di Barbara Morra
La Stampa, 5 ottobre 2025
Si è concluso con una condanna a due mesi il singolare processo a T.R., 45 anni, detenuto presso la casa circondariale di Cuneo, imputato per interruzione di pubblico servizio. Il motivo? Un’ora intera trascorsa aggrappato alle griglie anti-scavalcamento del “passeggio” interno del carcere, durante l’ora d’aria. Era il 4 ottobre 2021 quando l’uomo, al termine delle due ore previste all’aperto, si è rifiutato di rientrare in cella. Tre agenti di polizia penitenziaria, come ricostruito in aula, lo hanno invitato più volte a scendere, ricevendo in cambio solo una richiesta perentoria: “Voglio una cella singola!”. Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Alessandro Bombardiere, la protesta plateale ha inevitabilmente bloccato il normale svolgimento delle attività di sorveglianza dell’istituto, da qui l’accusa di interruzione di pubblico servizio.
La Nazione, 5 ottobre 2025
Partito il corso autunnale della scuola degli Scalpellini di Firenzuola riservato ai detenuti tra i 19 e i 29 anni, organizzato nell’ambito del Progetto Serena (dal nome della pietra) da Associazione Volontariato Penitenziario, dall’Associazione Seconda Chance impegnata nell’inclusione lavorativa dei detenuti, e dall’Associazione Scalpellini di Firenzuola, della quale fanno parte i maestri che introdurranno i giovani ai segreti di un mestiere che rischia di scomparire. Fino al 30 novembre, tutti i sabati e le domeniche, cinque giovani detenuti nell’Istituto penale minorile, nel carcere di Sollicciano e nell’Istituto Gozzini, accompagnati dai tutor, raggiungeranno Firenzuola per prendere confidenza con la pietra serena - dalla visita alle cave a quella del Museo della pietra serena - e soprattutto imparare i rudimenti del mestiere nei laboratori di imprese della zona sotto la guida dei maestri scalpellini.
varesenews.it, 5 ottobre 2025
Il cappellano del carcere Don David Maria Riboldi e l’ex politico Nino Caianiello: lanciano un appello alle istituzioni affinché si superi l’idea puramente punitiva del carcere: “In cooperativa solo uno su 35 è tornato dentro”. Non finisce tutto con la scarcerazione. Anzi, spesso il vero percorso di reinserimento inizia proprio lì, fuori dai cancelli del carcere, dove però mancano strutture e strumenti adeguati per accompagnare chi ha scontato la propria pena verso una nuova vita.
di Antonia Fama
collettiva.it, 5 ottobre 2025
Dall’1 al 16 ottobre Torino ospita la quinta edizione, promossa dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema. Film, spettacoli, laboratori tra dentro e fuori. Torna a Torino, per la sua quinta edizione biennale, LiberAzioni, il festival delle arti dentro e fuori il carcere, che dal 1° al 16 ottobre proporrà film, spettacoli, presentazioni, laboratori a ingresso libero. Fra gli ospiti Andrea Pennacchi, Daniele Mencarelli, Paola Bizzarri, Celina Escher, Edgardo Pistone e la compagnia Voci Erranti. Due settimane, dedicate al dialogo tra le persone detenute e il resto del mondo, per costruire ponti attraverso l’arte. Il festival è promosso da un gruppo di associazioni culturali e del terzo settore, coordinate dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema.
di Claudia Labati
Libertà, 5 ottobre 2025
Nel podcast di Elisabetta Fusconi prodotto da Radio 24. La storia del nostro Paese si ricostruisce anche grazie alle voci. Grazie a questo bellissimo e completo podcast “Zitta e Buona” di Elisabetta Fusconi, prodotto da Radio 24, riusciamo ad immergerci completamente negli anni tremendi e sanguinari del terrorismo in Italia: voci che escono a un “mangianastri” - come lo chiamava mia nonna - un po’ metalliche, sporcate dall’imperfezione, ma che ci ricordano quanto la memoria sia un atto di resistenza civile. L’autrice si imbatte in un articolo di Giovanni Bianconi che ricordava la storia di due donne vittime della furia brigatista: Germana Stefanini, 57 anni, dipendente penitenziaria a Rebibbia, addetta allo smistamento dei pacchi per le detenute, e Giuseppina Galfo, medico penitenziario nello stesso carcere: vittime innocenti di attacchi efferati da parte del Nucleo per il Potere Proletario Armato, irriducibili militanti del terrorismo rosso.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 5 ottobre 2025
Resta da chiedersi se davvero la vita morale possa essere compressa in un calcolo. John C. Harsanyi è nato tra le macerie della storia nella Budapest del 1920 e cresciuto nel clima inquieto dell’Europa dei totalitarismi. Brillantissimo negli studi nel 1944 si laurea in farmacologia. Durante l’occupazione nazista, in quanto ebreo, viene rinchiuso in un campo di concentramento e costretto ai lavori forzati. Riesce a salvarsi grazie ad una fuga rocambolesca e alla protezione che trova in una comunità di gesuiti.
di Cristina Dell’Acqua
Corriere della Sera, 5 ottobre 2025
Con ChatGpt e con gli altri strumenti di Ai l’apprendimento non sarà più come prima. L’insegnamento forse sì. Immaginiamo di entrare in un pensatoio, un luogo dove si va solo per riflettere, e incontrare Socrate che lì vive, almeno nella fantasia del poeta comico Aristofane. Socrate, nelle Nuvole del 423 a.C., vive appeso a una cesta, è un bizzarro imbroglione che corrompe i giovani insegnando loro come vincere discussioni anche quando hanno torto. E nella sua scuola prende vita un dibattito singolare tra il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto: il primo sostenitore di una educazione tradizionale. E sarà sconfitto; il secondo di una più spregiudicata che spinge solo a godersi la vita. Una pagina di attualità, non solo greca, che provoca e domanda: quale strada avrebbe dovuto prendere Atene per rendere i suoi giovani autonomi e pensanti davanti ai cambiamenti di ogni epoca?
di Simonetta Sciandivasci
La Stampa, 5 ottobre 2025
Sui ragazzi avevamo sbagliato le previsioni. Come facciamo quasi sempre, su tutto. Perché le nostre previsioni sono, in verità, decisioni: piccoli esercizi di controllo sulla realtà, e in certi casi guerre alla realtà. Ci confortiamo con le letture più facili, le deduzioni veloci, e le usiamo per stabilire come andrà. Avevamo previsto che gli adolescenti, i ventenni, gli universitari, i ragazzi italiani, e di tutto il mondo, di questo tempo, si sarebbero alzati dai divani solo per ricaricare gli smartphone, e che solo e soltanto da lì avrebbero condotto le loro battaglie: avevamo deciso che sarebbe andata così. Avevamo deciso che erano una generazione troppo fragile e smidollata, viziata e acerba, privilegiata e frammentata, per guidare una rivoluzione, o anche solo individuare un punto comune da tenere fermo, tutti insieme. E questo ci serviva a dirgli come avrebbero dovuto fare, perché eravamo certi che non lo avrebbero fatto. Ben lungi da dargli un esempio, non abbiamo fatto altro che dirgli di svegliarsi, alzarsi, indignarsi, ribellarsi, informarsi, appassionarsi, amarsi, scoprirsi, toccarsi.
di Marco Aime*
Il Domani, 5 ottobre 2025
Ogni manifestazione è un rituale e in quanto tale serve a farci riconoscere come parte di una collettività. Quelle donne, quegli uomini di ogni età e provenienza marciano per le città, si toccano, si vedono, si contano. E quindi non possiamo leggere le loro azioni solo come “contro” qualcosa: mostrano anche un senso di comunità ritrovata. Strade traboccanti, piazze gremite, gente di ogni età che cammina gomito a gomito, sfiorandosi, stringendosi, sorridendosi. Sorridendosi sì, perché queste manifestazioni non vanno lette solo in termini “contro”. Certo, si è lì per condannare, ma la forza della condanna sta proprio nell’esserci con il proprio corpo. In un’era in cui le nostre comunicazioni passano sempre di più attraverso dei media che ci smaterializzano, che ci riducono a pixel, il corpo riacquista un valore profondo. Certo la rete è importante, anche per organizzare una manifestazione, ma fino a quando lo sdegno, l’indignazione, la protesta rimangono intrappolati nei meandri del web, per poi impantanarsi nelle paludi dei social, rimangono sterili, non danno fastidio a nessuno. Basta spegnere lo schermo e tutto si azzera. Nella rete non si radunano persone, si creano degli sciami digitali, che non diventano mai folla, perché non possiedono un’anima, uno spirito. In un gruppo online ciascuno di noi è un nessuno, una sigla, privato di ogni personalità. Lo sciame digitale, come quelli animali, è instabile, fugace, volatile, la massa classica, quella che scende per strada, fatta di corpi e volti invece, non è transitoria, è una formazione stabile. Parafrasando Elias Canetti la “massa è potere”, genera potere.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 5 ottobre 2025
L’ex segretario della Cgil: “In piazza più movimenti, un popolo che non si spiega con vecchie categorie”. In piazza a Genova c’era anche Sergio Cofferati, il “Cinese”. Uno che di mobilitazioni se ne intende. Da segretario della Cgil riempì, nel lontano 2002, il Circo Massimo con tre milioni di persone a difesa dell’articolo 18: “Vedo, in tutte le manifestazioni di questi giorni, tutta un’altra storia rispetto a un’antica tradizione nelle relazioni tra partiti o sindacati e popolo. E sarebbe un errore mettere a questa storia le braghe di ciò che si conosce. Rischi di non capire “chi sono” e “cosa vogliono” quelli che manifestano”.
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