di Viviana Lanza
Il Riformista, 18 marzo 2021
L'intervento della ministra della Giustizia Marta Cartabia dinanzi alle Commissioni di Camera e Senato è un chiaro messaggio per pm e giudici: basta con il carcere come unica effettiva risposta al reato. "La certezza della pena non è la certezza del carcere che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio", ha detto la guardasigilli.
Che sia il cambio di passo che permetterà all'Italia di non essere più condannata a risarcire ingiuste detenzioni, che interromperà la deriva populista e giustizialista degli ultimi decenni, che eviterà a tanti innocenti in attesa di giudizio di vivere per mesi, o addirittura per anni, in celle sovraffollate e fatiscenti in cui sono mortificati i più fondamentali dei diritti? Perché in carcere non si trovano solo colpevoli, come credeva l'ex ministro Bonafede, e almeno la metà della popolazione carceraria è composta da detenuti in attesa di giudizio, cioè presunti innocenti.
In Campania i numeri sono tra i più alti d'Italia e sono numeri che con la rivoluzione Cartabia potrebbero essere invertiti in nome di un carcere meno affollato e più umano e di una pena capace di volgere concretamente verso la sua funzione costituzionale riabilitativa. Secondo l'ultima relazione del garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, a fronte di una capienza regolamentare di 6.156 persone, nelle quindici carceri della Campania si registrano 6.329 reclusi, di cui 2.349 in attesa di giudizio.
Rispetto al 2019, nel 2020 le presenze in carcere si sono ridotte di appena il 15% e su questo dato, più che una cultura del carcere come extrema ratio, ha prevalso la pandemia con l'esigenza di ridurre il sovraffollamento dietro le sbarre. Intanto, ancora oggi oltre 2mila persone attendono un processo rinchiuse in celle di pochi metri quadrati e senza la possibilità, adesso anche a causa degli stop imposti dalla pandemia, di impiegare le giornate con attività di formazione o di lavoro.
Nel 22% dei casi vivono rinchiusi in celle che non hanno le docce, nel 37% senza bidet in cella, nel 16% addirittura senza l'acqua calda. Nel 69% dei casi gli istituti penitenziari hanno fatto ricorso alla cosiddetta "sorveglianza dinamica" che consente ai detenuti di trascorrere la maggior parte della giornata al di fuori degli stretti spazi della cella, ma non basta per rendere il carcere più vivibile. Nella casa circondariale di Poggioreale "le condizioni detentive appaiono critiche - si legge nel dossier del garante regionale - arrivando a ospitare in una singola camera detentiva anche 14 reclusi". Poggioreale è anche il carcere con il maggior numero di detenuti (il 35% della popolazione campana), seguito da Secondigliano (19%) e da Santa Maria Capua Vetere (14%). "Questi istituti - conclude Ciambriello - rappresentano le realtà in cui il livello di sovraffollamento è una grande criticità e in cui l'insufficienza di attività trattamentali rende più difficile la realizzazione di una prospettiva di recupero e di reinserimento sociale".
regione.lazio.it, 18 marzo 2021
L'Aula impegna la Giunta "ad adottare tutte le misure necessarie e gli opportuni provvedimenti di competenza", per la somministrazione prioritaria alla popolazione carceraria del vaccino anti-Covid-19. Il Consiglio regionale del Lazio, nella seduta del 20 gennaio in modalità mista (parte dei consiglieri in presenza, parte in remoto) ha approvato un ordine del giorno che "impegna il presidente della Regione e la Giunta regionale ad adottare tutte le misure necessarie e gli opportuni provvedimenti di competenza, affinché la popolazione detenuta all'interno degli istituti penitenziari della Regione possa essere ricompresa tra le categorie di cittadini cui la somministrazione del vaccino contro il Covid-19 sarà effettuata in modo prioritario". L'ordine del giorno presentato da Marta Bonafoni, Alessandro Capriccioli e Paolo Ciani rispettivamente capigruppo della Lista Civica Zingaretti, +Europa Radicali e Demos, ha ottenuto 25 voti a favore e cinque contrari.
"Il sovraffollamento nei nostri istituti penitenziari - si legge in una nota dei proponenti - è un dato oggettivo (113 per cento a fronte di una media nazionale del 109 per cento), che non consente di adottare le giuste misure di distanziamento per far fronte alla pandemia. I molti contagi che si sono verificati nel carcere di Rebibbia, oltre al detenuto deceduto a Rieti dopo aver contratto il virus, sono un segnale chiaro del rischio che stiamo correndo se non provvediamo subito a mettere in sicurezza questi luoghi chiusi e pieni di persone, dove eventuali focolai potrebbero diventare incontrollabili: questo metterebbe a rischio, oltre ai detenuti, anche tutto il personale che lavora a stretto contatto con loro. Inoltre - concludono Bonafoni, Capriccioli e Ciani - la popolazione carceraria era vulnerabile dal punto di vista sanitario già prima della pandemia, ora la situazione non può che essere peggiorata a causa delle restrizioni, per cui occorrono soluzioni immediate e d'urgenza".
chietitoday.it, 18 marzo 2021
"In Abruzzo sono stati vaccinati circa il 90% dei detenuti e per 85% il personale dell'amministrazione penitenziaria". Il garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Gianmarco Cifaldi, fa il punto della situazione sulla campagna vaccinale all'interno degli istituti penitenziari dove si sta procedendo celermente, con la collaborazione del personale sanitario penitenziario e con la disponibilità delle Asl.
"Con l'assessore Verì abbiamo stabilito un crono programma delle sedute vaccinali da completare entro questo mese. Ad oggi possiamo ritenerci soddisfatti come Regione Abruzzo - spiega il professor Cifaldi - perché sono stati vaccinati circa il 90% dei detenuti e per 85% il personale dell'amministrazione penitenziaria escludendo coloro che si sono rifiutati di sottoporsi al vaccino, unitamente ai soggetti che hanno contratto il virus che devono attendere il tempo necessario per ricevere la vaccinazione".
Gli operatori penitenziari e i detenuti sono stati sottoposti al vaccino seguendo tutti protocolli stabiliti. "Qualora si riscontrassero particolari patologie - precisa il garante dei detenuti - e i soggetti sono definiti 'vulnerabili' vengono segnalati al centro di vaccinazione di riferimento".
di Cristiano Pellegrini
agenziaimpress.it, 18 marzo 2021
Preoccupano le ripercussioni psicologiche dei detenuti nelle carceri toscane. Condizioni aggravate anche dallo scoppio della pandemia. Sono dati drammatici quelli rilasciati da Giuseppe Fanfani, garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale regionale che è stato ascoltato in commissione sanità.
Secondo il quadro presentato dal garante nella primavera scorsa negli istituti toscani si sono registrati tre suicidi e una morte per cause non del tutto chiarite. A Sollicciano, il carcere fiorentino, lo scorso anno gli atti di autolesionismo sono stati 700, a Livorno 89, a Prato 95. Anche i più giovani sono stati colpiti: a Firenze, nell'istituto minorile, su 14 minori ospitati ci sono stati 12 atti di autolesionismo e 1 tentato suicidio; a Pontremoli, su 7 ospiti, 2 atti di autolesionismo, 1 tentativo di suicidio e 1 aggressione.
Dati allarmanti in quelle che sono le strutture della Toscana (16 carceri, 2 Rems che hanno sostituito i vecchi manicomi giudiziari, 2 istituti per minori). Nelle prossime settimane è attesa la relazione annuale dell'attività del Garante dei detenuti.
Il disagio nelle carceri in Toscana è aumentato ancor di più a causa della pandemia. Il Garante ha ricordato che, a seguito dell'epidemia, "hanno subito delle forti limitazioni le visite dall'esterno, la presenza del volontariato, i trasferimenti, le iniziative come i corsi di istruzione. Questo ha aumentato a dismisura la sofferenza in carcere, dove in 14 metri quadri devono convivere due o tre persone". Per fronteggiare l'emergenza è stato stabilito che chi entra in carcere dall'esterno debba effettuare una quarantena e, ovviamente, anche chi è positivo debba stare da solo in una cella apposita. Questo ha ridotto ulteriormente gli spazi a disposizione per gli altri.
In Toscana, il numero dei positivi al Covid-19 all'8 marzo scorso erano i seguenti: 63 su 3122 detenuti e 19 su 2267 addetti alla sorveglianza. In realtà, i numeri si sono mantenuti bassi per tutto il 2020, fino a quando poche settimane fa è scoppiato un focolaio a Volterra che ha fatto registrare 57 casi di contagio. "A parte questo episodio i casi contenuti dimostrano che c'è stata attenzione" ha detto il Garante.
ildolomiti.it, 18 marzo 2021
È successo domenica sera e per capire cosa possa essere successo sono stati disposti degli accertamenti medico legali. Nelle scorse ore è stata informata la Garante dei detenuti
Dramma al carcere di Trento. Una detenuta di 28 anni è morta domenica sera. Il personale medico che si è portato immediatamente sul posto, quando è stato lanciato l'allarme, non ha potuto far altro che constatare la morte. Non si conoscono al momento le cause della morte e proprio per questo la Procura ha disposto degli accertamenti medico legali per capire cosa possa essere successo. "Sono stata avvertita di quello che è successo - ha spiegato la Garante per i detenuti, la professoressa Antonia Menghini - e stiamo attendendo i risultati degli accertamenti. È morta una ragazza giovane, è una grande disgrazia e speriamo che arrivino quanto prima le risposte per capire cosa possa essere successo". Al momento non si esclude nessuna strada, solamente gli accertamenti potranno fare chiarezza e capire se si è trattato di un malore fatale o altro.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 marzo 2021
I familiari di molti detenuti a Melfi hanno denunciato gravi violenze, abusi e maltrattamenti subiti dai loro cari nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020. "I detenuti ristretti in Melfi i quali hanno partecipato attivamente alla rivolta sono stati colpiti da provvedimenti di trasferimento in altri Istituti adottati nella imminenza dei fatti e, quindi, in sostanza, la riduzione dell'orario viene ad operare indistintamente a danno dei ristretti rimasti che invece si sono dissociati dalla rivolta non prendendovi parte".
È un passaggio di una ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Potenza dove censura la repressione delle rivolte di marzo 2020. A renderlo noto è il Quotidiano del Sud, sottolineando che si tratta di una ordinanza a firma del giudice Michele Petrocelli, che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso presentato da un detenuto calabrese, Rosario Calderazzo di Palmi, per il risarcimento del danno sofferto per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Risarcimento riconosciuto nella riduzione della pena da scontare di "un giorno per ogni 10 durante il quale ha subito il pregiudizio".
Dimezzate da 8 a 4 delle ore in cui i detenuti, ogni giorno, possono restare all'esterno delle celle - Si parla, quindi, di un totale di 18 giorni complessivi. A portare la questione alla sua attenzione era stato il difensore di Calderazzo, l'avvocato Antonio Silvestro, evidenziando un aggravamento delle condizioni di vita all'interno dell'istituto da marzo dell'anno scorso in avanti.
In particolare il dimezzamento da 8 a 4 delle ore in cui i detenuti, ogni giorno, possono restare all'esterno delle celle. "Trattasi - scrive il giudice nella sua ordinanza, secondo quanto riportato dal quotidiano - di una drastica riduzione (alla quale si aggiunge anche una riduzione dell'orario di fruizione delle docce rispetto a quanto previsto a partire dal settembre 2016) che, rapportata all'ampiezza della superficie netta fruibile nella cella, deve indurre a riconoscere il presupposto delle condizioni inumane e degradanti".
Tanto anche in considerazione di altro dato e cioè quello per il quale la possibilità di fare la doccia nei locali comuni è prevista in orario (dalle 08.30 alle 11.00 e dalle 13.00 alle 15.30 dal 27 marzo 2020 al 15 ottobre 2020) che "si sovrappone quasi completamente a quello stabilito per le ore all'aperto con la conseguenza di porre il detenuto dinanzi alla non ragionevole scelta tra il fare la doccia o usufruire delle ore d'aria". Passaggi interessanti, quelli evidenziati da Quotidiano del Sud.
Le denunce di presunti abusi e maltrattamenti - Anche perché dimostra il carattere punitivo che ha colpito indistintamente tutti.
A questo punto va anche ricordato che nel periodo delle rivolte, Antigone è stata contattata dai familiari di molte persone detenute proprio a Melfi, le quali hanno denunciato gravi violenze, abusi e maltrattamenti subiti dai familiari nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020, verso le ore 03.30, come punizione alla protesta scoppiata il 9 marzo 2020 in seguito alle restrizioni conseguenti allo stato d'emergenza sanitaria.
Le testimonianze parlano di detenuti denudati, picchiati, insultati e messi in isolamento. Molte delle vittime sarebbero poi state trasferite da Melfi. Durante le traduzioni non sarebbe stato consentito nemmeno di andare in bagno. Ad esse sarebbero state fatte firmare delle dichiarazioni in cui dichiaravano di essere cadute accidentalmente. Ad aprile 2020 Antigone ha presentato un esposto per violenze, abusi e torture.
Il Centro, 18 marzo 2021
Ventiquattro detenuti attualmente contagiati dal Covid e carenza di personale di sorveglianza: scatta ufficialmente la protesta degli agenti della polizia penitenziaria del carcere di San Donato.
Lo stato di agitazione è stato proclamato dal Sinappe, sindacato di categoria, che ha organizzato per venerdì 19 marzo, dalle 11.30 alle 13.30, un sit-in davanti alla palazzina Ex Prap della casa circondariale. "Molteplici sono i motivi che hanno condotto a questa agitazione", spiega Alessandro Luciani vice segretario regionale del Sinappe, "attualmente i detenuti contagiati sono 24, di cui 20 ristretti alla prima sezione giudiziaria e 4 alla penale, piano terra.
Prioritaria, per noi, è la salvaguardia della salute dei colleghi, a rischio a causa della mala gestione dei vertici del carcere". Annosa, la carenza di organico. Luciani: "Su 166 poliziotti previsti, sono solo 114 quelli effettivamente in forze, tra i quali 15 donne. Al ministero della Giustizia chiediamo l'invio di uomini, di investire in termini del rafforzamento del personale".
In ragione della carenza di agenti "vengono negati ai poliziotti penitenziari i diritti sanciti da accordi contrattuali, circolari ministeriali, leggi e decreti e il personale è costretto a permanere sul luogo di lavoro ben oltre l'orario ordinario". Altra questione sono "le continue, pericolose e intollerabili aggressioni messe in atto dai detenuti, anche affetti da patologie psichiatriche, nei confronti degli agenti che vengono esposti a livelli altissimi di stress lavorativo".
Condizioni "precarie di sicurezza a cui il Sinappe dice basta ed esorta tutto il personale a scendere in piazza", nella mattinata di venerdì, davanti al San Donato.
Una protesta che arriva, dice il sindacalista, dopo "numerose denunce e ricorsi, ma le amministrazioni penitenziarie continuano a rimbalzarsi le responsabilità, l'una verso l'altra, creando una sorta di presa in giro nei confronti degli agenti di sicurezza", chiude il vice segretario provinciale di Sinappe. Che annuncia, per oggi, "l'effettuazione di nuovi tamponi" da parte dei sanitari della Asl e dei medici del carcere, "mentre la prima dose vaccinale è già stata distribuita a 120 colleghi. Vaccinata per ora il 25% della popolazione reclusa". Sono 287 i detenuti del San Donato, tra cui molti pescaresi, ma anche stranieri, maghrebini e sudafricani. I collaboratori di giustizia, una ventina, sono isolati in un padiglione di massima sicurezza.
di Luana Costa
lacnews24.it, 18 marzo 2021
I contagiati trasferiti nella sezione appositamente allestita all'inizio della pandemia. Il segretario regionale Uil polizia penitenziaria: "È tutto sotto controllo". Il virus si è, infine, insinuato anche nelle carceri calabresi. In mattinata è arrivata la conferma della presenza di sette casi positivi tra la popolazione carceraria e gli agenti di polizia penitenziaria della casa circondariale di Catanzaro. In particolare, sono tre i detenuti di media sicurezza ad aver contratto il virus e quattro agenti.
Difficile ricostruire allo stato la catena di contatti che ha consentito di estendere il contagio all'interno dell'istituto penitenziario catanzarese. Rispetto però alla prima fase pandemica erano ripresi i colloqui all'interno dell'istituto e la presenza di educatori provenienti dall'esterno.
I tre detenuti sono stati al momento trasferiti nella sezione Covid, appositamente allestita all'inizio della pandemia. I quattro agenti risultati positivi si trovano invece in isolamento domiciliare. Alcuni hanno mostrato già sintomi febbrili ma rassicurazioni giungono sul contenimento del contagio. "È tutto sotto controllo - garantisce il segretario regionale della Uil Polizia Penitenziaria, Salvatore Paradiso. Siamo fiduciosi che grazie ad un particolare impegno da parte dell'Asp si potrà ridurre e azzerare il contagio all'interno dell'istituto penitenziario".
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 18 marzo 2021
Sotto pressione i tre Sert di Palermo, con organici ridotti a livelli di guardia. "Aumenta il rischio di overdose per l'utilizzo di miscele di sostanze". Alle nove del mattino, c'è la fila davanti al Sert di via Antonello da Messina, una traversa di via dei Cantieri. Un giovane, una ragazza, una donna, un uomo di mezza età, un signore ben vestito, un altro in pantofole. I clienti del supermercato che si trova di fronte neanche ci fanno caso.
"È un'intera città che si è ormai girata dall'altra parte rispetto al tema delle tossicodipendenze", allarga le braccia il dottor Sergio Paderi, il responsabile della struttura che assiste circa 800 persone, di tutte le età. "Gli adolescenti sono in aumento - spiega - siamo di fronte a un fenomeno che sta diventando dilagante. Ma non se ne parla, e intanto continuiamo ad avere sempre meno risorse". Il nuovo piano di riorganizzazione pensato dall'Asp, che prevede organici all'osso per i tre Servizi delle tossicodipendenze di Palermo e i sette della provincia, ha sollevato le attenzioni anche della Prefettura, che ha chiesto informazioni dopo la denuncia del sindacato Cimo. Risultato: al momento, il piano è fermo.
Sembrano fortini assediati, i Sert di Palermo. "Il numero dei tossicodipendenti è in crescita - spiega il dottor Giuseppe Filippone, che guida la struttura di via Filiciuzza e l'Unità dipendenze patologiche dell'Asp - siamo passati dai 2.524 del 2019 ai 2.628 del 2020. Ed è il crack la grande emergenza. Ufficialmente, abbiamo registrato 824 consumatori nel 2020, 20 in più dell'anno precedente: 11 hanno un'età compresa fra 15 e 19 anni, 92 fra 20 e 24 anni, 137 fra 25 e 29 anni.
Ma c'è un dato sommerso, il più preoccupante: sappiamo che iniziano ad assumere crack a 12 anni, e passano in media quattro anni prima che arrivino al Sert. Ci arrivano perché hanno un problema di legge, un problema familiare o di salute". Dopo il crack, c'è l'eroina nell'inferno che dilaga a Palermo: "Sono 1.798 i consumatori registrati nel 2020, 1.818 nell'anno precedente", dicono le tabelle di Filippone. "L'abbassamento dei dati non deve affatto tranquillizzare - spiega - il lockdown ha inciso anche sulle visite al Sert".
L'ultima moda fra i giovanissimi è fumare le droghe. Anche l'eroina. La parola chiave per entrare nel dramma è soprattutto una: "Mix", miscela. Probabilmente è un mix di droghe che ha ucciso Mouad Hamzaoui, il diciottenne trovato morto lunedì in un appartamento di corso Tukory. Spiega il dottor Giampaolo Spinnato, il responsabile del Sert di via Pindemonte: "Il crack, che ha costi bassi e un effetto superiore alla cocaina, lascia un senso di irrequietezza, che i giovani fronteggiano in vario modo: con il metadone, con l'eroina, con farmaci analgesici quali l'Ossicodone, o con alcuni ansiolitici come il Ritrovil. Una miscela che fa aumentare il rischio di overdose". Ecco perché nell'inferno dei giovani di Palermo sta crescendo anche il mercato nero del metadone distribuito dai Sert: una boccetta costa 30-40 euro. Arrivano anche da Trapani, Agrigento o Caltanissetta per comprarlo. Perché l'Asp di Palermo è l'unica azienda sanitaria che utilizza il metadone con una concentrazione al 5 per cento, tutte le altre aziende usano quello all'1 per cento. "Occupa meno spazi ed è possibile distribuirlo in minor tempo - spiegano - Cinque minuti invece di 25, altrimenti avremmo file interminabili e ingestibili con un solo infermiere in servizio".
È un'altra fotografia che racconta il dramma della droga. "Ma i Sert non sono solo distributori di metadone, che resta una cura farmacologica importante - dice Paderi - sono strutture in cui operano psicologi, medici, infettivologi. Realtà nate dopo l'emergenza dell'Aids negli anni Novanta, hanno azzerato la mortalità e l'incidenza della malattia. Adesso ci attendono altre sfide, per questo non è possibile abbassare la guardia, come accade ormai da cinque anni: avevamo cinque Sert a Palermo, due sono stati chiusi, quelli di via Riolo e della Casa del Sole".
Da un anno non c'è più neanche il camper che girava per i luoghi della movida: "Un'esperienza importante - racconta Giampaolo Spinnato - con la collega Annamaria Maggio e un per un certo periodo con i volontari dell'Opera Don Calabria abbiamo trascorso tante sere a Ballarò e in altre piazze. Con la scusa di un prelievo di sangue per effettuare degli screening entravamo in relazione con i ragazzi. A Ballarò non è stato facile, ci hanno aiutato alcuni nostri pazienti del Sert, che sono diventati straordinari mediatori culturali". Quell'esperienza non c'è più. "Continua invece a esserci una commistione fra i luoghi dello spaccio e quelli della movida, cosa che non accadeva in passato - dice ancora Spinnato - Non possiamo permetterci di lasciare sguarnito il territorio, ci vuole piuttosto una presenza costante".
Droga, un Sert per gli adolescenti
Torna il tema delle risorse. Il sindacato Cimo ha denunciato pesanti tagli nel nuovo progetto di riorganizzazione dei Sert: "L'Asp di Palermo è l'azienda sanitaria che a livello nazionale dedica meno risorse a questa popolazione di pazienti". È previsto, ad esempio, un solo infermiere per struttura, impensabile che da solo possa gestire una media di 500 trattamenti farmacologici e 200 esami ogni settimana. Il piano è in fase di rielaborazione.
"Intanto, siamo pronti a un investimento straordinario di risorse per i giovani dai 13 ai 25 anni", annuncia Giorgio Serio, il direttore del Dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche: "Un milione di euro, proveniente dai fondi di progetto del piano sanitario, per creare un Sert dedicato agli adolescenti. Abbiamo un cantiere aperto col Comune, anche per implementare l'azione attraverso operatori di strada. Una progettualità mirata - dice Serio - se poi la sperimentazione funzionerà, i servizi verranno stabilizzati". Con la speranza che il nuovo piano antidroga per aiutare i giovani di Palermo parta al più presto.
di Enzo Spiezia
ottopagine.it, 18 marzo 2021
Stavolta il carcere lo ha lasciato per davvero. Avrebbe dovuto farlo tre mesi fa, ma - meglio tardi che mai - la sua storia, emblematica di un incredibile groviglio burocratico, ha finalmente percorso il rettilineo finale. Quello che ha condotto in una struttura in provincia di Avellino, sottoposta ai domiciliari, Loredana Morelli, la 36enne di Campolattaro, sordomuta ed affetta da una forma psicopatologica, che il 15 settembre del 2019 aveva ucciso Diego, il figlio di quattro mesi.
Fin qui era rimasta nella casa circondariale di contrada Capodimonte, detenuta "sine titulo", nonostante fosse stata accertata l'incompatibilità tra il suo stato di salute e quel regime detentivo. Un caso del quale ci siamo occupati ripetutamente, ora l'epilogo atteso dai difensori della donna - gli avvocati Matteo De Longis e Michele Maselli - residente in Irpinia, per la quale l'Asl di Avellino, nel frattempo condannata dal giudice civile per non aver provveduto in precedenza, ha preparato il Piano di trattamento riabilitativo individuale.
Si tratta di una vicenda assurda, scandita da errori del Riesame rispetto all'indicazione del centro che avrebbe dovuto inizialmente ospitarla, da ritardi e, infine, anche dall'indisponibilità ad accoglierla manifestata sia suoi congiunti, sia da una clinica di Avellino, per la particolare complessità della condizione di Loredana, per la quale la Corte di assise- nuova udienza il 22 marzo - ha disposto una perizia psichiatrica, per accertarne la capacità di intendere e di volere, e di stare in giudizio, e la pericolosità sociale.
Una storia approdata oltre un mese fa anche alla Commissione giustizia della Camera, dove il presidente Mario Perantoni aveva chiesto al ministero della Salute come mai l'Asl competente non avesse ancora preparato il Piano per Loredana, e a quello della Giustizia, per sapere se in Italia la situazione di Loredana è comune anche ad altre persone.
- Busto Arsizio. Il cappellano del carcere: "Gli imprenditori sostengano progetti di rinascita"
- Messina. Il Capo del Dap ospite del Progetto "Giustizia e Umanità Liberi di Scegliere"
- La Spezia. Un film dal carcere per raccontare la potenza del teatro
- Velletri (Rm). Laboratorio di poesia con partita di calcio finale nel carcere
- Ricchi e poveri nella pandemia











