ansamed.it, 11 giugno 2021
Dissidente sciita morto per Covid in prigione. Una rara protesta popolare a sfondo confessionale si è registrata oggi in Bahrain, nel Golfo, dopo che nei giorni scorsi il ministero degli interni aveva ammesso che un detenuto politico era morto in carcere a causa del Covid. Familiari, amici e seguaci dell'attivista per i diritti umani Hussein Barakat, 48 anni, morto in prigione per il coronavirus, hanno inscenato una protesta nella località di Diya, non lontano dalla capitale Manama.
Da settimane i familiari dei detenuti della tristemente nota prigione di Jaw chiedono che i prigionieri vengano rilasciati per evitare che vengano contagiati dal covid, in un paese che sta affrontando una recrudescenza della diffusione del virus. Barakat era stato condannato all'ergastolo nel 2018 con l'accusa di appartenere a una "cellula terroristica", definizione che il regime sunnita di Manama adotta indicando attivisti della comunità sciita locale.
Il Bahrain era stato teatro dieci anni fa, nel contesto delle proteste arabe, di manifestazioni sociali che avevano quasi subito assunto un carattere politico contro il potere dominante, incarnato nella casata sunnita dei Khalifa, appoggiata dall'Arabia Saudita in funzione anti-iraniana.
di Michele Giorgio
Il Manifesto, 11 giugno 2021
Israele/Territori occupati. Nel filmato che risale a due anni fa, si vedono le guardie carcerarie trascinare, tra manganellate e calci, i prigionieri palestinesi. Quindici detenuti rimasero feriti. Solo una guardia è stata indagata, non è stato eseguito alcun arresto e il caso è stato chiuso. Nel marzo 2019, nel carcere israeliano di Ketziot, nel Negev, dopo che due guardie erano state accoltellate e ferite da un prigioniero palestinese, 55 detenuti in maggioranza di Hamas furono brutalmente picchiati con manganelli e presi a calci da almeno dieci agenti e lasciati per ore ammanettati e sul pavimento uno sopra l'altro. A rivelarlo è un filmato delle telecamere di sorveglianza diffuso ieri dal quotidiano Haaretz. In un articolo firmato da Josh Breiner, il quotidiano ricorda che le autorità avevano parlato di sommossa che invece le immagini non mostrano. Piuttosto si vedono le guardie carcerarie trascinare, tra manganellate e calci, uno alla volta i prigionieri palestinesi. Quindici detenuti rimasero feriti, due in modo grave. Malgrado ciò solo una guardia carceraria è stata indagata, non è stato eseguito alcun arresto e il caso è stato chiuso. "Questo è uno dei video più scioccanti che abbia mai visto. Dozzine di detenuti sono stati sbattuti a terra dalle guardie e picchiati con manganelli e calci mentre erano indifesi. 15 sono rimasti feriti, due gravemente. E la polizia? Ha chiuso il caso perché i responsabili del crimine sono sconosciuti", ha commentato Josh Breiner su Twitter.
La diffusione del video del pestaggio è coincisa con una nuova giornata di tensione a Gerusalemme Est. Al mattino la polizia ha caricato un raduno di palestinesi in via Salah Eddin a sostegno delle famiglie dei quartieri di Silwan e Sheikh Jarrah minacciate di espulsione dalle case dove vivono da decenni. Al loro posto andranno coloni israeliani, che affermano di essere proprietari delle abitazioni e dei terreni dove sono state costruite. Nel pomeriggio la tensione è risalita quando il deputato di estrema destra Itamar Ben Gvir, sfidando il rinvio della "Marcia delle bandiere" alla prossima settimana, si è recato alla Porta di Damasco, assieme a un manipolo di seguaci, per sventolare la bandiera di Israele nell'anniversario dell'occupazione militare della zona araba di Gerusalemme nel 1967.
Le proteste palestinesi sono state immediate, così come l'intervento della polizia che usato il pugno di ferro contro i dimostranti. Le stesse scene si sono viste anche a Sheikh Jarrah mentre da Gaza Abu Odeida, il portavoce delle Brigate Al Qassam, ha fatto sapere che l'ala militare di Hamas segue con attenzione cosa accade a Gerusalemme ed è pronto ad intervenire di nuovo. Lo scorso 10 maggio, dopo l'ingresso massiccio di forze di polizia sulla Spianata della moschea Al Aqsa, Hamas sparò decine di razzi verso Israele e Gerusalemme. Il governo Netanyahu reagì lanciando l'offensiva aerea "Guardiano delle Mura" che ha ucciso circa 260 palestinesi a Gaza e causato gravi distruzioni. I razzi di Hamas e i suoi alleati hanno ucciso nove israeliani e tre lavoratori stranieri. Ieri due agenti dell'intelligence militare palestinese e un presunto membro del Jihad sono stati uccisi a Jenin in Cisgiordania da uomini di una unità speciale israeliana entrata nella città di Jenin.
truenumbers.it, 10 giugno 2021
Sono cresciuti senza sosta fino al 2019. Adesso in 203 sono al 41 bis. Fine pena: 31/12/9999. Si fa prima a dire: "Fine pena: mai". Il senso delle due formule riportate sui certificati di detenzione degli ergastolani è lo stesso: indicare che, salvo eccezioni, per il condannato le porte del carcere sono destinate a non aprirsi mai più.
di Massimo Donini
Il Riformista, 10 giugno 2021
Una svolta antipopulista. La prima riflessione che sorge spontanea è che nel pianeta Giustizia qualcosa è cambiato dopo le due ultime esperienze governative e con la nascita del Governo Draghi. Saranno i tecnici che hanno fatto la differenza, ma ora si ricomincia a parlare di diritto, a costruire diritto dentro alle leggi, e gli stili gridati e irrazionali del punitivismo giustizialista sembrano così distanti che quasi si stenta a credere che le forze politiche che sostengono l'attuale Consiglio dei Ministri siano le stesse dell'ultimo triennio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 10 giugno 2021
Il carcere non deve rappresentare l'unica risposta al reato e che, anzi, per gli effetti desocializzanti che comporta, deve essere evitato quando possibile in favore di pene da eseguirsi nella comunità. Per questo motivo, "se corredate di contenuti sanzionatori positivi, le sanzioni sostitutive possono rivestire il ruolo di vere e proprie pene sostitutive delle pene detentive".
assocarenews.it, 10 giugno 2021
Lo chiede Snalv Confsal. È giunto il momento per stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari assunti nelle carceri italiane durante la Pandemia Covid. Eroi dimenticati? Stabilizzare gli Operatori Socio Sanitari (Oss) che lavorano nei penitenziari la cui funzione è stata messa in evidenza ancor di più durante la pandemia. È la proposta del sindacato Snalv-Confsal che pubblichiamo con la nota a firma del segretario provinciale Manuel Bonaffini.
giuridica.net, 10 giugno 2021
L'Associazione "Cammino - Camera Nazionale degli Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni" - evidenzia le lacune nella giurisprudenza relativa al diritto di un minore di mantenere un rapporto con i propri genitori in situazioni di detenzione. È trascorso oltre un anno dalla proclamazione dello stato di emergenza nazionale (art. 24 del d.lgs n. 1 del 2018) il 31 gennaio 2020 dal Consiglio del Ministri, a cui ha fatto seguito l'emanazione di numerosissimi Dpcm.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 giugno 2021
Intervista a Fabrizio Cicchitto, ex numero due di Forza Italia, sul caso della sindaca di Crema: "C'è un vaso che trabocca, anche per l'avvocatura: penso alla rivolta delle Camere penali per la rimozione della gip di Verbania". C'è una differenza strutturale, tra Fabrizio Cicchitto e la gran parte dei politici oggi in carriera.
L'ex numero due di Forza Italia, oggi commentatore su diversi giornali, ha una cultura da lasciare disarmati. Le analisi le fa su due basi: la realtà e le categorie del pensiero. Provate a mettervi contro di lui: perdete. Ad esempio, perdete nel vostro slancio ottimistico sulla presunta imminente emancipazione della politica dalla supplenza della magistratura. "Ma io più che pessimista mi dico scettico. Si deve distinguere fra rivolta e rivoluzione: sono cose diverse. I segni di rivolta ci sono, è vero, per la rivoluzione mi sa che c'è da attendere e le spiego perché".
Aspetti, onorevole Cicchitto, partiamo dal caso di Crema, dagli emendamenti sulle pagelle ai giudici: non le sembra che la politica si sia stufata?
Sì, certo. È la risposta di chi non ne può più. Guardi, dietro la reazione dei sindaci per l'indagine avviata sulla sindaca di Crema dopo che un bambino si è chiuso le dita nella porta, c'è l'accumularsi di una lunghissima serie di attacchi all'autonomia della politica. Vogliamo mettere insieme quelli principali?
Certo...
Bene. Concorso esterno in associazione mafiosa: si rende conto che non è un reato codificato come tale ma il combinato disposto fra due fattispecie diverse? Poco più in là troviamo la legge Severino: un affronto al principio della presunzione d'innocenza, della verità processuale stabilita nei tre gradi di giudizio. Mi riferisco naturalmente alla sospensione dalle cariche politiche locali fin dalla condanna in primo grado. All'interno di quella legge c'è un altro capolavoro.
A cosa si riferisce?
Al traffico di influenze. Ma come si fa? Com'è concepibile un reato del genere? Ma se fosse esistito quando ero in Parlamento, con tutte le lettere di raccomandazione che ho scritto quando c'erano le preferenze, mi avrebbero dato l'ergastolo.
Fantastico...
Andiamo avanti: la base, naturalmente, è l'abuso d'ufficio: vera licenza di uccidere nella mani dei pm. Il tutto condito da una delle non poche follie autodistruttive realizzate dalla politica in questi trent'anni: l'ultima legge, voluta da Enrico Letta, sul finanziamento pubblico ai partiti, totalmente abolito. Ecco, il quadro è completo. Politica denudata, disarmata.
E proprio di fronte a questo c'è la reazione dei sindaci, della politica, gli emendamenti sul Csm: non le basta?
Aspetti, è una rivolta di chi proprio non ne può più, che reagisce perché gli hanno tolto tutto, ogni difesa, ogni speranza di azione, e non può perdere nulla. Pensi alle fondazioni: quei temerari che avevano finanziato Renzi si sono visti entrare la guardia di finanza in casa alle 5 di mattina, senza essere neppure indagati. A uno la moglie ha detto, dopo la prima raffica d'insulti: azzardati a dare ancora un soldo a sti politici e ti butto fuori di casa. C'è un vaso che trabocca, anche per l'avvocatura: penso alla rivolta delle Camere penali per la rimozione della gip di Verbania, al di là del merito dell'indagine che dovrà pur dirci com'è che abbiamo avuto 14 morti.
E a tutto si aggiunge la crisi iniziata con Palamara, che ha tolto alla magistratura l'aura salvifica.
Sì è vero. È stato un po' come per l'Urss: non è caduta perché un nemico ha sganciato l'arma letale ma per implosione. Si è avviato un processo distruttivo partito dall'interno. Legato peraltro al cambio di alleanze fra le correnti voluto da Palamara: addio al solito patto fra i gruppi di sinistra e di centro per fare spazio a un'alleanza di centrodestra, Unicost con "Mi" anziché con "Md" appunto. Lì hanno pensato di usare l'arma atomica, il trojan. Ma l'arma atomica, seppure per pochi istanti, emana un bagliore che rischiara tutto. Tutte le contraddizioni e le distorsioni interne. Si sono fatti male da soli. Anche perché si sono dimenticati di Machiavelli.
Machiavelli?
Diceva: al gatto devi sempre lasciare una via d'uscita. Se no si vede perso e ti attacca con gli artigli negli occhi. Ed ecco: Palamara giustamente si è servito di un'autodifesa mediatica e ha portato allo scoperto uno scenario devastante per la magistratura.
E di fronte a tutto questo, caro onorevole Cicchitto, come fa a non essere ottimista su una politica che si riappropria del ruolo?
Deve tenere presenti due classici del marxismo primonovecentesco. Innanzitutto Rudolf Hilferding, Il capitalismo finanziario: ce n'è troppo, e in condizioni simili vengono schiacciati sia gli imprenditori che la classe operaia, diceva. In altre parole: si fa difficile, per la politica, organizzarsi e riprendere il timone, ma il discorso è lungo. L'altro classico ci aiuta di più: Georgj Plechanov, La funzione della personalità nella storia. In pratica spiegava come ci volessero dei veri leader, delle grandi personalità per trasformare una rivolta in vera e propria rivoluzione. Oggi figure di leader in grado di cavalcare l'onda e restituire alla politica il suo primato non ne vedo. Poi per carità, ci sono i piani di Cartabia, a rischio naufragio, però, per le resistenze dei 5 stelle e di quel partito delle procure mai schiodato dalle stanze del Pd. Ci sta pure la mossa geniale di Salvini.
Condivide i referendum?
Avranno il mio voto. Guardi, a me Salvini sta sulle scatole, lo dico chiaramente. Ma ha fatto una mossa geniale: ha disarticolato il quadro. Lui e il Partito radicale hanno messo la giustizia, la crisi della magistratura, a referendum. Hanno scatenato il panico nel Pd, pensi a Bettini.
E allora? Ci siamo: possiamo tornare alla politica egemone!
Gliel'ho detto: ci vogliono grandi personalità. Figure di ben altro spessore. Se no è una rivolta, non la rivoluzione.
di Liana Milella
La Repubblica, 10 giugno 2021
Il professore di Diritto pubblico chiamato dalla ministra Cartabia a scrivere la riforma: "Una magistratura senza liste per battere le correnti"
Professor Massimo Luciani buonasera. Su incarico della Guardasigilli Marta Cartabia, lei ha ridisegnato l'architettura del futuro Csm. Lo si può fare senza toccare la Costituzione? L'ex ministro Flick dice di no.
"Non la penso come lui. È vero che anche la nostra commissione ha proposto degli aggiustamenti costituzionali, ma molto si può fare anche a Costituzione invariata. E credo che il nostro lavoro abbia dimostrato proprio questo".
A che interventi pensa?
"C'è l'imbarazzo della scelta. Citerei, nell'ordine, il cambio della legge elettorale per i togati, norme stringenti per l'accesso dei magistrati alle cariche politiche, disciplina rigorosa del fuori ruolo, lavoro degli uffici programmato in modo da garantirne l'efficienza...".
Si fermi, sarà una riforma vera o una riformicchia?
"Guardi, basta leggere la relazione per capire che non è così, fermo restando che la ministra Cartabia farà le sue valutazioni politiche".
Bisogna ridare prestigio a un organo costituzionale come il Csm, ma al contempo all'intera magistratura dopo i colpi del caso Palamara. L'ha ripetutamente chiesto Mattarella. Bastano ritocchi qua e là?
"La sento scettica, ma sta sbagliando. È vero che non s'immagina una riscrittura integrale delle norme, ma si disegna una riforma molto significativa. Però senza un grande rinnovamento culturale della magistratura, degli operatori del diritto, della politica, ma anche dei media, da questa grave crisi non si esce: le leggi aiutano a risolvere i problemi, ma sono le persone che ci riescono".
Senta, i giornalisti hanno fatto la loro parte. Denunciando gli accordi sottobanco privi della moralità istituzionale che dovrebbe essere il dna di una toga. Ma le toghe che hanno fatto?
"Guardando dall'esterno, mi pare evidente l'ansia di rinnovamento che serpeggia nell'intero corpo della magistratura, specialmente tra i più giovani. Il diritto è una missione prima che una professione, e per i magistrati dev'esserlo in modo particolare".
Sono scettica, per quello che vedo. Perché, in chiave anti-correnti e anti accordi di partito, ha escluso l'ipotesi di un rinnovo parziale del Csm ogni due anni? A Cartabia l'idea piaceva...
"È un'idea meritevole della massima considerazione. C'è però un problema: la sorte del vicepresidente. Si poteva ridurre il suo mandato a due anni? Penso proprio di no, perché il rapporto con il capo dello Stato dev'essere saldo e duraturo. E poi una parte del Consiglio non avrebbe mai potuto esprimere il vicepresidente. Allora abbiamo affidato la scelta del vice al capo dello Stato. Ma serve una riforma costituzionale".
Un Csm dove le interferenze della politica si sentono e dove le correnti la fanno da padrone su nomine, carriere, sanzioni disciplinari. La sua scure dove colpisce?
"A parte questi toni così forti, abbiamo proposto nuove regole per formare le commissioni, principi rigorosi per attribuire gli incarichi, in linea con il ddl Bonafede, freni significativi al carrierismo".
Fatta la legge, trovato l'inganno. Lei propone il "voto singolo trasferibile", ogni toga vota, ma poi conta un numero magico e imprevedibile, il "quoziente" tra il numero dei voti validi e quello dei seggi più uno. Scommetterebbe sull'impenetrabilità del sistema?
"Abbiamo immaginato candidature individuali (non di lista!) per favorire chi non è legato alle correnti. Quanto al "quoziente" si tratta di un semplice calcolo matematico che c'è in tutti i sistemi proporzionali che non utilizzano il metodo del cosiddetto divisore, che è una cosa ancora più complicata".
Scommette su questo?
"Scommetto che renderà molto più difficile la vita a chi vorrebbe comprimere il pluralismo interno della magistratura. Ma sarebbe un gravissimo errore pensare che esista un sistema elettorale capace di eliminare il potere di forze organizzate".
Ma ha letto il libro di Palamara, il Sistema appunto? Perché non ha scelto il sorteggio?
"Un sorteggio puro e semplice sarebbe in frontale contrasto con la Costituzione, che parla esplicitamente di elezione".
E una formula mista?
"Per carità. Immaginiamo che si sorteggi prima e si elegga dopo. Lei si figura cosa sarebbe disposto a fare uno sconosciuto baciato dalla sorte per farsi eleggere? Non sarebbe facile preda delle correnti? All'opposto, se si vota e si sorteggia, poi il risultato è ovvio: le correnti condizionano comunque il voto, con in più l'inconveniente che tra gli eletti la sorte magari ci consegna i meno bravi".
Le promozioni. Magistrati che vivono per guadagnarsi un posto negli uffici che contano. Lei prevede criteri obiettivi e trasparenza dei curricula. Potrà bastare?
"Abbiamo limitato il carrierismo. L'aspirazione ad avere un incarico direttivo è legittima, ma non deve diventare una professione nella professione".
Tornerà quell'anzianità che umiliò Falcone e consentì ai suoi nemici di fargli una sporca guerra?
"Non so cosa decideranno governo e Parlamento. Noi abbiamo immaginato che le istituzioni siano ancora in grado di scegliere i magistrati migliori, senza ricorrere ad automatismi".
A differenza di Bonafede lei riapre le "porte girevoli", chi si candida può tornare in un incarico collegiale. Ma perché dovrei farmi giudicare da chi ha fatto politica ed è compromesso?
"Qui c'è un grande equivoco. Il nostro testo non è affatto meno incisivo del precedente. Tant'è che abbiamo previsto condizioni rigorosissime per l'accesso dei magistrati alla politica, comprese le cariche nei piccoli comuni che prima erano escluse. Nonché l'aspettativa senza assegni".
Però li fate rientrare.
"La Costituzione impone di conservare il posto di lavoro a chi è eletto. È una previsione difficilmente superabile. Tuttavia, ammesso che davvero ci sia chi intenderà candidarsi nonostante tutte le limitazioni previste, chi rientrerà potrà fare solo il giudice con altri, in una sede molto lontana dal luogo in cui è stato eletto".
Da quando in qua l'ideologia rispetta i limiti territoriali?
"Ma secondo lei è così semplice far prevalere un pregiudizio ideologico quando si sta in un collegio? La vigilanza degli altri sarà attentissima e preverrà i pericoli".
Le riforme sulla giustizia passeranno dopo che i cittadini avranno deciso se firmare o no per i referendum radical-leghisti. Questo non le farà apparire minimaliste soprattutto sulla separazione delle carriere?
"La questione non era di nostra competenza. Nondimeno abbiamo confermato il limite dei due passaggi, che non è affatto inefficace".
Anche la prescrizione non ricadeva nei suoi compiti, ma lei come la pensa?
"È un istituto di civiltà giuridica, ma come sempre c'è il rischio che se ne abusi. È un problema di delicato bilanciamento tra valori giuridici contrapposti. Possibile mai che in questo Paese si debba ragionare di cose così complesse a furia di slogan e preconcetti, e non di argomenti razionali?".
di Valerio Valentini
Il Foglio, 10 giugno 2021
La versione ufficiale parla di minuzie da correggere, di piccole incognite residuali da definire nel dettaglio. Roba da funzionari, insomma. Solo che in Transtalantico le rassicurazioni di Via Arenula rimbalzano con un tonfo meno rassicurante: anche perché i giorni scorrono, sul calendario, e gli emendamenti del ministero della Giustizia al disegno di legge sulla riforma del processo penale non arrivano. "Segnale che l'intesa politica ancora non è stata trovata", spiega ai suoi colleghi di partito il leghista Igor Iezzi, salviniano di rango, col tono di chi addita le prevedibili complicazioni a dimostrazione dell'opportunità dell'iniziativa referendaria promossa dal Carroccio. Gli emendamenti in questione, quelli con cui Marta Cartabia indirizzerà i lavori della commissione Giustizia di Montecitorio, dovevano in effetti arrivare a fine maggio; poi s'era spostato il termine alla settimana scorsa, quindi a quella che va declinando ora. E siccome, secondo la tabella di marcia concordata dai capigruppo di maggioranza col ministro Federico D'Incà, entro giugno il disegno di legge dovrebbe essere portato in Aula, il trascorrere dei giorni preoccupa un po' tutti.
A partire forse dalla stessa Cartabia, che pure ha fin qui fatto del troncare e sopire il suo metodo di lavoro preferito. E però anche lei sa quel che il dem Alfredo Bazoli afferma, e cioè che "un minor tempo di discussione presuppone una maggiore condivisione di partenza". Insomma, serve ormai un accordo blindato. Che però al momento pare difficile su più di un aspetto: e quasi tutte le insidie da superare hanno a che vedere con l'intransigenza del M5s. Perché la sostanza delle proposte che verranno da Via Arenula è già stata anticipata dal dossier elaborato dal gruppo di lavoro presieduto dal prof. Lattanzi. E su nessuna delle tre novità più rilevanti - modifica della prescrizione, inappellabilità delle sentenze di primo grado e indirizzo parlamentare nella definizione della priorità dell'azione penale - le rimostranze dei grillini si vanno placando.
Anzi, nei conciliaboli di corridoio alla Camera è emersa, da parte del M5s, la volontà di difendere a oltranza la bontà della riforma che porta il nome di Alfonso Bonafede. E il fatto che martedì sera Giuseppe Conte abbia rivendicato i successi di quella norma, ha dato nuovo ardore alla resistenza grillina. Specie sul punto della prescrizione: rispetto al quale, stando a quel che trapela, Bonafede vorrebbe proporre di ripartire dal "lodo Orlando", quello che l'attuale ministro del Lavoro propose a poche ore dal tracollo del BisConte, mentre Roberto Fico era ancora in versione esploratore e al Quirinale già s'apprestavano a chiamare Mario Draghi.
"È una questione di tempi sfortunati, per Giuseppe", dice chi gli sta vicino, per spiegare come sarebbe arduo, per il Conte che s'appresta a chiedere il plebiscito alla base di attivisti, presentarsi sul proscenio deturpando uno dei totem del grillismo duro e puro. Solo che le mediazioni proposte in epoca di Bis-Conte periclitante è evidente che non possano essere potabili in questo nuovo quadro politico e con una maggioranza in cui il M5s non ha alcun effettivo potere di veto.
"Noi abbiamo presentato le nostre due proposte, sulla prescrizione, e ci sembrano dei buoni punti di caduta per tutti", spiega Bazoli, come a invitare gli alleati grillini a fare un passo in avanti e a non intestardirsi su una via in cui resterebbero da soli. E non a caso Enrico Letta, nel voler incontrare la Cartabia, ha lanciato un segnale politico preciso: "La totale condivisione dell'operato e dell'agenda dalla ministra". Il che vale a ribadire, certo, la contrarietà del Nazareno alle scappatoie referendarie; ma serve anche a dire a Conte e Bonafede che no, sulla giustizia, stavolta, non arriverà alcun soccorso rosso.
- Strage Mottarone, sulla sostituzione della Gip ora interviene il Csm
- Mottarone, Camere penali: rimozione Gip fatto di inaudita gravità
- Competizioni automobilistiche non autorizzate, la Cassazione chiarisce la pena in caso di morte
- Carcere, punito il boss che sta troppo in doccia per mostrare la gerarchia mafiosa
- La guerra è finita. Così è caduta la dottrina Mitterrand










