di Tonino Perna
Il Manifesto, 28 febbraio 2023
Cosa significa “dobbiamo bloccare le partenze”? Significa che milioni di profughi che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla miseria, dalla siccità, dalle inondazioni, devono restare a morire nella propria terra.
di Gianfranco Schiavone
Il Riformista, 28 febbraio 2023
Afghani, iraniani, somali. Bloccarli nei loro paesi significa lasciarli nelle mani di talebani e integralisti islamici. Partiti dalla Turchia, dove in centinaia di migliaia sono intrappolati a causa dell’accordo con l’Ue, hanno scelto il mare per evitare le atrocità della rotta balcanica.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 28 febbraio 2023
L’intervista al ministro dell’Interno Piantedosi, dopo la frase sul naufragio vicino a Crotone che lo ha fatto finire al centro delle polemiche: “Io subito tra i superstiti, combatteremo gli scafisti”. Prima la reazione durissima contro chi accusava i soccorritori di essere intervenuti in ritardo causando la morte di decine di adulti e bambini, ieri la frase che lo ha fatto finire al centro delle polemiche: “La disperazione non giustifica viaggi che mettono in pericolo i figli”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 28 febbraio 2023
Medici senza frontiere sta sostenendo con un team di psicologi e mediatori i sopravvissuti alla strage di Steccato di Cutro. Il responsabile dell’intervento racconta l’impatto con il dramma dei sopravvissuti. “In Italia non abbiamo mai visto nulla di simile”, hanno dichiarato gli operatori di Medici senza frontiere (Msf) impegnati nell’assistenza ai sopravvissuti della strage di Steccato di Cutro. Sergio Di Dato è il responsabile dell’intervento. Ha 44 anni e una lunga esperienza con l’organizzazione umanitaria: sia nel nostro paese in progetti legati alle migrazioni, che all’estero in scenari di emergenza particolarmente complessi. Tra questi: Sud Sudan, Siria, Venezuela, Sud Africa, Filippine.
di Alessandra Fabbretti
Il Manifesto, 28 febbraio 2023
In Polonia, al confine con la Bielorussia, migranti africani e mediorientali continuano a morire. Risalgono al 16 febbraio le ultime 3 morti accertate: un etiope di circa 25 anni trovato nella foresta di Białowieza, poi un uomo e una donna senza documenti rinvenuti nel fiume Swisłocz.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 28 febbraio 2023
Il presidente Kais Saied fa arrestare i principali leader politici dell’opposizione E attribuisce agli immigrati subsahariani un complotto per la “sostituzione etnica”. La Tunisia colpita da una profonda crisi economico sociale sta sprofondando verso un regime autoritario incarnato dal presidente Kais Saied. Quest’ultimo ha spazzato via le speranze suscitate dalla rivoluzione del 2011 che, al pari di altre nazioni nordafricane, vedevano il paese avviarsi verso una strada democratica. Saied infatti ha sospeso il parlamento e licenziato il governo nel luglio 2021, in seguito si è mosso per prendere il controllo del sistema giudiziario e concentrare il potere nelle sue mani.
di Fabrizio Floris
Il Manifesto, 28 febbraio 2023
Tra i dimenticati della prigione centrale della capitale congolese, dove se non hai i soldi sei condannato ai più degradanti abusi fisici e giuridici. La lotta per la sopravvivenza dei detenuti “ordinaires”. Makala è la prigione centrale di Kinshasa, Repubblica democratica del Congo. Fondata nel 1957 per accogliere 1.500 detenuti ne ospita, al momento, 10.500. Su una superficie di circa 13 ettari vengono ospitati sia i detenuti in custodia cautelare che quelli condannati in via definitiva, siano essi adulti o minori. In tutto sono undici padiglioni (9 per uomini adulti, uno per i minori e uno per le donne - attualmente 300, con 30 bambini, in uno spazio che potrebbe ospitare poco più di 100 persone).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 27 febbraio 2023
Sono 728, 12 donne: oltre il doppio rispetto al periodo delle stragi. Alcuni sono in custodia cautelare. Nel 2022 35 sono usciti dalla misura, per fine pena o declassificazione. Sulla carta, il 41 bis è una misura detentiva che va applicata esclusivamente nei confronti dei detenuti che ricoprono figure apicali di organizzazioni mafiose o terroristiche.
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 27 febbraio 2023
Tutto quel di positivo costruito dalle stragi del 1992 in poi, rischia di finire sepolto di un colpo dall’incapacità di adattarsi ai tempi, dalla cecità nel non voler prendere atto che quella Cosa Nostra di allora non c’è più. “Una storia semplice”, avrebbe titolato il maestro siciliano. In fondo è così. Ci sono i cattivi e i cattivissimi. I peggiori e i pessimi. Ogni sistema carcerario punta a classificare i detenuti in base ai reati che hanno commesso e alla pericolosità che da questi delitti si sprigiona.
di Carmelo Musumeci
Il Dubbio, 27 febbraio 2023
A causa di una guerra fra bande rivali, per il predominio di attività illecite sul territorio versiliese, sono stato condannato all’ergastolo e nel 1992 sottoposto al carcere duro del 41 bis, deportato in Sardegna, nell’Isola dell’Asinara. Ero arrivato all’isola con l’elicottero. Appena sceso, mi presero in consegna le guardie. Mi scaraventarono in una gabbia allestita provvisoriamente al centro del campo sportivo, davanti alla famigerata sezione “Fornelli”.
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