di Nicola Galati
extremaratioassociazione.it, 27 settembre 2020
Qualcosa non torna. L'Eurostat ha recentemente pubblicato i dati, aggiornati al 2018, sulla capienza delle carceri e sulle persone detenute in Europa. La notizia non ha avuto una vasta eco, come spesso accade alle informazioni riguardanti il pianeta carcere. Il dato principale riguarda il numero di detenuti in Europa nel 2018 per 100.000 abitanti: 111, la cifra più bassa degli ultimi anni. Numeri che dimostrano un generalizzato e diffuso calo delle persone detenute e confermano anche la diminuzione dei reati commessi.
di Errico Novi
Il Dubbio, 27 settembre 2020
Il caso dell'ex pm che "deve" giudicare Palamara: intervista al presidente emerito della Consulta. "Intanto il Consiglio superiore della magistratura mi pare già sovraccarico di nodi irrisolti, per pensare di complicarne l'esistenza anche con l'equivoco fra durata soggettiva del mandato e durata del mandato collegiale". Giovanni Maria Flick parla del caso del togato Csm prossimo al congedo e aggrotta la fronte. Non è colpito tanto dalle polemiche e dai retroscena, quanto dai controsensi connessi alla permanenza in carica dell'ex pm di Mani pulite.
di Iuri Maria Prado
Libero, 27 settembre 2020
È vero: il processo a Palamara non è, e non deve essere, il processo alla magistratura. Ma nemmeno dovrebbe essere il modo con cui la magistratura assolve sé stessa dalle responsabilità gravi che l'esplodere di quel caso ha reso tanto evidenti.
di Fabio Anselmo*
Il Domani, 27 settembre 2020
Nuovi limiti. In nome della privacy si impedisce alla difesa l'accesso a prove decisive. Cacciamo gli stranieri extra-comunitari che minacciano la nostra sicurezza, rimandiamoli a casa loro". Poco importa se vengono calpestati i più elementari diritti umani, se sono stati torturati nei campi libici o annegano in mare.
di Giorgio Oldoini
blitzquotidiano.it, 27 settembre 2020
L'Unione Europea ha posto all'Italia condizioni molto strette per procedere all'erogazione del Recovery Fund. Tra queste spicca la Riforma della Giustizia. Si chiede, in vista del Recovery fund, di riformare le istituzioni e le burocrazie pubbliche, che devono garantire la certezza del diritto. Senza la certezza del diritto, queste istituzioni sono inutili, dannose e finiscono col trasformarsi in parassitarie. L'Italia è il paese occidentale con la più alta incidenza di sentenze creative che minano in radice la certezza del diritto, il bene supremo delle nazioni più avanzate. L'incertezza delle leggi genera subalternità, legittima la prevaricazione e incentiva il servilismo e l'inefficienza.
gazzettabenevento.it, 27 settembre 2020
Il progetto "Oltre le Mura", lanciato e promosso dal "Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale" della Regione Campania, Samuele Ciambriello, nelle Case circondariali della Campania, per il carcere di Benevento "Capodimonte" è stato affidato alla Cooperativa Sociale di comunità iCare. Si tratta di una progettualità trattamentale di supporto diretto con il carcere con detenuti e detenute presenti nella sezione "Sex offenders" (che prende in considerazione reati a sfondo sessuale).
"È - si legge nella nota inviata alla Stampa - un percorso formativo, gestito da iCare, articolato in due incontri a settimana di due ore. Si tratta di attività di gruppo e individuali, che seguono le disposizioni normative di prevenzione anti-Covid 19, tese a creare momenti e spazi di condivisione e di riflessione degli operatori del progetto con i detenuti, per dare loro la possibilità di entrare in contatto prima di tutto con loro stessi e con il mondo che li circonda, con i loro sentimenti, con quello che hanno vissuto, che stanno vivendo e che vivono dal punto di vista emozionale.
Sei le figure professionali individuate che faranno da operatori del progetto: due psicologhe, un'educatrice-criminologa, un esperto di esecuzione penale esterna e una mediatrice culturale.
Per ogni detenuto mettersi a confronto con le proprie esperienze e con le esperienze altrui è un sostegno valido e un'opportunità concreta e incisiva di accompagnamento che può aiutarlo nel percorso di reinserimento sociale all'interno della vita carceraria, in un'ottica di riduzione del danno in cui la struttura carceraria si configura come una risorsa e in una logica di collegamento tra carcere e territorio.
Quest'intervento di aiuto attraverso, come detto, una rieducazione soprattutto di tipo emotivo, mira a ridurre i rischi di marginalizzazione, di esclusione sociale e di reiterazione del reato da parte dei detenuti, una volta scontata la pena, attraverso il cambiamento evolutivo della persona".
agensir.it, 27 settembre 2020
Inaugurata ieri in via della Pisana a Roma, la Casa di accoglienza "Ricominciamo", una struttura di accoglienza promossa dall'associazione Vic (Volontari italiani in carcere) della Caritas di Roma, assieme ai cappellani di Rebibbia. Posizionata in un istituto delle Congregazione delle suore "Figlie di Cristo Re", è nata per aiutare le persone detenute e senza un domicilio a poter uscire dal carcere con le misure straordinarie previste per l'emergenza sanitaria causata dalla pandemia di coronavirus Covid-19, offrendo un luogo di accoglienza a quei detenuti che, pur avendone diritto, non possono beneficiare delle misure alternative.
Presenti all'inaugurazione i cappellani di Rebibbia ed il loro coordinatore don Marco Fibbi, il direttore della Caritas di Roma don Benoni Ambarus e il card. Konrad Krajewski, elemosiniere apostolico, arrivato guidando un pulmino carico di doni alimentari e di rosari inviati da Papa Francesco per gli ospiti della struttura che hanno accettato con gioia il pensiero e la preghiera di Bergoglio, impegnatosi già nel finanziare questa opera. Sono 18 gli ospiti presenti attualmente nella struttura capitolina, alcuni in detenzione domiciliare o in permesso premio, mentre altri che hanno terminato la pena e stanno cercando un alloggio definitivo.
calabrianews.it, 27 settembre 2020
Avrebbe approfittato del cambio turno del personale di polizia penitenziaria per suicidarsi. È quanto successo, nel pomeriggio di venerdì, nel carcere di Cstrovillari (Cs) dove un detenuto straniero si è tolto la vita impiccandosi con le lenzuola all'interno della cella dove si trovava, in quel momento, da solo. La notizia è stata resa nota, ancora una volta, dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe attraverso una nota firmata da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del sindacato e Damiano Bellucci, segretario nazionale.
"L'uomo - spiegano - era in attesa di giudizio ed era rinchiuso nel reparto protetti-riprovazione sociale. Nella casa circondariale di Castrovillari al 31 agosto scorso vi erano 170 detenuti, di cui 36 stranieri. Il personale di polizia penitenziaria previsto dagli organici non è sufficiente, deve essere necessariamente integrato. La polizia penitenziaria - sottolineano i due sindacalisti - ogni anno salva la vita a oltre 1100 detenuti che tentano il suicidio. Questa volta, purtroppo, il detenuto è riuscito a portare a termine l'insano proposito di togliersi la vita".
ossigeno.info, 27 settembre 2020
Forse a novembre la sentenza della Cassazione. A rischio prescrizione il processo ai depistatori. Le iniziative per ricordarlo. Quest'anno a Valderice (Trapani), l'anniversario della tragica morte di Mauro Rostagno viene ricordato nel rispetto delle misure anti-covid, con l'ormai tradizionale "Ciao Mauro", la visita alla stele eretta sul luogo del suo assassinio e alla tomba, davanti alla quale saranno recitati frammenti teatrali ed eseguiti brani musicali. Altre iniziative sono state promosse dal Comune in collaborazione con l'associazione che si occupa di mantenere viva la memoria di Rostagno.
Dopo 32 anni si attende ancora che la giustizia faccia il suo corso per punire i responsabili dell'assassinio del giornalista Mauro Rostagno, ucciso a Lenzi di Valderice il 26 settembre 1988, all'età di 46 anni.
Lo scorso marzo, a causa dell'emergenza Covid-19, la Corte di Cassazione ha rinviato la conclusione del processo che dovrebbe arrivare a sentenza il prossimo novembre. In primo grado, i giudici hanno stabilito che l'omicidio ha matrice mafiosa. Sarebbe stato compiuto per mettere a tacere la voce che dall'emittente trapanese "Radio Tele Cine" (Rtc), stava alzando il velo su molti interessi di Cosa nostra. L'inchiesta giudiziaria è stata segnata da depistaggi, false testimonianze e dalla ricerca di possibili collegamenti fra le inchieste di Mauro Rostagno e la pista che seguivano in Somalia la giornalista Ilaria Alpi e l'operatore Milan Hrovatin. Il processo parallelo agli accusati dei depistaggi va ancora per le lunghe ed è ormai concreto il rischio che si concluda con la prescrizione dei reati.
La tormentata vicenda giudiziaria e la storia umana e professionale di Rostagno sono ricostruite in dettaglio sul sito di Ossigeno per l'Informazione "Cercavano la verità" (giornalistiuccisi.it) insieme alle storie degli altri giornalisti italiani uccisi. Mauro Rostagno aveva una personalità forte e poliedrica ed era animato da una grande passione civile. Era stato un leader del movimento studentesco all'Università di Trento, uno dei fondatori di Lotta Continua e, successivamente, del circolo culturale "Macondo". Aveva avuto una vita movimentata. Aveva viaggiato in Germania, Inghilterra, Francia, India.
Torinese d'origine, infine era approdato in Sicilia. Vicino a Trapani, aveva fondato la Comunità di Saman, impegnata nel recupero dei tossicodipendenti. Presso l'emittente RTC, si era reinventato come cronista. Aveva creato una redazione, faceva denunce sociali e inchieste sulle collusioni tra politica e poteri criminali. Quella sera del 26 settembre 1988, quando fu colpito a morte, aveva appena lasciato la sede di Rtc.
di Sarantis Thanopulos, Nina di Maio
Il Manifesto, 27 settembre 2020
Del binomio lockdown - violenza sulle donne. E della solitudine delle donne in questo momento di pandemia. Nina di Maio: "Uno studio del ministero dell'interno ha confrontato i dati dei tre cosiddetti "reati spia" -atti persecutori, violenze sessuali e maltrattamenti contro familiari e conviventi, - nel periodo 1°-31 marzo 2020, con quelli dell'analogo periodo del 2019. "Nel periodo 2020 - si legge nel documento - i valori assoluti, pur inferiori a quelli del 2019, mostrano una progressiva diminuzione nelle prime tre settimane, ed un lieve incremento nella quarta settimana (289) rispetto alla terza (278)".
Entrando nel dettaglio dei tre distinti reati, il dato dei primi due è coerente con quello globale: gli atti persecutori - che passano da 52 della prima settimana a 13 dell'ultima settimana - e le violenze sessuali (184 nella prima settimana, 59 nell'ultima settimana di marzo), infatti, registrano una costante flessione nel periodo preso in esame. Il dato dei maltrattamenti contro familiari e conviventi subisce, invece, dopo un'iniziale diminuzione, un incremento a fine marzo, toccando infatti quota 217 nell'ultima settimana.
Ma per comprendere meglio la portata del fenomeno è necessario capire l'incidenza che sui reati commessi ha il genere, ovvero quando i reati commessi sono stati perpetrati contro la donna. Nel capitolo "vittime dei reati spia" del documento ministeriale, si nota come, "l'incidenza delle vittime donne faccia rilevare un picco nel periodo 1-7 marzo (78,75 per cento), mantenendosi sempre su valori elevati, leggermente in flessione nell'ultima settimana (67,74%)".
E ancora: "Il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi mostra un andamento costante sia per il numero rilevante di reati commessi (217 reati), sia per l'incidenza delle vittime donne, con una media sempre superiore al 75 per cento". Cosa pensi Sarantis di questo binomio lockdown - violenza sulle donne? E della solitudine delle donne in questo momento di pandemia?"
Sarantis Thanopulos: "Cara Nina, la convivenza coercitiva e il venir meno delle reti relazionali esterne, che fanno "respirare" le coppie, hanno fatto degenerare i conflitti coniugali già esistenti. La clausura ha creato pure una certa solidarietà tra i "congiunti", ma ha messo in crisi i rapporti poco solidi. E quando scoppia la violenza il conto lo pagano le donne.
Al di là della violenza domestica, il "distanziamento sociale" ha esercitato una maggiore violenza psichica sulla donna piuttosto che sull'uomo. Le donne sono state più dirottate verso lo "smart working", perché il loro lavoro è, in generale, meno legato alla necessità di "presenza". Il lavoro in casa può essere un rimedio a circostanze eccezionali che impediscono di recarsi alla propria sede lavorativa. Nondimeno, costituisce, col passare del tempo, un fattore di stress psicofisico, a causa del venir meno dell'effetto distensivo e della facilitazione dell'intesa con gli altri che il contatto diretto garantisce.
Il rischio che la pandemia ci lasci in eredità la tendenza a richiudere le lavoratrici nel recinto dello smart working e della casa (regno del lavoro in nero) non è aleatorio. Il lavoro in casa oltre a risospingere le donne nel ruolo di casalinghe e accuditrici, porta, nella maggior parte dei casi, a un aumento dei ritmi lavorativi e dello sfruttamento.
Infine, il distanziamento ha colpito la femminilità come qualità umana dell'esistenza. Si attribuisce agli uomini un maggior contributo alla costruzione delle relazioni di scambio, per via della loro maggior presenza nei luoghi sociali. Tuttavia gli umani sarebbero nient'altro che un esercito di formiche disciplinate, e di fatto impazzite, senza la capacità femminile, squisitamente erotica, di apertura, esposizione all'altro che rende le relazioni significative, profonde. La solitudine della femminilità (della piena espressione della donna) è la causa principale del disagio della civiltà. La pandemia l'ha resa più esplicita di prima".
- Lecce. Associazione Antigone: visita dell'Osservatorio al carcere di Borgo San Nicola
- Roma. "Verso un altro stop ai processi"
- Torino. No Tav, in 300 davanti al carcere per chiedere la liberazione di Dana Lauriola
- Imperia. Prevista ristrutturazione del carcere, contro il problema del sovraffollamento
- Sciascia e la giustizia: la "terribile ossessione" di un intellettuale scomodo










