di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Il cardinale e patriarca di Gerusalemme: “Il cessate il fuoco sarebbe il primo passo”. Come vede, eminenza, il piano Trump? C’è la possibilità che si arrivi a un’intesa? “Un clima di speranza si percepisce. Anche i media locali qui si mostrano speranzosi, ma con misura. Il fatto è che ci sono tante difficoltà, tanti punti interrogativi. C’è ancora tanto da fare. Tanto. Però questa è una possibilità che non si era mai vista prima”.
di Pier Luigi Vercesi
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
La religiosa comboniana si è raccontata alla rassegna Poeti sociali a Verona. Nata nell’Eritrea in guerra, ha vissuto per 14 anni tra Israele, Cisgiordania e Gaza. “Sono nata in guerra, ho seguito la mia vocazione in guerra, ho pregato tanto per la pace. Poi, vivendo per 14 anni tra Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, ho smesso di pregare per la pace. Perché ho capito che quella è una guerra diversa da tutte le altre sperimentate sulla mia pelle. Scaturisce dall’assurdo desiderio di due popoli fratelli di eliminarsi a vicenda: io devo vivere e tu no. Così ho cominciato a pregare per la coesistenza. Un rabbino con cui lavoravamo mi ha detto: “Sister, non arriveremo a nulla fino a quando non riscriveremo i nostri libri di scuola, noi ebrei e loro musulmani, perché nella gran parte di quei testi instilliamo la paura dell’altro, da cui sgorga l’odio che ci uccide”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 6 ottobre 2025
Per 48 ore in tutto il Paese il capo supremo dei talebani ha ordinato di “prevenire il vizio” e favorire la “moralità pubblica” tagliando completamente la connessione Internet. per le donne la Rete è l’unica possibilità per seguire lezioni online; l’unico sguardo aperto sul mondo; l’unica possibilità di comunicare con più persone contemporaneamente attraverso i gruppi di WhatsApp.
di Irene Famà
La Stampa, 5 ottobre 2025
La sfida del carcere è reinserimento e recupero sociale: lo stabilisce la Costituzione, lo vuole il senso comune di speranza e umanità. E questa sfida, quando si tratta di ragazzi, è ancora più rilevante e significativa. Il passaggio dagli istituti penitenziari minorili a quelli per adulti è estremamente delicato e complesso, soprattutto quando si hanno davanti diciottenni o poco più: troppo grandi per stare con detenuti adolescenti, troppo piccoli per scontrarsi con il mondo dei reclusi adulti.
di Antonella La Morgia
vocididentro.it, 5 ottobre 2025
È ripartito a settembre il digiuno a staffetta “per un carcere umano” per denunciare le condizioni degli istituti di pena, iniziativa che si aggiunge a quella di Rita Bernardini per sollecitare misure contro il sovraffollamento. L’iniziativa che ha unito avvocati delle camere penali e magistrati si è spontaneamente estesa attraverso i social anche ai cittadini. L’idea è nata ai primi di luglio davanti ad un caffè di Milano. Ce lo ha raccontato il magistrato Stefano Celli a cui abbiamo rivolto alcune domande. Stefano Celli è pubblico ministero presso la Procura di Rimini e vicesegretario generale dell’ANM. Ha lanciato l’iniziativa insieme all’Avvocata Valentina Alberta, ex presidente della Camera penale di Milano. Per aderire al digiuno a staffetta si può inviare una mail all’indirizzo
di Silvia Guidi
L’Osservatore Romano, 5 ottobre 2025
“Sono in un tunnel e, dopo tutto quello che ho vissuto in Libia, vedo solo nero”. È la voce di un detenuto straniero in Italia. Una voce che racconta non solo la sua storia, ma quella di tanti altri. Perché, in carcere, nessuno sta bene, ma c’è chi sta peggio, rinchiuso non solo da quattro mura di cemento, ma anche dalle mura delle differenze linguistiche e culturali. Il sistema carcerario italiano attraversa una crisi profonda. Dall’inizio dell’anno, sessantuno persone si sono tolte la vita. Il sovraffollamento è pari al 135,5%, che vuol dire semplicemente che dove dovrebbero stare 100 detenuti ce ne sono 135. In mezzo a loro c’è Amin.
di Claudia Guasco
Il Messaggero, 5 ottobre 2025
Nel penitenziario Due Palazzi saranno inaugurati domani i locali per permettere ai detenuti incontri intimi. È il primo test in assoluto Italia e durerà quattro mesi. Una stanza con letto, televisore e bagno attiguo, senza possibilità di essere chiusa dall’interno. Si chiama stanza dell’amore e da domani sarà a disposizione dei detenuti del carcere Due Palazzi di Padova. Per due ore e mezza, in totale riservatezza, potranno incontrare la moglie o la compagnia, rinsaldare il legame affettivo, ritrovarsi nell’intimità in un ambiente il più possibile domestico. Un’iniziativa con l’unico precedente già avviato nella casa circondariale di Terni, e altri in fase di elaborazione, che passeranno per una fase sperimentale. Quattro mesi, ha deciso la neodiretta Maria Gabriella Lusi, poi si tireranno le somme.
di Riccardo Magagna
Il Gazzettino, 5 ottobre 2025
Favero (Ristretti Orizzonti): “Era necessaria”. Vona (Sappe): crea problemi. L’amore unisce, l’amore divide. Lunedì, come anticipato ieri da Il Gazzettino, partirà la sperimentazione per quattro mesi delle “stanze dell’amore”. L’affettività apre dunque le sbarre delle celle padovane e così molti cuori possono ricomporsi, a spezzarsi in due invece è l’opinione: da una parte c’è soddisfazione per questo traguardo dall’altra, invece, crescono le preoccupazioni soprattutto per ciò che potrebbe entrare dall’esterno e sfuggire alla sorveglianza.
di Claudia Guasco
Il Messaggero, 5 ottobre 2025
Finalmente. La stanza dell’amore nel carcere di Padova inserisce l’Italia in un quadro normativo europeo e internazionale nel quale misure di questo tipo già esistono. Ci porta anche in un ambito di legalità costituzionale che non è un’iniziativa meritoria, ma deriva da una sentenza che obbliga il sistema a uniformarsi. Purtroppo non accade ovunque, nelle nostre visite verifichiamo che in alcuni istituti si sta ragionando sulla creazione di questi spazi, in altri non ci si pensa nemmeno. È un traguardo importante anche se difficile da raggiungere, Padova dimostra che si può fare”, riflette Alessio Scandurra, coordinatore dell’Osservatorio Antigone sulle condizioni di detenzione.
Il Mattino, 5 ottobre 2025
L’uomo, 56 anni, è stato stroncato da un infarto. La polemica: “In stanze con 10 persone impossibile anche aprire la finestra”. Un 56enne detenuto nel carcere di Poggioreale a Napoli è morto ieri sera, stroncato da un infarto. A darne notizia è il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che questa mattina ha visitato il carcere di Poggioreale e il reparto nel quale ieri sera è morto il 56enne italiano. Nel carcere, ricorda Ciambriello, “sono presenti 2.137 persone. Fino al 31 luglio di quest’anno vi sono stati 2 suicidi, 24 tentativi di suicidio, 196 atti di autolesionismo, un decesso per cause da accertare e 9 decessi per cause naturali. A oggi, in Italia 182 morti in carcere, di cui 65 suicidi, 5 in Campania”.
- Cuneo. Si aggrappa alle griglie del carcere durante l’ora d’aria: detenuto condannato a 2 mesi
- Firenze. Detenuti a lezione dagli scalpellini, la pietra serena diventa una seconda possibilità
- Busto Arsizio. “Il carcere non basta, rieducazione e lavoro per dare futuro a chi ha scontato la pena”
- Torino. “LiberAzioni”: per un dialogo con il carcere
- “Zitta e buona”: Stefanini e le altre vittime del terrorismo











