Dovere di solidarietà o atto di generosità? La donazione del corpo dopo la morte tra etica e diritto
di Lorenzo D’Avack
Il Dubbio, 8 ottobre 2025
I dati che emergono dal rapporto periodico del Centro Nazionale Trapianti (CNT), diffuso in vista della Giornata nazionale della donazione e il trapianto di organi e di tessuti che si celebra l’11 Aprile di ogni anno, confermano che i “no” alla donazione degli organi nella Carta di identità sono saliti del 3,4% rispetto al 2024. Questi dati dovrebbero di necessità incrementate le campagne di sensibilizzazione a favore della donazione del corpo post mortem, con l’obiettivo di far comprendere ai cittadini la rilevanza etica e solidarista di tale genere di atti dispositivi. Forse non tutti noi ci rendiamo conto che disporre del proprio corpo dopo la morte è un atto donativo, ricollegabile a valori di libertà e di solidarietà riconosciuti dall’etica e dal diritto.
di Simone Alliva
Il Domani, 8 ottobre 2025
La relatrice accusò Sanremo di “propaganda trans”. Affidato alla deputata FdI Maddalena Morgante, senza formazione medica o psicologica ma “cultrice di diritto del turismo”, il disegno di legge arriva in commissione mercoledì 8 ottobre: diagnosi vincolanti, registro nazionale e supervisione ministeriale sotto il controllo politico di Schillaci e Roccella. Un tavolo tecnico durato un anno e cinque mesi, dibattiti accesi, proteste da parte dei genitori di figli con varianza di genere e qualche slogan.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 8 ottobre 2025
La sentenza del Consiglio di Stato dopo il ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva. Nei Cpr non è garantito un adeguato livello di assistenza sanitaria. Lo ha stabilito una sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata ieri, che ha parzialmente annullato un decreto del Viminale del marzo 2024 contenente lo schema di capitolato d’appalto per la gestione e il funzionamento dei Centri per il rimpatrio. La decisione, nata da un ricorso presentato dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e da Cittadinanzattiva, contesta in modo specifico le parti riguardanti l’assistenza sanitaria, le spese mediche e il personale, “con particolare attenzione alle previsioni a tutela delle persone trattenute con vulnerabilità psichiatrica o sottoposte a trattamento farmacologico”, soprattutto rispetto alla necessità di evitare atti di autolesionismo o di suicidio.
di Maurizio Assalto
Avvenire, 8 ottobre 2025
La crisi del principio di deterrenza atomica in un contesto di disordine geopolitico genera molti timori. Pensando alla massima di Cechov sul teatro. Un celebre principio drammaturgico noto come “la pistola (o il fucile) di Cechov” afferma che se all’inizio di una pièce compare un’arma da fuoco, prima del sipario quell’arma avrà necessariamente fatto fuoco. Nella sua forma originaria, espressa dall’autore russo in una lettera del 1° novembre 1889 al regista Aleksandr Lenskij, il pensiero suonava così: “Se nel primo atto c’è un fucile appeso al muro, nel secondo o terzo atto deve assolutamente sparare. Se non deve sparare, non deve stare lì”.
di Widad Tamimi
Il Manifesto, 8 ottobre 2025
Due anni dopo, il 7 ottobre non è più soltanto una data impressa nel calendario del dolore: è una linea di frattura nella coscienza del mondo. Quel giorno ha scosso le fondamenta del diritto internazionale, della politica e persino della percezione morale che l’umanità ha di se stessa. Rileggere oggi quella tragedia significa guardare non solo alle 1.194 vite spezzate in Israele, ma anche alle decine di migliaia di palestinesi uccisi, feriti o sfollati nella risposta che ne è seguita. Significa riconoscere che la catena di violenze non è iniziata né finita allora, ma che da quel giorno la giustizia ha cominciato a reclamare con più forza il proprio spazio.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 8 ottobre 2025
L’inferno nella prigione di Ramon: “Mi hanno bastonato e fracassato la testa”. Nella prigione di Ofer c’è un’ala chiamata sezione 23, la sezione per i prigionieri di Gaza. Ammar Jawabra era nella sezione accanto, la 24. Di notte Ammar poteva sentire le urla dei detenuti; poi quando le urla cessavano, le guardie carcerarie cominciavano a bussare a ogni porta. Avevano dato un nome a tutte le stanze. Gridavano: la stanza dei cani deve abbaiare, e i detenuti abbaiavano; poi era la volta della stanza degli asini, e i detenuti ragliavano. Di quelle notti Ammar ricorda il rumore del ferro che sbatte sulle porte, indice che stavano per iniziare gli abusi, ricorda l’umiliazione, ricorda l’impotenza. E, di quella prigione, ricorda la nudità. Le notti in cui le guardie carcerarie entravano, chiedevano ai detenuti di togliersi maglietta e pantaloni, e iniziavano le perquisizioni fisiche e le percosse ripetute sulla schiena, di fronte a tutti, nudi.
di Maria Cristina Ornano
giustiziainsieme.it, 7 ottobre 2025
Con la maratona oratoria “Al centesimo catenaccio” Area Dg., in occasione del suo 5° Congresso nazionale, ha voluto portare ancora una volta l’attenzione sulla questione del sovraffollamento carcerario, punta dell’iceberg di un sistema, quale quello penitenziario, che versa in una crisi drammatica e ingravescente. Le statistiche ministeriali al 31.1.2025 restituiscono numeri sconvolgenti: 63.167 sono le persone recluse, oltre 11.800 in più oltre la capienza regolamentare, questa stessa stimata in eccesso, perché è noto che, al di là del dato ufficiale, la capienza effettiva è pari 46.706 posti disponibili, di talché in questo momento sono recluse nelle nostre carceri 16.000 persone in più rispetto al limite massimo regolamentare. L’indice medio di sovraffollamento è pari al 134,29%, l’83 % degli istituti sono sovraffollati e il 33% ha un indice di affollamento pari o superiore al 150%, con punte che hanno superato quest’anno in alcuni casi il 200%.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 7 ottobre 2025
Sono circa 70 le persone Lgbtqia+ presenti negli istituti di pena italiani e sei le sezioni riservate a donne trans. Valentina Calderone, garante dei detenuti di Roma: “Queste persone possono trovarsi in situazioni particolarmente vulnerabili, esposte a discriminazioni, violenze e mancanza di adeguate misure di protezione”. E sottolinea che “l’esiguità dei numeri fa sì che vivano una condizione di maggiore separazione, spesso non ci sono molte attività, è difficile organizzarle per un numero di persone così ristretto: si ritrovano spesso a vivere una condizione di isolamento dentro l’isolamento”.
di Stefano Consiglio*
Corriere del Mezzogiorno, 7 ottobre 2025
Otto nuovi progetti sostenuti da Fondazione Con il Sud con 3 milioni di euro per dare una seconda possibilità alle persone detenute con formazione, qualifiche e lavoro. Sempre più spesso ci troviamo davanti a notizie di persone che nelle carceri compiono gesti con cui esprimono un profondo malessere: da inizio 2025 sono già più di 60 i suicidi negli istituti penitenziari italiani. Alcune cause, come il sovraffollamento e le condizioni di vita interne, richiedono certamente interventi istituzionali rispetto ai quali i cittadini da fuori possono fare poco.
di Elisabetta Moro
cosmopolitan.com, 7 ottobre 2025
A settembre la scuola è ricominciata anche in carcere per gli oltre 500 ragazzi detenuti negli IPM e non solo. Il mese dove tutto lentamente ricomincia è appena finito. Settembre è passato, la scuola è iniziata, si è di nuovo faccia a faccia con i doveri e gli impegni. Ad ottobre si ha già ripreso il ritmo, l’abbronzatura è sbiadita e ci sono le prime interrogazioni. Il rientro a scuola è un ricordo come le giornate al mare di agosto. C’è, però, un gruppo di alunni che ogni anno vive il back to school in modo diverso, inverso, rallentato e a singhiozzo. Non come un ritorno né come la fine di un periodo di svago. Si tratta dei 597 minori, di cui 26 ragazze, (i dati sono della fine di marzo 2025) detenuti negli Istituti Penali per i Minorenni (IPM).
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