di Valeria Casolaro
L’Indipendente, 18 dicembre 2022
Nel corso del 1° Congresso regionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (Nsc) Emilia-Romagna, svoltosi a Ferrara, il viceministro alle Infrastrutture e alla Mobilità Sostenibile Galeazzo Bignami ha manifestato l’intenzione di apportare modifiche al reato di tortura.
di Lucia Agati
La Nazione, 18 dicembre 2022
Durante le operazioni di archivio ha trovato documenti che abbracciano quasi un secolo di vita tra le mura di Santa Caterina. Ogni studioso di storia e di archivistica sa sempre che in ogni edificio dalle mura antiche sono nascoste carte preziose che raccontano fatti sconosciuti o inattesi e che aspettano soltanto di essere tirate fuori dai cassetti e consultate. Per Rosa Cirone è stato esattamente così. Ed è così che ha scoperto che sotto il carcere di Santa Caterina c’erano tre rifugi antiaerei e che nella chiesa c’era un altare che proveniva da San Bartolomeo e di cui non si sa più nulla. Rosa, dopo tanti anni, ha aperto le lettere mai spedite, nè ricevute, dei detenuti. Tra le sue mani si è aperto uno spaccato di un’umanità sofferente. Rosa è nata a Nuoro il 24 marzo del 1960. Il babbo Antonio era agente di custodia e il nonno Vincenzo aveva lavorato nel vecchio ergastolo di Santo Stefano. Rosa oggi è in pensione. È stata funzionario dell’organizzazione del contatto con l’esterno nell’amministrazione penitenziaria. Dal 1982 ha lavorato come vigilatrice nelle sezioni femminili di Bologna, Latina e Cassino e dal ‘90 ha lavorato a Pistoia dove ha sposato un pistoiese, Marco Vannucci, artigiano. Ha due figli: Loris e Valerio e una nipote, Aurora. In Toscana si è laureata tre volte: in materie letterarie nel 2000, in scienze storiche nel 2010, e in scienze archivistiche nel 2020. Non riesce a stare lontana dai libri e ancora non si capacita di come sia riuscita in questa impresa.
Il Resto del Carlino, 18 dicembre 2022
Questa sera alle 21 nella Sala Polivalente S. Allende, in Corso Gino Vendemini 18, a Savignano sul Rubicone, andrà in scena lo spettacolo “Nella città, l’inferno” adattato dal regista teatrale Stefano Naldi e portato in scena dalla compagnia Il Teatro delle Forchette.
ilvibonese.it, 18 dicembre 2022
L’evento rientra nelle importanti iniziative ideate dalla direzione del penitenziario ed è inserito nelle attività di rieducazione sociale. Si è tenuto all’interno del carcere di Vibo Valentia un concerto di Natale per i detenuti. L’evento è stato inserito nella stagione concertistica dell’Orchestra Sinfonica della Calabria sotto la direzione Artistica del maestro Salvatore Accardo anche con la collaborazione del sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo, del vice presidente dell’Orchestra maestro Alberto Veronesi e del direttore generale maestro Francesco Ledda. Il concerto inserito nelle attività di rieducazione sociale nelle carceri grazie al direttore del carcere di Vibo, dottoressa Angela Marcello e al comandante Salvatore Conti, con la preziosa collaborazione della capo Area Educativa del carcere, la dottoressa Barbara Lagana’, è stato un momento molto partecipato dai detenuti, che si sono dimostrati coinvolti specie per la scelta del repertorio da parte dei solisti di canzoni popolari e partenopee, canticchiate da tutti i detenuti presenti, tra cui “Mamma” e “O surdato nnammurato”.
di Anna Dichiarante
L’Espresso, 18 dicembre 2022
Il nostro Paese è assestato su questa media di vittime nei luoghi in cui si svolge il proprio mestiere. Perché nel decennio successivo alla crisi finanziaria del 2008 non ci sono stati investimenti nella prevenzione. E i dispositivi di sicurezza sono invecchiati. Sconfessando l’articolo 1 della Costituzione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 18 dicembre 2022
Nell’ottobre 2013 morirono in 268. Reati prescritti ma il giudice riconosce gli elementi per condannare i due ufficiali. Stefano Greco, avvocato di parte civile per Asgi: “L’Italia doveva intervenire appena ricevuto l’Sos, anche se il caso era in Sar maltese e La Valletta aveva assunto il coordinamento”
di Alessandra Muglia
Corriere della Sera, 18 dicembre 2022
La protagonista del film premio Oscar “Il Cliente” sosteneva le proteste sui social. Timori per la sorte di una dottoressa. La sua fama internazionale non è bastata a proteggerla: è finita in carcere ieri a Teheran l’attrice Taraneh Alidousti, nota anche in Italia per il suo ruolo nel film premio Oscar Il cliente, di Asghar Farhadi. L’artista, 38 anni, sposata e madre di una figlia, è stata prelevata da casa e arrestata per “pubblicazione di contenuti falsi e distorti e incitamento al caos”. Ovvero punita per aver sostenuto fin dall’inizio le proteste anti regime sui social, forte dei suoi otto milioni di follower su Instagram, dove il suo account ora è sospeso.
di Futura D’Aprile
Il Domani, 18 dicembre 2022
Dopo la condanna del sindaco Ekrem İmamoğlu a Istanbul ci sono state manifestazioni di protesta L’esponente del Chp è stato condannato a due anni di carcere per insulti a pubblici ufficiali. Le elezioni in Turchia sono sempre più vicine, ma il numero dei possibili sfidanti del presidente uscente Recep Tayyip Erdogan continua a diminuire. A rischiare l’uscita di scena adesso è il sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, condannato a due anni e sette mesi di carcere con l’accusa di aver insultato alcuni funzionari pubblici in un discorso tenuto nel 2019. In quell’occasione İmamoğlu aveva definito “idioti” coloro che avevano annullato il risultato delle elezioni comunali dietro pressione del presidente. L’insulto lanciato dal sindaco di Istanbul era diretto ai membri della Commissione elettorale, ma İmamoğlu ha sempre affermato che le sue parole erano in realtà rivolte al ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, che lo aveva a sua volta definito un pazzo.
di Francesco Battistini
Corriere della Sera, 18 dicembre 2022
S’è votato per un Parlamento che non sarà mai un Parlamento e il solo, vero risultato è stato il boicottaggio proclamato dalle opposizioni: neppure il 10% d’affluenza, una clamorosa protesta contro il presidente populista Kais Saied.
Avvenire, 18 dicembre 2022
La denuncia di Amnesty: detenuti a tempo indeterminato in condizioni disumane e crudeli solo perché non hanno documenti di residenza validi. E i passaporti dei lavoratori stranieri vengono sequestrati. Le autorità saudite stanno rimpatriando con la forza decine e decine di migliaia di migranti etiopi dopo averli trattenuti arbitrariamente in detenzione a tempo indeterminato in condizioni disumane e crudeli solo perché non hanno documenti di residenza validi, una situazione aggravata dal sistema abusivo della kafala saudita (la requisizione del passaporto dei lavoratori stranieri). Lo stesso sistema denunciato più volte in Qatar.
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