di Rashad Jaber
Corriere del Veneto, 17 giugno 2022
Tensione dopo il decesso per protestare sulle condizioni di vita. Un detenuto è morto nel carcere dei Due Palazzi, nonostante i vani tentativi di soccorrerlo. La vittima è un uomo, nemmeno trent’enne, di origini nordafricane, che secondo le prime indiscrezioni avrebbe ingerito diversi farmaci che lo avrebbero in breve tempo condotto alla morte. Era rinchiuso al quarto piano della Casa di Reclusione di Padova, dove in molti sia tra i compagni di braccio che tra gli agenti della polizia penitenziaria hanno subito dato l’allarme e tentato di prestargli almeno un primo soccorso, purtroppo invano.
Ristretti Orizzonti, 17 giugno 2022
Il ragazzo deceduto si chiamava Muhamed Elhabchi, di nazionalità marocchina, aveva 26 anni. Aveva scontato quasi 4 anni e gli mancavano 2-3 mesi per finire la condanna. Ha cominciato a sentirsi male verso le 17.00 del 15.06.2022. Dopo le urla dei detenuti è arrivato il medico dopo 40 minuti. Lo ha guardato e ha chiamato le barelle che non sono mai arrivate. È andato giù e dopo è salita con la faccia pallida una dottoressa in evidente difficoltà.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 17 giugno 2022
La conferma per chiudere il ricorso della famiglia alla Corte europea di Strasburgo: l’Italia ammette di avere violato l’articolo 2 della Convenzione (diritto alla vita).
napolitoday.it, 17 giugno 2022
L’autopsia sul corpo senza vita di Cosimo Di Lauro conferma quello che si pensava. Nessun segno di violenza autoinflitta sul figlio di Ciruzzo o’ milionario. L’ex reggente dell’omonimo clan di camorra di Secondigliano è morto a 49 anni nel carcere di Opera, dov’era detenuto in regime di 41bis, per deperimento fisico. Le sue condizioni di salute erano precarie. Attesa per gli esiti degli esami istologici e tossicologici, che potranno fornire un quadro completo sulle cause del decesso di Di Lauro. I funerali dell’ex boss saranno solo in forma privata, come disposto dalla Questura di Napoli.
vesuviolive.it, 17 giugno 2022
È stata eseguita l’autopsia sul corpo di Cosimo Di Lauro, ex reggente dell’omonimo clan di Secondigliano deceduto lo scorso lunedì all’interno del carcere Opera di Milano. In attesa della relazione conclusiva dei medici legali, è già stata esclusa la morte per infarto e suicidio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 giugno 2022
È al 41bis, in area riservata che è un ulteriore restrizione. Da tempo gli hanno diagnosticato un tumore maligno e i medici hanno chiesto il trasferimento presso un ambiente ospedaliero per le cure. Ma è al centro clinico del carcere di Parma (conosciuto per le sue gravi criticità) dove - secondo quanto segnalato dall’associazione Yairaiha Onlus - non gli effettuano nessuna terapia e intervento mirato. Di recente ha subito un ulteriore peggioramento, tanto da essere trasportato in ospedale. Poi dimesso e rimandato al carcere con un cerotto di morfina che gli va cambiato ogni 48 ore. Una sofferenza immane, attendendo l’esito nefasto.
di Massimo Coppero
La Stampa, 17 giugno 2022
Aveva ucciso un vicino di casa e scontava la pena nella Casa di riposo “Maina”. Con i suoi 90 anni è uno dei detenuti italiani più anziani. Isidoro Schillaci, ex operaio metalmeccanico in una fabbrica astigiana, deve la condizione a un episodio particolare: condannato in via definitiva a 17 anni per l’omicidio del vicino di casa nel 2013 in corso Alfieri, aveva ottenuto gli arresti domiciliari per motivi di età alla casa di riposo Città di Asti. Ma nei reparti del “Maina” non avrebbe mancato di farsi notare per la sua indole aggressiva.
Messaggero Veneto, 17 giugno 2022
Un focolaio di Covid al carcere di Udine, dove sono 49 i detenuti risultati positivi al coronavirus. Come conferma Franco Corleone, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del comune di Udine, a seguito dei contagi sono stati sospesi i colloqui con i parenti e annullate tutte le attività programmate. “Devono essere stabilite delle regole - riferisce Corleone - non possiamo pensare ai detenuti chiusi nelle celle con questo caldo. Secondo me chi ha contratto il virus e ha dei sintomi, con le misure disposte dal magistrato di sorveglianza, dovrebbero uscire dal carcere nel periodo di isolamento in una struttura apposita o a casa. Bisogna trovare delle soluzioni”.
di Alessia Ciccotti
csvnet.it, 17 giugno 2022
Voluto da una rete di nove associazioni, nell’ambito del progetto “Nessuno si salva da solo” realizzato in collaborazione con Csv Emilia e finanziato dalla Regione, ascolta e sostiene detenuti, ex detenuti e i loro familiari.
di Chiara Valerio
La Repubblica, 17 giugno 2022
Di un essere umano con nome e cognome non si può dire ciò che si dice della Regina o del Re - la Regina è morta, viva la Regina - gli esseri umani, con i loro nome e cognome, e al netto delle omonimie, non sono funzioni, non possono essere sostituiti.
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