Ristretti Orizzonti, 11 maggio 2021
Ai responsabili dei laboratori di scrittura e delle attività di informazione e sensibilizzazione dal carcere e dall'area penale esterna: ci incontriamo in videoconferenza il 13 maggio alle 15.30. Segnalando l'adesione all'iniziativa alla mail
Gentili tutti, abbiamo ricevuto da Francesco Lo Piccolo, giornalista, direttore del periodico "Voci di dentro", realizzato con i detenuti delle Case circondariali di Chieti e Pescara, un invito a promuovere una videoconferenza per rilanciare le nostre attività.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 11 maggio 2021
La settimana prossima saranno presentati gli emendamenti del Governo in materia penale che terranno conto anche delle proposte dei partiti. Giro di vite sugli appelli. Due ipotesi per la prescrizione. "La riforma della giustizia è condizione perché arrivino in Italia, attenzione: non solo i 2,7 mld del PNRR destinati alla giustizia, ma i 191 mld destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana".
Lo ha detto il ministro della Giustizia Marta Cartabia nel corso della riunione con i capigruppo della Commissione giustizia, aggiungendo che "il suo compito nella riunione di oggi è prevalentemente di ascoltare. Solo dopo, nei prossimi giorni, saranno messe a punto le proposte di emendamento". "Non possiamo guardarci come avversari - ha aggiunto -, ci confronteremo, ma l'obiettivo è un'impresa corale, avendo negli occhi le nuove generazioni".
"Entro la fine del 2021 - ha proseguito - devono essere approvate le leggi di delegazione per la riforma del processo civile, penale e del CSM. Se non approveremo queste tre importanti leggi di delegazione entro la fine dell'anno anzi prima della sessione di bilancio autunnale, mancheremo a un impegno assunto con la Commissione".
"Il grande è quello della durata dei processi". Una condizione, ha spiegato Cartabia, che determina due "disfunzioni" che costituiscono violazioni di principi costituzionali ed europei: il primo è quello dell'eccessivo numero di processi che si concludono con la prescrizione. "Con la prescrizione, la domanda di giustizia da parte delle vittime rimane frustrata. Lo Stato manca al suo compito. Il secondo è quello della violazione del fondamentale diritto alla ragionevole durata del processo da parte degli imputati. Un diritto garantito dalla Costituzione, oltre che dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
Da qui la necessità di intervenire sui tempi del processo penale "per due, apparentemente opposte, ma concomitanti ragioni: per assicurare che giustizia sia fatta; per contenere i rischi che il processo, anziché luogo di garanzia, si trasformi in un anticipo di pena, quanto meno sul piano sociale". La Commissione europea del resto, ha ricordato Cartabia, ha imposto al governo italiano degli obiettivi chiari: "in cinque anni dobbiamo ridurre del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% dei giudizi penali". "Sono obiettivi davvero ambiziosi", ha aggiunto.
Cartabia ha poi stigmatizzato la spettacolarizzazione della giustizia affermando che se è vero che sul piano giuridico la persona non può essere considerata colpevole fino alla sentenza definitiva di condanna, "sul piano dell'effettività, con l'apertura di un processo penale l'imputato - specie se il fatto è reso pubblico nel circuito mediatico - è esposto a un giudizio (o meglio a un pregiudizio) di colpevolezza sociale che può avere gravi ripercussioni sulla sua reputazione, sulle sue relazioni personali e sociali, sull'attività economica e su molti altri aspetti della vita della persona".
E qualcosa trapela anche sul merito dei lavori delle Commissioni ministeriali. Il Governo intende infatti potenziare l'utilizzo delle tecnologie nel processo andando verso il principio della obbligatorietà anche alla luce della esperienza fatta con la pandemia. Vi sarebbe comunque una fase transitoria di prima applicazione graduale in cui differenziare sulla base del criterio di adeguatezza e di competenza digitale del personale coinvolto. Un vero e proprio "Piano per la transizione digitale della Amministrazione della Giustizia" - con un Comitato tecnico-scientifico -, dovrebbe garantire il completamento della riforma della digitalizzazione del processo civile e penale, e l'adeguata dotazione tecnologica dei servizi tecnici ed informatici del Ministero, nonché l'adeguata formazione e l'aggiornamento degli addetti del settore giustizia.
Ma soprattutto sul fronte penale l'accento è posto anche sulle garanzie offerte alla difesa. Trasmissioni e ricezioni in via telematica dovranno assicurare al mittente e al destinatario certezza, anche temporale, degli invii. Nei casi di malfunzionamento dei sistemi informatici del Ministero, verranno predisposte soluzioni alternative ed effettive alle modalità telematiche che consentano il "tempestivo" svolgimento delle attività processuali. Sdoganato anche l'utilizzo delle videoregistrazioni ma come forma ulteriore di documentazione dell'interrogatorio e dell'attività di assunzione della prova dichiarativa. Sempre che ci sia il consenso delle parti, sarà poi possibile la partecipazione all'atto del procedimento o all'udienza a distanza.
Irreperibili - Sul processo in assenza tra le proposte vi è l'interruzione (non più sospensione) del procedimento nel caso di irreperibilità: sentenza inappellabile di non doversi procedere, revocabile nel caso in cui l'imputato sia successivamente rintracciato e l'ampliamento della possibilità di rimedi successivi a favore dell'imputato e del condannato giudicato senza avere avuto effettiva conoscenza della celebrazione del processo.
Indagini - Sulle indagini preliminari e udienza preliminare, si pensa ad una riorganizzazione del tempo a disposizione: con limitazione durata massima delle indagini (un anno) per le contravvenzioni. E razionalizzazione del meccanismo - farraginoso e poco trasparente - delle ripetute proroghe, con l'ampliamento per alcuni delitti del 'tempo base' a disposizione degli inquirenti ma con la riduzione ad una del numero delle proroghe.
Appello - Novità anche in materia di Appello che diventerebbe un mezzo di impugnazione a critica vincolata a favore del solo imputato. Ma anche inammissibilità dell'appello per "aspecificità dei motivi"; inappellabilità delle sentenze di condanna e di proscioglimento da parte del pubblico ministero; inappellabilità delle sentenze di proscioglimento e dei capi civili delle sentenze di condanna ad opera della parte civile in sede penale. La commissione ha poi proposto la ricorribilità per Cassazione delle sentenze di primo grado da parte del pubblico ministero e della parte civile per tutti i motivi di cui all'articolo 606 del codice di procedura penale; la previsione, nel caso di annullamento della sentenza di proscioglimento, dell'obbligo di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale volta ad assumere prove decisive. Infine, in caso di annullamento della sentenza ai soli effetti civili, rinvio al giudice civile ai sensi dell'articolo 622 codice di procedura penale con l'obbligo da parte di quest'ultimo di valutare le prove.
In sintesi il pm non può appellare, ma può andare direttamente in Cassazione. Se la Cassazione annulla, si torna in appello. Allo stesso tempo, in ottica di bilanciamento, anche l'imputato potrà fare appello solo per una lunga serie di motivi previsti dalla legge. Si tratta di una strutturazione dell'appello, quale revisione critica della sentenza e non come nuovo giudizio. Una necessità ribadita dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2016. Servirà dunque una motivazione più stringente per ricorrere in appello, da sempre collo di bottiglia dei processi.
Prescrizione - Sono due le proposte sulla prescrizione. La prima prevede di sospenderne il corso, per due anni, dopo la condanna in primo grado, e per un anno, dopo la condanna in appello. Si tratta dei termini di ragionevole durata del processo previsti, per quelle fasi, dalla legge Pinto. Se la pubblicazione della sentenza d'appello, o di cassazione, non interviene entro il termine di sospensione, cessano gli effetti di questa e il periodo di sospensione è computato ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere. Rispetto alla disciplina vigente, la proposta della Commissione esclude la sospensione della prescrizione per l'assolto e limita temporalmente, in modo ragionevole, la sospensione del termine dopo la condanna. In ciò la proposta si distingue dal lodo Conte.
La seconda proposta è del tutto alternativa e presuppone una scelta riformatrice più radicale, che allinei il nostro sistema al modello di altri ordinamenti, come ad esempio quello statunitense. La prescrizione, in questo caso, si interrompe con esercizio azione penale. Se il processo dura più di 4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in cassazione c'è improcedibilità. Parallelamente poi si ipotizza lo sconto della pena per irragionevole durata del processo. E se il processo è particolarmente lungo si potrebbe arrivare all'ineseguibilità della pena. Per gli assolti pensano a un indennizzo doppio rispetto alla Pinto.
Riti alternativi - Incentivi al ricorso al patteggiamento e ai riti alternativi. In particolare, per incentivare il patteggiamento, specie quello allargato, si prevede la possibilità di sostituire la pena detentiva fino a 4 anni con una misura alternativa alla detenzione, applicata dal giudice di cognizione a titolo di sanzione sostitutiva. Si potrà così patteggiare la detenzione domiciliare, ad esempio, senza attendere l'eventuale concessione della misura nel giudizio di esecuzione. Si patteggerà cioè con la certezza di evitare l'ingresso in carcere.
di Corrado Zunino
La Repubblica, 11 maggio 2021
I tre anni della Cnupp: coinvolti 32 atenei e 82 istituti penitenziari. Ventuno studenti sono in regime di 41 bis e sessantaquattro recluse sono donne. Il professor Simonetta (Statale): "Cento esami anche durante la pandemia". Da tre anni l'università italiana, trentadue atenei dell'università italiana, entra nelle carceri del Paese. In ottantadue carceri. E offre una prospettiva di riemersione alla vita - è l'ultimo bilancio, dell'anno accademico in corso - a 1.034 persone. Sono gli studenti detenuti, ventuno di loro studiano in regime di 41 bis, il più duro.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 11 maggio 2021
La proposta sul processo penale: Cartabia punta su un netto snellimento. Vertice con i partiti: "Non siate avversari". Ma i 5S: "Ci sono criticità".
Riforma della giustizia o salta tutto il Recovery. La ministra Marta Cartabia ribadisce l'indispensabile pre-condizione ieri, in riunione con i capigruppo della maggioranza in commissione alla Camera, per il ddl sul processo penale. Si parte soprattutto dalle modifiche su appello e prescrizione. Invitando tutti i partiti "a non considerarsi avversari, ma compagni di strada", e richiamando il lavoro della commissione che ha lavorato in via Arenula in questi mesi, Cartabia punta tutto su un netto snellimento. Ma la strada non è in discesa: "Ci sono criticità" hanno fatto sapere subito i 5Stelle.
Sul fronte dell'appello: il pm non potrà appellare né le sentenze di assoluzione né quelle di condanna, ma può ovviamente ricorrere in Cassazione (se la suprema Corte annulla, si torna poi in appello). E la stretta non esclude la difesa: visto che l'imputato potrà ricorrere solo per una lunga serie di motivi previsti dalla legge. Ma da via Arenula si tiene a sottolineare che in questo modo "non si vuole limitare la difesa, ma introdurre principi di maggior rigore per contestare la condanna di primo grado".
Sul fronte della prescrizione, sono due le proposte. La prima indica la sospensione della prescrizione dopo la condanna in primo grado, con ripresa se l'appello non si conclude in 2 anni; l'altra, la prescrizione processuale che si interrompe con l'esercizio dell'azione penale. Se il processo dura più di 4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in Cassazione, interviene l'improcedibilità. Si tratta dei termini di ragionevole durata del processo previsti, per quelle fasi, dalla legge Pinto. Rispetto a ciò che accade oggi, la proposta della commissione esclude la sospensione della prescrizione per l'assolto e limita temporalmente, in modo ragionevole, la sospensione del termine dopo la condanna.
"Il grande problema che domina i dibattiti della giustizia italiana è quello della durata dei processi", spiega la ministra, collegata online da via Arenula agli esponenti della maggioranza. "Il fattore tempo è al centro delle preoccupazioni dei cittadini, delle istituzioni europee, degli attori economici. Il fattore tempo è e deve essere al centro delle proposte di riforma che stiamo intraprendendo". Per i tempi-lumaca del sistema italiano, argomenta Cartabia, "determinano due disfunzioni, che costituiscono violazioni di principi costituzionali ed europei: il primo è quello dell'eccessivo numero di processi che si concludono con la prescrizione, più volte rimproverataci da molti organi internazionali. Con la prescrizione, la domanda di giustizia da parte delle vittime rimane frustrata, e lo Stato manca al suo compito di assicurare l'amministrazione della giustizia. Il secondo, è quello della violazione del fondamentale diritto alla ragionevole durata del processo da parte degli imputati, un diritto garantito da Costituzione e Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
La strada dell'intesa dovrà essere ora breve e produttiva: una mission ardua. I 5S parlano di criticità anche se il presidente grillino della commissione Giustizia della Camera, Mario Perantoni non è negativo. "Sono emerse proposte molto interessanti, sulle quali i gruppi svolgeranno le loro valutazioni. I punti di intervento sono molti, tra questi la prescrizione per la quale sono state proposte soluzioni alternative. Personalmente sono ottimista e devo aggiungere che dobbiamo esserlo perché stiamo lavorando attorno al cuore del Pnrr: dunque è necessario il massimo impegno di tutti".
di Marco Conti
Il Messaggero, 11 maggio 2021
"Sulla durata dei processi il governo si gioca tutto il Recovery", "non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana". Per questo "chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare una occasione così decisiva per tutti". La riunione è a distanza ma la ministra Marta Cartabia non usa giri di parole e spiega ai componenti la Commissione Giustizia di Montecitorio che buona parte dei destini dei fondi del Recovery si giocano tutti sulla giustizia. Al punto che "se mancheremo gli obiettivi che la Commissione Ue ci richiede sulla durata dei processi", "l'Italia dovrà restituire quella imponente cifra che l'Europa sta per immettere nella vita economica e sociale del Paese".
Giustizia, Giustizia, Cartabia: "Governo si gioca Recovery su durata processi" - La Guardasigilli definisce l'impresa di riforma del sistema della giustizia "titanica" perchè in cinque anni andranno ridotti del 40% i tempi dei giudizi civili e del 25% quelli dei giudizi penali. E titanico sarà anche il compito di mettere insieme una maggioranza molto divisa soprattutto sul tema. A pesare è l'annuncio di Matteo Salvini di voler raccogliere le firme con i Radicali su otto referendum sulla giustizia, ma soprattutto le resistenze del M5S che ieri ha assistito di fatto alla demolizione del testo presentato a suo tempo dal ministro Bonafede. Ed infatti, poche ore dopo la fine dell'incontro sono i componenti grillini della Commissione a prendere carta e penna sostenendo che l'incontro con la Cartabia è stato "interlocutorio" e che "ci sono criticità" nelle proposte messe a punto dalla Commissione ministeriale.
Recovery, Gentiloni: se ha successo, il debito comune può diventare permanente - E che il problema rischia di non essere Salvini - che infatti derubrica a "stimolo" il suo impegno referendario - ma il M5S lo si comprende dall'insieme delle proposte elaborate dalla Commissione e che l'ufficio legislativo del ministero della Giustizia dovrebbe tramutare nei prossimi giorni in emendamenti. Due le proposte di riforma della prescrizione e tutte e due che ridanno certezza alla durata dei processi cancellata dalle norme del primo governo Conte. Obiettivo velocizzare i tempi dei processi e quindi il pm non potrà fare appello, ma ricorrere direttamente in Cassazione. Le indagini preliminari potranno durare al massimo un anno per le contravvenzioni e ci potrà essere una sola proroga per alcuni delitti, per il quali sarà comunque aumentato il tempo base per il pm. Si incentiva il ricorso ai riti alternativi: chi patteggia pene fino a quattro anni potrà farlo con la certezza di evitare il carcere. Toccherà al Parlamento indicare ogni anno ai pm i reati da perseguire.
All'appuntamento la ministra si presenta per ascoltare e i commenti iniziali sono favorevoli. "La Costituzione è tornata nei processi penali nel metodo e nel merito, anche perchè il Parlamento è tornato protagonista", dice il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Ed Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione definisce "organico e serio" il lavoro della Commissione. Restano le forti resistenze del M5S che si agitano qualche ora dopo e che vengono riassunte dalla presa di distanza dei componenti della Commissione Giustizia dal testo presentato dalla ministra: "Valuteremo ogni contributo - scrivono - ma per noi è importante mantenere il perimetro all'interno del ddl depositato in commissione se vogliamo giungere ad un risultato utile a tutti". Una presa di distanza in linea con il giustizialismo grillino ma che deve fare i conti con i tempi stretti che ha il governo per non disattendere sin dall'inizio gli impegni assunti con il Pnrr. Le riforme del processo civile, penale e del Csm, andranno approvate tutte entro l'anno e poi servirà qualche altro mese per i decreti attuativi.
"Non possiamo guardarci come avversari", "siamo compagni di strada", ha provato a stemperare la Cartabia che ha anche sottolineato l'esigenza di dover intervenire per una "giustizia troppo lenta, che produce sia "l'eccessivo numero" di processi che si concludono con la prescrizione, frustrando la domanda di giustizia delle vittime, sia il rischio che il giudizio si trasformi "in un anticipo di pena", con il processo mediatico. Impresa "titanica", appunto.
di Giulia Merlo e Filippo Teoldi
Il Domani, 11 maggio 2021
La guardasigilli al vertice di maggioranza: "Non possiamo guardarci come avversari, senza riforme niente soldi del Recovery". Presentate le proposte di modifica di appello e prescrizione e per ridurre la durata dei processi. Durante l'incontro di maggioranza sul disegno di legge di riforma del penale, la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha dovuto bilanciare tecnicismo e politica. Davanti a lei, infatti, si sono posti due ordini di problemi. Il primo e preliminare è quello politico, che riguarda i partiti della maggioranza di governo. Ognuno ha presentato emendamenti diversi e antitetici - soprattutto su come riformare la prescrizione - e il rischio è che le riforme della giustizia (civile, penale e dell'ordinamento giudiziario) si trasformino in una guerra di logoramento. Invece, il tempo è prezioso e determinante: la riforma penale è inserita nel Pnrr, deve essere approvata entro fine 2021 e proprio alla velocizzazione dei processi penali e civili è legato l'ottenimento dei fondi europei del Next generation Eu.
Dunque la ministra tecnica per antonomasia ha dovuto trasformarsi in politica e richiamare alla responsabilità le anime della maggioranza: "Non possiamo guardarci come avversari ma come compagni di strada", avrebbe detto, spiegando che il confronto sarà ampio ma che il fine deve essere lo stesso: velocizzare la giustizia nell'interesse dei cittadini, e "chi si sottrae, si assumerà la responsabilità di mancare gli obiettivi chiesti dall'Unione europea".
La ministra ha poi elencato le condizioni per cui i 191 miliardi destinati all'Italia, 2,7 dei quali per la giustizia, arrivino in Italia: la riduzione del 40 per cento del tempo per i giudizi civili e del 25 per cento di quelli penali, entro cinque anni. Secondo chi era presente sul fronte politico, l'esito del vertice è stato "positivo", dunque la ministra avrebbe centrato i toni e i contenuti.
Il percorso, tuttavia, è difficile e il ministero ha fatto capire di voler procedere a tappe forzate, a partire dal penale. Il ddl penale è in commissione Giustizia alla Camera, il testo era stato redatto durante il precedente governo e ora i gruppi hanno presentato i loro emendamenti.
Anche la commissione di esperti presieduta dal presidente emerito della Consulta, Giorgio Lattanzi ha presentato la sua relazione su come migliorare il testo e a giorni arriveranno le specifiche proposte di emendamento al ddl. "Giudizi lunghi recano un duplice danno: frustrano la domanda di giustizia e ledono le garanzie", per questo realizzare processi breve dovrebbe far "convergere gli interessi tanto dei cosiddetti giustizialisti, quanto dei cosiddetti garantisti", ha detto la ministra nel presentare le proposte della commissione, ritornando così nelle sue vesti di tecnica. Tre i punti essenziali.
Prescrizione - La prescrizione è il tema più divisivo e la commissione ha proposto due possibili linee riformatrici. La prima prevede di sospendere il corso della prescrizione per due anni dopo la condanna in primo grado e per un anno dopo la condanna in appello, riprendendo i termini di ragionevole durata del processo previsti dalla legge Pinto. Inoltre, si prevedrebbe uno sconto di pena in caso di irragionevole durata del processo. La seconda prevede di interrompere la prescrizione con l'esercizio penale ma scatta l'improcedibilità se il processo dura più di 4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in cassazione.
Stretta su appello - Il grado d'appello, come mostrano i grafici di questa pagina, è l'imbuto del processo penale. Per questo la proposta della commissione prevede di intervenire per ridurne i numeri: il pm non potrà più appellare né le sentenze di assoluzione né quelle di condanna; per l'imputato, invece, i motivi di appello saranno tassativi e previsti dal codice.
Così, l'appello si trasformerebbe in un mezzo di impugnazione vincolato e a favore solo degli imputati. Il rito sarebbe trasformato in camerale, con trattazione orale solo su richiesta. Inoltre, la proposta prevede un maggiore controllo del Gip sulle inerzie del pm nella decisione tra archiviazione e rinvio a giudizio.
Indagini - La commissione prone anche di limitare a un anno la durata massima delle indagini per le contravvenzioni, inoltre di razionalizzare il meccanismo delle proroghe di indagine sugli altri reati, con ampliamento del tempo base per alcuni delitti, ma la riduzione del numero di proroghe da poter richiedere.
Infine, la commissione ha previsto incentivi al patteggiamento, con la possibilità di sostituire la detenzione fino a quattro anni con una misura alternativa, come la detenzione domiciliare (senza dover aspettare che venga concessa nel giudizio di esecuzione). Ora, l'attesa è per gli emendamenti puntuali e per la reazione dei partiti, in vista dell'inizio dei lavori sul testo base.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 maggio 2021
La commissione della ministra Marta Cartabia propone la riscrittura della riforma penale. E affronta in modo risoluto il moloch prescrizione. Pomeriggio da ricordare. In un vertice lungo perché tecnico, la commissione della ministra Marta Cartabia propone la riscrittura della riforma penale. Lo fa con puntualità, ampiezza, in modo organico, riferiscono quasi tutti i parlamentari in ascolto. È un progetto che affronta in modo risoluto il moloch prescrizione.
Il gruppo di studio presieduto da Giorgio Lattanzi, predecessore di Cartabia al vertice della Consulta, offre ai capigruppo di maggioranza due soluzioni: un sostanziale ritorno alla prescrizione targata Orlando, con la sospensione appena ritoccata in appello, di 2 anni anziché un anno e mezzo, e con un anno di stop in Cassazione, e recupero del tempo "congelato" in caso di sforamento, nel senso che se "la pubblicazione della sentenza non interviene entro il termine di sospensione, cessano gli effetti di questa" e il periodo di sospensione è rimesso nel conto. Oppure un mix avveniristico fra prescrizione classica, cioè del reato, che esaurirebbe i suoi effetti addirittura alla richiesta di rinvio a giudizio, col subentrare però di una severa e tempestiva improcedibilità per sforamento dei termini di fase, che riguarderebbe tutti gli stadi del processo, compreso il primo grado. Nel secondo meccanismo, che convince di più il Pd, verrebbe prevista una disciplina separata per alcuni gravi reati. È in ogni caso un netto superamento dell'impostazione di Bonafede, sia riguardo la prescrizione sia per l'impianto del ddl penale.
Cartabia precede l'illustrazione del piano, affidata ai tecnici, con diverse premesse forti.
Primo: "Sulla durata dei processi il governo si gioca tutto il Recovery, non solo quello legato alla giustizia".
Secondo: "Chi si sottrae al cambiamento si dovrà assumere la responsabilità di mancare un'occasione così decisiva per tutti" ma "nessuno ce la può fare senza il contributo, l'entusiasmo, la disponibilità di tutti".
Terzo: "I giudizi lunghi recano un duplice danno: in caso di prescrizione, la domanda di giustizia da parte delle vittime rimane frustrata" e si "ledono le garanzie". Perciò, "sui processi brevi dovrebbero convergere gli interessi dei cosiddetti giustizialisti quanto dei cosiddetti garantisti".
Sono messaggi che servono a richiamare alcune tendenze ellittiche, inclusa forse l'improvvisa virata di Matteo Salvini verso l'alleanza referendaria col Partito radicale. Ma l'argomento con cui Cartabia dà sostanza agli appelli è la tempistica: le ipotesi sventagliate ieri dagli esperti saranno tradotte già la settimana prossima in emendamenti, alcuni dei quali destinati a "valorizzare", assicura via Arenula, le tante proposte avanzate dai partiti.
Altro connotato ineludibile: il progetto messo a punto dalla "commissione Lattanzi" ha una forza organica, punta a ridurre i tempi con l'estensione dei riti alternativi, patteggiamento in primis (sconto di pena della metà anziché di un terzo, come proposto pure dal Pd) ma qui è là ridice anche i margini per la difesa (con una disciplina più restrittiva per le impugnazioni in appello).
Zanettin (Fi), nota "l'inappellabilità, per il pm, delle assoluzioni, inserita fra i nostri emendamenti". Bazoli (Pd) parla di "svolta nell'equilibrio" e rivendica la convergenza del ministero su diverse soluzioni prospettate dal Nazareno, dalla "videoregistrazione degli interrogatori" ai "criteri di priorità per i pm", oltre che sull'ipotesi "processuale" della prescrizione.
Conte (Leu) fa notare come "proprio i due percorsi ipotizzati sulla prescrizione premino la logica del mio lodo, che innanzitutto distingueva fra condannati e assolti in primo grado e già prevedeva meccanismi di recupero del tempo congelato".
I deputati del M5S non negano "criticità" ma neppure lanciano anatemi. E il presidente pentastellato della commissione Giustizia, Perantoni, riconosce che le proposte di via Arenula sono "interessanti" e si dice "ottimista". Un piccolo miracolo, anche se non è finita. Ma certo, come dice Cartabia in un suo libro sul carcere, un'altra storia inizia qui.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 11 maggio 2021
Enrico Costa (Azione): "Sotto il profilo della prescrizione la riforma Bonafede è praticamente archiviata". Ieri il vertice con la ministra della Giustizia. Enrico Costa, deputato di Azione, spiega che dopo l'incontro in videoconferenza di ieri con la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, "sotto il profilo della prescrizione la riforma Bonafede è praticamente archiviata" e dice che più che sui referendum proposti da Salvini "dobbiamo concentrarci sul far approvare i nostri emendamenti".
Onorevole Costa, quanto confida che nel dl penale possano entrare i temi a voi più cari, legati alla presunzione d'innocenza e alle novità sulle misure cautelari?
Ho posto questi quesiti in maniera chiara alla ministra Cartabia. La commissione ministeriale ci ha illustrato proposte e idee e poi c'è stato dialogo sui nostri emendamenti, basati anche su altri temi come il segreto istruttorio, le intercettazioni, il diritto all'oblio. Tutta una serie di proposte che andavano oltre la proposta Bonafede, al cui filo conduttore si è legato invece il lavoro della commissione. Penso e spero che i temi presenti negli emendamenti possano avere cittadinanza, perché ispirati ai medesimi principi seguiti dalla stessa commissione, cioè ragionevole durata del processo e presunzione d'innocenza. Il loro accoglimento significherebbe tuttavia trasformare il dl penale attuale, prendendosi più tempo, che invece stringe.
Intravede disponibilità nella ministra Cartabia nell'accogliere le modifiche?
Questo non lo so, dobbiamo chiudere la legge di delegazione entro la fine dell'anno sia alla Camera che al Senato e i tempi saranno piuttosto stretti. Tuttavia è evidente che nell'esame non possiamo limitarci al perimetro della riforma Bonafede, all'approvazione della quale tra l'altro io mi trovavo all'opposizione. Condivide l'iniziativa di Matteo Salvini di esercitare pressione attraverso i referendum su una maggioranza che sappiamo essere divisa? Noi siamo una forza politica seria che vuole portare avanti le proprie proposte in Parlamento, che è la sede dell'attività legislativa.
Penso che abbiamo l'occasione, noi come altre forze politiche, di presentare le nostre proposte e di vederle approvate. Il referendum è un'opportunità nel caso in cui non ci fosse questa possibilità, ma penso che dobbiamo dare fiducia alla ministra Cartabia evitando di mettere il carro davanti ai buoi. Dobbiamo concentrare le forze sul cercare di portare avanti e far approvare i nostri emendamenti. Anche perché sulla custodia cautelare, sulla separazione delle funzioni e sui magistrati fuori ruolo, i nostri testi sono simili a quelli dei Radicali. Tra i referendum che Salvini propone c'è quello sulle carriere dei magistrati.
C'è concreta possibilità che venga abrogata qualche norma tramite referendum?
Il referendum abrogativo è molto complesso. Sulla separazione delle carriere abbiamo una proposta di legge di iniziativa popolare proposta dall'Ucpi che è pendente in Parlamento. In generale, sul fatto che il referendum possa essere utilizzato per modificare la norma sulla separazione delle carriere ho molti dubbi. Un conto è la separazione delle funzioni, in merito alla quale si può intervenire sul decreto legislativo del 2006, un altro conto è la separazione delle carriere. Mi piacerebbe vedere come articolerebbero il quesito.
È soddisfatto delle ipotesi avanzate da via Arenula per la modifica della prescrizione di Bonafede?
Devo dire che sotto questo profilo la riforma Bonafede è praticamente archiviata. Ci sono state proposte due ipotesi: la prescrizione processuale e la prescrizione sostanziale, ma in entrambe le circostanze si archivia lo stop alla prescrizione di Bonafede che determinava il fine processo mai, che come noto per noi era inaccettabile.
Chi glielo dice al M5S?
La maggioranza è ampia ed è vero che il M5S al momento alle ultime Politiche rappresentava il 33 per cento del Parlamento, ma è anche vero che oggi rappresenta molto meno e se c'è una convergenza del resto della maggioranza su alcune norme di certo ascolteremo la voce del Movimento, ma questa non sarà così determinante come era nelle altre maggioranze. Possiamo dire che oggi la voce del Movimento è un po' più flebile.
A tre mesi dall'insediamento della ministra Cartabia, pensa che la politica stia riuscendo a dare un'immagine di sé al Paese che sia meno divisiva su temi fondamentali come quelli della giustizia?
Il cambiamento più evidente è che ora c'è un approccio organico alla materia, non finalizzato ad avere titoli di giornale come accaduto in passato. Su un punto siamo tutti d'accordo e su questo dobbiamo focalizzare l'attenzione: bisogna cercare di avere una ragionevole durata del processo, ancorando le scelte ai principi costituzionali e non a mere visioni politiche dettate da scelte di pancia solo per avere consenso popolare, che portano poi a norme inefficaci.
di Errico Novi
Il Dubbio, 11 maggio 2021
Ddl penale, parla il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: "Si torna ai principi del giusto processo e della ragionevole durata con un impianto forte". "Si riafferma la Costituzione. Nel metodo e nel merito. Si torna ai principi del giusto processo e della ragionevole durata con un impianto forte. Si realizza lo spirito della Carta anche nel percorso di condivisione dialettica fra il governo e il Parlamento. Nessuno fra i parlamentari presenti alla riunione ha potuto far altro che plaudire all'impostazione seguita dal gruppo di esperti, e dal presidente Giorgio Lattanzi che l'ha guidato. Ma una condivisione di fatto si è notata anche rispetto ai contenuti, seppur con la necessaria riserva di dover leggere, appena possibile, la traduzione delle ipotesi governative nei veri e propri emendamenti".
Francesco Paolo Sisto è nella prima linea del governo sulla giustizia. Non solo per il ruolo di sottosegretario, ma anche perché ha partecipato a tutte le riunioni della "commissione Lattanzi", voluta dalla guardasigilli Marta Cartabia per studiare le possibili modifiche al ddl penale. "Posso dire con molta tranquillità che l'autorevolezza e la capacita di declinarla con un approccio pacato sono stati la forza di Lattanzi in questo lavoro. La competenza ha un suo peso insuperabile, quando si tratta di giustizia e di Costituzione".
Al punto da stemperare la contrarietà del Movimento 5 Stelle?
Alla riunione sono intervenuti, per il Movimento, il capogruppo in commissione Saitta e il presidente Perantoni. Hanno espresso apprezzamento, come tutti, per il percorso scelto: proposte illustrate nel loro significato, con successiva, imminente traduzione in emendamenti governativi ma tutto il tempo, per i gruppi alla Camera, di subemendarli. Con la possibilità, dunque, di una transazione, di una sintesi fra tecnici e forze politiche. La Costituzione è anche in questo, nel rispetto dialettico dei ruoli fra governo e Parlamento.
Quindi il superamento della prescrizione di Bonafede non provocherà l'uscita dei 5 stelle dal governo?
Guardi, le rispondo così: non mi è sembrato di aver visto barricate. E il motivo mi pare chiaro, lo ripeto: la competenza delle proposte ha una forza che vince su tutto, s'impone, e si è imposta.
Due soluzioni per la prescrizione: ce le illustra?
La proposta "sostanziale", come mi sembra di poterla definire, è molto netta: sospensione di due anni in appello, ma solo per i condannati in primo grado. Se dinanzi al tribunale si è stati assolti, il tempo di estinzione del reato continua a decorrere. Se i due anni di durata massima dell'appello vengono superati anche di un solo giorno, l'intero tempo di prescrizione congelato ritorna nel conteggio.
Anche se la sentenza di secondo grado conferma la condanna?
Certo, perché deve prevalere davvero il principio della ragionevole durata del processo. Stesso discorso in Cassazione, dove la sospensione è di un anno soltanto. Non le sarà sfuggito un dettaglio?
Quale?
Due anni per l'appello, un anno per il giudizio di legittimità: sono i termini massimi oltre i quali interviene il diritto al risarcimento ex legge Pinto.
E infatti è un'ipotesi molto chiara nel riaffermare le garanzie. La seconda?
È più articolata, e per tale motivo potrà essere valutata appieno solo nel dettaglio dell'enunciazione tecnica. In ogni caso la prescrizione del reato, seppur con alcune variabili di dettaglio, scompare dalla scena una volta esercitata l'azione penale.
Cioè già con la richiesta di rinvio a giudizio?
Sì. Interviene invece una prescrizione cosiddetta, impropriamente, processuale, qualora siano sforati i limiti di durata per ciascuna fase, che sarebbero di quattro anni in primo grado e di tre in appello. Raggiunto quel limite, interviene l'improcedibilità.
Sarebbe in ogni caso un superamento chiarissimo della legge Bonafede...
Sulla modifica della prescrizione introdotta nel 2019 c'è evidentemente una valutazione critica. Ma vorrei far notare che il vero spirito della proposta governativa è la brevità del processo coniugata con le garanzie. Lo si coglie anche negli altri contenuti. Innanzitutto, la rafforzata efficacia della funzione di filtro per l'udienza preliminare: si va a processo se vi sono elementi veri per ipotizzare un giudizio di condanna, non se gli elementi sono subordinati a un loro eventuale ulteriore sviluppo. Altra cosa molto rilevante, anche per affermare la presunzione d'innocenza a cui tengo personalmente molto: l'iscrizione a registro è un atto a garanzia dell'indagato, e non può avere altre conseguenze se non quelle inerenti il procedimento penale. C'è una novità importante anche sui criteri di priorità per l'esercizio dell'azione penale.
Cosa cambia rispetto al ddl dell'ex ministro Bonafede?
Deve essere il Parlamento a fissarli. Altra proposta forte della commissione Lattanzi: viene recuperata la legge Pecorella, è cioè precluso il ricorso del pm in appello se l'imputato è assolto in primo grado, con possibilità di ricorrere per Cassazione, naturalmente. Previsione bilanciata da una procedura più stringente per l'appello dell'imputato, vincolata a motivi specifici. C'è una ricerca di bilanciamento anche nella celebrazione da remoto per il secondo grado e la cassazione, sempre derogabile, e senza condizioni, su richiesta della difesa. Inoltre, si ipotizza un forte allargamento dei riti speciali, sia per il patteggiamento che per l'abbreviato.
Era un altro snodo critico del ddl Bonafede...
Nella proposta Lattanzi c'è un'estensione forte, che ricorre anche nell'allargamento delle fattispecie procedibili a querela, nella possibilità di patteggiare le sanzioni alternative, la confisca, le pene accessorie, nella valorizzazione dei lavori di pubblica utilità. Viene ampliata la messa alla prova, alcuni reati si estinguono con meccanismi di riparazione. Un disegno che la commissione guidata dal presidente Lattanzi sottopone al Parlamento dopo meno di due mesi. Vengono riconsiderate alcune scelte del passato, generate da alcune distrazioni.
Sottosegretario, è una revisione molto profonda, il che difficilmente potrà non avere conseguenze sul piano politico...
Ma nessuno impone nulla. C'è una logica che definirei di condivisione dinamica. Fra dieci giorni le proposte della commissione ministeriale si tradurranno in emendamenti, i gruppi parlamentari potranno subemendarle. Se si entra nella logica di passi indietro simmetrici, la transazione è possibile. Ma una cosa è certa. Con un impianto del genere si torna davvero alla Costituzione. E lo si fa secondo quel fine della brevità che va rispettato. Ricordiamo cosa ci è stato chiesto: ridurre del 25 per cento la durata media dei procedimenti penali, entro un quinquennio, e ridurli del 40 per cento in campo civile. Meglio di così, l'impegno sollecitato all'Italia dall'Unione europea non si potrebbe realizzare.
di Liana Milella
La Repubblica, 11 maggio 2021
L'avvocato leghista: I referendum? Nessuno schiaffo al governo, ma è vitale un radicale riordino della magistratura"
Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati alle riforme della giustizia o vuol far saltare il tavolo?
"Sono accuse del tutto pretestuose. Noi sosteniamo il ministro Cartabia e condividiamo l'urgenza di una profonda riforma della giustizia. Siamo in attesa dei testi, ma è già noto - a titolo d'esempio - che il ministro tiene molto ai temi della digitalizzazione e delle assunzioni. Chi volesse controllare il numero delle assunzioni programmate durante il mio mandato come ministro della Pubblica amministrazione avrà modo di verificare che anche per me è stata una priorità assoluta. Aggiungo che il ministro Cartabia vuole introdurre alcune novità nel processo penale che io stessa avevo suggerito a Bonafede quando era ministro - per esempio, quella di uno staff qualificato in grado di aiutare il giudice - e che erano state bocciate. Però vogliamo anche andare oltre".
Lei dice così, ma le mosse del suo leader Salvini danno la sensazione opposta. Sembrate dei sabotatori...
"Ripeto, nessun contrasto, noi vogliamo andare oltre. Quello che è venuto a galla, tra l'altro, è un correntismo esasperato che ha enormi ricadute sull'attività giurisdizionale: mina alla base la fiducia nella magistratura, nella sua indipendenza, nel suo ruolo di contrappeso agli altri poteri, come mai era accaduto nella storia della Repubblica. Un cambiamento radicale non è semplicemente necessario, ma addirittura vitale. Ed è sollecitato da tantissimi magistrati che non si rispecchiano in alcun modo nelle torbide acque di quanto emerso sinora".
Allora come interpreta questa mossa sui referendum? Pare uno schiaffo a Cartabia e al suo disperato tentativo di tenere assieme una maggioranza disomogenea sulla giustizia. O no?
"Non conosco i testi del ministro Cartabia, ma da quanto ha annunciato si occuperà di riforme sui processi, con qualche correzione al sistema delle nomine al Csm. La Lega ritiene questi temi fondamentali e darà il suo contributo, ma a noi non basta riformare le procedure. Ogni giorno vengono lanciate accuse gravissime tra magistrati. Ricordo che i magistrati sono coloro che decidono sulla nostra libertà, il nostro patrimonio, la nostra vita. A ciò si aggiunga che l'obbligatorietà dell'azione penale è poco più che un mito: in realtà c'è un'enorme discrezionalità, che riguarda anche la velocità da imprimere alle inchieste e i mezzi da impiegare. Serve una radicale riforma dell'ordinamento giudiziario, non basta riformare i processi".
Ma era proprio necessario, e proprio adesso, lanciare la palla dei referendum? O è una "vendetta" per i processi di Salvini sulla immigrazione? Si spiegherebbe così la voglia di far saltare la legge Severino...
"Dissento da questa lettura. Non è più il tempo di assegnare etichette o colori ai tentativi di riforma della giustizia. Si prenda atto che a forza di temporeggiare, di fare "melina", la giustizia è sull'orlo del baratro. Si cambi rotta. Ora o mai più. Le faccio presente poi che i processi a carico del senatore Salvini hanno ad oggetto la condotta tenuta da un ministro nell'adempimento dei propri doveri. L'esistenza stessa di quei processi dimostra ancora una volta come il Parlamento votando a favore del processo abbia abdicato al proprio ruolo delegando alla magistratura una valutazione politica".
Consentirà dubbi sulla reale voglia di riforme sulla giustizia della Lega vista la sua contrapposizione con l'ex guardasigilli Bonafede... e se l'entrata in vigore della legge sulla prescrizione è slittata di un anno è proprio per una sua trovata. La Lega vuole o non vuole le riforme della giustizia?
"Ho definito il blocco della prescrizione una bomba atomica per il processo penale perché so cosa accade in tribunale. Senza la tagliola della prescrizione non si fissano le udienze, è inutile negarlo. Ho chiesto il differimento per l'entrata in vigore perché Bonafede diceva che in pochi mesi avrebbe accelerato il processo penale e non si sarebbe posto alcun problema. E invece...".
Un accordo con M5S e con il Pd è realistico?
"È realistico nella misura in cui chiunque reputi urgente assicurare al nostro Paese una giustizia degna di una compiuta democrazia liberale, voglia trovare una base di discussione comune, dove le divisioni strumentali siano accantonate in nome di una visione più ampia. Come ai tempi della Costituente".
Alla Camera avete presentato oltre 150 emendamenti, c'è di tutto, perfino l'obbligo delle scuse all'imputato se il processo si chiude con un'assoluzione. Questo lei lo chiama corretta collaborazione con Cartabia?
"Si tratta di tentativi di ribadire che il nostro è un sistema che si fonda sulla presunzione di innocenza, non già sul principio per cui chi viene assolto è un colpevole che l'ha fatta franca".
Insomma, non volete chiudere con questo governo?
"Assolutamente no. Proponiamo una grande riforma non più differibile, di ampio respiro, che riabiliti una funzione essenziale per un Paese democratico. Il sistema attuale è stato un fallimento. Bisogna avere il coraggio di prenderne atto e proporre soluzioni. Per il bene di tutti i cittadini".
- "Basta conferenze show e Pm in prima pagina", intervista a Francesco Paolo Sisto
- L'incidente probatorio in diretta tv da Giletti
- Dawda, che sognava di fare il calciatore ma fu scambiato per uno scafista
- Leonardo morto a scuola, un anno alla maestra: quel processo inutile da fare per forza
- Emilia-Romagna. Marighelli: "Ancora troppi i detenuti, passi avanti sul fronte Covid"











