di Ilvo Diamanti
La Repubblica, 10 novembre 2025
La percezione delle organizzazioni criminali cambia su base territoriale. Sul Paese incombe lo spettro della “banalità del male”. La mafia è un fenomeno inquietante, percepito come tale dovunque. In Italia e non solo. Si ritiene, infatti, che si tratti di un fenomeno generale e generalizzato, in ambito “nazionale”, presente a livello territoriale un po’ ovunque. È ciò che pensano oltre 9 italiani su 10, senza significative distinzioni di area, secondo quanto rilevato dal sondaggio di Demos-Libera. Le differenze, invece, crescono quando si fa riferimento alle zone dove risiedono i cittadini intervistati. Quando, cioè, le persone sono sollecitate a guardarsi intorno. Nelle zone in cui risiedono. In questo caso, infatti, il timore, per quanto diffuso dovunque, appare più elevato nelle aree geograficamente “opposte”. Nel Sud e nel Nord-Ovest. In Sicilia e Campania, da un lato, e nel Nord-Ovest, dall’altro. Cioè, in Piemonte e in Lombardia. Meno nelle regioni del Centro-Nord Est.
di Paolo Di Stefano
Corriere della Sera, 10 novembre 2025
Nulla di più scandaloso e necessario perché il pianto dei familiari è più confortato quando ha un corpo e un luogo su cui piangere. Nulla di più osceno dello scambio di cadaveri di cui veniamo a conoscenza da giorni. 6 di qua, 90 di là, mille di qua, 30 di là, un conteggio penoso sia tra Israele e Gaza, sia tra Russia e Ucraina. Si sa che un cadavere israeliano vale 15 corpi di prigionieri palestinesi. Ci sono gli ostaggi civili massacrati, i detenuti massacrati nelle carceri, i soldati massacrati dalle bombe o dai carrarmati. Tutti massacrati.
valigiablu.it, 10 novembre 2025
Decine di palestinesi di Gaza isolati in una prigione sotterranea dove non vedono mai la luce del giorno, sono privati di cibo adeguato e non possono ricevere notizie dalle loro famiglie o dal mondo esterno. Grazie alla collaborazione degli avvocati del Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Pcati), alcuni giornalisti del Guardian sono riusciti ad avere informazioni sulle condizioni di detenzione di palestinesi rinchiusi nella prigione di Rakefet, in Israele.
di Diego Motta
Avvenire, 9 novembre 2025
Il sociologo: il sistema penitenziario dovrebbe portare i libri in Tribunale, i detenuti non interessano più a nessuno. Siamo in regressione, cresce l’intolleranza anche linguistica e viene meno l’idea di comunità. Ci sono urla nel silenzio, che nessuno ascolta più. C’è un diffuso “dolore sociale” che stiamo sottovalutando, nella stagione dell’odio. Luigi Manconi si misura da una vita con l’idea di una società disumanizzata e, se possibile, adesso vuole dare ancora più voce a chi non ha voce. Con parole nette, calibrate. Nell’ufficio di Roma dell’associazione “A buon diritto”, dove ci riceve, non ha paura a chiamare le cose con il loro nome.
di Maria Fantauzzi e Luigi Manconi
La Repubblica, 9 novembre 2025
La sua lettera mette in luce le contraddizioni del sistema penale italiano nella reintegrazione dei detenuti in società. Nel 1998 un ragazzo sterminò la propria famiglia; uccise a fucilate la madre, il padre e il fratello. Condannato all’ergastolo, la pena fu ridotta a trent’anni di carcere per vizio parziale di mente. La vicenda, per via del mestiere della famiglia, venne ricordata sui giornali dell’epoca come la strage dei fornai. Del ragazzo, poi diventato uomo in carcere, non si seppe più nulla. Nel 2023, dopo oltre 26 anni di detenzione, l’uomo esce. Ma invece della libertà, poiché considerato ancora socialmente pericoloso dal giudice, viene condotto in una casa di lavoro nel modenese. Elia Del Grande, su cui fino a questo momento l’oblio era calato, torna sul giornali nazionali. Del Grande, infatti, da una settimana si è allontanato volontariamente dalla struttura di sicurezza e ha inviato una lettera a Varese News spiegando le motivazioni del suo gesto.
Italpress, 9 novembre 2025
“L’introduzione del lavoro all’interno del carcere serve non solo a combattere la noia e il bisogno, come diceva Voltaire, ma è anche una forma rieducativa prescritta dalla nostra Costituzione e imposta dalla nostra coscienza cristiana. Il nostro progetto ‘Recidiva zero’ consiste nel trovare un lavoro a chi esce dal carcere. Abbiamo visto che la recidiva, dal 40%, scende al 2% e soprattutto per i tossicodipendenti questa possibilità è la carta vincente”. Lo ha detto Carlo Nordio, ministro della Giustizia, intervenendo alla Conferenza Nazionale sulle Dipendenze a Roma.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 novembre 2025
Con il guardasigilli, in campo Sisto, Ostellari e il portavoce Specchia. Il sottosegretario di Fratelli d’Italia? Troppo tiepido. Se, come anticipato sul Dubbio, sarà il ministro della Giustizia Carlo Nordio il vero frontman della campagna referendaria per il Sì alla separazione delle carriere, all’inizio della prossima settimana molto probabilmente ci sarà una riunione tra il guardasigilli, il sottosegretario Alfredo Mantovano, la premier Giorgia Meloni e sua sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, per mettere su la squadra che accompagnerà il responsabile di via Arenula in questi mesi di maratone televisive.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 9 novembre 2025
L’Anm e il referendum Verso il confronto con Nordio. Parodi: “Andrei solo per spiegare le nostre ragioni”. Polarizzare o non polarizzare? La domanda delle domande sulla campagna referendaria della riforma della giustizia non ha ancora risposta. Ieri, al quinto piano del palazzaccio della Cassazione, l’Anm ha deciso di adottare una linea attendista. “L’Anm e il Comitato - così recita la risoluzione votata da tutti, con la sola astensione dei due di Articolo 101, la corrente “anti-correnti” - si asterranno dall’organizzare eventi insieme ad organismi che hanno una connotazione politica, ferma restando la facoltà di partecipare ad ogni iniziativa in cui saranno invitati al fine di rappresentare le criticità della riforma. La nostra è e rimarrà esclusivamente una battaglia per la giustizia nell’interesse dei cittadini”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 9 novembre 2025
Riuscirà il centrodestra, che pure aveva la riforma della giustizia nel suo programma, a tenere un profilo basso, parlando di merito, e non trasformando una riforma che di destra non è in una bandiera della destra? C’è un dato sorprendente, e inaspettato, che riguarda l’iter della riforma costituzionale. Parliamo naturalmente della riforma della Giustizia, della separazione delle carriere, del sorteggio del Csm, della alta corte disciplinare, e quel dato riguarda la presenza non scontata di un gruppo nutrito di esponenti del mondo progressista che di fronte all’iter referendario, con coraggio, hanno detto di no: questa non è una riforma di destra.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 9 novembre 2025
Lo scrittore ed ex magistrato: “Questa legge è come un’infiltrazione di umidità: rende la casa sempre più insalubre e meno abitabile”. “È il risultato di una pericolosa mistura di incompetenza, inconsapevolezza e malafede. Hanno costruito un apparato che, a prescindere dal giudizio politico, danneggerà il funzionamento concreto della giustizia. Non renderà i processi più rapidi né più giusti, ma più confusi e meno indipendenti. Insomma: più capaci di generare ingiustizia. È una riforma sbagliata non perché non ci piace, ma perché è fatta male. Malissimo. Tutto è concepito in bilico fra dilettantismo e mediocre demagogia”.
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