di Riccardo Ferrante
giustiziainsieme.it, 6 ottobre 2025
Lunedì 6 ottobre prossimo Area avvierà le iniziative che porteranno al suo congresso annuale. Presso la sala di rappresentanza del Comune di Genova, dalle 17.00, si parlerà di La riforma Nordio: una riforma della magistratura che non serve alla giustizia. A chi scrive sarà affidata una (breve, come di norma si precisa) introduzione, di taglio storico. E anticipo qui le linee generali.
imgpress.it, 6 ottobre 2025
“Che valore ha la libertà? Ce lo siamo mai chiesti? E se lo è mai domandato chi oggi sta scontando una condanna dietro le sbarre un attimo prima di compiere il reato?”. Questi e mille altri quesiti hanno spinto Francesca Ghezzani, nota giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica, a percorrere un viaggio dentro e fuori i penitenziari per raccogliere, attraverso decine di interviste, le testimonianze di carcerati, ex detenuti oggi reinseriti nel tessuto sociale e nomi autorevoli del panorama istituzionale e associazionistico, esperti di criminologia e psichiatria forense, giornalisti e addetti alla comunicazione, esponenti del clero, sociologi, senza tralasciare i concetti di finanza e imprenditoria sociali, economia carceraria e circolare, upcycling presenti all’interno del sistema penitenziario e il delicato rapporto, sempre più sfidante e attuale, tra giustizia penale e intelligenza artificiale.
corriereirpinia.it, 6 ottobre 2025
Un libro che è frutto dell’esperienza maturata nel progetto “Versi Liberi”, laboratorio di poesia ideato e organizzato dall’associazione sportiva-culturale no profit Nazionale Italiana Poeti appositamente per gli Istituti Penitenziari. Un laboratorio promosso con successo in numerose case circondariali, dalla casa di reclusione Bollate di Milano al Cutugno di Torino. È il volume “Mi costituisco a Modena”, di Michele Gentile e Francesco Pasqual. Sarà presentato sabato 11 ottobre, alle 18, presso Palazzo Vescovile nell’ambito della rassegna “Avellino letteraria”.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Cooperative, associazioni, fondazioni e imprese sociali coinvolgono oltre 6 milioni di persone. Oggi la sfida è la sostenibilità economica. Nuovi bisogni: ambiente, abitare, giustizia. È un “ecosistema” così composito che anche chi lo studia fatica a trovare una definizione univoca. I numeri dell’economia sociale elaborati da Euricse documentano un vivace e dinamico scenario che, solo nel nostro Paese, è fatto di quasi 400 mila tra cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali e coinvolge oltre 6 milioni di persone tra chi vi lavora (1,5 milioni) e volontari.
di Sabino Cassese
Il Foglio, 6 ottobre 2025
Sfiducia e disinteresse. In Italia non è in calo solo l’affluenza alle urne, è diminuita anche la partecipazione invisibile, fatta di informazione e discussione. Che cosa si può fare per aumentare il senso di appartenenza alla collettività? Tra il 2003 e il 2024, si è osservato un calo generalizzato della partecipazione invisibile (informarsi e discutere di politica). Questo trend riguarda uomini e donne, ma con intensità diverse, contribuendo a ridurre le ampie differenze di genere. Nel 2003, a informarsi con regolarità di politica era il 66,7 per cento degli uomini a fronte del 48,2 per cento delle donne. Nel 2024 questi valori calano di 12,6 punti percentuali per gli uomini e di 5,7 punti per le donne. La differenza tra uomini e donne passa da 18,5 a 11,6 punti percentuali”. Questa la sintesi della recentissima accurata analisi della partecipazione politica in Italia, svolta dall’Istituto nazionale di statistica. Dunque, la distanza tra paese reale e paese legale non è misurata soltanto dalla decrescita della partecipazione al voto dei cittadini italiani, che dal 93 per cento è ora calata al 63 per cento, ma anche dalla disaffezione per la politica o dal disinteresse per essa mostrato da questi dati. Essi misurano la distanza tra il paese e la sua classe dirigente. Ecco, dunque, una indagine che cultura e politica italiani dovrebbero studiare con molta attenzione perché da essa, piuttosto che dalle piccole liti quotidiane, dipende il futuro del paese.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Molte migliaia di cittadini hanno voluto manifestare non solo solidarietà nei confronti delle vittime della guerra di Gaza, ma anche fiducia in un mondo dove i bambini non debbano morire per fame, le popolazioni non siano costrette con la violenza a spostarsi da una tendopoli all’altra. I seggi sono vuoti e le piazze sono piene. L’apparente contraddizione permette di riflettere sul rapporto tra i cittadini e i valori nei quali crediamo. Molte migliaia di cittadini hanno voluto manifestare non solo solidarietà nei confronti delle vittime della guerra di Gaza, ma anche fiducia in un mondo dove i bambini non debbano morire per fame, le popolazioni non siano costrette con la violenza a spostarsi da una tendopoli all’altra, dove gli ospedali non siano bombardati e i feriti non siano operati senza anestesia perché l’esercito occupante ha vietato i farmaci; un mondo in cui nessuno possa impedire di dare biscotti e miele a donne e bambini perché troppo proteici, nè dove un ministro possa dire: se serve un boia ci sono qui io, anche per i bambini.
di Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli
La Stampa, 6 ottobre 2025
Eman Abu Zayed, scrittrice palestinese, ha inviato questa lettera: “A Gaza le scelte della solidarietà in Italia si sono diffuse da un telefono all’altro, portando un barlume di speranza tra le macerie, la fame e le bombe. Le persone inoltravano i video sulle chat guardando riconoscenti le folle italiane. Queste immagini hanno suscitato sorrisi, ormai rari, sui volti di tanti palestinesi”. La lettera è uno splendido commento sulla marea di gente che è scesa nelle strade, formando un fiume lungo mille chilometri da Nord a Sud del Paese, per sostenere il popolo palestinese contro la follia di Netanyahu. Persone di ogni età, ma soprattutto giovani, capaci di mobilitarsi per una causa sacrosanta, vincendo l’indifferenza che troppo spesso li frena. Milioni di persone che hanno sentito l’indignazione per quello che succede a Gaza e si sono risolutamente scosse, in blocco, da un torpore purtroppo abituale. Con la gente che applaudiva dalle finestre.
di Flavia Amabile
La Stampa, 6 ottobre 2025
Il sociologo: “Landini guida una rivolta non sua. I giovani non conoscono il conflitto”. “La manifestazione di sabato? Un corteo di preti”, provoca Giuseppe De Rita, 93 anni, sociologo, fondatore e presidente del Censis. Questo concetto dei preti poi lo spieghiamo. Intanto però sabato a Roma c’era un milione di persone in piazza per Gaza. Più di venti anni fa Sergio Cofferati, all’epoca segretario generale della Cgil, di persone ne radunò tre milioni ma per l’articolo 18. Ora, invece, gli italiani si mobilitano per Gaza, che cosa sta accadendo? “Se lo sapessi farei il capo del governo. È tutto così labile: ci sono milioni di persone in piazza ma non si capisce perché. Dichiarano di manifestare per Gaza ma che cos’è Gaza? È un sentimento collettivo? Un’indignazione collettiva? Una paura collettiva? Un conflitto collettivo?”.
di Diego Motta
Avvenire, 6 ottobre 2025
Viaggio a Novellara, dove l’adolescente pachistana venne uccisa dalla violenza del suo clan. Qui la lotta per l’emancipazione femminile non si ferma. L’ex sindaca Carletti: denunciare resta difficile. Nella terra in cui è morta Saman, la lotta per l’emancipazione femminile resta la vera battaglia da combattere. Lo era prima, a Novellara, Comune del reggiano di 13.500 abitanti, che da trent’anni ospita comunità di stranieri provenienti dal Pakistan, dall’India, più recentemente dalla Turchia. Lo è adesso, che i processi per la morte della giovane pachistana uccisa a seguito di un piano ordito dalla sua stessa famiglia, hanno svelato al resto d’Italia i contorni di un fenomeno già conosciuto da queste parti: quello della segregazione della donna, vittima di clan familiari che rispondono alle regole arcaiche di culture lontane, quello dei matrimoni combinati che sembra un reperto storico nel nostro Paese eppure qui silenziosamente prosegue.
di Lorenzo Mantignoni
Il Giorno, 6 ottobre 2025
“Partiranno domani con un volo charter per Atene”. Con queste parole il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella tarda serata di ieri ha annunciato (a sorpresa, almeno per le tempistiche) l’imminente rientro dei quindici attivisti italiani che non avevano firmato il foglio di via. “Saranno assistiti - continua - dalla nostra ambasciata nel trasferimento verso l’Italia”. Una buona notizia, dunque, che conclude una giornata, quella di ieri, caratterizzata dai racconti che gli attivisti della Global Sumud Flotilla hanno reso pubblici a proposito della detenzione. Una vera e propria denuncia. “Siamo stati trattati come le vecchie scimmie dei peggiori circhi degli anni Venti”, ha detto il giornalista di Fanpage, Saverio Tommasi, appena rientrato in Italia. “Abbiamo ricevuto botte - ha continuato - nella schiena e in testa. Ci hanno tolto le medicine, e un signore di 86 anni, a cui è stata sequestrata la bomboletta per l’asma, si è sentito male ma non ha ricevuto alcuna assistenza medica”.
- Pizzaballa: “A Gaza un percorso pieno di insidie, ma c’è uno spiraglio mai visto”
- La missionaria suor Azezet: “La pace? È possibile, ma si impari dalle madri”
- Le donne afghane e la piazza sognata
- Non più ragazzini e non ancora uomini. Punirli o rieducarli?
- “Per un carcere umano”, intervista al magistrato Stefano Celli











