di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 ottobre 2025
La Corte Suprema respinge il ricorso del ministero della Giustizia e conferma: sì ai colloqui intimi per il detenuto in alta sicurezza. La vittoria dell’avvocata Di Credico dopo una battaglia di oltre un anno. La Cassazione ha messo la parola fine. Con la sentenza numero 32376 del 15 luglio 2025, da poco depositata, la Prima Sezione penale ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia e stabilito in modo definitivo che il detenuto in regime di alta sicurezza nel carcere di Parma, ha diritto ai colloqui intimi con la moglie. Non è una concessione, non è un privilegio: è un diritto costituzionale che lo Stato deve garantire. Punto.
di Carmelo Cantone* e Francesca Fasciani
vocididentro.it, 8 ottobre 2025
Più di una volta, negli anni e in situazioni diverse mi è stato chiesto: “Perché l’istituzione carcere viola così tanto i diritti della persona prescritti dalla Costituzione?”. Una domanda e un tema che ritorna nei dialoghi con addetti ai lavori, con gli stessi operatori penitenziari, spesso anche con il cittadino comune che non ha una comprensione specifica del mondo penitenziario ma che legge e commenta le notizie sul carcere. Gli anni passano e così questa domanda esprime sempre più malessere, perché è vero che il tempo non è trascorso invano nei percorsi del sistema penitenziario, ma più ci si allontana cronologicamente dagli anni delle riforme e più si avvertono le incompiutezze, le assurdità, gli errori e tanto altro.
di Giuseppe Ariola
L’Identità, 8 ottobre 2025
Il carcere non è solo espiazione della pena, ma anche rieducazione e formazione dei detenuti. Da queste pagine lo abbiamo scritto tante volte. La natura e la finalità del sistema carcerario italiano, nonostante una vocazione chiaramente punitiva, non si esauriscono nell’assicurare la reclusione a quanti sono condannati a una pena detentiva. Finalmente al ministero della Giustizia siede qualcuno che sembra avere presente questo principio. L’universo penitenziario e, più in generale, quello della giustizia prevedono, infatti, anche tutta una lunga serie di garanzie. Troppo spesso, purtroppo, passano in secondo piano. E questo accade sia a scapito degli indagati, che degli imputati, che dei condannati. Per quanto riguarda questi ultimi, la Costituzione prevede, tra le altre cose, che le pene “devono tendere alla rieducazione del condannato”.
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 8 ottobre 2025
Durante l’esecuzione della pena, i detenuti terminano cicli di studio e ne iniziano di nuovi. Fino all’università, con un numero di iscrizioni in costante crescita. Nell’ultimo anno accademico gli studenti erano 1.837, 1.769 uomini e 68 donne; oltre il doppio rispetto al 2019, quando erano 796. Dati incoraggianti, che emergono dal report annuale della Conferenza nazionale dei delegati dei rettori per i poli universitari penitenziari (Cnupp). Cresce anche il numero di laureate e laureati ristretti. Se erano 27 nel 2020, 4 anni dopo sono più del doppio e arrivano a 55. Dei 1.606 detenuti iscritti a un corso di laurea - gli altri 231 sono in misura alternativa o di comunità o semiliberi -, oltre la metà provengono dalla media sicurezza (870), seguiti dall’alta sicurezza (644). Particolare è poi il dato sui detenuti al 41 bis: degli oltre 700 sottoposti al regime del ‘carcere duro’, in 52 frequentano l’Università.
di Flavia Zarba
huffingtonpost.it, 8 ottobre 2025
Ho avuto il privilegio di entrare in uno degli istituti penitenziari più virtuosi d’Italia dove la pena non è solo detenzione ma soprattutto rieducazione. Ecco cosa ho visto. C’è una luce particolare che ho visto nei loro occhi. Non era solo la speranza, ma qualcosa di più profondo: la voglia concreta di cambiare, di ricominciare, di dimostrare - prima di tutto a sé stessi - che il passato non è e non deve essere una condanna eterna. Ho avuto il privilegio di entrare in uno degli istituti penitenziari più virtuosi d’Italia dove la pena non è solo detenzione ma soprattutto rieducazione. Durante i colloqui conoscitivi con i detenuti, candidati a un percorso lavorativo che consente l’inserimento all’esterno ex art. 21 dell’ordinamento penitenziario, ho percepito un’energia rara, autentica.
di Alberto Cisterna
Il Sole 24 Ore, 8 ottobre 2025
Cronaca di una sfida senza coraggio. È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7 ottobre 2025 la legge 3 ottobre 2025, n. 148, recante la conversione del decreto legge 8 agosto 2025 n. 117, che reca “Misure urgenti in materia di giustizia”. La legge 148/2025 costituisce una sorta di alambicco destinato a distillare soluzioni di lungo periodo per l’apparato giudiziario italiano che vanno, quindi, ben oltre l’intento del Governo di porre rimedio al ritardo nel raggiungimento degli obiettivi del PNRR entro il 30.6.2026.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 8 ottobre 2025
I berlusconiani: prima il sì definitivo alla legge così com’è, le variazioni possono trovare spazio in altri provvedimenti. Clima tesissimo ieri durante una riunione dei deputati di maggioranza della commissione Giustizia di Montecitorio, allargata alla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo, al viceministro Francesco Paolo Sisto e al sottosegretario Andrea Delmastro. Secondo diverse fonti parlamentari, sarebbero risuonate urla, e più di qualcuno avrebbe abbandonato il tavolo prima del termine della discussione. Pomo della discordia: la proposta di legge sui limiti ai pubblici ministeri nel sequestro degli smartphone.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 8 ottobre 2025
Il documento del centrodestra: Nordio, Piantedosi e Mantovano hanno agito per difendere “interessi dello stato costituzionalmente rilevanti”, tutelando la vita e l’incolumità degli italiani presenti in Libia. Critiche al Tribunale dei ministri. Sul caso Almasri i ministri Nordio, Piantedosi e il sottosegretario Mantovano hanno agito per difendere “interessi dello stato costituzionalmente rilevanti”, tutelando la vita e l’incolumità degli italiani presenti in Libia sui quali, secondo quanto segnalato dai servizi segreti, pendevano minacce di atti ostili da parte della Rada Force, cioè la milizia guidata proprio da Almasri. Sarà questo il punto centrale della relazione, predisposta da Pietro Pittalis (FI), che la maggioranza presenterà in Aula giovedì mattina in occasione del voto sull’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. Nella relazione non mancheranno critiche molto dure proprio nei confronti della magistratura.
di Giulio Cavalli
Il Domani, 8 ottobre 2025
Il ministro Matteo Piantedosi ha definito l’arma “uno strumento di dissuasione più sicuro dell’arma da fuoco”. Ma il vademecum operativo redatto dal Viminale nel 2018 non contiene limiti vincolanti su durata, frequenza o zone di mira. In più le linee guida non sono state mai aggiornate. Lunedì 6 ottobre, alle otto e mezza del mattino, i carabinieri sono intervenuti in via Nicola Fornelli, nel quartiere Chiaia di Napoli, per una lite domestica. L’uomo coinvolto, Antony Ehogonoh Ihaza, 35 anni, nato a Napoli da genitori nigeriani, era in stato di forte agitazione, secondo i primi verbali “nudo e in preda a crisi psicomotoria”.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 8 ottobre 2025
La procura ha chiesto una seconda archiviazione per la morte di Igor Squeo. I consulenti della famiglia: “Schiacciato a terra, scomparsa la pistola elettrica”. Igor Squeo non è morto per overdose da cocaina. Ne sono convinti i familiari e ne sono convinti i medici che hanno redatto l’ultima relazione tecnica sulle cause del suo decesso. La storia risale al 12 giugno 2022 e riguarda un 33enne che morì per arresto cardiocircolatorio nel corso di un intervento di polizia nel suo appartamento di Milano. Sin dall’inizio il pm ha sposato la tesi dell’intossicazione da sostanza stupefacente e per questo ha chiesto l’archiviazione, a cui la legale della famiglia, Ilaria Urzini, ha fatto opposizione. Ora è arrivata una nuova richiesta di archiviazione, nonostante i molti punti che non tornano in questa storia.
- Manconi: “I corpi martoriati? Servono a scoprire le verità nascoste”
- Avellino. Detenuto muore dopo un pestaggio nella Rems di San Nicola Baronia
- Torino. “Solo l’1% dei detenuti lavora in carcere, anche per questo la recidiva è altissima”
- Cagliari. Carenza psichiatri al carcere di Uta: “Una sola dottoressa per 725 detenuti”
- Gorgona (Li). “Qui ogni detenuto lavora, tutta l’attività dell’isola va avanti grazie a loro”











