di Riccardo Arena
La Stampa, 12 novembre 2025
Il fratello del giudice ucciso nel 1992: “C’è un filo nero che unisce tutte le stragi impunite del nostro Paese”. Salvatore Borsellino ha 83 anni e una solida, inossidabile convinzione: “L’agenda rossa di mio fratello è alla base della strage di via D’Amelio e della eliminazione di Paolo; sono certo che l’hanno presa i Servizi segreti; il generale Mario Mori è stato ai vertici degli apparati di sicurezza e non può non sapere, ne conosce il contenuto, lo ha pure usato. Mi assumo la responsabilità di quello che dico”.
diocesitv.it, 12 novembre 2025
I Vescovi del Triveneto hanno incontrato una folta rappresentanza dei cappellani e delle cappellanie (equipe pastorali) delle carceri del Nordest italiano (sacerdoti, religiosi/e, diaconi, fedeli laici uomini e donne) per fare il punto della situazione in questo ambito. Dopo l’introduzione del Vescovo delegato mons. Carlo Roberto Maria Redaelli (Arcivescovo di Gorizia) e del coordinatore triveneto don Mariano Dal Ponte (cappellano del Carcere circondariale di Padova), sono stati presentati i seguenti dati ufficiali:
di Cappellani delle carceri di Lombardia
chiesadimilano.it, 12 novembre 2025
Verso il Giubileo dei carcerati (14 dicembre) pubblichiamo una serie di riflessioni a cura dei Cappellani delle carceri lombarde. Nella prima l’invito a guardare ai detenuti con gli stessi occhi di Gesù, compassionevoli e senza condanna, pur senza dimenticare i reati commessi e le loro vittime. Così si potrà guardare al carcere come una Chiesa, una comunità consapevole degli errori e desiderosa di perdono.
aostaoggi.it, 12 novembre 2025
Morti un italiano di 40 anni e un egiziano di 38 detenuti nel carcere romano di Rebibbia Nuovo Complesso. È il sindacato Osapp a raccontare quanto accaduto: martedì 4 novembre è morto un detenuto italiano di 40 anni, appena trasferito da Regina Coeli dopo lo sfollamento conseguente al crollo del tetto. Il 9 novembre, un secondo decesso: un uomo egiziano di 38 anni. “Le cause sono al vaglio della Magistratura per entrambi i casi”. “L’eco che resta è la stessa: un sistema allo stremo, dove il disagio non fa rumore finché diventa irreparabile - dice il sindacato di polizia penitenziaria.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 12 novembre 2025
Era accusato di non aver vigilato adeguatamente il detenuto a rischio. La difesa: “Ce lo aspettavamo”. Il legale dei familiari della vittima: “Rispettiamo il verdetto, ma non finisce qui”. Le lacrime della madre. Si chiude senza responsabili il processo per il suicidio di un 29enne trovato impiccato nella sua cella all’Arginone il primo settembre del 2021, a poche ore dall’arresto. Al termine di una lunga mattinata di discussione, il giudice dell’udienza preliminare Andrea Migliorelli non ha ravvisato colpe a carico dell’agente di polizia penitenziaria G.P., unico rimasto sotto accusa dopo che altre posizioni (la comandante della Penitenziaria, una ispettrice e un medico) erano state archiviate nelle fasi precedenti. Alle 13, il gup ha letto la sentenza di assoluzione piena, perché il fatto non sussiste.
Corriere della Sera, 12 novembre 2025
I legali dei reclusi vittime dei pestaggi contestano la mancata proroga a Roberto Donatiello, destinato alla Corte d’Appello di Napoli. Domani tavolo tecnico tribunale, procura, camera penale. Dopo quasi tre anni di dibattimento e con la strada verso la conclusione ormai imboccata, cambia il presidente del collegio al maxiprocesso per le violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) il 6 aprile del 2020. Il processo è in corso all’aula bunker del carcere sammaritano, visto l’alto numero di imputati: sono infatti 105, tra poliziotti penitenziari, funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e medici dell’Asl di Caserta in servizio nell’istituto di pena all’epoca dei fatti.
di Salvatore Saggiomo
artestv.it, 12 novembre 2025
Il grido d’allarme lanciato dal Garante dei detenuti si leva con una forza che non può essere ignorata: definire “barbaro” e “disumano” il fatto che bambini vivano dentro le sezioni detentive non è retorica ma constatazione di una situazione concreta e numericamente documentata, oggi in Italia con decine di minori costretti a crescere in un contesto che ne compromette sviluppo, salute e diritti fondamentali.
comune.fi.it, 12 novembre 2025
Da mercoledì 12 a sabato 15 novembre 2025, si terrà fra Firenze, Livorno e l’Isola della Gorgona, l’undicesima edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini Incrociati”, dedicata quest’anno a Le Città Visibili, con la commissione artistica composta da Ivana Conte, Grazia Isoardi, Vito Minoia, Valeria Ottolenghi, Gianfranco Pedullà, Michalis Traitsis. La rassegna è promossa dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, in collaborazione con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità in accordo con le finalità del protocollo d’Intesa per la Promozione del Teatro in Carcere in Italia sottoscritto il 3 maggio 2022 a Roma tra il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, il DAP, il DGMC e l’università di RomaTre. L’iniziativa rientra all’interno del programma di eventi del Progetto speciale dal titolo “Le città visibili” sostenuto dal Ministero della Cultura e dalla Regione Toscana.
di Alberto Siracusano*
Avvenire, 12 novembre 2025
Dopo l’aggressione a Milano è evidente che non bastano diagnosi e terapie: servono monitoraggio, conoscenza e solidarietà per una gestione rispettosa dei diritti. Se la domanda è “potevamo evitare che una donna venisse accoltellata alle spalle mentre camminava tranquillamente in una piazza centrale di Milano da un uomo con un presumibile disturbo di personalità e con una storia di precedenti aggressioni?”, la risposta - ferma restando l’imprevedibilità in tutti gli avvenimenti della vita, in particolare in quelli che riguardano il comportamento umano - non può che essere “dovevamo evitare che accadesse”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 12 novembre 2025
Il governo stanzia dieci milioni per il monitoraggio in hotspot e questure. Saranno pure nell’occhio del ciclone, i membri del Garante per la Privacy, ma non si dimetteranno e il governo, attraverso il ministero dell’Interno, vuole affidargli una nuova competenza. C’è da istituire infatti un cosiddetto “Meccanismo nazionale indipendente per il monitoraggio dei diritti fondamentali”, come stabilito dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il governo ha deciso di incardinare questa nuova organizzazione nel Garante per la Privacy, con una dotazione di 10 milioni di euro e molti funzionari da distribuire in 12 hotspot e un centinaio di questure, e guardandosi bene dall’affidarlo al Garante per i diritti delle persone private della libertà.
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