di Piero Sansonetti
Il Riformista, 2 novembre 2022
Le prime pagine dei giornali di ieri fanno venire i brividi. Con sfumature varie sono tutti con la Meloni (tranne le mosche bianche del Manifesto e del Dubbio). Anche i giornali che avanzano qualche critica non osano né mettere in discussione la decisione di rafforzare l’ergastolo, in violazione della Costituzione, né quella di rinviare la riforma Cartabia per ordine (è stata questa la giustificazione addotta dal ministro) delle procure generali.
di Gennaro De Falco
Il Riformista, 2 novembre 2022
Visto che il Signor Presidente del Consiglio ha esaudito sia la mia prima richiesta apparsa sulle pagine de Il Riformista quando ancora non era stata neanche nominata, vale a dire di farsi definire e chiamare come lingua italiana comanda, sia la richiesta di riportare al centro il merito, ora rivolgo un’ulteriore supplica e questa volta la rivolgo anche al signor ministro della Giustizia.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 2 novembre 2022
Cattivi consigli. L’imbarazzo del ministro della giustizia: l’ex magistrato si era schierato per la “depenalizzazione” ma arrivano misure securitarie. Secondo i dati elaborati da Open polis, il governo Meloni ha l’età media più alta della storia repubblicana. Dunque non ci sarebbe da stupirsi che nel suo primo atto abbia rastrellato allarmi costruiti ad hoc per scatenare quello che il criminologo Stanley Cohen ha definito “panico morale”. Un’ondata rivolta contro la devianza giovanile che sarebbe rappresentata dai rave party. Contro i quali il governo individua una nuova fattispecie di reato: dagli articoli sensazionalistici di giornale si va direttamente agli articoli del codice penale.
di Errico Novi
Il Dubbio, 2 novembre 2022
Dalle norme sull’ergastolo, peggiorative del quadro esistente, al reato di rave, la strategia di Meloni punta a neutralizzare il guardasigilli. Che si gioca tutto nella conversione del Dl Giustizia: i securitari della maggioranza proveranno a eliminare le misure “anti-sovraffollamento” di Cartabia, al ministro toccherà difenderle.
di Giovanni Maria Flick
La Stampa, 2 novembre 2022
Il decreto del governo guidato da Giorgia Meloni che introduce il nuovo reato di “invasione di edifici finalizzata ai raduni” (sinteticamente ribattezzato “reato di rave”) prevedendo pene che possono arrivare a sei anni, ha scatenato un inevitabile dibattito che merita alcune osservazioni. Così come merita alcune osservazioni la discussione sull’ergastolo ostativo, alimentata, tra gli altri, da Gian Carlo Caselli con un articolo uscito su questo giornale.
di Tiziana Maiolo
Il Riformista, 2 novembre 2022
Dalle carceri alle depenalizzazioni, il nuovo Guardasigilli rappresentava per i garantisti un sogno realizzato. Ma in poche ore il governo ha abbracciato le grida di Travaglio sul 4bis e i peggiori tic forcaioli. Il governo ha fatto proprio un testo già approvato dalla precedente legislatura alla Camera dei deputati. Ma è una norma astuta e compilata con il trucco. Che pone mille ostacoli al detenuto, al solo fine di farlo marcire in galera
di Annarita Digiorgio
Il Foglio, 2 novembre 2022
La proposta del ministro Nordio è già stata tentata (senza particolare successo) in passato. Col risultato che il proliferare delle leggi si è oramai trasformato in pura discrezionalità.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 2 novembre 2022
L’ex presidente dei penalisti italiani: “Quella norma sui Rave sembra scritta da chi ha scarsa conoscenza del diritto”. Senza giri di parole, il penalista ed ex presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella definisce il decreto uscito dal Consiglio dei ministri due giorni fa una sorta di “controriforma”, connotata da “finto garantismo”.
di Rocco Vazzana
Il Dubbio, 2 novembre 2022
Si scrive rave si legge dissenso. O almeno è questo il timore di buona parte delle opposizioni, convinte che il primo atto del governo Meloni miri a colpire duramente qualsiasi manifestazione non autorizzata con la scusa della “piaga” delle feste da ballo illegali. Perché se basta un raduno di 50 persone per far scattare l’articolo 434 bis del codice penale introdotto dal neo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è lecito farsi venire qualche dubbio. A partire dalle modalità con cui il nuovo reato è stato introdotto: il decreto legge.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 novembre 2022
Il decreto tocca un articolo già inasprito quattro volte nel corso degli anni. Aumenta ancora la pena e inserisce passaggi vaghi. Solo Forza Italia ha scongiurato l’uso delle intercettazioni dei ragazzi, facendo da argine alla spinta giustizialista del governo.
- “Norme liberticide. Vogliono solo colpire il dissenso”
- “La norma anti-rave? Un caso di analfabetismo legislativo”. Parla Tullio Padovani
- Calabria. “Il ruolo fondamentale dei Garanti per restituire dignità ai detenuti”
- Torino. Boom di nuovi detenuti. Ma tre su quattro tornano subito in libertà
- Salerno. Nasce lo Sportello di Orientamento e Formazione per detenuti









