Il Fatto Quotidiano, 4 maggio 2020
"Dobbiamo cercare di creare degli spazi per gli incontri in condizioni di sicurezza lavoriamo con monitoraggio e prospettiva" ha detto il Guardasigilli margine della presentazione dei nuovi operatori socio-sanitari che saranno in servizio negli istituti penitenziari.
di Nicola Mirenzi
huffingtonpost.it, 4 maggio 2020
Intervista all'ex magistrato: "La prigione oggi è disumana e incoerente con la Costituzione; ed educa a ubbidire e non a ragionare. A un certo punto l'idea di mandare in galera una persona è diventata un tormento". A un certo punto, è diventata insopportabile: "L'idea di mandare in galera una persona mi tormentava, mettendomi davanti a interrogativi insolubili e angosciosi. Ho cominciato a pensare che il carcere non fosse più compatibile con il mio senso della giustizia, la mia concezione della dignità umana, la mia interpretazione della Costituzione. Più che pensare, in realtà sentivo: sentivo tutta l'ingiustizia della prigione. Era ormai intollerabile. Perciò, dopo anni passati a pensarci, ne ho tratto tutte le conseguenze".
Corriere della Sera, 4 maggio 2020
La replica: "Sono esterrefatto". Il magistrato antimafia, ora consigliere al Csm, ha anche fatto riferimento ad alcune intercettazioni di colloqui tra i boss che manifestavano timori per il suo arrivo.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 4 maggio 2020
Mentre come Volontariato cerchiamo di raccogliere le nostre proposte rispetto alla Fase 2, ci giunge la notizia che sono stati nominati un nuovo Capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e un nuovo Vice Capo, tutti e due magistrati esponenti dell'Antimafia.
La Repubblica, 4 maggio 2020
Mille nuovi operatori sanitari per le carceri italiane. È il piano messo in campo dal governo, in collaborazione con la Protezione Civile, per garantire maggior sicurezza sanitaria negli istituti penitenziari. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, quello degli Affari Regionali, Francesco Boccia, e il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, hanno accolto questa mattina a Rebibbia una delegazione dei nuovi operatori sanitari.
"Questa risposta di solidarietà è la dimostrazione che ci sono tante persone a disposizione anche nelle realtà difficili come le carceri - ha detto il Guardasigilli. Dopo aver adottato le misure di contrasto al coronavirus, abbiamo deciso di cercare di dare un contributo in più. La prima risposta è con questo vostro contributo che ci consentirà di gestire ancora meglio la situazione sanitaria all'interno delle carceri arrivando anche nelle situazioni più difficili".
Si tratta di 998 nuovi operatori, che saranno distribuiti nelle diverse case circondariali. "Non escludiamo di utilizzarli ancora sempre su base volontaria - ha aggiunto Boccia -. Se avremo sconfitto il Covid-19 potremmo utilizzare questo modello per altre emergenze, altrimenti non escludiamo di rinnovare questo impegno. Con voi qui ci sentiamo più forti".
di Enzo Spiezia
ottopagine.it, 4 maggio 2020
In quanti Paesi è possibile uno scontro telefonico in tv tra un ministro ed un magistrato, tra un rappresentante del potere esecutivo ed uno di quello giudiziario? In Italia certamente. È andato in scena nella tarda serata di ieri durante la trasmissione di La7 condotta da Massimo Giletti, mentre gli animi si erano surriscaldati per il caso di Pasquale Zagaria, dal 41 bis ai domiciliari, fino a settembre, perché gravemente malato.
Una vicenda che ha fatto scalpore per il rimpallo di responsabilità tra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ed il Tribunale di sorveglianza di Sassari. Il colpo di scena è arrivato all'improvviso, restituito dalla telefonata del pm antimafia e componente del Csm, Nino Di Matteo, che ha ricordato di essere stato invitato nel giugno 2018 dal titolare del dicastero di va Arenula, Alfonso Bonafede, a scegliere tra la carica di direttore del Dap o del Dipartimento degli affari penali. Di Matteo ha spiegato di aver ricevuto una telefonata e di essere andato a Roma il giorno dopo per accettare il primo incarico, ma di aver incrociato, a sorpresa, il dietrofront di Bonafede, che lo aveva invitato a ricoprire la seconda funzione.
Il magistrato ha anche sottolineato il contenuto di alcune intercettazioni in carcere nel corso delle quali alcuni detenuti si sarebbero mostrati preoccupati per la soluzione che lo avrebbe visto al vertice dell'amministrazione penitenziaria. Parole che hanno lasciato di stucco gli ospiti presenti in studio, tra i quali l'ex guardasigilli Claudio Martelli, alle quali sono seguite, dopo alcuni minuti, quelle dello stesso Bonafede, che ha offerto la sua versione senza però riferire i motivi che l'avrebbero ispirata.
All'epoca, infatti, aveva nominato come capo delle carceri il dirigente che qualche giorno fa si è dimesso per la storia di Zagaria. Fin qui la ricostruzione di ciò che è rimbalzato attraverso gli schermi all'attenzione dell'opinione pubblica: un episodio che dovrebbe riproporre il tema della separazione tra i poteri dello Stato. Ma non servirebbe in un Paese come l'Italia, devastato da anni di populismo giustizialista. Ah, dimenticavo: nelle carceri ci sono 60mila detenuti, solo 1000 al regime del 41 bis.
di Giuseppe Amato
Il Sole 24 Ore, 4 maggio 2020
Cassazione - Sezione III penale - Sentenza 27 gennaio 2020 n. 3179. La sospensione del procedimento con messa alla prova prevede che questa comporti, "ove possibile", il risarcimento del danno, in tal modo escludendo che ex se vi sia necessaria subordinazione della messa alla prova all'integrale risarcimento del danno, onde, laddove si voglia pervenire al rigetto dell'istanza, è necessario che il giudice faccia precedere la sua decisione dalla richiesta di informazioni in relazione alle condizioni economiche dell'istante. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza 3179/2020.
Nella fattispecie in cui la messa alla prova era stata chiesta in relazione al reato di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000, il giudice l'aveva rigettata per essere mancato l'integrale pagamento del debito tributario: la Corte ha ritenuto il diniego immotivato proprio per essere mancato un adeguato approfondimento sulle condizioni economiche dell'istante, che risultava, tra l'altro, essere stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato.
Di recente, in ordine all'apprezzamento del giudice sull'adeguatezza del programma e del risarcimento del danno, si è affermato che, dalla disciplina della sospensione del procedimento con messa alla prova, ed in particolare dall'articolo 464-quater del Cpp, si desume che il giudizio formulato in merito alla adeguatezza del programma presentato dall'imputato ai fini della sospensione del processo a suo carico va operato, discrezionalmente, sulla scorta degli elementi di valutazione evocati dall'articolo 133 del codice penale potendo inoltre il giudice procedere agli accertamenti ritenuti necessari o opportuni ai fini della sua decisione.
Ciò impone di ritenere che la valutazione del giudice debba investire la "adeguatezza" del programma presentato dall'imputato, che va intesa non soltanto nel senso della sua idoneità a favorire il suo reinserimento sociale, ma anche nel senso di verificarne la effettiva corrispondenza alle condizioni di vita del prevenuto: in altri termini, la "adeguatezza" del programma deve essere indagata anche sotto il profilo dell'essere esso espressione dell'"apprezzabilità dello sforzo" sostenuto dall'imputato per elidere le conseguenze dannose o pericolose del reato e risarcire il danno.
In quest'ottica, l'inciso "ove possibile", contenuto nel comma 2 dell'articolo 168-bis del Cp, deve essere letto nel senso che il risarcimento del danno deve corrispondere "ove possibile" al pregiudizio patrimoniale arrecato alla vittima sicché, ove esso non sia tale, deve comunque essere la espressione dello sforzo "massimo" pretendibile dall'imputato alla luce delle sue condizioni economiche che il giudice ha la possibilità di verificare con i propri poteri ufficiosi. Il giudice è quindi tenuto a valutare la "adeguatezza" del risarcimento del danno che non può non avere, quale parametro di riferimento, il pregiudizio patrimoniale arrecato alla vittima e, per contro, le effettive capacità patrimoniali dell'imputato.
A tal fine, il legislatore ha avuto appunto l'accortezza di predisporre dei poteri di indagine (specie) a fronte della manifesta "sproporzione" tra il danno patrimoniale cagionato e l'offerta risarcitoria, cui il giudice deve fare ricorso al fine di verificare l'"adeguatezza" del risarcimento quale effettiva e reale espressione di uno sforzo apprezzabile e concreto dell'imputato (si veda la Sezione II, 13 giugno 2019, Proc. Rep. Trib. Arezzo in proc. Nassini: nella specie, accogliendo il ricorso del pubblico ministero, la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza di accoglimento dell'istanza di sospensione in cui il tribunale si era limitato a recepire il programma proposto dall'imputato, dove questi aveva previsto una offerta risarcitoria pari a euro 30.000 a fronte di un pregiudizio patrimoniale complessivo - derivante dalle condotte plurime di appropriazione indebita aggravata in contestazione - di ammontare superiore ai 360.000 euro: secondo la Cassazione, per ritenere ammissibile e meritevole di accoglimento la richiesta, il giudice, piuttosto che attestarsi sulle dichiarazioni dell'imputato, avrebbe dovuto allora attivare i propri poteri di indagine proprio al fine di verificare la effettività delle condizioni economiche e patrimoniali dell'imputato e valutare, a quel punto, se quella somma fosse espressione del "massimo sforzo" pretendibile e, per questa ragione, apprezzabile).
di Gianni Parlatore
gnewsonline.it, 4 maggio 2020
"La vostra risposta al bando è stata una risposta di grande solidarietà, una risposta importante che ci dice che in questo momento ci sono tante persone pronte a dare un contributo anche nelle realtà più difficili fra cui ci sono le carceri. Mi spiace non potervi stringere la mano. Ma stiamo imparando in questa emergenza a rispettare le regole come il distanziamento nei limiti del possibile, con tutte le precauzioni. Oggi più che mai rispettare le regole vuol dire proteggere la salute degli altri e la nostra".
Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si è rivolto ai 62 operatori socio-sanitari che si apprestano a entrare in servizio negli istituti penitenziari per adulti e minorili del Lazio. Si tratta di una parte del contingente di circa 1.000 operatori selezionati con il bando della Protezione civile in collaborazione con i ministeri della Giustizia, della Salute e degli Affari regionali. Lavoreranno nelle carceri italiane fino al 31 luglio, aiutando il personale sanitario.
"Avrete la possibilità - ha proseguito Bonafede - di lavorare a fianco degli agenti della Polizia penitenziaria e del personale medico che lavorano dentro le carceri che sono dei veri e propri servitori dello Stato".
Nel corso della presentazione svoltasi stamane a Roma, alla presenza anche del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, nell'area esterna della Casa circondariale di Rebibbia Nuovo complesso, il Guardasigilli ha ricordato l'importanza della collaborazione interistituzionale per superare la grave crisi che il Paese sta vivendo: "Stiamo lavorando tutti insieme per cercare di affrontare questa emergenza anche in un contesto difficile come quello del carcere. C'è stato un lavoro delle istituzioni e da questo punto di vista sono orgoglioso di quello che stiamo facendo per il Paese. Stiamo facendo il massimo per tutelare chi lavora e chi vive nelle carceri".
di Isidoro Trovato
Corriere della Sera, 4 maggio 2020
La sua applicazione nei procedimenti civili e per il giudice di pace può aiutare il sistema a migliorare. Nel penale, invece, le testimonianze di persona vanno tutelate. Le idee di Nardo, presidente degli avvocati di Milano.
Se la Lombardia è l'epicentro italiano della "catastrofe Covid-19", Milano è diventata il modello di riferimento peri professionisti che devono riorganizzarsi durante e dopo l'ondata del Coronavirus. E l'Ordine degli avvocati di Milano è diventato il laboratorio migliore per sperimentare azioni di contrasto alla crisi e immaginare un nuovo assetto della professione.
"Questa emergenza sanitaria cambierà inevitabilmente i paradigmi e le grammatiche - avverte Vinicio Nardo, presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano - si mescoleranno le competenze dell'avvocatura e le specializzazioni saranno diverse: ci sarà più interconnessione tra diritto e sanità. Serviranno giuristi che suggeriscano le regole del nuovo mondo nella contrattualistica e nel lavoro".
L'Ordine degli avvocati di Milano conta 24.871 iscritti, con 20.258 avvocati e 4.613 praticanti. Riunisce 1.046 tra studi associati e società tra professionisti. Si tratta di una realtà di primissimo piano nell'avvocatura italiana ed è per questo che sta proponendo alcune soluzioni contro le criticità emerse.
"L'amministrazione della giustizia non è un motore a un'unica velocità - ricorda Nardo In questa fase il ricorso al processo telematico e alla giustizia a distanza non può valere per tutti: ciò che vale per il civile non si riscontra nel penale. Altro discorso ancora riguarda la giustizia amministrativa, che in questo momento emergenziale avrebbe deciso di fare a meno degli avvocati, introducendo una preoccupante "udienza virtuale".
Quest'ultimo provvedimento ha generato forte allarme scaturito in una delibera del Consiglio dell'Ordine di Milano inviata in primis al capo dello Stato. L'esercizio del diritto di difesa non può essere così compresso, tanto da essere così di fatto sospeso". Invece il giudice di pace, non dispone al momento di una piattaforma telematica.
"Per quanto riguarda il giudice di pace - continua il presidente degli avvocati milanesi - la situazione si aggraverà a partire da112 maggio, quando, cessato il periodo di sospensione, alla mole di fascicoli arretrati (anche per le udienze non celebrate) si sommerà quella delle nuove iscrizioni a ruolo. Solo per dare uno spaccato della dimensione del fenomeno, si pensi che il giudice di pace di Milano ha un flusso di quasi centomila procedimenti - civili e penali - all'anno. In quel caso l'apporto telematico diventa una priorità".
Sul processo telematico però ci sono opinioni discordanti e soprattutto l'introduzione nell'ambito penale ha suscitato non poche perplessità tra gli avvocati. "Il settore civile era in parte pronto all'emergenza grazie al processo civile telematico, ormai diventato patrimonio comune - ricorda Nardo In effetti diverso risulta il discorso per il penale dove, in questo periodo emergenziale, ci sono state luci ed ombre.
Si sono fatti salti di 10 anni introducendo opportunità che appena un giorno prima erano ritenute impossibili, ma si teme un salto indietro con un'introduzione indiscriminata di un processo telematico che metterebbe a rischio tutte le garanzie. Quindi sì a alla possibilità di depositare in via telematica atti, liste testi, impugnazioni, memorie, visione da remoto dei fascicoli e la richiesta copie, ma alla fine ci si deve trovare in aula".
La frenata sull'innovazione dei processi potrebbe essere letta come una posizione conservatrice nei confronti di una macchina della giustizia da sempre considerata troppo lenta e poco al passo coi tempi. "La tecnologia entrerà rapidamente nel sistema giudiziario ma i principi non devono rimanere indietro - osserva Nardo. Per il processo penale ci si augura la scomparsa dei fascicoli che viaggiano sui carrelli grazie all'avvento del processo telematico ma la deposizione di un testimone deve essere tutelata al meglio.
Nel penale ci sono attività giudiziarie che si potrebbero svolgere con l'ausilio della videoconferenza ma sempre su specifica richiesta dell'imputato (o del difensore munito di apposita procura), formulata in anticipo per consentire l'organizzazione, sia per i detenuti sia per i liberi, in aggiunta a quelle di cui la legge già impone la celebrazione".
Dopo questa crisi epocale lo scenario non sarà più Io stesso, qualcuno ipotizza grandi fusioni, acquisizioni e la fine degli studi con la singola figura del dominus. Bisogna prepararsi a questo?
"Bisognerà prima capire quante "vittime" farà questa crisi. È una prova molto complessa: potrebbe crescere il numero degli studi associati, potrebbe prepararsi un futuro di studi aggregati con nuove competenze trasversali.
Non credo all'ipotesi di grandi network multinazionali di consulenza che inglobino anche i servizi legali. Il nostro non è un lavoro da catena di montaggio: probabilmente la scarsa liquidità indurrà a studi più numerosi ma la competenza sarà sempre di più un capitale sociale".
Il Messaggero, 4 maggio 2020
Una cabina di regia anche per la ripresa della giustizia. "Nelle prime settimane e nei primi mesi successivi alla cessazione del lockdown sociale (4 maggio) e giudiziario (11 maggio), serve un radicale ripensamento dell'organizzazione del lavoro, della logistica degli spazi di lavoro e delle dinamiche di movimento all'interno degli Uffici".
Una circolare appena uscita del capo dipartimento del Ministero della Giustizia Barbara Fabbrini, ripensa completamente la vita nel mondo giudiziario, fornendo una sorta di "cassetta degli attrezzi", cui attenersi attraverso il varo di linee guida.
E il protocollo di interlocuzione istituzionale, specie nelle sedi più grandi, è funzionale a un raccordo rispetto alle "divergenti indicazioni in sede regionale, spesso più restrittive di quelle nazionali che consigliano un serio confronto con l'Autorità sanitaria locale".
Nella prima fase di avvio della fase 2, sono prescritte: limitazione dell'accesso del pubblico agli uffici giudiziari, salvo che per le attività urgenti; limitazione dell'orario di apertura al pubblico degli uffici; regolamentazione dell'accesso ai servizi, previa prenotazione, anche tramite mezzi di comunicazione telefonica o telematica.
Previste misure logistiche con percorsi dell'utenza, differenziando entrata e uscita, chiudendo alcuni accessi. Necessario provvedere al distanziamento sociale, anche attraverso una rimodulazione degli spazi di lavoro con uso di mascherine e guanti. Nei termini in cui sarà possibile la giustizia vuol proseguire con il lavoro agile, combinandolo con orari flessibili, turnazioni, orari multi-periodali, rotazione dei servizi.
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