di Riccardo Luna
La Repubblica, 16 giugno 2022
Fino a qualche anno fa, la banda larga era la nostra terra promessa e il digital divide, il divario digitale fra chi è connesso e chi no, ci appariva come il primo problema del Paese. Oggi i problemi principali sembrano molto più complessi anche perché portare Internet ad alta velocità in tutta Italia è diventato un obiettivo improvvisamente raggiungibile. Un po’ dipende dai fondi del Pnrr e un po’ dal fatto che i rapporti fra TIM e Open Fiber, dopo una rivalità distruttiva, sono entrati in una fase di collaborazione. Insomma già adesso nelle grandi città è abituale vedere persone che guardano una partita in diretta sul telefonino; entro il 2025 potremo farlo anche nelle località balneari o nei tantissimi minuscoli comuni di cui è fatta l’Italia.
di Liana Milella e Conchita Sannino
La Repubblica, 16 giugno 2022
Bocciato dal Senato un emendamento, votato a scrutinio segreto grazie all’ok della presidenza, che rilanciava la proposta referendaria sulla custodia cautelare.
di Andrea Fabozzi
Il Manifesto, 16 giugno 2022
Al Senato nessun ostruzionismo: i leghisti mantengono i loro emendamenti alla riforma del Csm ma è proprio Calderoli a condurre velocemente in porto senza incidenti il testo Cartabia. Nessun problema per il resto della maggioranza, neanche a voto segreto. Oggi l’ok definitivo.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 16 giugno 2022
Il risultato del referendum di domenica scorsa va valutato a mente fredda come ogni accadimento complesso per il quale è difficile dare una risposta immediata I commenti affrettati di questi giorni sono tutti validi ma sono tutti parziali o semplicistici e certamente marginali. La data di giugno, il sole, il mare, le vacanze scolastiche, una sola giornata per votare e, a mio parere, anche la scarsa informazione che pure è fondamentale nelle imprese politiche, non danno una risposta completa e convincente che va ricercata nelle modalità con le quali è venuto fuori il referendum.
di Gianluigi Paragone
Il Tempo, 16 giugno 2022
Siccome i referendum sono andati come peggio non potevano, ecco che la Lega e i renziani pensano di prendersi la rivincita in aula a colpi di emendamenti. Come se il tema fosse di bandierine da piantare. La giustizia del Palazzo - anzi, dei Palazzi perché quello delle toghe è un potere a tutti gli effetti - è distante anni luce dalla giustizia che vorrebbero i cittadini. I quali, negli ultimi decenni, si sono ritrovati a prendere parte a una bagarre dove le loro questioni erano solo minimamente sfiorate.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 16 giugno 2022
“Allora Enrico, cominciamo dalla giustizia. Sono curioso di conoscere il punto di sintesi. Lo stop alla prescrizione? Il fine processo mai? Il trojan indiscriminato? Il traffico di influenze? I garantisti liquidati come impunitisti?’: così da twitter il deputato e vice segretario di Azione Enrico Costa ha commentato ieri un articolo de La Stampa dal titolo ‘La strategia di Letta: sei punti per unire Conte e Calenda’.
di Alessandro Parrotta*
Il Dubbio, 16 giugno 2022
Tra le numerose novità che la Riforma Cartabia vorrebbe introdurre, v’è la rivitalizzazione del ruolo, nodale nella penna del Legislatore del Codice di Rito, dell’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari e del Giudice dell’udienza preliminare, riabilitato dalla Riforma come snodo all’interno del procedimento penale.
di Riccardo Radi*
Il Dubbio, 16 giugno 2022
A fronte del pagamento di più di 894 milioni di euro, lo Stato ha intrapreso una sola azione di rivalsa per un danno erariale da 10mila euro nei confronti di una toga. La vicenda è accaduta a Salerno ed è stata “scoperta” leggendo la relazione della Corte dei Conti sulle spese sostenute dallo Stato per le ingiuste detenzioni e gli errori giudiziari negli anni 2017-2020. Nella relazione si indica il caso in maniera generica senza entrare nei particolari.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 16 giugno 2022
Ce lo chiediamo ogni volta. Che cosa non ha funzionato? Ce lo chiediamo soprattutto quando i numeri impongono attenzione: cinque donne uccise in quest’ultima settimana, per esempio. Dove stiamo sbagliando? E come se ne esce? L’ultimo report della Direzione centrale della polizia criminale dice che fra l’1 gennaio e il 12 giugno di quest’anno sono cadute per mano di un uomo violento 50 donne, di cui 43 in ambito familiare/affettivo. Ma fra il 12 e oggi all’elenco se ne sommano altre tre, quindi siamo a 53 vite spezzate, 46 da assassini che hanno a che fare con la famiglia o con le relazioni sentimentali. L’anno scorso erano 49 ma nessuno osa leggere quel -3 come un successo, perché anche un solo femminicidio è comunque troppo e poi perché sappiamo tutti che alla fine dell’anno - tirate le somme - lo scostamento rispetto agli anni passati non è mai decisivo, mai indicativo di un’inversione reale di tendenza. E dunque? Cosa si può fare più di quanto sia già stato fatto?
di Mara Carfagna
La Stampa, 16 giugno 2022
Il sentimento dell’indignazione, l’orrore per i dettagli - l’ultima vittima, la signora Elisabetta Molaro, è stata accoltellata mentre dormiva a pochi metri dalle sue bambine - non bastano più per commentare la strage di donne a cui assistiamo con cadenza quasi quotidiana. Sono vicende accomunate da una serie di costanti: denunce senza esito da parte delle vittime, minacce sottovalutate dall’autorità, violenti scarcerati sulla base dell’adesione a percorsi di rieducazione evidentemente inefficaci.
- Baby gang. Se la violenza di strada diventa forma di espressione sociale
- Pavia. Quarto suicidio in cella in meno di un anno
- Reggio Emilia. Suicidio in carcere, il Garante: “Punta dell’iceberg di una sofferenza diffusa”
- Napoli. Estate nelle carceri, sarà un inferno senza precedenti
- Torino. Carcere, la Garante: “Troppi psicofarmaci ai giovani detenuti”











