di Caterina Ganci
livesicilia.it, 9 giugno 2021
"È urgentissimo che riprendano i colloqui dei detenuti con i loro familiari, dopo il successo della campagna vaccinale in carcere e dopo che per 15 mesi a decine di migliaia di detenuti non è stato possibile riabbracciare i propri cari, anche e soprattutto figli minori". Rita Bernardini torna a lanciare un grido d'allarme. La presidente di 'Nessuno Tocchi Caino' sabato farà tappa a Palermo, davanti al carcere dell'Ucciardone con Memento l'iniziativa nonviolenta volta a denunciare lo stato di abbandono delle carceri nazionali.
L'emergenza Covid-19 ha reso necessario l'attivazione di misure straordinarie in ambito penitenziario al fine di ridurre la diffusione dell'infezione in un contesto dove, la promiscuità e la convivenza di un numero molto elevato di cittadini, può rappresentare un aumentato fattore di rischio. Ma a distanza di oltre un anno è necessario individuare delle soluzioni.
"Privati della libertà guardano costantemente le TV - scrive sul social la storica leader radicale - e vedono che la vita dappertutto è ripresa, che addirittura si parla di riaprire le discoteche, ma per loro ancora non si annuncia una decisione che, a mio avviso, deve essere a carattere generale per tutti i 186 istituti penitenziari.
Per far questo - prosegue - occorre modificare subito il decreto in scadenza il 31 luglio, dopo aver tenuto un tavolo tecnico con il Ministero della Salute per dare disposizioni univoche. Almeno 150 istituti sono dotati di aree verdi che devono tornare ad essere utilizzate perché consentono incontri più umani ed è proprio per questo che sono state istituite. Nel contempo - conclude - è necessario continuare a mantenere le video chiamate, una conquista finalmente adeguata ai tempi che viviamo".
Dopo l'approvazione della proposta di delibera del "Regolamento Comunale per l'istituzione del Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà", avvenuta a maggio scorso nel comune di Palermo, adesso si attende la nomina della figura prima d'ora non prevista al livello comunale ma presente e attiva al livello nazionale e regionale.
"Nelle carceri la situazione è pesante - dice Gaetano D'Amico, presidente del Comitato Esistono i Diritti che si è battuto insieme al resto dei componenti per introdurre questa figura a tutela dei reclusi nelle carceri cittadine - è necessario che sia nominato il garante comunale che possa coadiuvare quello regionale. È passato più di un mese ma ancora l'amministrazione non si è espressa. Chiediamo che sia nominato con urgenza perché nelle carceri continuano a esserci emergenze umane, sanitarie e sociali".
di Ciriaco M. Viggiano
Il Riformista, 9 giugno 2021
"Il carcere a Bagnoli è follia. E dirò di più: bisognerebbe chiudere anche l'istituto minorile di Nisida. Due dei luoghi più belli al mondo devono avere una prospettiva turistica": ha le idee chiare Catello Maresca, l'ex pm che punta a diventare sindaco di Napoli. Anzi, il pm. Perché, per il 49enne magistrato, "la toga è una seconda pelle" e a chi lo definisce "ex" fa notare di essere "in aspettativa senza assegni, al servizio della città". Di dimettersi, d'altra parte, Maresca non ha mai avuto intenzione. Tanto è vero che, nel caso la sua esperienza in politica dovesse terminare, ha già individuato un obiettivo: tornare pm e chiedere come sede Palermo per arrestare il boss Matteo Messina Denaro.
Intanto è alle prese con la composizione delle liste. I suoi candidati dovranno comprovare la propria "illibatezza" esibendo certificato penale e dei carichi pendenti: ha dimenticato il principio di non colpevolezza?
"Sui candidati faremo verifiche di merito che comprendono valutazioni non solo giuridiche. Il principio di non colpevolezza è sancito dalla Costituzione e resta la nostra guida. Poi c'è un discorso di opportunità politica. Chi ha pendenze con la giustizia va lasciato tranquillo affinché possa rimuoverle".
Ha senso escludere da una lista un candidato valido solo perché sotto inchiesta, magari per un reato banale?
"Ci sono accuse infamanti e non infamanti. Valuteremo caso per caso non solo questo aspetto, ma anche la capacità di rappresentare un preciso modello di uomo politico: avveduto, affermato nella propria attività, desideroso di dedicarsi a Napoli mettendo da parte gli interessi personali. Non è un approccio giustizialista, ma di buon senso".
Ha già fatto sapere di non voler salire sul palco col senatore Luigi Cesaro che, tuttavia, non è mai stato condannato. Se Cesaro dovesse invitare i suoi elettori a sostenerla, accetterebbe quei voti?
"Anche per Cesaro vale il principio di non colpevolezza, ma non mi risulta che sia in procinto di candidarsi a Napoli. Detto ciò, ognuno è libero di fare ciò che vuole".
Andiamo sui programmi. Gaetano Manfredi, suo principale competitor, punta sul patto per Napoli stipulato da Conte, Letta e Speranza. Lei ha una soluzione alternativa al problema del debito?
"Quel patto non mi convince per due motivi: parte da Roma e non da Napoli; punta a creare una sorta di bad company alla quale imputare i debiti e prevede un aumento dell'addizionale Irpef che qui è già ai massimi livelli. Noi intendiamo agire sull'imputazione delle spese. Ma ci sono anche altre questioni da affrontare. Napoli, per esempio, deve entrare nella gestione dell'inceneritore di Acerra. E poi il comparto dell'assistenza sociale va razionalizzato attraverso modelli di compartecipazione pubblico-privato".
Quindi abbandonerà la gestione pubblica dei servizi sbandierata dall'amministrazione de Magistris?
"Il modello di gestione pubblica non ha funzionato. Emblematica è la gestione del patrimonio immobiliare del Comune che con Napoli Servizi è stata deludente. Eppure parliamo di un comparto strategico. Perciò bisogna accelerare sulle dismissioni e assicurare una manutenzione ordinaria più puntuale soprattutto in zone come Scampia e Ponticelli, dove la presenza di un'istituzione pubblica come il Comune dev'essere evidente. Per centrare questi obiettivi non esiteremo ad aprirci ai privati, nella massima trasparenza e senza criminalizzare chi legittimamente cerca un profitto".
Si parla di un carcere a Bagnoli: che cosa ne pensa da pm e da aspirante sindaco?
"Una follia. Stesso discorso per l'istituto minorile di Nisida che andrebbe eliminato. Da candidato sindaco trovo assurdo negare una prospettiva turistica a due dei luoghi più belli al mondo. A Bagnoli, in particolare, è indispensabile valorizzare la vocazione all'accoglienza, il verde e le testimonianze di archeologia industriale. Da magistrato, invece, penso che l'istituto di Nisida vada sostituito con un polo della rieducazione, dislocato altrove, che assicuri ai giovani in area penale la possibilità di formarsi e di trovare uno sbocco immediato nel mondo del lavoro: è la filosofia che anima l'associazione Arti e Mestieri di cui sono promotore".
Se dovesse essere sconfitto alle urne, si dimetterà?
"Resterò all'opposizione perché il mio è un impegno serio per Napoli".
E se la sua esperienza in politica dovesse prima o poi chiudersi, rientrerà in magistratura?
"Per me la toga è una seconda pelle. Quindi sì, rientrerò in magistratura. Se le norme me lo consentissero, mi piacerebbe lavorare a Palermo e assicurare alla giustizia Matteo Messina Denaro. Il mio metodo di cattura dei latitanti, d'altra parte, è oggetto di studio nelle università".
Intanto ha atteso mesi prima di mettersi in aspettativa e ufficializzare la candidatura, continuando a esercitare le funzioni nella stessa città che ora punta ad amministrare: non crede di aver danneggiato la giustizia italiana?
"Affatto. Il Csm ha ritenuto legittima la mia attività di ascolto. E poi mi sono messo in aspettativa quattro mesi prima delle elezioni, a differenza di miei colleghi che l'hanno fatto nell'ultimo giorno disponibile. Io sono in aspettativa senza assegna, a riprova del sacrificio che intendo fare per Napoli".
Su di lei, però, si è pronunciato il Csm più delegittimato della storia: come si restituisce credibilità alla giustizia italiana?
"La magistratura è sacra e il fatto che i suoi componenti siano fallibili non deve intaccare la fiducia dei cittadini nei suoi confronti. Di sicuro il sistema delle correnti è stato protagonista di una degenerazione. Bisogna ripartire dalle valutazioni di professionalità dei magistrati che sono standardizzate e troppo spesso positive. Servono valutazioni più rigorose, ma soprattutto parametri che tengano conto della specificità dell'attività svolta da ciascun magistrato, e strategie per coinvolgere l'avvocatura in questo delicato ambito".
Si parla di riforma del processo penale: che cosa ne pensa?
"Bisogna potenziare l'ufficio del processo, aiutando il giudice nell'organizzazione del lavoro, e contingentare i tempi entro i quali vanno svolte le varie attività. La ministra Marta Cartabia troverà la soluzione migliore insieme col resto del Governo e col Parlamento".
reggiotoday.it, 9 giugno 2021
La Garante delle persone private della libertà personale, avv. Russo, a pochi giorni dalla scadenza dell'avviso pubblico per tre componenti dell'Ufficio, parla dei luoghi di pena e del confronto con i detenuti.
C'è tempo fino al 10 giugno per presentare la propria candidatura per la composizione dell'Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale. Dopo l'avviso di febbraio quando sono state presentate poche domande ecco che c'è una riapertura dei termini dell'avviso pubblico del Comune di Reggio Calabria per cercare tre componenti che andranno a collaborare con la Garante, avvocato Giovanna Francesca Russo.
"La prima volta, che sono entrata nel carcere di Arghillà nella funzione di Garante cittadino per la città di Reggio Calabria, mi colpì subito un largo androne ed una scalinata di accesso - racconta Russo- che necessariamente si attraversa per passare alla zona delle sezioni detentive. In quell' androne si intravedono i colori accesi di alcune pareti tinteggiate dai detenuti atti a creare un ambiente "confortevole" per i colloqui dei più piccoli con il proprio genitore. Ogni gradino che percorrevo avvicinandomi verso la prima sezione faceva tuonare nella mia mente una frase che ripeto spesso a me stessa "Chi salva un uomo salva l'umanità ed anche se stesso".
Un pensiero forte che non lascia indenne nessuno: persone detenute, operatori che lavorano nel carcere, avvocati, giudici e in ultimo ma non per minore importanza la polizia penitenziaria che con immani sforzi e spesso sottodimensionata cerca di colmare le profonde difficoltà che ogni istituto incontra. Qui inevitabilmente sento di voler ringraziare il Direttore del carcere reggino Calogero Tessitore ed i comandanti di Reggio ed Arghillà: il comandante Stefano la Cava e la Comandante Marialuisa Alessi e la polizia penitenziaria a cui va tutta la mia stima".
Continua nella sua riflessione la Garante e si sofferma sull'accesso dei luoghi di detenzione come luoghi in cui l'umanità si mostra più scoperta e dolente, con una più acuta consapevolezza del proprio quotidiano, dei sentimenti, delle ansie e delle speranze, e lì ci si espone inevitabilmente all'onda d'urto del confronto con le persone detenute e con il loro bisogno estremo di essere ascoltate, prima ancora che comprese ed esaudite.
L'avv. Russo rappresenta come la realtà penitenziaria mostri uno scenario non esente da criticità e mancanze che, incidendo su un panorama di forte disagio sociale, corre il rischio di tradursi in lesione di diritti fondamentali e di limitare dunque la funzione risocializzante della pena. L'ordinamento penitenziario, ha apprestato strumenti giuridici sempre più efficaci per la tutela dei diritti delle persone detenute, ma la strada da compiere è ancora lunga non priva di insidie, c'è da mettersi in cammino per conoscere direttamente chi e come si vive dentro le mura.
L'auspicio dell'avvocato Russo, del Sindaco Giuseppe Falcomatà e dell'Assessore competente Demetrio Delfino è di poter individuare professioniste/i del settore che sì abbiano le dovute competenze, ma soprattutto che nel loro bagaglio umano non dimentichino mai di indossare la veste della carità cristiana.
di Franco Corleone*
Messaggero Veneto, 9 giugno 2021
Ho vissuto una bella esperienza all'interno della struttura di via Spalato, partecipando a un incontro con una delegazione dei detenuti che intendevano avanzare richieste per migliorare le condizioni di vita. Sono state due ore intense di scambio serrato con lo scopo non di una generica denuncia, ma con la volontà di individuare soluzioni ragionevoli e praticabili.
La direttrice Tiziana Paolini e la comandante Monica Sensales, oltre a mostrare un'intelligente disponibilità, hanno chiarito le difficoltà oggettive e i limiti non immediatamente superabili. Sono stato colpito dalla precisione dei dodici punti che sono stati scritti a mano (in carcere si scrive ancora a mano) in un documento che mi è stato consegnato alla fine della riunione. Il primo problema è rappresentato dal costo delle telefonate e dal sistema di autorizzazione anche per i colloqui con skype, che rende impossibile per molti stranieri mantenere i rapporti con le famiglie assai lontane, e il dodicesimo è rappresentato dall'esigenza di rapporti affettivi intimi come accade in tantissimi altri Paesi, anche nella vicina Slovenia. La scelta di queste due questioni all'inizio e come chiusura del cahier de doléances, può essere casuale, ma voglio interpretarla invece come il segno di una condizione di abbandono e l'invocazione a essere aiutati per uscire da una condizione di solitudine insopportabile. E che va contro i principi dell'ordinamento penitenziario e della Costituzione.
La fotografia che emerge è di un luogo in cui è presente tanta estrema povertà: anche l'euro dovuto per l'uso della lavatrice per alcuni è eccessivo; la richiesta di un kit di ingresso adeguato e la domanda di biancheria intima, di magliette e di scarpe è significativa così come l'invocazione del lavoro. Alcune sollecitazioni non dovranno cadere nel vuoto, ad esempio, l'individuazione di uno spazio per l'attività fisica e di attrezzi per il tempo libero. Segnalo infine la preoccupazione per le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria che rischiano di rendere difficile la convivenza in una struttura chiusa e sovraffollata e l'appello per l'accoglimento di alcune richieste di avvicinamento alle famiglie.
Ho approfittato dell'occasione di prima conoscenza per indicare le linee del mio impegno e ho annunciato che sarà presto costituito un "Consiglio dei detenuti" che mensilmente si riunirà con tutti i soggetti indispensabili, dai magistrati di sorveglianza agli avvocati, dall'Ufficio dell'esecuzione penale esterna ai volontari, dal servizio sanitario agli educatori, dagli insegnanti alle istituzioni, Comune e Regione. Sarà un tavolo di approfondimento con l'obiettivo di costruire un carcere dei diritti. Ho anche annunciato che è stato approvato un progetto di ristrutturazione del carcere che trasformerà la vita interna. Spero di non tradire la fiducia accordatami.
*Garante dei diritti dei detenuti nel carcere di Udine
area-c.it, 9 giugno 2021
Ha preso l'avvio oggi la fase operativa di un progetto in campo da mesi e che, anche a causa della pandemia, ha avuto non poche difficoltà a vedere la luce. Il progetto nasce da una collaborazione tra la società Autostrade per l'Italia ed il Comune di Cassino che prevede interventi di piccola e grande manutenzione (sono previsti interventi sull'asfalto, miglioramento e ripristino del decoro urbano e manutenzione del verde); oltre a personale dell'amministrazione il progetto vede coinvolti detenuti, percettori di reddito di cittadinanza e persone sottoposte a regime di pena alternativa al carcere: l'obiettivo è quello di rendere concreta l'idea che tutti possano contribuire al benessere della collettività.
"Non nascondo che un altro aspetto che ci rende orgogliosi - ha detto l'assessore al Personale, Barbara Alifuoco, che ha curato il progetto unitamente al sindaco, Enzo Salera e al consigliere Fabio Vizzacchero - è la fiducia che un grande gruppo come Autostrade per l'Italia ripone nella nostra Amministrazione e voglia redistribuire parte della sua ricchezza anche a favore della città di Cassino. È un fatto di valore etico e morale di grandissimo rilievo.
Oggi è solo l'inizio, penso che la sinergia tra le forze - ha aggiunto Alifuoco - possa continuare nel tempo e dare risultati notevoli alla nostra città. Anche questo può essere considerato un simbolo di rinascita e di ripartenza dopo un anno molto difficile. "L'attenzione di un grande gruppo come Autostrade per l'Italia per il nostro territorio - ha detto invece il Sindaco - è un grande orgoglio per noi, ed è anche frutto della fiducia che gli uomini della Direzione del VI Tronco di Cassino ripongono nella nostra Amministrazione. Per questo desidero ringraziare il direttore, l'ing. Costantino Ivoi, ed il dott. leandro Zapparato, responsabile dell'Ufficio Traffico che, per primi, hanno creduto nella bontà del progetto e nella necessità di creare sinergie tra le forze del territorio per centrare quello che è il nostro unico obiettivo: lavorare per Cassino e per la sua rinascita. Ringrazio infine l'assessora Barbara Alifuoco che, insieme al consigliere Fabio Vizzacchero, ha seguito passo dopo passo l'iter del progetto".
lecceprima.it, 9 giugno 2021
Le associazioni #RecidivaZero e Nessuno tocchi Caino, che si battono per l'abolizione della pena di morte, hanno consegnato la donazione al Borgo San Nicola. Una donazione di circa cento libri è stata destinata alla biblioteca della Casa circondariale "Borgo San Nicola" alla presenza dell'assessora al Welfare del comune di Lecce, Silvia Miglietta, della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Lecce, Maria Mancarella, del responsabile dell'area trattamentale, Fabio Zacheo.
A donare i libri sono Rossana Elia, in rappresentanza dell'associazione #RecidivaZero e Anna Briganti, in rappresentanza dell'associazione Nessuno tocchi Caino, associazioni che si battono per l'abolizione della pena di morte nel mondo e, con specifico riferimento ai detenuti, ex detenuti ed al mondo carcerario in genere, si prefiggono di contribuire alla riduzione della recidiva.
Di seguito la dichiarazione della Garante delle persone private della libertà Maria Mancarella: "I libri sono un'opportunità di vita per i detenuti e le detenute e, come le persone, hanno diritto ad una seconda vita. Donare libri ai detenuti e alle detenute è garantire a chi sta scontando una pena il diritto e il piacere di leggere, consentire a chi è chiuso in spazi ristretti e sempre uguali di esplorare nuovi mondi e nuove possibilità di vita; leggere un libro aiuta ad aprire la mente, consente di volare con la fantasia e ripensarsi in modo diverso, libero e creativo. La biblioteca carceraria è lo spazio ove è possibile superare l'isolamento, la deprivazione culturale, le barriere mentali e fisiche, è il luogo che può, invece, favorire la crescita culturale e il superamento dei pregiudizi e delle reciproche diffidenze.
Tutto questo acquista un significato particolarmente rilevante se a compiere il gesto di donare dei libri sono delle persone, come nel caso dell'associazione #recidivazero che, dopo aver vissuto l'esperienza della carcerazione, sono riuscite ad andare oltre e, da persone libere, hanno ripreso in mano la propria vita e, nonostante le difficoltà, sono oggi parte attiva e vitale della società, impegnate in azioni di promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici di tutti i cittadini, in particolare di coloro che sono in condizione di marginalità sociale".
Corriere della Calabria, 9 giugno 2021
"L'Alta sicurezza 2 è una tomba. L'Italia ha mentito garantendo un trattamento umano a clemenza". Cesare Battisti lancia un lungo "appello alla giustizia" dal carcere di Corigliano Rossano, dove è detenuto da quasi un anno in regime di Alta sicurezza (AS2) e da dove attendeva la decisione del Dap sulla sua istanza di trasferimento, presentata dai suoi legali, Gianfranco Sollai e Davide Steccanella, all'indomani dell'arrivo in Calabria.
Istanza rigettata nei giorni scorsi e per la quale l'ex terrorista dei Pac ha iniziato lo sciopero della fame e interrotto le terapie cui si sottopone per problemi di salute. Nella sua lettera-appello inviata tramite gli avvocati, Battisti parte dalle motivazioni che hanno spinto il Dap a non concedere il suo trasferimento: il regime di Alta sicurezza legato alla tipologia di reato commesso e un percorso che secondo il Dap è comunque teso alla rieducazione e al reinserimento del condannato. Tesi che Battisti contesta, ricordando di "aver trascorso 40 anni in esilio, conducendo una vita di cittadino contribuente perfettamente integrato nella società civile, con incessante attività professionale, pacifico coinvolgimento nell'iniziativa culturale e nel volontariato, ovunque mi è stato offerto rifugio".
"Incompatibilità con i detenuti musulmani" - "Il Dap pare ignorare che nel reparto dove sono detenuto, nel carcere di Rossano, nulla è predisposto per i detenuti che non condividono i costumi e la tradizione musulmana o che abbiano vivaci incompatibilità di convivenza con questa categoria di detenuti" scrive Cesare Battisti nella sua lettera appello dal carcere di cui l'Adnkronos è venuta a conoscenza, consegnata ai suoi avvocati dopo il rigetto della sua istanza di trasferimento dal reparto di Alta sicurezza dove è recluso insieme a detenuti appartenenti all'Isis.
"L'As2 di Rossano è una tomba, lo sanno tutti - aggiunge ancora Battisti. È l'unico reparto sprovvisto persino di mattonelle e servizi igienici decenti, dove nessun operatore sociale mette piede. Il famigerato portone 'Antro Isis' è tabù perfino per il cappellano, che finora ha regolarmente ignorato le mie richieste di colloquio. Qui tutto è predisposto per tenere a bada dei ferventi musulmani, ai quali, se pure in condizioni esecrabili, è stato concesso il diritto di pregare insieme".
"Avevo riposto speranze in quest'ultima istanza di trasferimento, immaginando che, dopo oltre due anni in condizioni estreme, le autorità non infierissero oltre, considerata la mia età e il mio precario stato di salute. Ma anche e soprattutto per aver mostrato grande disponibilità alla riconciliazione con quei settori della società che più hanno sofferto le conseguenze della lotta armata degli anni '70, con particolare riferimento alle famiglie delle vittime" è un altro dei passaggi chiave della lettera-appello alla giustizia inviata da Cesare Battisti "ai familiari, ai legali difensori, alle istanze competenti e a tutti coloro che si sono fin qui solidarizzati affinché mi fosse garantito un regime di carcerazione dignitoso".
"Il Dap non tiene conto del grande disagio - L'ex terrorista dei Pac accusa il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - che ha respinto la sua istanza di trasferimento dal reparto di Alta sicurezza di Rossano - di non tener conto "del grande disagio dovuto alla distanza che separa il condannato dai suoi affetti" e di trattare il suo caso con un carattere sanzionatorio della pena e non, come prevede la Costituzione, recuperatorio.
"L'Italia ha mentito garantendo un trattamento umano a clemenza" - "Le cose - scrive Battisti - non sono mai quelle che sembrano secondo i media. La questione dei rifugiati in Francia è una farsa, così come è reale l'intenzione dello Stato di negarmi i diritti stabiliti fino alla fine. L'Italia - accusa Battisti - ha mentito garantendo un trattamento umano a clemenza. Lo provano le condizioni della prigionia di Cesare Battisti. L'opposto di quello che dovrebbero aspettarsi veramente i rifugiati che, dalla Francia, arrivano in Italia".
di Tommaso Ciriaco
La Repubblica, 9 giugno 2021
Dai salvataggi in mare alla redistribuzione e aiuti alla Libia. Ci lavora il Pd. Contatti con Viminale e Chigi. Si punta a tenere dentro anche Salvini in vista del Consiglio Ue di fine mese. Mentre i ministri degli Interni europei sembrano arrancare anche per rilanciare il patto di Malta sulla redistribuzione volontaria dei migranti tra Paesi volenterosi dell'Unione, la maggioranza di governo prova a costruire le condizioni per aiutare Mario Draghi nel difficile negoziato in Europa, in vista del Consiglio europeo del 24-25 giugno. L'obiettivo è portare l'Unione a investire - politicamente e finanziariamente - sui Paesi costieri del Nord Africa. Contestualmente, si mira a favorire un'intesa per la chiusura dei campi in Libia, per rafforzare i salvataggi in mare e creare corridoi umanitari, oltreché per puntare sui rimpatri assistiti. Sono tutte linee guida della mozione che il Partito democratico sta scrivendo proprio in queste ore, in vista del passaggio parlamentare del 21 giugno, alla vigila del summit dei leader Ue di fine mese. Una bozza che il Nazareno sta negoziando con l'esecutivo, a partire dal Viminale. E che ha l'ambizione di diventare testo condiviso di maggioranza - Salvini permettendo - che aiuti il premier nella difficile trattativa a Bruxelles.
È una partita tutta in salita. Un accordo complessivo in sede europea sconta resistenze fortissime dei Paesi di Visegrad. Sono le capitali di solito "gestite" con grande abilità da Angela Merkel. Nulla di tutto questo è più possibile, a causa delle imminenti elezioni tedesche che sanciranno la fine dell'era della Cancelliera. La conseguenza è lo stallo della grande riforma dei migranti presentata ormai dieci mesi fa dalla Commissione di Ursula von der Leyen, rimasta lettera morta a causa dei veti incrociati dei Paesi dell'Est e di quelli Mediterranei, che la giudicano troppo timida.
E siamo all'oggi. Draghi, come è noto, su muove su due binari. Il primo è quello che mira a rafforzare l'intesa con Parigi, per costruire la stabilizzazione del teatro libico. Il secondo passa dalla pressione diplomatica per far avanzare il negoziato a Bruxelles. Le resistenze, però, restano. Per questo, proprio la segreteria del Partito democratico ha affidato a Enrico Borghi e Lia Quartapelle la missione di elaborare un testo che possa nello stesso tempo segnare l'identità del partito e aiutare il governo in vista della battaglia in Europa.
Nelle scorse settimane, riservatamente, la piattaforma è stata illustrata alla ministra Luciana Lamorgese. E non sono mancati i contatti con Palazzo Chigi. Ne sta uscendo fuori un testo che prevede tra i punti centrali alcuni principi: salvataggi in mare, corridoi umanitari e chiusura dei campi in Libia, redistribuzione dei migranti, rimpatri assistiti e integrazione degli aventi diritto (anche sulla base delle esigenze dei Paesi "ospitanti").
E ancora, presidio delle frontiere Sud della Libia, con particolare attenzione alle vicende del Sahel (dossier che sta a cuore soprattutto a Macron). Infine, un piano europeo per l'Africa che punti a sostituire l'economia illegale basata sul traffico illecito di esseri umani con investimenti sullo sviluppo. Nella bozza è stato inserito anche il richiamo al rischio che i flussi migratori illegali possano essere utilizzati da potenze straniere ai fini di una cinica competizione geopolitica.
L'obiettivo è portare anche Matteo Salvini e il resto del centrodestra su questa linea. Facendo leva sul fatto che gran parte del piano richiama principi enunciati proprio da Draghi. Tutto per sostenere lo sforzo del premier in Europa. Nel frattempo, anche l'incontro tra i ministri dell'Interno non sembra portare a risultati sul fronte del patto di Malta (che tra l'altro lo stesso Draghi considerava non sufficiente a risolvere in modo strutturale i nodi sul tavolo).
Lo lascia intendere anche Luciana Lamorgese, che rivolgendosi ai colleghi continentali ha insistito sulla necessità di sostenere i Paesi della sponda africana: "Per ridurre la pressione migratoria ai confini esterni europei, e conseguentemente anche i movimenti secondari all'interno dell'Unione - ha detto - dobbiamo intensificare tutti i nostri sforzi a livello politico affinché le istituzioni della Ue pongano subito mano a robusti accordi di partenariato strategico con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, a partire dalla Libia e dalla Tunisia, per consolidare i processi di stabilizzazione in atto e per contribuire al loro sviluppo economico".
È lo stesso pallino di Draghi. Il premier italiano, assieme a Macron, punta a rafforzare anche finanziariamente Tripoli per stabilizzare l'attuale quadro politico, nonostante le resistenze del blocco dell'Est Europa. "Per i Paesi mediterranei riuniti nel gruppo Med5 - ha aggiunto non a caso Lamorgese - è fondamentale che la trattativa sul nuovo Patto immigrazione e asilo segua contemporaneamente, su un doppio binario: i temi legati alla responsabilità e quelli concernenti la solidarietà tra Stati membri con la previsione di un equo meccanismo di redistribuzione dei migranti in Europa". Non sarà un obiettivo facile da raggiungere.
di Francesca De Benedetti
Il Domani, 9 giugno 2021
Il fronte dei Paesi che chiedono la sospensione dei brevetti dei vaccini è sempre più ampio. Alla Wto è in corso il consiglio Trips, Usa e Cina sono riuscite a convergere, ma Bruxelles no. Per difendere Big Pharma, rischia l'isolamento internazionale. Per paradosso, dentro le istituzioni Ue la posizione della Commissione potrebbe uscire inaspettatamente rafforzata. Gli eurodeputati stanno per esprimersi sul tema. Ma la risoluzione congiunta che arriva al voto non contiene nessuna richiesta esplicita di deroga sui brevetti.
A Ginevra, dove ha sede la World Trade Organization, i rappresentanti dei vari paesi, riuniti ieri e oggi nel "consiglio Trips", stanno discutendo di sospendere i brevetti per i vaccini anti Covid-19. Il consenso globale diventa sempre più ampio, persino Usa e Cina sono riuscite a convergere, ma Bruxelles no. Va per la sua strada, in direzione contraria: difende la proprietà intellettuale e le posizioni di Big Pharma. Così rischia l'isolamento internazionale.
Il paradosso è che invece sul fronte interno, cioè dentro le istituzioni Ue, la posizione di Bruxelles potrebbe uscire inaspettatamente rafforzata. A Strasburgo, dove è in corso la plenaria dell'europarlamento, gli eurodeputati stanno per esprimersi sul tema; aspettano da maggio. Ma la risoluzione congiunta che arriva al voto stasera non contiene nessuna richiesta esplicita di deroga sui brevetti: è stata espunta nella trattativa. L'ultima chance sono gli "emendamenti". Se non vanno in porto neppure quelli, la Commissione avrà un alibi in più per opporsi alla deroga. Il voto rischia di trasformarsi in un boomerang. Nelle ultime ore le organizzazioni della società civile stanno tempestando di appelli gli eurodeputati.
Solitudine a Ginevra - Nei paesi ricchi, una persona su quattro (il 23,8 per cento) ha già completato il ciclo di vaccinazione. Nei paesi a basso reddito, è vaccinata una persona su mille (lo 0,1 per cento). Il divario è evidente, e per ridurlo c'è un blocco globale che chiede di sospendere i brevetti. La novità non è questa: è da ottobre che India e Sudafrica propongono questo. Hanno convinto 118 paesi, ma pochi ricchi come Canada, Giappone, e Unione europea hanno messo il freno. Adesso però l'inusuale asse Washington-Pechino è pronto a negoziare sul testo emendato, presentato a fine maggio, che circoscrive la deroga a tre anni.
L'Ue, dopo aver usato tattiche dilatorie per mesi, il 4 giugno ha presentato una sua proposta in cui difende tuttora la proprietà intellettuale e suggerisce eventualmente le licenze obbligatorie. Per il governo indiano questa posizione rappresenta di fatto un attacco al multilateralismo, perché significa che ogni paese deve agire da solo, prodotto per prodotto, rischiando lo scontro con Big Pharma. Nuova Delhi lo ha sperimentato direttamente, con il farmaco antitumorale Nexavar di Bayer, azienda che ha portato la questione in tribunale; dopo dieci anni ancora si vedono le conseguenze. Anche le donazioni non bastano: secondo lo scenario più ottimistico, il programma Covax doveva garantire la vaccinazione a un miliardo di persone entro il 2021; e non basta. Uno studio elaborato da Public Citizen assieme ai ricercatori dell'Imperial College di Londra mostra invece dati alla mano che se le barriere - brevetti in primis - fossero sospese, sarebbe possibile produrre 8 miliardi di vaccini mRna entro maggio 2022. Ci sono già, in potenza, le condizioni per accelerare rapidamente la produzione a livello globale: sei mesi per avviarla, sei mesi per il prodotto finito. Washington è già convinta. Qui si trova Burcu Kilic, direttrice di ricerca a Public Citizen, che ha assistito al cambio di direzione degli Stati Uniti sul tema.
"Ho incontrato l'ambasciatrice Usa alla Wto, Katherine Tai, prima che annunciasse di sostenere la deroga ai brevetti. Ha ascoltato tutti, sia le ong che le aziende farmaceutiche. Ma ha una visione ad ampio raggio". Secondo Kilic l'America sosterrà fino in fondo il Trips Waiver, "l'Ue è rimasta praticamente la sola a voler impedire la text-based negotiation", cioè il negoziato sulla proposta aggiornata di India e Sudafrica.
"La nuova proposta di Bruxelles in realtà è vino vecchio in una bottiglia nuova: si tratta dell'ennesimo tentativo di fermare la deroga ai brevetti. Ma ormai l'Ue è isolata". L'allineamento Cina-Usa intanto sprigiona le spinte pro-waiver: per esempio, i governi di Asia e Pacifico (Apec) chiedono di procedere sul testo, e in fretta.
Ultima chance a Strasburgo - Il paradosso è che mentre la linea di Bruxelles (e di Berlino) diventa sempre più solitaria nel consesso internazionale, proprio dentro le istituzioni europee la Commissione potrebbe trovare inaspettatamente una legittimazione. Nel corso dei mesi, il Trips waiver ha trovato un consenso sempre più trasversale tra le famiglie politiche europee: non solo la sinistra, o i verdi, ma anche i socialdemocratici, e qualche sostenitore in altri gruppi.
Ma al momento di votare una risoluzione sul tema, popolari, conservatori e liberali hanno frenato e l'esito è un testo congiunto, sì, ma senza la richiesta di sospensione dei brevetti. Sinistra, verdi e socialdemocratici sperano di reinserire il punto attraverso emendamenti, ogni gruppo ha presentato i suoi, e la speranza è che qualche battitore libero, magari dentro Renew, porti i numeri. A maggio un emendamento pro-deroga in questo modo è passato. Ma se il piano saltasse, sarebbe un boomerang.
"Ma ci rendiamo conto? L'Europa, con la sua tradizione di diritti e di stato sociale, rischia di essere più conservatrice degli Usa, e tutto questo per difendere Big Pharma", dice Dimitrios Papadimoulis della sinistra. La società civile, che ha avuto un suo ruolo nel cambio di posizione di Joe Biden, spedisce appelli agli eurodeputati. Ci sono oltre 230 tra associazioni e sindacati, oltre 170 tra Premi Nobel ed ex premier, e c'è pure papa Francesco, a chiedere il Trips waiver. Oltre 203mila europei hanno firmato l'iniziativa "Right to cure".
Il rischio è che proprio dall'europarlamento, la più progressista tra le istituzioni Ue, arrivi un segnale non favorevole. "Questo è un momento decisivo, non c'è spazio per posizioni pavide né per misure inefficaci. Ci aspettiamo dagli eletti una posizione chiara": così ieri le ong Global Health Advocates, Health Action International, Human Rights Watch, Médecins Sans Frontières e Oxfam, si sono rivolte via mail agli eletti. Ultima chance per evitare una disfatta.
di Laura Solieri
Vita, 9 giugno 2021
Molto di quello che fa il volontariato, spiega l'ex magistrato Gherardo Colombo - oggi impegnato su molti fronti del sociale - "dovrebbe essere fatto dalle istituzioni, quindi dovrebbe essere fatto non per bontà ma per obbligo di legge".
Senza il Terzo settore, il sistema non reggerebbe, ma al tempo stesso è proprio l'agire mutualistico a ricordarci l'importanza delle regole di base di ogni convivenza: tolleranza, rispetto, perdono.
La giustizia è un prodotto umano e in quanto tale è intrinsecamente imperfetta e perfettibile. Essa dovrebbe rimodularsi avendo come base il riconoscimento della dignità di tutti, come vuole l'art. 3 della nostra Costituzione e bisognerebbe operare affinché la condanna implichi un recupero della persona e non la sua esclusione dalla comunità. A questo proposito, tanto di quello che fa il mondo del volontariato dovrebbe essere portato avanti dalle istituzioni, dovrebbe essere fatto non per bontà ma per obbligo di legge.
Ne abbiamo parlato con un volontario sui generis, Gherardo Colombo, che nel 2007 si è dimesso dalla magistratura per dedicarsi a incontri formativi nelle scuole, dialogando negli anni con migliaia di ragazzi sui temi della giustizia e del rispetto delle regole, e nel 2010 ha fondato l'associazione Sulle regole, punto di riferimento per il dibattito sulla Costituzione e la legalità.
Oltre che nelle scuole, opera anche nelle carceri. Cosa ha imparato dai ragazzi e dai detenuti in tutti questi anni?
Nelle scuole ho imparato la cosa più importante: la necessità di cercare un modo di porsi per riuscire contemporaneamente ad ascoltare e ad essere ascoltato. All'inizio facevo lezioni frontali, cosa che progressivamente ho abbandonato. Il dialogo e l'ascolto mi hanno aiutato molto nel confronto con i detenuti dai quali ho imparato tanto sulla diversità delle vite: prima e dopo la commissione di un reato, c'è comunque l'esistenza, la vita, le sofferenze, le contraddizioni ed è una prospettiva, un punto di osservazione da tenere sempre a mente.
Come è cambiata la sua concezione della giustizia da quando è entrato in magistratura ad oggi? Come realizzare una giustizia migliore o quantomeno migliorabile?
Credo che il punto di partenza del cambiamento dovrebbe essere costituito dal rispetto dell'art. 3 della Costituzione che dice che tutte le persone sono degne, indipendentemente dalle loro condizioni sociali, e questo riguarda anche la commissione di un reato e il fatto di trovarsi in carcere. La giustizia dovrebbe rimodularsi avendo come base il riconoscimento della dignità di tutti. Nel settore penale, dovrebbe succedere che al processo ci si arrivi solo quando effettivamente, in concreto, le probabilità che l'imputato sia colpevole siano elevate.
Le ultime statistiche dicono che la percentuale delle persone assolte è piuttosto elevata quando invece questo numero dovrebbe essere abbastanza marginale. È vero che i processi servono per vedere se una persona è colpevole o innocente ma è altrettanto vero che al processo bisognerebbe arrivare con basi altamente solide. L'altro punto riguarda quali potrebbero essere le conseguenze dell'accertamento della responsabilità: una volta che si accerta se una persona ha commesso un reato, quale deve essere la risposta della società e quindi dell'ordinamento tenuto conto che tutte le persone sono degne anche se hanno commesso un reato, che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell'umanità, che devono tendere alla rieducazione del condannato, che è punita qualsiasi forma di violenza fisica o morale nei confronti delle persone la cui libertà è in un qualche modo limitata? Quale deve essere la conseguenza della trasgressione, tenuto conto di tutti questi principi? Bisognerebbe operare affinché la condanna consista in un recupero della persona piuttosto che nella sua esclusione dalla società.
A questo proposito, per evitare questa esclusione, il mondo del volontariato fa veramente tanto, e probabilmente gli viene chiesto troppo. Lei cosa ne pensa?
Molto di quello che fa il volontariato dovrebbe essere fatto dalle istituzioni, quindi dovrebbe essere fatto non per bontà ma per obbligo di legge. Una riflessione importante va inoltre riservata a come vengono spesi i soldi amministrati dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. All'educazione e al reinserimento dei detenuti ne vanno veramente pochi. Nella cura della psicologia della persona, nella rieducazione si investe ancora troppo poco. La speranza è che con la disponibilità che arriva in Italia anche nel campo della giustizia tramite il Recovery Fund si possa modificare l'impostazione sono tanti aspetti, anche sotto il profilo della vivibilità del carcere oltre che nella promozione effettiva e vera degli aspetti trattamentali nei confronti dei detenuti.
Qual è la sua concezione del perdono?
Il tema del perdono lo vedo da un punto di vista assolutamente laico, come disponibilità a riallacciare le relazioni interrotte, come disponibilità ad accorgersi dell'altro, a vederlo, ad assumersi responsabilità per l'altro e chiedere che l'altro si assuma le sue responsabilità. Mi sono dimesso dalla magistratura perché secondo me perché si rispettino le regole è necessario conoscerle, aiutare le persone a comprenderle quindi a farle proprie. E la nostra prima regola è la Costituzione che dice che tutte le persone sono importanti.










