di Monia Sangermano
meteoweb.eu, 6 ottobre 2020
"Il sovraffollamento degli Istituti Penitenziari è decisamente migliorato: si è passati dal 20,3% al 6,6%, per l'assenza di arresti nel periodo del lockdown". La pandemia di Covid-19 ha colpito anche le carceri, provocando diversi effetti. Fortunatamente i casi di Covid-19 sono stati sporadici e non particolarmente critici.
di Andrea Alberto Moramarco
Il Sole 24 Ore, 6 ottobre 2020
Tribunale di Nocera Inferiore - Sezione penale - Sentenza 28 gennaio 2020 n. 195. Commette il reato di plagio letterario l'aspirante avvocato che copia pedissequamente da un sito internet specializzato uno degli elaborati previsti durante l'esame di abilitazione professionale. Ad emettere una tale condanna è il Tribunale di Nocera Inferiore con la sentenza n. 195/2020.
Il caso - Protagonista della vicenda è un ragazzo che nel corso della sessione dell'anno 2015 dell'esame di avvocato, in occasione della prova consistente nella redazione del parere in materia penale in tema di causalità, consegnava un elaborato per gran parte (6 pagine su 11) copiato da un sito internet specializzato, riportando fedelmente e integralmente anche le note. Scoperto l'inganno, la commissione esaminatrice annullava la prova del candidato, il quale però, in seguito, veniva anche incriminato del reato di cui all'articolo 1 della legge n. 475/1925, che incrimina il plagio letterario, ovvero la condotta di chi nel corso di esami o concorsi presenta, come propri, dissertazioni, studi o lavori che siano opera di altri.
La decisione - Il Tribunale analizza i fatti della vicenda e ritiene al di là di ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità per l'aspirante avvocato, il quale oltre all'annullamento della prova si ritrova così con una condanna penale a suo carico. Il giudice prende atto "grazie al banale raffronto" fra l'elaborato e la nota pubblicata sul sito internet del plagio compiuto, "reso ancora più evidente ed incontrovertibile dalla circostanza che l'imputato riportava fedelmente, non solo il contenuto della nota presente sul sito, ma anche le parentesi ed il relativo contenuto, dimostrando così, un approccio totalmente acritico e privo di genuinità rispetto alla traccia".
In punto di diritto, il Tribunale spiega che nella fattispecie si applica la norma di cui all'articolo 1 della legge n. 475/1925, che ha la finalità di tutelare l'interesse alla genuinità di un elaborato che deve essere esaminato al fine del superamento di un esame o concorso. Tale ipotesi delittuosa costituisce legge speciale, ex articolo 15 cod. pen., rispetto alla norma incriminatrice di cui all'art. 479 cod. pen., e riguarda le ipotesi di falsificazione di atti pubblici specificamente individuati, in occasioni delimitate e "punisce, altresì, il conseguimento del risultato, concretizzato in un titolo pubblico ottenuto tramite l'inganno dei soggetti deputati a esprimere le necessarie valutazioni".
Inoltre, precisa il giudice, ai fini della configurabilità di tale reato, "non basta la presenza nell'elaborato di due soli frasi tratte da contributi dottrinali, ma vi deve essere una consistente e non marginale riproduzione pedissequa e fraudolenta di un testo, redatto da altre persone, cioè deve trattarsi di un'opera, il cui contenuto risulta copiato per ampie parti". Proprio come accaduto nel caso di specie.
Infine, date la gravità e entità della condotta, il Tribunale non riconosce le circostanze attenuanti generiche né ritiene applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Nei confronti dell'imputato ordina però la sospensione condizionale della pena "preconizzando che, anche in ragione della sanzione irrogata e della sicura efficacia deterrente che la stessa dispiegherà, questi si asterrà per il futuro dal commettere ulteriori delitti".
di Giulia Merlo
Il Domani, 6 ottobre 2020
Il magistrato è stato prima leader e poi eminenza grigia" di Unità per la Costituzione. Dopo lo scandalo del Csm tre suoi togati si sono dimessi. Ora Unicost è in bilico tra lo smembramento e il tentativo di rilancio. Il terremoto provocato dallo scandalo al Consiglio superiore della magistratura rischia di essere il colpo di grazia per Unità per la Costituzione.
L'epicentro, infatti, è stato il magistrato Luca Palamara, che per anni è stato prima il leader e poi l'eminenza grigia che ha guidato le scelte della corrente dentro e fuori dal Csm. Oggi Palamara, dopo l'espulsione dal l'Associazione nazionale magistrati, aspetta la conclusione del procedimento disciplinare che rischia di concludersi con la sua definitiva radiazione dal corpo del terzo potere dello stato.
Dopo la pubblicazione delle chat e delle intercettazioni del cellulare di Palamara, che hanno ricostruito il dopocena all'hotel Champagne di Roma dove si discuteva di come incidere sulla nomina del nuovo procuratore capo della Capitale, anche i due membri togati eletti al Csm da Unicost, Gianluigi Morlini e Luigi Spina - che erano presenti alla riunione- si sono dimessi, certificando la crisi della corrente e modificando così i rapporti di forza all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura.
Oggi Unicost, che rappresenta la componente di centro all'interno dell'Anm ed è stata l'ago della bilancia sia nella spartizione delle nomine che nella costituzione delle maggioranze negli organi rappresentativi, è in preda a stravolgimenti interni. Per provare a ritrovare spazio elettorale e credibilità, sta tentando una difficile riforma interna e la domanda è se sopravvivrà alla prossima tornata elettorale di ottobre per l'Associazione nazionale dei magistrati.
L'autoriforma - A provare la strada del rinnovamento sono il segretario nazionale, Francesco Cananzi, e il presidente, Mariano Sciacca, eletti nel febbraio 2020, che hanno impresso il cambio di passo con due iniziative concrete: la prima, l'annuncio che Unicost si costituirà parte civile nel processo di Perugia contro Luca Palamara, in caso di rinvio a giudizio; la seconda, il via a una costituente per rifondare la corrente a cui hanno aderito 80 magistrati provenienti da tutti i distretti e che dovrebbe servire a rimettere in sesto una struttura che negli anni ha ceduto al verticismo fatto di relazioni personali gestito da Palamara.
"Anche noi ci siamo sentiti traditi da quanto successo e da due mesi lavoriamo per un ripensamento della corrente e una riscrittura dello statuto. Si potrebbe anche decidere di modificare il nome. L'obiettivo è affrontare quello che è accaduto e superarlo, declinando alla realtà presente i valori di Unicost", spiega un membro del gruppo che crede nel rinnovamento interno per risanare l'immagine di una corrente che, negli ultimi anni, è stata percepita come fondata su basi puramente clientelari, senza una forte base ideologica e con una organizzazione interna poco strutturata. Non tutti, però, credono nella bontà del progetto.
Secondo un ex esponente della corrente, "oggi Unicost è in mano a un gruppo di "giovani turchi", che però sono solo le maschere dei "vecchi turchi" che attraverso di loro continuano a comandare". Secondo i detrattori, il "vecchio turco" sarebbe proprio Francesco Cananzi. Gip al tribunale di Napoli ed ex membro del Csm tra il 2014 e il 2018, la stessa consiliatura di Palamara, Cananzi era considerato un leader influente in Unicost anche prima di diventare segretario e viene descritto come un magistrato dall'alto profilo professionale, ma anche non del tutto estraneo al mondo che ruotava intorno a Palamara.
I due si confrontavano spesso via chat e si scambiavano giudizi sui colleghi da nominare, in particolare nel distretto di Napoli. Entrambi, poi, si sono spesi per favorire la nomina a procuratore nazionale antimafia di Federico Cafiero de Raho, anche lui membro di Unicost. Gli scissionisti Anche secondo i suoi sostenitori, inoltre, la macchia nel progetto di riforma di Cananzi ha un nome e un cognome: l'ex togato del Csm in quota Unicost, Marco Mancinetti.
Uomo forte della corrente e tuttora iscritto, è legato da un rapporto di amicizia stretto con Palamara e il suo nome compare spesso nelle chat come uno degli interlocutori principali per pilotare le nomine, con giudizi taglienti sui colleghi: il capo della corte d'appello di Roma, Luciano Panzani è "un matto, lo dovete asfaltare"; la giudice civile Iaia Covelli invece "è un disastro".
Nonostante questo nessuno dei vertici di Unicost ne ha chiesto apertamente le dimissioni, che Mancinetti ha presentatoil9 settembre 2020, quando gli è stata notificata un'azione disciplinare da parte del Csm "per fatti inerenti alle attività amministrative svolte dalla precedente consiliatura, sulla base delle chat da me intrattenute con Luca Palamara". Dal punto di vista dei rapporti con le altre correnti, la Unicost di Cananzi è portatrice di una logica anti-bipolare.
"Il Csm non ha bisogno di contrapposizioni secche e di maggioranze precostituite, bensì di garantire la rappresentanza delle diverse sensibilità culturali esistenti in magistratura, ripristinando un rapporto di fiducia fra rappresentato e rappresentante", ha detto in un'intervista. La scommessa è quella di mantenere un pluralismo culturale in magistratura che superi la dicotomia secca dei due poli opposti perché, secondo la visione di Unicost, né il Csm né l'Anm hanno un problema di governabilità interna, anzi sono organi costruiti proprio per garantire tutte le posizioni interne al terzo potere dello stato.
A condizionare la tenuta della corrente sono le defezioni: dal blocco di Unicost, infatti, si sono staccate le due ali più estreme. Una fa capo ad Antonio Sangermano, che ha guidato la scissione a destra insieme a Enrico Infante, ed è di fatto diventata una costola di Magistratura indipendente (Mi): il gruppo si chiama Movimento per la Costituzione e ha sposato la visione bipolare degli orientamenti in magistratura, scegliendo di legarsi alle toghe conservatrici.
La logica, però, è quella di un cartello sul modello di Area, con i candidati di Movimento per la Costituzione presenti come indipendenti nelle liste di Mi. Alla base della scissione, c'è la mancata condivisione della scelta definita "giustizialista" dei nuovi vertici di Unicost, eletti all'indomani dell'inchiesta: allontanare Luca Palamara come se le sue condotte fossero frutto di interessi individuali e illudersi che questo basti a tenere unita la corrente.
Eppure, la convinzione di chi è rimasto in Unicost è che quella di Sangermano con Mi sia una fusione a freddo, con l'unico interesse di sommare i voti in ottica elettorale. Una seconda costola più progressista, invece, ha tra i suoi animatori l'ex presidente Anm Rodolfo Sabelli e guarda al cartello di Area come polo a cui aggregarsi. Non si tratta però di un gruppo consolidato ma di singoli magistrati che, all'interno della corrente di Unicost, si sono sempre collocati a sinistra e che oggi hanno scelto il passo indietro, non convinti dell'autonomia di gestione dell'attuale segreteria. Al netto delle defezioni, dunque, la solidità del progetto di Cananzi verrà misurata il 18 ottobre, con le elezioni dell'Anm: se la corrente sarà relegata all'irrilevanza, si sgretolerà definitivamente.
di Luigi Nicolosi
stylo24.it, 6 ottobre 2020
Alta tensione nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, dove un detenuto di Napoli ha manifestato forti sintomi febbrili. Screening anche a Poggioreale e Secondigliano Lo spettro del Coronavirus torna ad aleggiare sulle sorti delle carceri campane.
Mentre nel mondo "esterno" il nuovo boom di contagi è ormai un fatto conclamato, anche tra i reparti degli istituti di pena inizia a serpeggiare una certa preoccupazione. Un timore diffuso, che riguarda sia i ristretti che gli operatori. E i primi cattivi riscontri non si sono purtroppo fatti attendere. Dopo alcune settimane di relativa tranquillità, è stato infatti registrato un caso di infezione da Sars-Cov-2 all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere.
Ad ammalarsi è stato un detenuto semilibero originario di Napoli che pochi giorni fa, dopo aver trascorso la notte in cella al rientro dal lavoro, ha manifestato dei forti sintomi febbrili. L'episodio risale allo scorso fine settimana e, stando alle indiscrezioni raccolte da "Stylo24", sarebbe però stato risolto con un buon esito nel giro di poco tempo.
Se è vero infatti che l'uomo in questione ha trascorso almeno una notte in carcere nonostante i sintomi manifestati, immediatamente la direzione sanitaria del penitenziario sammaritano si è attivata per avviare un'attività di screening di massa su tutti i detenuti semiliberi che sarebbero potuti entrare, anche solo teoricamente, in contatto con il contagiato: "I controlli sono stati rapidissimi - spiega il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello - Sono stati effettuati circa quaranta tamponi e tutti hanno fin qui dato esito negativo.
Intanto abbiamo già presentato istanza al tribunale di Sorveglianza affinché sia consentito ai detenuti semiliberi di non rientrare in carcere, andando quindi in isolamento fiduciario. I controlli, mi preme ribadirlo, vanno avanti a ritmo serrato anche a Poggioreale e a Secondigliano".
Quanto al detenuto risultato positivo al Covid-19, l'autorità giudiziaria, preso atto del suo delicato quadro clinico, gli ha immediatamente concesso la possibilità di rimanere in quarantena a casa fino alla completa guarigione.
di Maria Chiara Aulisio
Il Mattino, 6 ottobre 2020
Intervista a Don Franco Rapullino. "Io, parroco in quel rione negli anni 90: sono pochi i giovani che cambiano vita". "Che dire? Niente di nuovo sotto il sole, ormai nemmeno mi sorprendo più quando sento il racconto di episodi tragici come quello di sabato scorso in via Duomo. È morto un ragazzino di 17 anni? Non è il primo e non sarà l'ultimo, lo dico senza alcuna difficoltà. In questa città perfino l'aria è fetida. Puzza di camorra e criminalità".
Don Franco Rapullino, ad Assisi in occasione della beatificazione di un ragazzino di 15 anni, Carlo Acutis, morto in tre giorni di leucemia fulminante - che sarà beato per le opere e i miracoli accertati - è stanco di assistere impotente alla fine di una città senza scampo e senza futuro.
Sì, Rapullino, proprio lui, quello della famosa frase - "fujtevenne 'a Napule" - pronunciata quando, da giovane e tenace parroco nella chiesa di Santa Maria della Pace ai Tribunali, celebrò il funerale del piccolo Nunzio Pandolfi, e di suo padre Gennaro - autista del clan Giuliano e vero obiettivo dell'agguato. Era il 18 maggio del 1990, di anni ne sono passati parecchi, ma don Franco - oggi alla guida della parrocchia di San Giuseppe alla Riviera di Chiaia - non perde smalto, veemenza e lucidità nell'analisi di ciò che accade sotto gli occhi di tutti.
Ancora un minorenne coinvolto in una rapina che perde la vita...
"Non mi meraviglio. Mi dispiace ma è così".
Vuole dire che ci ha fatto l'abitudine?
"Non solo io, immagino. Credo un po' tutti. Napoli, per quanto mi riguarda, è senza speranza, non c'è salvezza, e la sparatoria dell'altra notte ne è solo l'ennesima dimostrazione".
"Niente di nuovo sotto il sole". Lo ha detto lei...
"È una frase biblica contenuta nel libro dell'Ecclesiaste "niente di nuovo sotto il sole". Com'era vent'anni fa, così è oggi. Quello che facevano i padri adesso lo fanno i figli e poi toccherà ai nipoti loro, ai pronipoti e a tutti quelli che vengono appresso".
Una delinquenza ereditaria, insomma...
"Diciamo pure che le colpe dei padri non devono ricadere necessariamente sui figli, per carità: e manco è detto che se i genitori sono due delinquenti devono esserlo per forza anche loro. In tanti anni a Forcella ne ho visti più d'uno di giovani legati a famiglie di camorra che, per fortuna, hanno preso altre strade. Grazie anche all'impegno di noi parroci".
Ma sono casi rari...
"Quando il contesto in cui crescono questi ragazzi è ad alto tasso criminale la tentazione di andare avanti su quella strada è assai forte".
Come è successo ai due giovani che hanno messo in atto la rapina in via Duomo...
"Il fascino del danaro facile è irresistibile. Per soldi si fa qualunque cosa. Sono stato parroco a Forcella negli anni 90, oggi mi ritrovo a esserlo a Chiaia: tutto uguale, non è cambiato niente".
Sta dicendo che Chiaia è come Forcella?
"Pure peggio".
Addirittura?
"Il "virus", e non parlo del Covid, si respira ovunque. L'aria qui a Napoli è talmente metifica che anche le cosiddette persone perbene sviluppano una tendenza delinquenziale. Il titolo di professionisti non li rende immuni da comportamenti ai limiti della legalità. Probabilmente si nascondono meglio di altri ma il marcio è uguale".
Fa riferimento a qualche episodio in particolare?
"C'è una frase dello storico Fabio Torriero che recita così: "La società toglie Dio dalla storia degli uomini. Per questo siamo in crisi". E siamo tutti in crisi, da Forcella a Chiaia. Anzi qui c'è una indifferenza religiosa che a Porta Capuana non ho mai visto. La gente è convinta di non avere bisogno di Dio, pensano di riuscire a fare tutto da soli".
Ha detto che a Chiaia si "nascondono meglio". In che modo?
"Più soldi, più possibilità, più arroganza. Faccio un esempio: se i figli devono divertirsi, ovvero bere, fumare, per non parlare d'altro, mettono a disposizione le loro belle ville dove i ragazzi fanno quello che vogliono e nessuno sa niente e vede niente. Ma l'illegalità è la stessa che si consuma altrove, sotto gli occhi di tutti solo perché le case per i party non le tengono".
Che fare?
"Sono abbastanza scoraggiato. Vedo più risultati in Africa, dove vado a dare una mano alle missioni, che nella chiesa di San Giuseppe qui alla Riviera. Noi sacerdoti ci ammazziamo di lavoro inutilmente. C'è un degrado morale e spirituale ormai diffusissimo".
Nessuna possibilità di salvezza?
"Sono ad Assisi per pregare, e venerare, il nome di questo ragazzino che il 10 ottobre, nella Basilica di San Francesco, sarà proclamato beato. In rete si trovano le sue foto. Riccioli neri, sorriso dolce, aria sbarazzina. Un adolescente sereno come tanti. Diventerà beato. E a lui che va il mio pensiero. Sì, sono convinto che chi sceglie di rimettere ordine nella propria vita potrà salvarsi".
fanpage.it, 6 ottobre 2020
Intervento di Samuele Ciambriello, Garante Campano dei detenuti sul diritto allo studio per chi è recluso in carcere. "Nelle carceri campane su 6.428 detenuti attualmente abbiamo un alto numero di diplomati alle scuole superiori (514) e un'alta presenza di analfabeti (282), insieme a 69 detenuti laureati. La scuola, l'università, la formazione, la cultura sono straordinari strumenti di conoscenza, rieducazione e reinserimento nella società dei diversamente liberi".
Il diritto allo studio per i detenuti, è il diritto alla speranza, dà valore all'istruzione come strumento riabilitativo e culturale in vista del reinserimento nella società. È un bisogno individuale, un'aspirazione, un valore di conoscenza e di cittadinanza. Il ruolo centrale dell'istruzione nell'edificare una società inclusiva e consapevole, la sua valenza di strumento di riabilitazione e riscatto culturale nelle carceri, ai fini del reinserimento sociale dei detenuti, sono i presupposti che mi hanno portato, come garante campano dei detenuti, a volere fortemente un incontro su questo tema. Esso ha avuto luogo presso l'Istituto penitenziario di Secondigliano, nella forma di un seminario dal titolo "Polo Universitario in Carcere: Diritto allo studio per costruire il futuro". L'occasione ha impegnato i relatori in una riflessione comune sulla materia, dando modo di fare il punto della situazione e di valutarne le prospettive sottolineando il contributo fondamentale del volontariato operante in questo settore, delle istituzioni locali, del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, e della scelta coraggiosa e rilevante dell'Università Federico II, di aprire un polo. Sono intervenuti anche tre studenti universitari detenuti. Le conclusioni sono state affidate al Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis e al Ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.
Attualmente in Italia si garantisce il diritto agli studi in 75 Istituti penitenziari su 190, sono coinvolte 27 Università, sono 841 gli studenti universitari in carcere, di cui 476 presso i Poli. Il Polo Universitario di Secondigliano, con i suoi 57 iscritti nei primi due anni e 54 istanze di immatricolazioni, è l'unico del Sud e dopo Bologna conta il maggior numero di iscritti. Adesso bisogna passare da una scelta volontaria, appassionata della Università ad una scelta di sistema.
Pur diventando il connubio università-carcere sempre più vitale, la virtuosa esperienza dei Poli Universitari penitenziari deve ancora superare parecchi ostacoli di natura giuridica ed organizzativa. Questo rientra nell'ambito delle mission delle Università: essere strumento di trasformazione nella società, essere Università della strada. Il diritto allo studio si coniuga con il diritto a ricominciare, anche per i diversamente liberi.
Organizzare degli efficaci percorsi di trattamento e recupero nelle carceri va nell'interesse non solo dei detenuti ma anche e soprattutto dei cittadini liberi. Accanto alla certezza della pena ci deve essere la qualità della pena. Una volta uscito se la persona non vive la recidiva c'è più sicurezza nelle città. Ho rilevato in questi primi due anni che c'è una discrasia tra i giustificati motivi di sicurezza giudiziari e sanitari e il diritto allo studio universale per tutti.
Scarsità di fondi e di nuove tecnologie. Poca attenzione dei giudici di Sorveglianza per i piani trattamentali e i benefici per questi studenti particolari. Ed infine io credo che occorre puntare anche sugli agenti di polizia penitenziaria dove ci sono i poli universitari, usufruendo loro delle stesse possibilità economiche ed organizzative che hanno i detenuti. Il corpo degli agenti di polizia penitenziaria va rimotivato, formato, valorizzato.
rietinvetrina.it, 6 ottobre 2020
La preoccupazione di un agente penitenziario. È giunta alla redazione di Rietinvetrina la lettera scritta da un agente penitenziario di Rieti che esprime tutta la sua preoccupazione per l'imminente apertura di una sezione quarantena Covid nel Carcere Nuovo Complesso: "Do sfogo alle mie preoccupazioni per l'imminente apertura di una sezione dedicata ai nuovi arrestati del bacino laziale per effettuare la quarantena Covid presso la struttura penitenziaria di Rieti.
In merito alla questione c'è un silenzio assordante - commenta a Rietinvetrina l'agente penitenziario - tranne che da parte di due sindacati che hanno chiesto delucidazioni in merito alla questione, ma senza riscontro, altrimenti ci avrebbero informati.
Le mie domande e preoccupazioni sono: Quanti detenuti devono arrivare? Che misure di prevenzione si adotteranno? Io che lavorerò a contatto con loro, se ci sarà qualche positivo, come devo comportarmi? Dovrò fare la quarantena rinchiuso in Istituto o devo andare a casa mettendo a rischio i miei familiari? Altra domanda che mi pongo è: Se ci saranno dei detenuti positivi chi lavorerà in ospedale, visto che i colleghi che sono stati a contatto verranno posti in quarantena e il numero degli agenti è già risicato? La struttura ospedaliera è in grado di supportare un'eventuale problematica? Ho mille perplessità sulla questione - conclude l'agente - e non nascondo le mie preoccupazioni, visto che non abbiamo risposte. Ho deciso di condividerle con voi, magari qualcuno si sveglierà da questo sonno e darà direttive precise su come affrontare questa decisione di dirottare i nuovi arrestati nella nostra struttura.".
lametino.it, 6 ottobre 2020
La vendemmia è una fase della stagione agricola caratterizzata da un indiscusso fascino: è stata spesso rappresentata nell'arte, nel cinema, nella letteratura, come il momento in cui si raccolgono insieme i frutti di un percorso di lavoro in comune. Un significato che è stato evidente anche l'1 ottobre, nel carcere di Siano, durante la raccolta dell'uva da vino prodotta dalla vigna coltivata dai detenuti.
"L'agricoltura ha fatto parte sia dell'attività trattamentale che dell'attività specificamente ergoterapica dei ristretti con problemi psichiatrici - ha affermato la direttrice della Casa Circondariale di Catanzaro, Angela Paravati - e il nostro istituto ha avviato un rapporto di collaborazione con l'azienda vitivinicola Dell'Aera, di Soveria Simeri, che ha dato la disponibilità a trasformare quest'uva di ottima qualità in bottiglie di buon vino: un particolare ringraziamento va a Matteo e al suo staff".
L'obiettivo è che queste esperienze, si legge in una nota: "possano essere un importante volano per creare opportunità di lavoro per i detenuti: è stata bonificata un'area molto grande grazie al lavoro dei ristretti sotto la guida dell'assistente capo coordinatore Francesco Cosentino. La superficie sarà destinata alla coltivazione dell'uva da vino e l'idea è creare lì uno sbocco lavorativo per le persone la cui pena è in corso, le quali presso il carcere di Catanzaro hanno anche la possibilità di frequentare l'istituto tecnico agrario.
È fondamentale che il percorso di rieducazione abbia come esito la possibilità di avere un lavoro onesto, e la tradizione vitivinicola calabrese non va sottovalutata. L'azienda Dell'Aera si estende su una superficie di circa 20 ettari e si occupa da generazioni della trasformazione delle uve. I vigneti occupano un territorio rurale a circa 350 metri sul livello del mare, a pochi chilometri da Catanzaro. Insomma, in una realtà come quella calabrese, colpita dalla disoccupazione e dalla desertificazione demografica, uva e vino possono dare ancora lavoro. E forse potranno dare una chance anche a chi sta svolgendo un percorso di reinserimento nel carcere di Siano.
È simbolico - conclude la nota - anche il periodo in cui avviene la raccolta dell'uva: tra settembre e ottobre, quando, dopo l'estate, tutti ricominciano a lavorare e a studiare, con rinnovata voglia. La finalità rieducativa della pena, prevista dall'articolo 27 della nostra Costituzione, sta tutta qui: nel dare la possibilità di ricominciare. Una possibilità che va cercata, e che forse può essere trovata anche in un grappolo d'uva".
diocesi.terni.it, 6 ottobre 2020
La Caritas Diocesana e l'associazione di volontariato San Martino intendono sensibilizzare la presenza di volontari nel servizio in carcere, presso le comunità parrocchiali, indicando le persone che si dimostreranno interessate ad aderire. La pandemia, la presenza tra noi di molti over 65 e le misure sanitarie adottate stanno, infatti, riducendo il numero dei volontari e abbiamo necessità di non perdere questa opportunità che ci consente di operare in una delle 7 opere di misericordia corporale: "visitare i carcerati" (Mt 25,31-46).
Consapevoli delle difficoltà che si possono riscontrare nel tipo di ascolto specifico e per le modalità da osservare nell'interno della Casa Circondariale saranno messe a disposizione di coloro che vorranno aderire, l'esperienza e l'amore dei nostri volontari e i suggerimenti di professionisti qualificati, attraverso una serie di incontri formativi con modalità che saranno fornite in seguito. Comunicare le adesioni inviando i nominativi, telefono e mail, ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
di Matteo Scolari
veronanetwork.it, 6 ottobre 2020
La settimana scorsa Giorgio Fontana, Marina Magliavacca Marazza e Ben Pastor sono entrati nella casa circondariale di Montorio, grazie all'Associazione MicroCosmo Onlus, per coinvolgere i detenuti anche in questa edizione 2020. Se non si può viaggiare e spostarsi fisicamente, almeno lo si faccia e sia concesso di farlo con la fantasia, come successe a Emilio Salgari. Proprio all'indimenticabile scrittore veronese è dedicato un Premio letterario biennale che da otto edizioni coinvolge e porta al grande pubblico i migliori autori italiani di romanzi d'avventura.
Nato nel 2006, il Premio è promosso dall'Associazione "Ilcorsaronero", dal Comune di Negrar di Valpolicella e dall'Università del Tempo Libero di Negrar (Utl) e quest'anno vede tra i finalisti Giorgio Fontana con "Prima di noi" (Sellerio 2020), Marina Migliavacca Marazza con "Io sono la strega" (Solferino 2020) e Ben Pastor con "La grande caccia" (Mondadori 2020).
I tre autori sono stati ospiti giovedì scorso nel carcere di Montorio per l'incontro di presentazione voluto dall'Associazione di volontariato MicroCosmo Onlus presieduta da Paola Tacchella: "I tre scrittori hanno catturato i loro lettori in una appassionante presentazione, seguita da una scia di domande che prelude a futuri e intensi incontri. - si legge in un post su Facebook della stessa Associazione - Gli scrittori torneranno infatti uno a uno, per uno scambio più profondo, una volta che le persone detenute avranno letto tutti i libri".
"Un grazie anche a Massimo Latalardo dell'Università del Tempo Libero e a Claudio Gallo, del Corsaronero, per la loro annuale collaborazione a questo progetto" si legge nel post. I lettori ed i frequentatori di associazioni culturali, circoli di lettura, biblioteche e librerie, e detenuti, potranno esprimere individualmente la loro preferenza per uno dei romanzi finalisti, che risulterà "Vincitore eletto dalla Giuria Popolare" del Premio "Emilio Salgari" di Letteratura Avventurosa 2020. La cerimonia di premiazione dei vincitori e del vincitore della Giuria Popolare avverrà il 21 novembre 2020.
- "Vendetta pubblica": viaggio nelle carceri d'Italia
- Pistoia. Un cortometraggio per i detenuti di Santa Caterina
- Myanmar. Detenzione di massa dei musulmani Rohingya nei campi della persecuzione
- Il rischio intolleranza verso la modernità
- "Pour elles toutes. Femmes contre la prison". E se abolissimo le carceri?










