di Viviana Lanza
Il Riformista, 24 dicembre 2021
Una buona notizia dal carcere di Poggioreale. Da quello che spesso viene descritto come un inferno, arriva una speranza di cura per quattro detenuti, due dei quali erano già reclusi nel grande penitenziario cittadino e altri due in arrivo dall'istituto di Secondigliano. La speranza è legata alla possibilità di sottoporsi regolarmente sedute di dialisi, quindi a vedersi riconosciuto un diritto alla salute che in passato talvolta era stato sacrificato, a causa della mancanza di risorse e personale sufficienti a garantire i trasferimenti dei reclusi nei centri medici specializzati.
La speranza è possibile grazie all'attivazione del nuovo servizio di emodialisi domiciliare, promosso dall'Asl Napoli 1 Centro e dalla direzione del carcere di Poggioreale guidata dal direttore Carlo Berdini, con la partecipazione della cooperativa sociale Era e del consorzio di cooperative sociali Gesco. L'inaugurazione del centro si è tenuta nei giorni scorsi. Il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello è stato invitato dal primario dell'ospedale Pellegrini Raffaele Genualdo e dal direttore sanitario del carcere di Poggioreale Vincenzo Irollo a visitare l'area dedicata al servizio emodialisi domiciliare, organizzata appositamente per i detenuti in cura presso il reparto di dialisi dell'ospedale Pellegrini.
"Questo servizio di emodialisi domiciliare - ha spiegato il garante - rappresenta il risultato di un'attenta collaborazione tra l'ospedale e la direzione del carcere. Una delle poche esperienze in Italia che permette di ridurre lo stress derivante dal trasporto del detenuto, oltre che diminuire il rischio di infezioni durante la degenza in ospedale e il viavai con il carcere e risparmiare l'impiego di tre agenti, per tre volte alla settimana, per accompagnare in ospedale ogni singolo detenuto". Per l'Osapp, il sindacato della polizia penitenziaria, la sinergia tra amministrazione penitenziaria e la sanità "deve essere un connubio strategico nell'interesse della sicurezza di tutti, mettendo al primo posto la salute dei reclusi".
di Associazione Diritti Utenti e Consumatori
imgpress.it, 24 dicembre 2021
La notizia lascia quantomeno perplessi: "Danimarca. Il Governo trasferisce 300 detenuti in Kosovo". Il pensiero, oltre ai detenuti Usa di oggi a Guantánamo, torna alle tradotte che nei secoli scorsi i vari Paesi europei (Francia e Regno Unito in testa) facevano verso i loro territori coloniali. Secoli scorsi su cui storia e civiltà avevano posto la parola "fine": ma sembra che non sia così.
La versione 2021 è moderna. Un tempo erano territori conquistati con il colonialismo: militari, sacerdoti, imprenditori avventurieri che vi si trasferivano. Oggi denaro, business. Carceri all'epoca e carceri oggi. La differenza: un tempo le popolazioni inermi venivano sottomesse più o meno con violenza e non potevano dire nulla sulle colonie penali che venivano costruite sui loro territori, oggi i governi (democraticamente eletti come in Kosovo) di queste popolazioni aprono le porte delle loro carceri. Dato comune: la miseria di chi "accoglie" questi detenuti, colonie a suo tempo, Kosovo (sic!) oggi. Avevamo creduto che la miseria umana fosse stata superata, ma evidentemente quella economica ha il potere di farla tornare.
Perché il dato umano è terrificante. Non conosciamo le carceri del Kosovo, ma crediamo che non siano rinomate come quelle danesi (e scandinave in generale) per la loro umanità/civiltà nel trattare la popolazione detenuta... civiltà che però ci viene detto, nel caso danese, avere due serie, la A e la Z. Siccome il presupposto per essere nella categoria "Z" è di dover essere espulsi dalla Danimarca dopo aver scontato la pena, va da sé che il detenuto in categoria "A" è un privilegiato. Quindi il nostro regno scandinavo discrimina (razzismo?) rispetto alla cittadinanza dei detenuti.
Crediamo che in Danimarca esistano anche i diritti dei detenuti che - ovviamente rispetto alla pena da scontare - hanno uno standard al di sotto del quale le leggi non dovrebbero consentire di andare. Non ci addentriamo nel sistema giuridico e carcerario danese, non ne abbiamo competenze e, sostanzialmente, ci interessa poco in questo caso.
Siamo però interessati ai diritti umani stabiliti dagli accordi internazionali, anche per i detenuti, e ci domandiamo: i detenuti sono merci o esseri umani? Può la Danimarca trasferirli al pari di merci senza considerare i loro diritti comunque acquisiti in quanto giudicati su un territorio di un paese che fa parte dell'Unione Europea, e che ha sottoscritto tutti gli accordi possibili ed immaginabili contro le tratte degli esseri umani e i loro trattamenti in carcere? Cercheremo risposte nelle sedi opportune. Intanto prendiamo atto, con dolore, che nel XXI secolo, l'evoluzione dei diritti e delle pene sta comportando il ritorno ai secoli passati.
di Dacia Maraini
La Stampa, 24 dicembre 2021
Carola Rackete "ha agito nell'adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare". È con questa motivazione che l'inchiesta a carico della comandante della Sea Watch tedesca, poco più che trentenne, è stata archiviata dal gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo.
Tutto è iniziato nell'estate del 2019, quando Rackete è entrata nelle acque italiane ed è arrivata a Lampedusa portando in salvo decine di naufraghi, dopo due settimane in mare e continue richieste di autorizzazione allo sbarco che il Viminale, allora guidato da Matteo Salvini, aveva ignorato. Era stata poi arrestata, accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, insultata in orridi modi sui social, anche da alcuni politici, e infine indagata. Fino a ieri, il suo destino giudiziario era incerto e, insieme a esso, era incerta la tenuta di alcuni cardini della nostra civiltà, decisamente i più importanti. L'archiviazione ha evitato questo tremendo colpo.
La regola del mare impone di salvare le persone quando sono in pericolo. Deve valere in mare e ovunque, è un principio universale e che un principio universale sia stato rispettato è una buona, ottima cosa, ma il fatto che faccia notizia significa che i princìpi universali non sono scontati. Dobbiamo, anzi, difenderli.
Davanti all'altro che è in pericolo, in mare o altrove, il dovere di ciascuno di noi è soccorrerlo, fare di tutto per salvarlo. È un dovere umano ed è una legge umanitaria inderogabile: chi è testimone di una tragedia deve anche essere soccorritore delle sue vittime. Nei paesi più sordi ai diritti umani, dove esistono regimi totalitari o democrazie esclusivamente formali, niente di tutto questo viene perseguito. Tuttavia, anche da noi, che pure siamo democrazie non solamente di facciata, questi princìpi così limpidi e netti vengono contraddetti con una frequenza preoccupante.
La vita, propria e degli altri, viene prima di tutto. È questo che fonda l'universo e, quindi, anche le comunità che lo popolano. In questo universo fatto di minerali e altri mondi di cui non sappiamo niente, in questo spazio di cui non conosciamo se non quello che vediamo e che non ci dice dove andremo e da dove veniamo, la sola certezza che abbiamo, e che è anche la più poetica, è proprio che la vita vale sopra ogni cosa.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 24 dicembre 2021
Anche le ultime accuse contro Carola Rackete sono state archiviate. La Giudice per le indagini preliminari (Gip) Micaela Raimondo ha accolto ieri la richiesta avanzata il 29 ottobre scorso dai pubblici ministeri Salvatore Vella e Cecilia Baravelli. La comandante della Sea Watch 3 ha agito, recita l'ordinanza, "nell'adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto, nazionale e internazionale, del mare" e non ha dunque commesso il reato di immigrazione clandestina. Nel pieno rispetto delle norme sono stati sia il salvataggio dei 53 migranti in pericolo realizzato l'11 giugno del 2019, sia il rifiuto di farli sbarcare nel porto di Tripoli. Che non può essere considerato "sicuro". Corretta anche la decisione di non andare in Tunisia o a Malta.
L'ordinanza della giudice dichiara poi illegittimo il decreto interministeriale con cui gli ex ministri Matteo Salvini (Interno), Elisabetta Trenta (Difesa) e Danilo Toninelli (Infrastrutture) tentarono di impedire in extremis l'ingresso della nave umanitaria nelle acque italiane. Fu firmato sulla scorta del decreto sicurezza bis approvato poche ore prima, mentre la Sea-Watch 3 navigava verso Lampedusa. Il provvedimento "nel vietare l'ingresso, il transito e la sosta dell'imbarcazione nel mare territoriale italiano non faceva riferimento a specifiche e individualizzanti situazioni di ordine e di sicurezza pubblica che avrebbero potuto far ritenere pericoloso lo sbarco in Italia dei naufraghi", argomenta la giudice. Il "passaggio non inoffensivo" che avrebbe potuto giustificare la misura, infatti, non può desumersi "sul solo presupposto che i naufraghi fossero tutti stranieri senza documento".
Si conclude così la vicenda del soccorso più mediatizzato degli ultimi anni, in cui per 18 giorni si sono contrapposti il titolare del Viminale Salvini e la comandante Rackete. Dopo un braccio di ferro che aveva estenuato i naufraghi e l'equipaggio e tenuto col fiato sospeso il paese, il 29 giugno Rackete decise di entrare nel porto di Lampedusa. Attraccò al molo commerciale nonostante i tentativi di interposizione fisica della motovedetta V. 808 della Guardia di finanza. Per questo fu arrestata in flagranza con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e a nave da guerra. Il teorema accusatorio iniziò a cadere già due giorni dopo, quando il Gip di Agrigento non convalidò l'arresto sostenendo che entrambi i reati erano stati commessi nell'adempimento del dovere di soccorso. Decisione poi confermata dalla Cassazione. Quel procedimento è stato archiviato il 14 aprile scorso.
Con l'ordinanza firmata dalla Gip Raimondi si chiudono tutte le indagini penali nei confronti di membri dell'equipaggio della Ong Sea-Watch. "Quest'ennesima archiviazione abbatte il pretestuoso muro legislativo eretto da Salvini e, nelle sue motivazioni, conferma quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione: soccorrere chi si trova in pericolo in mare e condurlo in un luogo sicuro è un dovere sancito dal diritto internazionale", ha commentato l'organizzazione tedesca. "Se non avessi infranto pubblicamente quella legge ingiusta per combatterla in tribunale - ha scritto invece Rackete - sarebbe potuta essere ancora in vigore e molte persone ne avrebbero subito l'ingiustizia. Il messaggio più importante è che se affrontiamo l'ingiustizia, perfino e specialmente quando compiuta dallo Stato, possiamo vincere".
Prevedibilmente la decisione non è andata giù a Salvini che ha twittato: "Quindi, se capisco bene la sentenza, speronare una motovedetta militare italiana con uomini a bordo non è reato. Torniamo ai tempi dei pirati... No comment". Di segno opposto le reazioni dei parlamentari Nicola Fratoianni e Riccardo Magi, che durante i giorni di blocco salirono a bordo della Sea-Watch 3. "Noi eravamo già sicuri di stare dalla parte giusta e rivendico di essere stato sulla nave al fianco di Rackete", ha dichiarato il segretario di Sinistra Italiana.
Per il presidente di +Europa: "Salvini in persona non è più al governo ma quelle politiche contrarie al diritto e al senso di umanità continuano ad andare per la maggiore in Italia e in Europa". Poche ore prima della notizia dell'archiviazione di Rackete la Sea-Watch 3 ha mollato gli ormeggi dal porto di Trapani per iniziare una nuova missione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.
laprovinciaonline.info, 24 dicembre 2021
Da detenuti ad artisti per un giorno guidati dall'architetto writer di Castelvolturno, Alessandro Ciambrone. Accade nel carcere di Secondigliano: il 23 e il 24 dicembre, con il sostegno dell'associazione onlus 'Il carcere possibile', presieduta da Anna Maria Ziccardi, Ciambrone realizzerà gratuitamente due murales.
Al suo fianco alcuni detenuti che si cimenteranno in acrilici e pennelli. L'idea della direttrice Giulia Russo è di portare arte e bellezza nei luoghi di sofferenza e di pena con l'obiettivo etico di risvegliare nelle coscienze dei detenuti e nella loro sensibilità, l'amore per la vita, la possibilità di riscatto sociale, di un futuro di riabilitazione nella e per la collettività. La volontà è di estendere il progetto artistico pilota di Secondigliano a tutti gli istituti penitenziari della Campania.
"Le festività natalizie - dice la Ziccardi - che per noi rappresentano un momento di estrema felicità per il ricongiungimento con gli affetti più cari, per i detenuti sono il periodo più brutto dell'anno, quello che porta il carico di sofferenza più insopportabile perché le persone care sono fuori e l'amarezza, il pentimento ed il rimpianto riaffiorano con maggiore enfasi nelle coscienze delle persone ristrette. È per questo che l'associazione, che presiedo da diversi anni, cerca di mettere in campo tutte le iniziative affinché sia data ai detenuti la possibilità di esprimersi, di lavorare, di sperare, di provare a riconnettersi con il mondo da cui le sbarre e le mura di cinta degli istituti di pena li separano".
Inevitabile, pertanto, che l'idea di Alessandro Ciambrone di portare la sua arte nel carcere di Secondigliano venisse accolta con grande entusiasmo anche dalla direttrice del carcere Giulia Russo. "L'incontro con il maestro Ciambrone - dice - dà la possibilità ad un luogo solitamente considerato buio di tingersi di mille colori. Colori ed arte che consentiranno ai nostri detenuti di avvicinarsi sempre di più al bello e di cogliere al volo un'occasione mancata che è quella di vedere e vivere il mondo in un modo diverso soprattutto propositivo. Ringrazio il maestro inoltre per la disponibilità della realizzazione delle sue opere assieme ai detenuti concessa in un periodo tra l'altro, quale quello del Natale, che ci consentirà di condividere forti e splendide emozioni".
Le opere che Ciambrone realizzerà sono due, una esterna, l'altra interna. Il murale esterno, all'ingresso dell'Istituto penitenziario, rappresenta luoghi iconici di Napoli: il Vesuvio, il lungomare, Castel dell'Ovo, la Certosa di San Martino, Castel Sant'Elmo, piazza del Gesù. Il murale interno rappresenta Spaccanapoli con San Gennaro, Maradona e Gesù avvolto dalla luce.
Alessandro Ciambrone, 48 anni, pittore per caso da 6, non è nuovo a esperienze votate al volontariato. Nell'ultimo anno e mezzo ha dipinto la hall dell'Istituto dei tumori di Napoli donando due quadri e realizzando 3 murales. Per l'ex giunta comunale ha dipinto l'ingresso del centro antiviolenza donne e bambini della polizia municipale in via Alessandro Poerio e tre murales al Polifunzionale di Soccavo. Numerose le vendite di beneficienza per la Fondazione Airc, la Fondazione Aism e la Fondazione Santobono Pausillipon.
Il Fatto Quotidiano, 24 dicembre 2021
Ad annunciarlo, tra gli altri, su Twitter è stata la sorella Mona Seif, anche lei attivista, che aveva anche assistito a uno dei numerosi arresti arbitrari subiti dalla sorella da parte delle forze dell'ordine egiziane. Oggi Mona ha mostrato ai suoi follower la foto "ufficiale" del rilascio della sorella, immortalata di nuovo a casa mentre abbraccia il suo cane Toka.
Tre giorni fa era arrivata la notizia della condanna di Alaa Abdel Fattah, attivista per i diritti umani e protagonista della rivoluzione del 2011, a 5 anni di carcere per "diffusione di notizie false". Oggi per la famiglia del noto oppositore del regime di Abdel Fattah al-Sisi è però un giorno felice perché la sorella Sanaa Seif è stata finalmente scarcerata, dopo la condanna a un anno e mezzo di carcere del marzo scorso con la stessa accusa del fratello, ma relativa alle informazioni diffuse sulla pandemia di coronavirus in Egitto.
Ad annunciarlo, tra gli altri, su Twitter è stata la sorella Mona Seif, anche lei attivista, che aveva anche assistito a uno dei numerosi arresti arbitrari subiti dalla sorella da parte delle forze dell'ordine egiziane quando nel 2020, insieme alla madre, erano tutte e tre andate a denunciare alla Procura del Cairo un'aggressione compiuta da un gruppo di donne, probabilmente parte dei famigerati gruppi criminali detti Baltagiya al soldo del governo per compiere spedizioni punitive contro i dissidenti. Oggi Mona ha mostrato ai suoi follower su Twitter la foto "ufficiale" del rilascio della sorella, immortalata di nuovo a casa mentre abbraccia il suo cane Toka.
In carcere, come detto, rimane invece Alaa Abdel Fattah che il 20 dicembre è stato condannato a 5 anni di reclusione, insieme al suo avvocato Mohamed al-Bakr e al blogger Mohamed Oxygen Ibrahim, quest'ultimi a 4 anni, per la stessa accusa che vede ancora imputato Patrick Zaki. Nello specifico, per i primi due l'accusa è di aver criticato le autorità riguardo al trattamento dei detenuti e su alcuni decessi in custodia, mentre Mohamed Oxygen Ibrahim ha denunciato sui social il mancato rispetto dei diritti sociali ed economici da parte del governo.
adnkronos.com, 23 dicembre 2021
"E una rivoluzione copernicana". Così l'avvocato Alexandro Maria Tirelli commenta con l'Adnkronos l'ordinanza con la quale il Tribunale di Sorveglianza di Brescia ha concesso al suo assistito, Philippe Buchet, condannato da un Tribunale italiano, la possibilità di scontare il residuo di pena nel luogo dove risiede, vale a dire il Belgio.
Pochi giorni fa, infatti, il TdS di Brescia (presidente Ezia Gardoni), ha emesso un'ordinanza partendo dal presupposto che "l'istante, attualmente libero, deve espiare, in forza dell'ordine di esecuzione per la carcerazione e contestuale decreto di sospensione del medesimo, emesso il 5.7.2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo - Ufficio Esecuzioni Penali, la pena residua di anni due, mesi sei e giorni otto di reclusione" dopo una condanna a tre anni per traffico internazionale di cocaina.
di Valter Vecellio
lindro.it, 23 dicembre 2021
Ci voleva Papa Francesco: decide, in prossimità delle feste natalizie, di incontrare gli "invisibili", e coglie l'occasione per affrontare temi cruciali. Dalla violenza alle donne al sovraffollamento delle carceri: "È tanto, tanto grande il numero di donne picchiate, abusate in casa, anche dal marito. Il problema è che per me è quasi satanico, perché è approfittare della debolezza di qualcuno che non può difendersi, può soltanto fermare i colpi. È umiliante, molto umiliante".
C'è una donna vittima di violenza protagonista con altri "invisibili", nel collegio di Santa Marta, dove ha luogo l'incontro: "È umiliante quando un papà o una mamma dà uno schiaffo in faccia a un bambino, mai dare uno schiaffo in faccia. Perché la dignità è la faccia. Questa è la parola che io vorrei riprendere", aggiunge quell'uomo venuto da "quasi la fine del mondo".
di Piero Sansonetti
Il Riformista, 23 dicembre 2021
Il partito dei magistrati (e dei giornalisti giudiziari embedded) attraverso la sua rappresentanza parlamentare (il Movimento 5 Stelle) ha chiesto ufficialmente al governo di rinunciare alla legge sulla presunzione di innocenza, e dunque alla Costituzione.
A nome del partito dei Pm è intervenuto in aula, l'altra sera, il deputato Vittorio Ferraresi, che viene considerato ('alter ego dell'ex ministro Bonafede. Ferraresi è stato anche sottosegretario nei diversi governi a 5 stelle, per la precisione sottosegretario alla Giustizia. E lui che ha chiesto che sia cancellata o modificata radicalmente una legge di applicazione della Costituzione che appena qualche giorno fa i 5 Stelle avevano approvato.
41bis, illegittimo il divieto per il detenuto di dare giocattoli e dolci al figlio minore di 12 anni
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 23 dicembre 2021
Non è la stessa cosa se il dono viene dato da un agente penitenziario. Il divieto di legge va superato con le dovute accortezze in nome dell'interesse dei bambini ad un rapporto il più possibile normale con i genitori. Viola il diritto dei bambini a preservare una relazione familiare più normale possibile con il genitore detenuto il divieto, imposto ai carcerati sottoposti al 41-bis, di consegnare personalmente giocattoli e dolciumi ai figli minori di 12 anni.
Per la Cassazione (sentenza 46432) va superata la previsione normativa che impedisce, senza eccezioni, il passaggio di oggetti da parte delle persone che scontano la pena con il cosiddetto "carcere duro". Malgrado nel caso di figli o nipoti minori di 12 anni sia stato, infatti, concesso il colloquio senza il vetro divisorio, resta in piedi il divieto dello scambio di oggetti.
- Rita Bernardini: "Salvini e Meloni vengano a visitare le carceri"
- Nordio: "Ma quale stampa libera, i giornali erano diventati megafoni delle Procure"
- Francesco Addeo, il professore arrestato nel 2001 con accuse gravissime, assolto dopo 20 anni
- Lombardia. Carceri, Cpr, Rems, Spdc: la visita del Garante alle strutture di detenzione
- Santa Maria C.V.. Nel carcere delle violenze l'acqua potabile non c'è neanche questo Natale









