di Errico Novi
Il Dubbio, 28 marzo 2021
Martedì il Parlamento recepirà la direttiva Ue con tre anni di ritardo. "Martedì alla Camera la maggioranza voterà a favore dell'emendamento sul recepimento della direttiva Ue sulla presunzione d'innocenza. Un tema sollevato da Azione e +Europa trova la condivisione di tutte le forze politiche. Un passo avanti sulla strada dello Stato di diritto".
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 28 marzo 2021
"Forza Italia vuole valorizzare il ruolo degli avvocati per quanto riguarda le valutazioni di professionalità dei magistrati". A dirlo è l'onorevole Pierantonio Zanettin, capogruppo azzurro in commissione Giustizia alla Camera. Il tema della valutazione di professionalità delle toghe è tornato in questi giorni di grande attualità.
Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura David Ermini, in una intervista, ha dichiarato che "per valutare la professionalità di un magistrato" vi debba essere "un controllo sulla qualità e tenuta dei suoi provvedimenti".
Anche autorevoli magistrati sono consapevoli che l'attuale meccanismo debba essere rivisto. Il problema, come però evidenziato con una nota inviata allo stesso Ermini dal presidente della Corte d'Appello di Venezia Ines Marini, è la mancanza attualmente di un sistema "affidabile" per valutare la "qualità" complessiva dei provvedimenti. Ad oggi nulla è stato fatto per rimediare a questa grave "falla" e per dare quindi attuazione concreta, al di là di meri propositi verbali, ad una valutazione realmente meritocratica dell'operato del magistrato.
Onorevole Zanettin, ha fatto discutere il caso di un giudice del Tribunale di Pisa che, nonostante avesse forato con un pugnale le gomme dell'auto di una collega con cui aveva avuto una discussione e aver litigato violentemente per motivi di circolazione stradale, è stato promosso del Csm...
Nella mia esperienza ho visto diverse situazioni paradossali di questo tipo. Esiste un problema di fondo.
In che senso?
Oggi la norma prevede che se un magistrato viene bocciato per due valutazioni di professionalità consecutive debba essere destituito.
Licenziato?
Sì.
E crede che ciò possa essere una forma di "condizionamento"?
Direi una forma di pressione, una sorta di "ricatto", in quanto se non passa il magistrato rimane senza lavoro.
Qual è secondo lei la logica di una norma congegnata in tal modo?
La norma voleva evitare che soggetti inidonei venissero promossi. Però nel caso concreto ciò si traduce che una positiva valutazione di professionalità non si nega a nessuno. È una norma sbagliata, da cambiare. Anche in sede legislativa, dal momento che esiste un "non detto" sostanziale. I casi di destituzione, in effetti, sono più unici che rari... È così. Si verificano situazione spiacevoli, di cui ripeto sono stato testimone quando era al Csm nella scorsa consiliatura. Subentrano aspetti di carattere umano, sociale che nulla hanno a che vedere la professionalità del magistrato.
Da dove partire, allora?
Le valutazioni di professionalità non devono essere un proforma.
Lei pensa, come Ermini, che per le valutazioni si debba analizzare l'esisto delle sentenze?
È un discorso complesso. Bisognerebbe aspettare l'esito della Cassazione. A parte il tempo, va considerato che la Cassazione a distanza di una settimana, è capitato, si sia pronunciata in modo diverso su casi analoghi. Ormai la Cassazione ha perso la sua funzione nomofilattica. È un giudice di merito.
Quindi serve valorizzare il ruolo degli avvocati?
Certo. Nei Consigli giudiziari. E il ruolo degli uffici "dirimpettai" per fornire ulteriori elementi di conoscenza.
È stato più volte ricordato che le valutazioni positive sono circa il 99,8 per cento...
A parte questo dato, c'è l'esperienza quotidiana. Io faccio l'avvocato e vedo quello che succede nei Tribunali. C'è il magistrato laborioso e quello pigro. Però non esistono filtri efficaci di valutazione.
Il capo ufficio può fare qualcosa?
Ha un ruolo fondamentale. Serve un controllo di gestione di tipo manageriale. Vanno utilizzati parametri di valutazione differenti.
Ad esempio?
Quante sentenze vengono scritte, in quanto tempo, e così via. Sono però tematiche oggi estranee alla cultura tradizionale della magistratura.
Ne ha parlato con il ministro della Giustizia?
Ho già avuto una interlocuzione con la professoressa Marta Cartabia nelle scorse settimane. Ho molta fiducia che si possa giungere una riforma positiva in tal senso.
E sul fronte dello smaltimento dell'arretrato?
Per smaltire l'arretrato le riforme ordinative servono meno. Servono quelle organizzative.
Altro argomento annoso...
È vero. A parità di condizioni non si spiega perché gli esiti siano diversi. Mi riferisco a Tribunali con simili scoperture di organico o medesimi contesti territoriali. Eppure le disparità ci sono.
In che tempi pensate di concludere?
Completeremo il ciclo di audizioni e poi proseguiremo il lavoro nella Commissione. Speriamo di fare in fretta.
di Massimo Donini
Il Riformista, 28 marzo 2021
Uno dei temi più urgenti della riforma del processo penale riguarda il ruolo del giudice per l'udienza preliminare. Attualmente il pubblico ministero ha un potere illimitato di rinviare a giudizio una persona senza veri controlli. Perché nei procedimenti con citazione diretta non è previsto per legge che ci sia un filtro, mentre nei procedimenti con udienza preliminare quel filtro non c'è di fatto, in quanto il giudice per l'udienza preliminare non svolge una attività di vera disamina della congruenza dell'accusa, limitandosi a verificare (in sostanza) che essa non sia manifestamente infondata. L'udienza preliminare diventa così, salvo eccezioni o questioni di puro diritto, una formalità, una autostrada verso il dibattimento che condiziona tutta la cultura dell'accusa e delle stesse misure cautelari.
di Ambra Notari
redattoresociale.it, 28 marzo 2021
A parlare è Michele Traitsis, regista della Compagnia Balamòs Teatro attiva negli istituti penitenziari veneziani: "Per noi, per le persone detenute, per tutto il carcere la continuità delle attività è fondamentale. Oggi mi chiedo: come saremo quando potremo ripartire?"
di Katya Maugeri
sicilianetwork.info, 28 marzo 2021
È un universo parallelo, ignoto e silenzioso. Quello della salute mentale in carcere è certamente un argomento complesso di cui si parla sottovoce. Il lavoro dell'associazione Antigone, per fortuna, continua a mettere in luce le ombre e dà voce ai silenzi e ai diritti umani.
Nel XVII rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, Oltre il virus, sono presenti degli approfondimenti che raccontano la condizione attuale della salute mentale negli istituti penitenziari e la storia di M. Un detenuto presso il reparto di osservazione psichiatrica "Il Sestante" della Casa Circondariale di Torino.
di Paolo Vites
ilsussidiario.net, 28 marzo 2021
Palamara è stato interrogato per la prima volta davanti al Cms. A porte chiuse. Chi dovrebbe promuovere una riforma del sistema non muove un dito, Luca Palamara, l'ex magistrato espulso dalla magistratura, autore con Allessandro Sallusti del libro "Il sistema", divenuto un caso politico, è stato convocato dalla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura. E l'udienza è stata secretata. "Parlo di fatti e vicende documentati e documentabili, altrimenti non li avrei affrontati. So quello che ho fatto e che il mio impegno dev'essere chiarire come sono andate effettivamente le cose", ha detto dopo l'audizione.
Secondo Frank Cimini, già corrispondente de Il Mattino di Napoli, veterano della giudiziaria e fondatore del blog giustiziami, "Palamara continua a sostenere che tutto quello che ha fatto non lo ha fatto da solo, ma perché gli veniva chiesto, quindi continua a chiamare in causa la magistratura". Parlare di riforma, ci ha detto ancora, "non ha senso, perché quale riforma si può fare contro lo strapotere della magistratura e con una politica sempre più debole divisa sul tema?".
Luca Palamara torna alla ribalta. Questa convocazione da parte del Csm che significato ha? Cosa ne è uscito fuori?
Palamara, scagionando se stesso e cercando di alleggerire le proprie responsabilità che comunque non nega, dice che le cose andavano così da un sacco di tempo e continuano ad andare in modo storto anche adesso che lui non c'è più.
Ha fatto degli esempi?
Ha parlato in particolare degli uffici giudiziari di Roma e Milano. In sostanza fino adesso il suo caso è stato solo la punta dell'iceberg. Per questo ha lanciato un messaggio su quelli che possono essere degli sviluppi immediati. C'è il caso Roma, dove si andrà davanti al Consiglio di Stato dopo che il Tar ha censurato la nomina a procuratore capo di Michele Prestipino, il quale non ha intenzione di lasciare e vuole fare ricorso. Ma si oppone l'attuale procuratore di Firenze Marcello Viola, che si è costituito innanzi al Consiglio di Stato per chiedere il rigetto dell'istanza di Prestipino. La stessa cosa succede a Milano, dove il procuratore Greco aveva chiesto aiuto perché venissero nominati procuratori aggiunti i suoi candidati. Dopo il caso Bruti-Robledo adesso il Csm si guarda bene dal promuovere a procuratori aggiunti dei magistrati che non rientrano nelle grazie della procura proprio perché vuole evitare che si ripetano casi analoghi a quello di Bruti-Robledo.
Di queste cose avrebbe dunque parlato Palamara?
La sua audizione è stata secretata proprio perché lui ha fatto dei nomi, ha parlato di situazioni specifiche ribadendo la sua linea: voi mi avete cacciato ma io non potevo fare da solo quello che ho fatto. Ho fatto cose perché mi è stato chiesto aiuto per farle; facevo parte di un sistema, non ero da solo.
È un sistema che continua a chiudersi a riccio...
È un sistema su cui si dovrebbe agire, ma chi ha la responsabilità di farlo preferisce fare due pagine di intervista su Dante Alighieri (il presidente della Repubblica, ndr) e si limita a dire che bisogna fare riforme. Non è un problema solo di fare riforme, ma di cambiare mentalità e cultura. Non si capisce poi quello che queste riforme dovrebbero essere. Non c'è riforma che possa abolire lo strapotere della magistratura.
Pensa che il nuovo ministro della Giustizia possa intervenire in questo caos?
Il nuovo ministro è partito in linea con quello che aveva fatto alla Corte costituzionale e cioè dare grande attenzione al carcere, al superamento del concetto di carcere come unica soluzione al problema penale. Un ministro da solo può avere tutte le buone intenzioni del mondo, ma può fare molto poco. Spetta al parlamento e alla politica, che però continuano a essere assenti da tutto questo.
Una politica che non sa affrontare il problema giustizia?
Volendo allargare il discorso alla vicenda dei vaccini, vediamo anche lì che la politica è sempre più debole in tutta Europa, subisce i poteri delle multinazionali, che vendono i vaccini a chi li paga di più, non per salvare vite umane.
Il governo Draghi invece?
È un governo dove ci sono insieme visioni della giustizia che hanno interessi diversi. Non è che di idee ne abbiano poi molte, ma hanno interessi contrapposti, con un Salvini che apre bocca solo contro i magistrati quando ce l'hanno con la Lega.
Intanto Davigo ha dovuto accettare il pensionamento con il voto di maggioranza del Csm. È la fine di un periodo storico?
Si è rassegnato, non può avere rivincite formali. Adesso va in tv, scrive editoriali sul Fatto Quotidiano. Ma continua a non spiegare perché in merito alla procura di Roma ha cambiato più volte il suo candidato. Anche lui partecipava ai giochi secondo la convenienza del momento. Adesso è stato scaricato dal Csm, è un pensionato che dice la sua, ma di potere non ne ha più.
di Davide Varì
Il Dubbio, 28 marzo 2021
Le linee guida per i magistrati. Patroni Griffi: "Necessario un uso sobrio dei social media". Sono state approvate nel corso del Plenum del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa le prime linee guida "sull'uso dei mezzi di comunicazione elettronica e dei social media da parte dei magistrati amministrativi".
La delibera - come ha sottolineato il Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, nel corso del dibattito in Cpga - vuole fornire "regole di comportamento condivise, frutto del comune sentire della magistratura amministrativa. Non si tratta di un orientamento culturale, vogliamo semplicemente sensibilizzare la nostra categoria su un uso sobrio dei social media, che vanno utilizzati con cautela.
Siamo la prima magistratura a riflettere sul tema e ad auto disciplinarsi. Le linee guida non intendono introdurre limiti alla libera manifestazione del pensiero del singolo magistrato, ma sono un richiamo alla consapevolezza all'alto ruolo istituzionale della magistratura che non può essere smarrito in nessun momento della vita quotidiana, in coerenza con i codici etici e con le linee di indirizzo della Rete europea dei Consigli di Giustizia (Encj) sull'uso dei social".
"Il testo invita alla consapevolezza della grande opportunità ma anche dei grandi rischi a cui i magistrati sono esposti quando utilizzano i social; primo fra tutti quello della perdita di controllo delle informazioni che si immettono in rete, per evitare i rischi di condivisione online di informazioni personali e dati sensibili", ha aggiunto il presidente.
Stando alle linee guida, "i magistrati amministrativi utilizzano i social media, quale forma della libertà di manifestazione del pensiero, nel rispetto dei canoni di comportamento da essi esigibili, anche nella vita privata, secondo i codici etici dei magistrati amministrativi e le vigenti norme disciplinari, al fine di salvaguardare il prestigio e l'imparzialità dei singoli magistrati e della giustizia amministrativa nel suo insieme e la fiducia di cui sia i singoli che l'Istituzione devono godere nell'opinione pubblica. I magistrati amministrativi fanno un uso dei social media ispirato a parametri di consapevolezza dei rischi e dei vantaggi derivanti dall'utilizzo di tale forma di comunicazione, e di assunzione di responsabilità individuale per comportamenti e dichiarazioni divulgati con tali mezzi".
I magistrati amministrativi "possono utilizzare i social media, nella propria vita privata, anche attraverso pseudonimi, a condizione che l'uso di uno pseudonimo non costituisca un espediente per porre in essere comportamenti illeciti". L'uso dei social media deve avvenire in maniera tale "da garantire il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali di tutti i consociati, nonché da salvaguardare la dignità, l'integrità, l'imparzialità e l'indipendenza del singolo magistrato, della magistratura amministrativa e delle istituzioni che la rappresentano".
I magistrati amministrativi "adottano elevati parametri di continenza espressiva, utilizzando un linguaggio adeguato e prudente rispetto a tutte le interazioni in essere sulle piattaforme di social media, nonché con riferimento al rischio della perdita di controllo del o dei contenuti immessi ed alla tipologia di contenuto oggetto di pubblicazione e diffusione".
Tra gli obblighi vi è quello di non comunicare con le parti, i loro rappresentanti o il pubblico in generale con riferimento a casi e controversie di propria competenza e non utilizzare i social media come strumento di pubblicità di proprie attività economiche extraistituzionali. "Le amicizie e connessioni sono create o accettate on line da parte dei magistrati ammnistrativi nel rispetto dei principi generali di diligenza e precauzione. Le amicizie sui profili social non costituiscono un elemento di per sé rilevante a manifestare la reale consuetudine di rapporto personale richiesta ai fini delle incompatibilità, la cui disciplina, di carattere tassativo, è prevista unicamente nell'art. 51 c.p.c. Le amicizie e i contatti sui social network e media, pur non equiparabili a quelli della vita reale, quando concernono persone coinvolte nell'attività professionale del magistrato devono essere contenute ovvero evitate, allorché essi possano incidere sulla sua immagine di imparzialità".
di Riccardo Mazzoni
Il Tempo, 28 marzo 2021
Qualcosa si muove sul fronte della giustizia, anche se c'è il rischio che l'appello del Capo dello Stato per velocizzare la riforma si scontri con le contraddizioni di una maggioranza eterogenea su tutto, ma che nella contrapposizione tra giacobini e garantisti trova sicuramente la più insidiosa pietra d'inciampo.
Nella Costituzione materiale che si è affermata da Tangentopoli in poi, l'equilibrio dei poteri è palesemente saltato a beneficio dell'ordine giudiziario e dei suoi terminali mediatici, con la politica relegata a un ruolo più succube che subalterno. Per cui anche le rivelazioni di Palamara, una bomba atomica che in qualsiasi altra democrazia occidentale avrebbe aperto un vero e proprio scandalo di Stato, qui hanno avuto l'effetto di una pisola ad acqua, provocando solo qualche dimissione marginale ma lasciando intatto il sistema.
La riforma del Csm, ad esempio, che dovrebbe spazzare via il peso abnorme delle correnti, è ancora in gestazione e sembra la montagna che sta per partorire un topolino, perché lo spirito di corporazione ha finora prevalso sulla necessità di voltare pagina. Riportare la giustizia italiana nell'alveo del dettato costituzionale, dopo i ripetuti strappi del ministro Bonafede a partire dal "fine processo mai", sarebbe una urgenza democratica, ma vanno anche superate le contraddizioni della riforma dell'88 che ha lasciato troppe zone grigie fra processo accusatorio e inquisitorio, un ibrido che ha spalancato le porte allo strapotere dell'accusa.
Ora ci sarebbe una duplice strada obbligata: il ripristino effettivo del principio di non colpevolezza e il ritorno al giusto processo di ragionevole durata. Così come nel processo civile vanno garantiti in tempi non biblici i diritti dei singoli e la competitività del Paese Riformare la giustizia in questo Parlamento sembra una missione impossibile, visto che la Camera non riesce nemmeno a recepire la direttiva comunitaria sulla presunzione di innocenza a causa del niet grillino.
Ma sarà difficile ignorare la sentenza della Corte di giustizia europea sulle intercettazioni, che ha posto limiti inderogabili alle incursioni delle Procure nei dati privati dei cittadini. Togliendo al pubblico ministero la possibilità di acquisire liberamente i tabulati e le chat, la sentenza ha opportunamente rimesso al centro delle indagini preliminari la presenza di un giudice imparziale, in linea con i principi espressi dalla Consulta ma in aperto contrasto con l'uso indiscriminato dei trojan introdotto dal governo Conte.
Il metodo Cartabia - mediare e rinviare - per ora ha avuto successo, ma saranno cruciali i prossimi mesi per verificare se porterà qualche risultato. Intanto la ministra ha messo sul tavolo una proposta coraggiosa, che da sola avrebbe effetti dirompenti sulla casta intoccabile dei magistrati: quella delle valutazioni di professionalità delle toghe basate su produttività e qualità delle scelte, che sono già previste ma solo formalmente, perché nel 99,6% dei casi sono immancabilmente positive. La pagella sarebbe un'inversione di rotta epocale rispetto al metodo Palamara e all'istinto di conservazione di una corporazione intoccabile.
di Matteo Indice
Il Secolo XIX, 28 marzo 2021
Nelle carceri genovesi, potenziale polveriera, sono riusciti a mantenere la bolla: nessun contagio al momento fra Marassi e Pontedecimo (in Valpolcevera si oscilla tra 0 e 1 di giorno in giorno), dove tra detenuti e personale dell'amministrazione penitenziaria si superano le 1.500 persone. Soprattutto: entro una settimana dovrebbe iniziare la vaccinazione dei reclusi, passaggio nodale per scongiurare focolai incontrollabili e però fisiologicamente controverso.
"Contiamo - spiega Marco Salvi, direttore della struttura sanitaria creata per fronteggiare l'emergenza Covid in entrambi gli istituti - di concludere a brevissimo le somministrazioni al personale. A quel punto saranno maturi i tempi per il siero ai detenuti e capisco che in molti restino perplessi davanti a una campagna che mette in sicurezza figure particolari, mentre numerosi anziani ancora non lo sono. Ma attenzione: sebbene l'età media di metà della popolazione carceraria sia inferiore ai cinquant'anni, molti di loro hanno problemi di salute e soprattutto sono difficilmente controllabili all'esterno, dove rischiano di trasformarsi in veicoli".
I dati più aggiornati riferiscono di 644 detenuti presenti a Marassi: gli stranieri sono più della metà, 355, e la capienza regolamentare sarebbe 521. A Pontedecimo sempre i detenuti sono in vece 149 (70 donne), gli stranieri 76 e i posti disponibili sulla carta non più di 96.
"Se si diffonde l'infezione in questi luoghi- prosegue Salvi - monitoraggio e contenimento diventano proibitivi, e la percezione del carcere come luogo chiuso e impermeabile va scardinata. Si alternano educatori, avvocati, magistrati, fornitori. Il primo paziente positivo lo abbiamo registrato a causa del contatto con un legale, avvenuto nel corso di un interrogatorio". La difesa del fortino si materializza con tamponi all'ingresso e dopo dieci giorni "e solo a quel punto si dà via libera all'attività sociale; ma è chiaro che gli spazi compressi non aiutano e impongono accertamenti capillari".
Il capitolo vaccini, allora. Nei penitenziari si usa AstraZeneca e si è scelto di non andare oltre le trenta somministrazioni quotidiane agli agenti. Ancora Salvi: "L'obiettivo è quello di non scoprirsi nel caso in cui si manifestino effetti collaterali: con troppi poliziotti eventualmente out per l'insorgere di febbre o malesseri, diventerebbe difficile gestire strutture così delicate".
La necessità del richiamo imporrà un particolare screening pure nell'elenco dei detenuti, con precedenza per chi dovrà trascorrere almeno 12 settimane in cella, altrimenti il combinato prima dose-richiamo non si completa. Spiega quindi Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo della polizia penitenziaria), il più rappresentativo della categoria: "In un quadro nazionale nel quale si assiste a un aumento dei contagiati dal coronavirus tra detenuti (sono oggi 576, 116 in più rispetto al primo marzo) e agenti (738, 59 dei quali sintomatici, rispetto ai 562 d'inizio mese), a Marassi e Pontedecimo la situazione è costantemente monitorata e sotto controllo".
È inoltre stabile il numero dei positivi asintomatici nella Penitenziaria. "Soltanto due i casi, entrambi a Marassi. Il nostro auspicio è che si arrivi quanto prima alla copertura dell'intero personale, con ogni garanzia e sicurezza.
Per il Sappe - insiste Capece - resta indispensabile il tracciamento costante, attraverso una regolare programmazione di tamponi molecolari. Serve inoltre una congrua dotazione di dispositivi di protezione, come guanti, occhiali, visiere, maschere facciali filtranti e copri-scarpe, a tutela dei poliziotti, degli altri operatori e degli stessi detenuti: è palese che la promiscuità nelle celle favorisca la diffusione delle malattie infettive".
La direttrice del principale penitenziario genovese è Maria Isabella De Gennaro, che da pochi giorni ha lasciato la reggenza di Pontedecimo a Paola Penco. E proprio dalla direzione delle Case Rosse ribadiscono come l'attuale risultato sia frutto d'un lavoro certosino condotto ormai da oltre un anno, in piena sinergia con Asl e personale amministrativo (è stata programmata una sessione di recupero per i dipendenti, che hanno aderito alla vaccinazione per oltre l'80%).
Non tutti gli istituti italiani sono nelle condizioni di Genova. L'ultimo report del ministero della Giustizia individua una serie di centri con oltre 20 detenuti positivi: Catanzaro (50), Pesaro (46), Chieti (25), Bollate (30), Pavia (25), Asti (39) e Volterra (63).
di Rossella Grasso
Il Riformista, 28 marzo 2021
"Quando l'ho visto nella videochiamata mi ha detto che gli facevano male le costole per le botte. Mi ha anche fatto vedere i lividi sul collo". Gilda Di Biasi dopo l'ultima videochiamata del 26 marzo con il marito Salvatore Basile, 29 anni, ha subito denunciato tutto ai Carabinieri del Rione Traiano di Napoli.
"Scontano le loro colpe con il carcere, non devono pagare con la vita", ha detto. Gilda racconta che il 19 marzo il marito, detenuto a Secondigliano già da 5 anni, è stato trasferito al carcere di Trapani. "È stato trasferito perché all'inizio di febbraio mi ha chiesto di registrare una videochiamata in cui denunciava la situazione in cui stavano i detenuti in quel periodo". Il video circolò rapidamente tra i familiari dei detenuti creando non poca ansia e qualche tensione all'interno del carcere.
"Salvatore durante la video chiamata mi ha detto che da quando è arrivato al carcere di Trapani è in isolamento sanitario - racconta la donna preoccupata per il marito. Mi ha detto che tutti i giorni è vittima di percosse da parte della Polizia Penitenziaria. Gli danno schiaffi e pugni, tanto che gli fanno male le costole. Mi ha fatto vedere la parte destra del collo tutta arrossata e viola". Il suo racconto è tutto riportato nella denuncia che ha fatto ai carabinieri. Ma c'è anche un'altra questione che preoccupa Gilda: "Salvatore sta sempre con la stessa tuta del Napoli addosso dal 19 marzo - racconta - non gli portano vestiti, coperte e nemmeno la carta igienica. Mi ha detto che da quando è arrivato gli hanno dato solo una barretta da mangiare".
Nel video, raccolto dal Riformista ai primi di febbraio, Salvatore raccontava di essere chiuso in cella dal 17 novembre, dopo aver contratto il Covid. "Quindici giorni fa c'è stata una persona con il Covid e ci tengono chiusi in stanza. Dicono che è per prevenzione del Covid. Ma siamo stati tutti insieme eppure chiudono in stanza solo noi della quarta sezione", diceva nel video.
E ancora: "Uno dei poliziotti penitenziari ci ha minacciati dicendo che dobbiamo stare in stanza senza protestare. Questo è un abuso. Vogliamo pagare per gli errori che abbiamo commesso nelle nostre vite e non chiediamo sconti, ma vogliamo che la nostra dignità non venga calpestata.". "Vi faccio vedere la sezione - aveva detto - casini non ce ne sono, ci minacciano inutilmente. Noi abbiamo sbagliato e siamo qui per pagare ma non vogliamo farlo con la dignità che è la cosa più importante per un uomo".
"Spero che Mattarella o il ministro della Giustizia vengano a vedere come siamo messi in questi carceri - continuava il video - Dicono che le prigioni sono come alberghi ma non è così". E mostrava la sua cella e soprattutto il bagno, senza finestra e con l'aeratore che diceva essere rotto. "Spero che il mio appello possa arrivare lontano", concludeva.
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