Il Dubbio, 8 novembre 2020
L'appello del Garante dei detenuti. Preoccupa la situazione dei contagi da Coronavirus nelle carceri della Campania. Per questo motivo il Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, lancia l'allarme affinché si intervenga subito e in maniera efficace.
"Grazie allo straordinario lavoro di tutti coloro che operano in ambito penitenziario, del personale sanitario e del senso di responsabilità della maggior parte delle persone detenute in questi mesi il contagio da Covid 19 nelle carceri è stato contenuto - scrive Ciambriello - In questi ultimi tempi, purtroppo, il Virus è arrivato con prepotenza nel carcere di Poggioreale, contagiando tantissimi detenuti, agenti di polizia penitenziaria e personale sanitario e socio-sanitario, così come nel carcere di Secondigliano e in misure ridotte altrove, Benevento, e Bellizzi Irpino".
"Due detenuti di Secondigliano sono ricoverati nel reparto Covid del Cardarelli - continua la lettera - un detenuto di Avellino nell'ospedale della città. I detenuti vivono una condizione di doppia reclusione e di separazione. C'è bisogno di svuotare le carceri. Il lavoro di Procure, magistrati di sorveglianza, in applicazione dei provvedimenti recenti è importante ma è poca cosa, non si trovano i braccialetti, sono necessari più magistrati di sorveglianza e cancellieri. Devono uscire subito i detenuti con patologie particolarmente gravi e con età avanzata. Le misure alternative al carcere sono la strategia giusta".
"Il Virus è tornato implacabile - continua l'appello di Ciambriello - La necessità di intervenire sul carcere si fa di nuovo pressante. La politica faccia il proprio dovere, senza demagogia, superando il populismo politico e penale. Così come il dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria dichiari che carceri come Poggioreale sono una polveriera con miccia corta. È necessaria una sinergia maggiore tra amministrazione penitenziaria e sanità regionale".
"È emergenza! - conclude Ciambriello - I prossimi giorni saranno insidiosi e per questo è fondamentale la massima collaborazione tra tutti gli attori del mondo penitenziario, della giustizia, della politica e del privato sociale. Noi garanti continueremo a svolgere un ruolo di garanzia e interazione con il territorio di riferimento, qualificandoci come validi interlocutori del sistema carcerario".
cronachedellacampania.it, 8 novembre 2020
L'epidemia di Covid è scoppiata nel carcere di Poggioreale. Oltre trenta detenuti del reparto Roma risultano contagiati e sono in isolamento. Ma oggi due sono stati trasportati al Cardarelli in gravi condizioni. Avevano una forte insufficienza respiratoria. La situazione è monitorata costantemente ma si teme che possano scoppiare disordini come nel marzo scorso.
Sulla vicenda e sulla situazione Covid all'interno delle carceri campane è intervenuto oggi il Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello. "Grazie allo straordinario lavoro di tutti coloro che operano in ambito penitenziario - ha spiegato Ciambriello - del personale sanitario e del senso di responsabilità della maggior parte delle persone detenute in questi mesi il contagio da Covid 19 nelle carceri è stato contenuto. In questi ultimi tempi, purtroppo, il virus è arrivato nel carcere di Poggioreale, contagiando alcuni detenuti, agenti di polizia penitenziaria e personale sanitario e socio-sanitario, così come nel carcere di Secondigliano e in misure ridotte altrove. Due detenuti sono ricoverati nel reparto Covid del Cardarelli".
Il Garante campano delle persone private della libertà ha poi aggiunto: "C'è bisogno di svuotare le carceri ma non si trovano i braccialetti. Sono necessari piu' magistrati di sorveglianza e cancellieri. Devono uscire subito i detenuti con patologie particolarmente gravi e con età avanzata. Le misure alternative al carcere sono la strategia giusta", aggiunge Ciambriello.
"La politica faccia il proprio dovere, senza demagogia, superando il populismo politico e penale", osserva ancora il Garante. "È necessaria una sinergia maggiore tra amministrazione penitenziaria e sanità regionale" conclude Ciambriello ritenendo "fondamentale la massima collaborazione tra tutti gli attori del mondo penitenziario, della giustizia, della politica e del privato sociale. Noi garanti continueremo a svolgere un ruolo di garanzia e interazione con il territorio di riferimento, qualificandoci come validi interlocutori del sistema carcerario".
trevisotoday.it, 8 novembre 2020
Nelle scorse ore il maliano Chaka Ouattara si è tolto la vita all'interno del carcere di Verona dove si trovava in isolamento. Sequestro, saccheggio e devastazione. Erano queste le accuse che ormai dal tempo pendevano sul 23enne maliano Chaka Ouattara, uno dei facinorosi della violenta rivolta avvenuta lo scorso giugno all'interno dell'ex caserma Serena di Dosson.
Ouattara, infatti, insieme ad altri migranti ospiti dell'hub aveva improvvisamente aggredito alcuni infermieri dell'Ulss 2 intenti ad effettuare i dovuti tamponi a coloro che si trovavano nella struttura, il tutto a causa del fatto che l'hub stesso si era ben presto trasformato in un importante focolaio Covid. Una volta arrestato il 23enne era subito stato portato in carcere a Santa Bona ma, come riporta "la Tribuna", da una decina di giorni il giovane era stato spostato in isolamento all'interno del carcere di Verona.
Il ragazzo, però, ha subito sofferto molto questo allontanamento dalla Marca e dagli altri arrestati di giugno, tanto da chiamare persino il suo avvocato il giorno prima di togliersi la vita nella sua cella. A determinare questo ultimo ed estremo gesto anche, forse, la difficoltà di poter richiedere gli arresti domiciliari non avendo lui un luogo dove poter risiedere e scontare un'eventuale condanna. Così, probabilmente con i lacci della sua tuta, Chaka nelle scorse ore ha deciso di farla finita senza che inizialmente nessuno si sia accorto di nulla. Proprio questo aspetto preoccupa ora il legale del 23enne che chiede al Pm incaricato di andare a fondo nella vicenda, anche solo per capire come sia stato possibile un tale gesto visto che un detenuto isolato dovrebbe essere più controllato di un detenuto ordinario".
Avvenire, 8 novembre 2020
Circa 200 copie del Vangelo di Luca e vari libri di preghiera entrano in carcere a Catania. Si tratta di un'iniziativa della Caritas Diocesana che li ha donati al cappellano della Casa Circondariale di Piazza Lanza, padre Antonio Giacona, destinati alla popolazione detenuta e alle famiglie
È un modo, insieme ad altri già collaudati nel periodo natalizio, per abbattere il muro della diffidenza o dell'indifferenza verso chi è recluso, e quindi per stimolare e promuovere atteggiamenti di concreta accoglienza e inclusione sociale nei loro confronti.
"Nella società di oggi - afferma don Piero Galvano, direttore della Caritas etnea - constatiamo una povertà spirituale che spesso è causa della povertà materiale. Quando mettiamo Dio ai margini della nostra vita, inevitabilmente finiamo per perdere dei riferimenti fondamentali che ci conducono in condizioni di disagio.
Anche per questa ragione speriamo che donare il Vangelo di Luca ai nostri fratelli detenuti possa indurre alla riflessione, alla "carità della verità", che è un modo per dare certezza a chi altrimenti rischia di vagare senza meta". E, in questo senso, quello di Luca è il Vangelo della misericordia che contiene parabole fondamentali dedicate al perdono e alla conversione.
newsinquota.it, 8 novembre 2020
Minacce verso i poliziotti e gli altri detenuti, violenza e furia distruttiva. Situazione nuovamente critica nella Sezione per la tutela della salute mentale del carcere di Belluno. Nei giorni scorsi un detenuto si è reso protagonista di una escalation di episodi di violenza, scagliandosi su sedie, porte, finestre e tavoli. Fortunatamente gli episodi si sono limitati alla distruzione di beni dell'amministrazione e non hanno provocato danni fisici a detenuti e poliziotti. Altissima però la tensione fra gli altri ristretti e il personale di polizia penitenziaria.
Per questo, i sindacati territoriali di polizia penitenziaria tornano a chiedere la chiusura immediata della sezione per la tutela della salute mentale. Ma non solo. Robert Da Re (Cisl Fns), Giordano Morriello (Fsa Cnpp), Luisa Baschiera (Cgil Fp Pp), Luca Garrisi (Sappe), Giuseppe Ongaro (Osapp) e Pietro Falletta (Uspp), a nome di tutto il personale dei poliziotti in servizio nella casa circondariale di Belluno, chiedono l'implemento della pianta organica e anche la veloce assegnazione di altro personale e l'intervento urgente dell'ufficio tecnico del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per verificare l'idoneità della sezione.
"Non sono escluse nuove iniziative di protesta se le richieste dovessero rimanere ancora una volta inascoltate - spiegano i rappresentanti sindacali -. Ricordiamo che nella casa circondariale di Belluno il personale di polizia penitenziaria è in stato di agitazione dall'ottobre 2018. Eppure, in questi due anni, non è stato preso alcun provvedimento. È palese che la struttura bellunese non è in grado di gestire particolari utenze, senza mettere a repentaglio l'incolumità psicofisica del personale di servizio. Prova ne è la delibera della Regione Veneto 793 dell'11 giugno 2019 la quale evidenza la necessità di predisporre una struttura adeguata. Delibera che non ha ancora trovato realizzazione, nonostante la sezione debba terminare la sua funzione nell'istituto bellunese alla fine del 2020 o inizio 2021".
Il personale di polizia penitenziaria di Belluno è stremato, anche a causa della forte carenza di personale, che spesso lavora sotto la soglia minima di sicurezza ed è costretto a ricoprire più posti di servizio.
"I poliziotti - concludono i rappresentanti sindacali - si sono caricati dell'onere di una nuova sezione con evidenti peculiarità, senza battere ciglio e con inevitabile senso di abnegazione. Sacrifici non ritenuti tali dall'amministrazione che non sembra intenzionata a prendere in seria considerazione le problematiche che gravano fortemente sull'istituto bellunese e più precisamente sul personale che vi opera".
latinapress.it, 8 novembre 2020
Grida e proteste nel carcere di via Aspromonte a Latina. Come è ben avvertibile anche dall'esterno, da cinque sere i detenuti "battono" sulle sbarre delle celle con gli utensili da cucina al grido di "libertà" anche se ancora non sono noti i motivi della protesta nell'istituto penitenziario del capoluogo. La situazione ci è stata segnalata da molti residenti della zona.
Nei giorni scorsi però un detenuto è risultato positivo al Covid. L'uomo è stato posto in isolamento sanitario in una apposita sezione dove non ha contatti con altri detenuti. In via Aspromonte ci sono attualmente 151 detenuti, più del doppio della capienza ufficiale che è di 77 persone.
di Giulia Antenucci
abruzzolive.it, 8 novembre 2020
La situazione nel carcere dell'Aquila è seria ed in continua evoluzione di casi accertati positivi al contagio da coronavirus, tra poliziotti penitenziari ed un'addetta mensa, per un totale di undici, tenendo anche conto di un considerevole numero di lavoratori posto in isolamento fiduciario.
Già da alcuni giorni le associazioni sindacali Cgil e Fp Cgil stanno rivendicando una dura e inarrestabile battaglia, inviando più esposti ed appelli alla Procura, Asl, Nas, Prefettura, Presidente Corte d'Appello, sindaco ed Autorità politiche ed istituzionali varie, visto il possibile rischio focolaio all'interno del penitenziario aquilano che ha portato anche alla chiusura della mensa nei giorni scorsi, e poi successivamente essere riaperta.
A darne notizia sono Francesco Marrelli della Cgil dell'Aquila, Anthony Pasqualone della Fp Cgil L'Aquila) e Giuseppe Merola della Fp Cgil Abruzzo Molise-Comparto Sicurezza che, ancora una volta, evidenziano le rivendicazioni poste in essere, coinvolgendo costantemente la Direzione Generale e Sanitaria dell'Asl 1 Aquila-Avezzano-Sulmona, considerato che i poliziotti penitenziari hanno dovuto effettuare test diagnostici a pagamento presso laboratori convenzionati. Solo grazie all'apprezzabile e scrupoloso interessamento istituzionale della Prefetta dell'Aquila, nonché dell'Amministrazione Penitenziaria, sarà avviata un'attività di screening a mezzo un drive in, nei prossimi giorni ed in tre punti della Città, con la collaborazione di Esercito e Carabinieri.
"Solo così, finalmente, le lavoratrici ed i lavoratori potranno essere monitorati e si potranno scongiurare eventuali alterazioni nefaste per l'incolumità pubblica e penitenziaria", continuano i sindacalisti, "non dimenticando quanto è accaduto nei mesi scorsi in diverse Rsa e senza tralasciare il preoccupante numero di detenuti e personale vario contagiato in diversi carceri del Paese. L'apparato penitenziario generale del Paese è abbastanza vulnerabile, presentando già delle precarietà logistiche e strutturali, per cui necessita di una maggiore attenzione e salvaguardia sia per i detenuti che per gli addetti ai lavoratori, e pertanto continueremo ad essere sentinelle vigili per la tutela della difesa collettiva", conclude Cgil e Fp Cgil senza mezzi termini.
cittadellaspezia.com, 8 novembre 2020
Accordo tra il Comune della Spezia, l'amministrazione carceraria e alcune associazioni per il lavoro "extra-murario". Il Comune della Spezia si avvràà delle attività di reinserimento lavorativo dei detenuti presso la casa circondariale della Spezia. Uno specifico programma, articolato in interventi di cura e manutenzione degli spazi urbani, sarà stilato nelle prossime settimane, ma intanto c'è l'accordo tra Palazzo Civico, l'amministrazione di Villa Andreini ed una serie di associazioni del terzo settore con ATS Isforcoop come capofila. Nel perseguire un fine rieducativo della pena, quello di far svolgere ai carcerati dell'attività lavorativa è una pratica comune e dall'efficacia provata. Queste attività promuovono il reinserimento sociale del detenuto, soprattutto quando il lavoro è extra-murario, ovvero si svolge al di fuori dell'istituto di pena.
Il primo protocollo d'intesa tra Anci e il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria che promuoveva lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità da parte di soggetti in stato di detenzione risale ormai al 2012. Tra gli scopi: "l'accrescimento del senso di autonomia e responsabilità dei soggetti coinvolti; motivazioni ed interessi degli stessi verso possibili percorsi professionali futuri; migliorare la qualità della vita in carcere; aumentare la socializzazione ed allentare le tensioni prodotte dalla condizione detentiva; favorire il recupero e l'acquisizione di abilità e competenze individuali; lo sviluppo nei detenuti un senso etico di rispetto per l'ambiente e la riduzione dei rischi di recidiva".
Cura e manutenzione degli spazi urbani sono gli ambiti in cui il Comune della Spezia dispiegherà il lavoro dei detenuti. L'individuazione dei soggetti - "idonei e motivati" - spetta alla casa circondariale diretta dalla dottoressa Anna Rita Gentile. Tra le associazioni coinvolte Conform, Consorzio Agorà, Fondazione Cif Formazione, Ceis Centro di Solidarietà, Villaggio del ragazzo, Ente Forma, Il sentiero di Arianna, Golfo del Tigullio e S.E.I. C.P.T Cooperarci. L'accordo durerà un anno.
La Sicilia, 8 novembre 2020
L'avvocato Domenico Acciarito che ha presentato più istanza per potere fare eseguire l'intervento. Un detenuto di 32 anni del carcere di Bicocca ha iniziato dal 4 novembre scorso lo sciopero della fame perché da mesi chiede inutilmente di potere essere sottoposto a un urgente intervento chirurgico a una gamba che lo rende invalido. Lo ha reso noto il suo legale, l'avvocato Domenico Acciarito, che ha presentato più istanza per potere fare eseguire l'operazione.
"È stanco e il dolore è insopportabile - spiega il penalista - e dopo mesi e mesi a chiedere gli venga riconosciuto il diritto alla salute, sancito da Costituzione e della Cedu, ha deciso di passare a un gesto eclatante: da tre giorni rifiuta il cibo. Il detenuto, agli arresti dal febbraio scorso in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere mafia e traffico di stupefacenti, il 27 marzo del 2019 ha avuto un incidente stradale ed è stato operato per una frattura scomposta alla tibia con lesioni ai legamenti laterali. Operato gli sono stati impiantate delle placche che gli causano un deficit di estensione. Per questo, su parare dei medici, deve essere operato per "la rimozione del mezzo di sintesi" e poi avviare "subito un trattamento riabilitativo inderogabile".
"Il mio assistito - sottolinea l'avvocato Acciarito nella quarta richiesta di sospensione dell'ordinanza e la concessione dei domiciliari con braccialetto elettronico per il tempo necessario all'intervento e alla riabilitazione - continua giornalmente a sottoporsi ad antidolorifici per il dolore acuto e una struttura sanitaria pubblica per ben due volte ha certificato che le placche devono essere rimosse con urgenza. È costretto a muoversi in carcere con due stampelle". Per questo chiede che il suo assistito venga "sottoposto ad intervento di rimozione" nell'ospedale di Lentini, dove gli sono state applicate le placche. L'ultima richiesta l'avvocato l'ha presentata lo scorso 4 novembre.
Il Dubbio, 8 novembre 2020
Al momento ignoti i motivi del provvedimento. L'attivista e avvocatessa iraniana per i diritti umani, Nasrin Sotoudeh, è stata scarcerata in via temporanea "con il consenso del magistrato responsabile delle carceri femminili". Lo ha annunciato il sito della magistratura iraniana "Mizan Online", senza precisare i motivi del provvedimento.
Nei mesi scorsi l'avvocatessa ha iniziato un lungo sciopero della fame per protesta contro la detenzione dei prigionieri politici in Iran, interrotto a metà settembre per problemi cardiaci. Il mese scorso Sotoudeh è stata trasferita senza preavviso dal famigerato carcere di Evin, a Teheran, a quello di Qarchak, penitenziario altrettanto famigerato dove le condizioni sono anche peggiori.
Secondo l'agenzia Mizan "Nasrin Sotoudeh ha ottenuto un permesso di uscita temporaneo in accordo con l'assistente supervisore della prigione femminile". L'agenzia non ha fornito ulteriori dettagli.
L'Iran ha rilasciato temporaneamente migliaia di prigionieri a causa dei timori della diffusione del coronavirus nelle carceri dei paesi del Medio Oriente più colpiti dall'epidemia. Accusata di "propaganda sovversiva", l'attivista è stata condannata nel 2018 a 148 frustate e 33 anni e mezzo di carcere, di cui dovrà scontarne almeno 12. Sotoudeh, che assieme al marito è fra i principali attivisti iraniani per i diritti umani, si è sempre detta innocente, dicendo di aver soltanto manifestato pacificamente per i diritti delle donne e contro la pena di morte.
Il 20 ottobre era stata trasferita nella prigione di Qarchak, nota per i maltrattamenti sui prigionieri politici. A comunicarlo il marito Reza Khandan, che denuncia l'ennesimo abuso ai danni della moglie. Ieri "le guardie della prigione di Evin hanno chiamato Nasrin e le hanno detto di essere pronta per il trasferimento in ospedale. Invece è stata trasferita direttamente alla prigione di Qarchak! - ha scritto sul proprio profilo Facebook - Tre settimane fa, dopo essere stata ricoverata in ospedale, è stata riportata in prigione prima di completare l'intero trattamento.
Secondo gli esperti, avrebbe dovuto essere nuovamente trasferita in ospedale per un esame cardiaco urgente e angiografia, ma invece le autorità di Evin l'hanno trasferita nel carcere di Qarchak, dove le condizioni sanitarie e di detenzione sono anche peggiori del carcere di Evin". Sotoudeh soffre di una serie di problemi di salute cronici. La prigione di Qarchak è una struttura per sole donne in una fabbrica di polli inutilizzata a sud di Teheran, nota per le condizioni antigieniche e il maltrattamento dei prigionieri politici.
Nella stessa prigione si trova anche la ricercatrice dell'Università di Melbourne Kylie Moore-Gilbert, condannata nel 2018 a dieci anni di carcere per presunto spionaggio, un'accusa spesso intentata contro cittadini stranieri e con doppia cittadinanza. L'accademica è stata trasferita in prigione a luglio dopo essere stata detenuta a Evin. Fonti hanno riferito al Guardian che la ricercatrice è rimasta terrorizzata dagli agenti della struttura, con prigionieri regolarmente perquisiti e vulnerabili a focolai di malattie.











