia Carlo Nordio è arrivata l’istanza dell’avvocato Flavio Rossi Albertini per chiedere la revoca del 41 bis all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame da quasi tre mesi. Una istanza dovuta dal fatto che sono sopraggiunti elementi di novità che rendono, di fatto, nullo il presupposto normativo che giustificano il carcere duro.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 gennaio 2023
Nella politica si riaccende il dibattito sul 41bis dopo la posizione presa da Orlando. I legali dell’anarchico Alfredo Cospito, rinchiuso nel carcere di Sassari in regime di 41 bis e in sciopero della fame dal 20 ottobre scorso, hanno presentato ieri anche un’istanza direttamente al Guardasigilli Carlo Nordio.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 14 gennaio 2023
Non c’è bisogno di evocarlo esplicitamente, il nome di Alfredo Cospito aleggia ovunque si parli di carcere e in particolare di quello impermeabile previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario. Così l’operazione furbetta del Fatto quotidiano è facilmente smascherabile, mentre presenta tre casi di condannati per mafia che “nei mesi scorsi” si sono visti respingere la richiesta di revoca del regime del carcere più duro e più “asociale”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 14 gennaio 2023
“Quel divieto è contrario al principio della rieducazione e a quello della famiglia”. Vietare ai detenuti di fare sesso con i loro partner potrebbe colpire i diritti costituzionali. E siamo sicuri che costringerli a una vita asessuata favorisca la loro crescita personale, la maturità della persona, la rete di relazioni familiari che dovrebbe accoglierli all’uscita dal carcere? Il giudice di sorveglianza di Spoleto si è posto alcuni problemi non banali, che dovrebbero interrogare l’intera società, e intanto ha posto il quesito alla Corte costituzionale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 gennaio 2023
Adesso Fratelli d’Italia e Lega giocano in difesa. Di fronte al tiro al bersaglio in corso contro la riforma Cartabia, i sottosegretari che rappresentano i due partiti al ministero della Giustizia, Andrea Delmastro e Andrea Ostellari, annunciano “interventi correttivi al decreto penale, prodotto dal precedente governo su impulso della ministra Cartabia”, perché, per citare l’esponente del Carroccio, “non devono ripetersi episodi come quelli a cui abbiamo assistito in queste ore, con la messa in libertà di alcuni soggetti colti in flagranza di reato, per mancanza di querela da parte della persona offesa”. È una reazione in parte comprensibile. Di un governo, e di una maggioranza, scossi dall’uragano scatenato contro la riforma di un precedente esecutivo. Ma l’attacco concentrico è sospetto.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 14 gennaio 2023
Esistono da sempre. E sono perseguibili a querela, da prima della riforma Cartabia, reati come la violenza sessuale e lo stalking: come mai finora non ha fiatato nessuno? Quando si potrà parlare di giustizia penale in modo serio?
di Gian Luigi Gatta
Il Sole 24 Ore, 14 gennaio 2023
Ladri colti con le mani nel sacco e non arrestati; un trapper, accusato del sequestro e del pestaggio di un collega, viene scarcerato; alcuni malviventi, dopo un regolamento di conti mafioso con sequestro e pestaggio, rischiano la scarcerazione (che però non c’è stata).
di Angela Stella
Il Riformista, 14 gennaio 2023
Parla il professor Gatta, consigliere dell’ex ministra: le procure hanno avuto mesi per organizzarsi. Ormai da giorni molti giornali stanno creando allarme intorno a quella parte della riforma di mediazione Cartabia del processo penale relativa ai reati riqualificati come procedibili a querela e non più di ufficio. Ne parliamo con il consigliere dell’ex Guardasigilli, professor Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto penale nell’Università di Milano.
di Giulia Merlo
Il Domani, 14 gennaio 2023
Parla Alfonso Sabella, magistrato a Roma, e analizza le norme appena entrate in vigore e che trasformano alcuni reati da perseguibili d’ufficio a perseguibili solo dopo la querela della persona offesa. Più parla, più gli vengono in mente casi in cui l’attuale riforma penale produce cortocircuiti insensati, come nel caso dei reati con l’aggravante mafiosa perseguibili a querela. E, all’opposto, casi non previsti e in cui la procedibilità a querela invece che d’ufficio sarebbe molto funzionale.
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