di Andrea Malaguti
La Stampa, 5 ottobre 2025
“L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo serve: a camminare”. Eduardo Galeano.
di Andrea Carugati
Il Manifesto, 5 ottobre 2025
I quattro parlamentari di Pd, Avs e M5S rientrati in Italia: “Ci hanno chiamato terroristi, senza acqua e al gelo e privi di assistenza legale. Preoccupati per i 15 italiani ancora detenuti, serve una forte pressione diplomatica”. “Meloni? Non ci ha neppure chiamati”. La portavoce Delia annuncia due esposti alla procura di Roma per sequestro di persona. Stanchi, impauriti, ma combattivi. I quattro parlamentari italiani della Flotilla si presentano in conferenza stampa con un pensiero fisso: i compagni ancora detenuti nelle carceri israeliane, fuori da ogni diritto (una quindicina dopo il rientro di 26 ieri notte). “Il nostro appello è a rilasciare tutti i connazionali detenuti. La pressione diplomatica deve essere molto forte”, dice Arturo Scotto del Pd. Lo ripetono anche gli altri tre, la dem Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi di Avs e Paolo Croatti del M5S.
di Francesco Scoppola* e Andrea Turchini**
Avvenire, 5 ottobre 2025
“Il contrario della guerra non è la pace, ma la capacità di costruire relazioni di fraternità”. Queste parole di Alberto, volontario di Operazione Colomba e impegnato a Kherson, città ucraina che patisce pesanti attacchi dalle truppe russe, ci hanno accompagnato nel nostro viaggio in Ucraina. Siamo partiti per vivere il Giubileo della Speranza, organizzato dal Mean (Movimento europeo di azione Nonviolenta) raccogliendo l’invito del Nunzio apostolico in Ucraina e dei vescovi di Kharkiv. Ognuno e ognuna di noi in questi anni di guerra si è posto la domanda drammatica: “Che cosa posso fare per cambiare le cose?”; è una domanda umanamente frustrante e depressiva se non ci si lascia prendere dalla tentazione dell’indifferenza: noi abbiamo scelto di venire in Ucraina per cercare di costruire legami di fraternità e di pace, per incontrare le persone che non si sono arrese alla logica bellicista che prevale nelle narrazioni riguardanti l’Ucraina che circolano in Italia. Abbiamo incontrato le comunità ecclesiali di Kiev e di Kharkiv con i loro vescovi. Abbiamo pregato e celebrato l’eucaristia con loro, ben consapevoli che per camminare sulla via della pace è importante disarmare i nostri cuori. Abbiamo incontrato una chiesa che gode di grande credibilità e stima presso la gente, grazie alla scelta di rimanere fedelmente presente accanto alle persone che pativano le conseguenze della guerra e facendosi carico con grande generosità delle esigenze concrete dei tanti sfollati dalle zone coinvolte dal fronte di guerra.
di Maurizia Campobasso*
Il Sole 24 Ore, 4 ottobre 2025
Lo Stato che nel punire non impedisce che il condannato muoia perde parte delle funzioni che giustificano la sua potestà punitiva”. Il monito del costituzionalista Carlo Ferruccio Ferrajoli deve essere un imperativo categorico per tutti coloro che quotidianamente hanno la responsabilità della cura e del sostegno delle persone, anche detenute. L’Istituto superiore di sanità afferma che i suicidi sono la tragica conseguenza di più fattori non del tutto prevedibili - individuali, biologici, genetici, sociali e ambientali - e non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità evidenzia che il disturbo psichiatrico è uno dei fattori di rischio suicidario ma non il solo, quindi le politiche di prevenzione non possono essere limitate al piano sanitario ma devono farsi carico delle vulnerabilità ambientali, di contesto sociale, economico e relazionale della persona.
di Filippo Femia
La Stampa, 4 ottobre 2025
La lezione dell’ex presidente della Corte costituzionale al Lorusso e Cutugno di Torino: “Il giudice decide delle vite altrui. La rieducazione? Sa di totalitarismo”. “Parla come se fosse uno di noi”. È sorpreso, quasi incredulo, Daniele quando si alza ad applaudire nella saletta del padiglione E del carcere di Torino. Sta scontando una pena di 16 anni per omicidio e ha appena assistito alla lectio di Gustavo Zagrebelsky. Titolo (provocatorio): “Se sono lì, se lo sono meritato”. Una iniziativa delle Giornate della Legalità, organizzate dalla Città di Torino con Fondazione per la Cultura. Tra citazioni dei Fratelli Karamazov (“Un libro che dovete assolutamente leggere”), rudimenti di diritto penale e ricordi della sua carriera speziati da qualche battuta, l’ex presidente della Corte Costituzionale strega i detenuti. Senza mai salire in cattedra: “I giuristi sono soliti usare parole oscure: se ci casco, fermatemi”, avverte con un sorriso. E sottolinea un paradosso: “Sono qui a parlarvi di carcere, ma non so cosa sia: voi ne sapete molto più di me”.
di Valentina Alberta e Maria Brucale*, Stefano Celli e Marta Zavatta**
L’Unità, 4 ottobre 2025
La nonviolenza non si arresta, anzi si rafforza proprio ora che la popolazione carceraria ha superato le 63.000 unità, a fronte di una capienza regolamentare inferiore di ben 16.000 posti. In queste condizioni, il rispetto della legalità e della Costituzione viene gravemente compromesso. Nessuno tocchi Caino invita tutti coloro che leggono questo messaggio ad aderire allo sciopero della fame a staffetta, promosso dagli avvocati Valentina Alberta e Maria Brucale, insieme ai magistrati Stefano Celli e Marta Zavatta. Questo sciopero collettivo raccoglie il testimone da Rita Bernardini, che per 30 giorni - durante la pausa estiva dei lavori parlamentari - ha portato avanti il suo digiuno, per denunciare il colpevole silenzio delle istituzioni di fronte alla drammatica realtà vissuta da detenuti e operatori penitenziari. Nel frattempo, il numero dei suicidi tra i detenuti è salito a 65. Più in basso il testo dell’appello con le indicazioni per aderire (anche per un solo giorno) allo sciopero della fame.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 4 ottobre 2025
Quali sono le cause della drammatica situazione carceraria italiana, che vede in costante aumento tanto il sovraffollamento quanto il numero dei suicidi a esso certamente correlati? Quesito impegnativo, al quale è difficile dare risposta univoca. Si potrebbe fare riferimento al sempiterno e massiccio ricorso alla custodia cautelare, alle politiche penali sempre più repressive, che fanno registrare vertiginosi aumenti di pena oltre a nuove incriminazioni, ai reati molto diffusi, come quelli in materia di stupefacenti, per i quali si è scelta la sola risposta punitiva carceraria, ai tempi dei processi, alla mancanza di alternative reali al carcere, al fallimento della rieducazione e alla conseguente recidiva, alle ostatività, all’innalzamento dei minimi edittali, per finire con i criteri bloccanti nel calcolo della pena.
di Maurizio Pizzuto
Il Riformista, 4 ottobre 2025
Come sarà il penitenziario del futuro? A questa domanda ha risposto l’ingegnere Sergio Minotti, Presidente della Commissione Codice Appalti dell’Ordine degli Ingegneri di Roma ed esperto internazionale di edilizia penitenziaria, autore di una relazione dal titolo “Il Penitenziario di domani. Superare l’emergenza per garantire una vivibilità sostenibile e il rispetto dei diritti umani”. Minotti parte da un concetto chiave: la realtà carceraria è complessa e spesso ignota ai cittadini. “È possibile che l’osservatore poco esperto sottovaluti le dinamiche e i processi che regolano le attività di ristretti, operatori e chiunque viva all’interno di un penitenziario. Quel muro di cinta non è solo una delimitazione fisica, ma una barriera sociale e culturale difficile da abbattere”, ha spiegato.
di Tullio Camiglieri
Il Riformista, 4 ottobre 2025
Questa battaglia non è una suggestione di scuola leghista o berlusconiana. Anzi, ha radici ben piantate nel pensiero di personalità insospettabili. Come in quella di Giovanni Falcone. Il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri torna ciclicamente, come un pendolo che oscilla tra riforma e conservazione. Ma è davvero una battaglia “di destra”? Nel 2019, in occasione delle primarie del Partito Democratico, l’attuale responsabile giustizia Debora Serracchiani - insieme a figure di peso come Graziano Delrio, Matteo Orfini, Vincenzo De Luca e Lorenzo Guerini - sottoscriveva la mozione a sostegno di Maurizio Martina. In quel documento si affermava chiaramente: “Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 4 ottobre 2025
“La libertà di espressione è insopprimibile anche per i magistrati, ma se le loro critiche si trasformano in protesta, chiamata alle armi, lutto al braccio, o scioperi, non le ritengo legittime”, afferma il professor Pieremilio Sammarco, ordinario di diritto comparato all’Università di Bergamo.
- Triveneto. I cappellani: “Le carceri rischiano di essere luoghi invisibili ed emarginanti”
- Padova. Parte la stanza dell’amore al Due Palazzi grazie all’omicida redento
- Belluno. Suicidi in carcere, l’ultimo episodio a Baldenich
- Monza. “Noi, educatori licenziati dall’oggi al domani”
- Bologna. I detenuti: “Rinunciamo a un giorno di libertà”











