di Francesco Bechis
Il Messaggero, 24 marzo 2026
Imminente un incontro tra Meloni e il sottosegretario, il passo indietro non è tabù. Il freno del Guardasigilli sulle prossime mosse giudiziarie: “Ordinaria amministrazione”. È la serata dei lunghi sospiri a via Arenula. Riecheggiano quelli di Carlo Nordio per i corridoi del ministero della Giustizia. Deluso, amareggiato per la battaglia della vita infranta contro il muro delle urne. Ci ha messo la faccia e la firma. Non intende dimettersi, il Guardasigilli, ma è pronto a farlo qualora glielo chiedessero. Trema tutto il ministero del resto dopo l’inciampo elettorale.
di Salvatore Merlo
Il Foglio, 24 marzo 2026
Il ministro della Giustizia dopo la sconfitta al referendum: “Non penso di dovermi dimettere. Il popolo non ci ha creduto, tutto qua”. E sulle conseguenze del risultato è netto: “La magistratura opporrà una resistenza sistematica a qualsiasi progetto di riforma che il governo vorrà portare avanti”. Pensa di dimettersi? “No”. Però le daranno la colpa della sconfitta, ministro Carlo Nordio. “Oddio sicuramente è una battaglia che io ho sostenuto. Con il massimo del mio vigore, della mia energia e della mia convinzione. Quindi è anche una sconfitta mia, di cui rivendico la paternità, perché se c’è una cosa che non mi manca è il coraggio. Però non penso di dovermi dimettere né sarò certo io a cercare altri capri espiatori, o scuse per la sconfitta. Era una battaglia in cui credevo e l’abbiamo persa perché il popolo invece non ci ha creduto, tutto qua”. Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi resteranno al loro posto? “La nostra compagine ministeriale è compatta”. Hanno avuto un peso sull’esito del voto? “Non penso”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 marzo 2026
La débacle referendaria è anche la pietra tombale su tutte le leggi d’ispirazione liberale in materia di giustizia. Sfidare i veti delle toghe d’ora in poi sarà impossibile. Che il garantismo non fosse la più popolare delle opzioni politiche era arcinoto. Ma che potesse essere travolto in modo così evidente, non era una previsione scontata. E invece l’esito del referendum sulla separazione delle carriere certifica un’amara verità, amara quanto meno per chi difende i princìpi del diritto penale liberale: nel garantismo gli italiani non credono. E men che mai credono nell’opportunità di rivedere gli equilibri fra politica e magistratura.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 24 marzo 2026
L’ex giudice costituzionale: “Dietro l’esito del referendum non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia: arretrati, tempi dei processi, geografia giudiziaria, distribuzione del personale”. “Gli oppositori della riforma Nordio, che hanno vinto al referendum, negli ultimi mesi hanno detto unanimemente che non bisognava partire dalla separazione delle carriere o dalla riforma del Csm, bensì dai veri problemi della giustizia, cioè gli arretrati, i tempi della giustizia, la geografia giudiziaria, la distribuzione del personale e così via. Il governo dovrebbe allora trarre questa lezione dal referendum e mettersi a lavorare su questi temi”. Lo dice, intervistato dal Foglio, Sabino Cassese, professore e giudice emerito della Corte costituzionale. “Bisogna dare l’interpretazione giusta al No - aggiunge -. Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.
Il Dubbio, 24 marzo 2026
Non è in contrasto con il principio di legalità né con il principio di ragionevolezza l’interpretazione delle Sezioni unite della Cassazione, secondo cui il regime della prescrizione risultante dalla legge numero 103 del 2017 continua ancor oggi ad applicarsi ai fatti commessi tra la sua entrata in vigore (3 agosto 2017) e l’entrata in vigore della legge numero 3 del 2019 (1° gennaio 2020). Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 38, depositata ieri, con la quale sono state dichiarate non fondate le relative questioni, sollevate dalla Corte d’appello di Lecce. La riforma del 2017 ha previsto che, dopo una condanna in primo grado, la prescrizione del reato rimane sospesa per un anno e mezzo durante il giudizio di appello, e per un altro anno e mezzo durante il giudizio di Cassazione.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 24 marzo 2026
“Sarebbe emerso un quadro sistemico di abusi e un clima di tensione costante”. Così inizia l’interrogazione che questa mattina, lunedì 23 marzo, è stata depositata dal senatore Franco Mirabelli, vicepresidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, indirizzata al Ministero della giustizia per chiedere un’ispezione ministeriale straordinaria dopo la denuncia di Fanpage.it sui presunti pestaggi avvenuti nel carcere di Opera alla Vigilia di Natale. Sul caso, nei giorni scorsi, era intervenuta anche la Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, definendolo “un racconto dell’orrore” che, se fosse accertato, sarebbe “gravissimo” perché “gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura”.
laprovinciakr.it, 24 marzo 2026
Illustrata nel corso del recente Consiglio comunale la relazione sull’attività svolta nel 2025: “rilevate criticità significative sotto il profilo sanitario e strutturale”. Il Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale del Comune di Crotone, Pantaleone Sulla, ha illustrato nel corso del recente Consiglio comunale la relazione annuale sull’attività svolta nel 2025, offrendo un quadro articolato delle condizioni detentive, delle iniziative intraprese e delle principali criticità riscontrate, unitamente alle proposte di intervento. La relazione si apre con un inquadramento della situazione penitenziaria nazionale, ancora segnata da gravi criticità strutturali.
di Elisa Barresi
ilreggino.it, 24 marzo 2026
Dalla cattedra universitaria alla direzione sanitaria del carcere di Catanzaro, il professor Giulio Di Mizio racconta un sistema complesso e poco conosciuto: tra ritardi storici, criticità strutturali e importanti progressi, emerge il ruolo cruciale della sanità penitenziaria nella tutela dei diritti e nella tenuta dello Stato di diritto. Abbiamo incontrato Giulio Di Mizio, Professore Associato di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro (Dipartimento di Giurisprudenza), Direttore della Sanità Penitenziaria dell’ASP di Catanzaro e componente del direttivo della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe). Con lui un confronto diretto, approfondito e senza filtri su un settore poco conosciuto ma cruciale.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 24 marzo 2026
Progetto dedicato al personale della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco. Altini (dg Ausl): “Passi avanti in un contesto difficile”. Alessio La Monica: “Più sicurezza per tutti”. La formazione come leva per rafforzare sicurezza e qualità dell’assistenza sanitaria in carcere: è questo l’obiettivo del nuovo percorso di sviluppo professionale dedicato agli infermieri della Medicina Penitenziaria di Modena e Castelfranco Emilia, realizzato in collaborazione con il Dipartimento Interaziendale di Emergenza-Urgenza, che ha preso il via nei giorni scorsi. “Il percorso - spiegano dall’Ausl - si inserisce in un progetto più ampio e condiviso di valorizzazione professionale e sviluppo delle competenze avanzate, pensato per rispondere alla complessità del contesto carcerario e rafforzare la sicurezza clinica e operativa”.
corrieredisaluzzo.it, 24 marzo 2026
È quanto emerso durante il convegno “Carcere oggi: 50 anni dopo la riforma”, di sabato 14 marzo nella sala Rovasenda della Castiglia. Non è stata casuale la scelta della location. Quel luogo, che oggi ospita la memoria del passato carcerario e la storia cavalleresca, è stato per oltre un secolo il carcere a Saluzzo, trasferito in Regione Bronda a metà degli anni Novanta. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, la casa di reclusione Rodolfo Morandi è diventata istituto di alta sicurezza. Il convegno ha messo a nudo le ferite di un sistema in crisi, dove le carenze ostacolano la funzione rieducativa della pena e il riscatto sociale dei detenuti. Il risultato è un inasprimento del confine tra carcere e mondo esterno. A dividere le due realtà non sono solo le sbarre, ma un muro invisibile di burocrazia e pregiudizi che scava un solco profondo tra reclusione e società civile.
- San Gimignano (Si). I detenuti scrivono al Papa. Risposta del Santo Padre
- Palermo. Un laboratorio per formare detenuti casari. Sammartino: “Offrire un futuro diverso”
- Ragusa. Domani presso la Casa circondariale un evento per papà detenuti e i loro figli
- Venezia. Carceri femminili italiane, gli scatti di Corelli raccontano storie di detenute e madri
- Migranti. Il Consiglio d’Europa frena il piano Ue sui rimpatri: “Rischia di violare la Cedu”









