primonumero.it, 11 aprile 2020
Sottoporre a tampone il personale che opera all'interno delle case circondariali molisane: è il succo della nota che la consigliera regionale Filomena Calenda ha inviato al direttore generale Asrem, Oreste Florenzano dopo aver raccolto le sollecitazioni di chi lavora in tali strutture. Per la presidente della Quarta commissione è urgente sottoporre a test diagnostici tutto il personale sanitario e non per escludere qualsiasi rischio di contagio. La sollecitazione rivolta all'Azienda sanitaria regionale arriva dopo aver "accolto le istanze pervenutemi dal personale sanitario che opera all'interno della struttura carceraria di Isernia che, ad oggi, ancora non è stato sottoposto al test diagnostico (tampone faringeo) per escludere il contagio dal virus Covid-19″.
Inoltre, aggiunge Calenda, "ritengo opportuno che vengano sottoposti a esami tutti coloro che lavorano negli istituti carcerari della nostra regione (Isernia, Campobasso e Larino). Solo in tal modo, infatti, si potrà escludere, il diffondersi di casi all'interno di queste strutture penitenziarie. La pandemia, purtroppo, nelle altre regioni è riuscita ad entrare anche negli istituti di pena, provocando persino sommosse e proteste. Bisogna prevenire tali situazioni e garantire che detenuti e personale vengano tutelati e non vengano sottoposti a rischi inutili".
Il presidente della IV Commissione Consiliare infine ha colto l'occasione per ricordare al direttore generale che nell'ultimo Consiglio regionale è stata approvata una mozione in cui si evidenzia la necessità di effettuare test diagnostici a tutto il personale sanitario e a coloro che operano nelle residenze per anziani. "Spero - ha concluso Calenda - che vengano sottoposti a tampone oro-faringeo in tempi rapidi, in modo da evitare ulteriori contagi".
fnsi.it, 11 aprile 2020
Il legale del Sugc, che ha sollevato l'eccezione di incostituzionalità della norma che prevede la pena detentiva per i giornalisti, e l'Avvocatura dello Stato favorevoli a trattare il caso il prossimo 21 aprile. Ma l'Ordine, mero interventore nel procedimento, chiede l'udienza pubblica e tutto è rinviato sine die. Il 21 aprile si sarebbe dovuta celebrare, dinanzi alla Corte Costituzionale, la pubblica udienza in relazione alla eccezione di incostituzionalità sul carcere per i giornalisti sollevata dal Tribunale di Salerno, su sollecitazione dell'avvocato del Sindacato unitario giornalisti della Campania, Giancarlo Visone, in un processo per diffamazione a mezzo stampa contro un iscritto del Sugc.
"In ragione dell'attuale emergenza Covid-19 - informa il sindacato regionale -, con decreto del presidente della Corte Costituzionale, si era palesata la possibilità, al fine di consentirne la trattazione, della celebrazione del procedimento nelle forme della camera di consiglio, senza partecipazione delle parti. In particolare, la Corte ha disposto che, laddove le parti ritenessero sufficientemente istruito per iscritto il procedimento, dovessero esprimere il proprio consenso alla trattazione in camera di consiglio, altrimenti la decisione sarebbe stata rinviata a data da destinarsi, onde consentire la pubblica udienza.
Nel caso di specie, tanto l'Avvocatura Generale dello Stato, in rappresentanza della presidenza del Consiglio dei ministri, quanto l'avvocato Francesco Paolo Chicchiarelli, che per conto del Sindacato unitario giornalisti della Campania rappresenta il collega Pasquale Napolitano, hanno convenuto che il processo fosse adeguatamente istruito, avendo le parti già puntualmente sviscerato tutte le proprie difese con apposite memorie scritte, ed hanno quindi ritenuto opportuna l'immediata trattazione del procedimento".
È chiaro, aggiunge il Sugc, che, "non essendo prevedibile la durata dell'emergenza, diversamente, la decisione sarebbe stata rinviata a data futura non preventivabile, con conseguenze attuali sulla libertà di stampa. Purtroppo, il difensore dell'Ordine nazionale dei giornalisti, terzo interventore in questa procedura, ha invece negato il suo consenso alla trattazione, insistendo per la decisione futura in pubblica udienza. Ciò determinerà lo slittamento a data incerta della risoluzione di una questione di vitale importanza per la categoria dei giornalisti".
askanews.it, 11 aprile 2020
Si chiamava Antonio Ribecco ed era un boss dell'Ndrangheta detenuto nel carcere di Voghera. È morto in un ospedale di Milano dove era ricoverato da circa una settimana per Covid-19 e altre patologie. Si tratta del secondo detenuto che muore per coronavirus, il primo è deceduto nel carcere della Dozza di Bologna a inizio aprile. E due sono al momento i deceduti anche fra gli agenti di polizia penitenziari: uno lavorava nel carcere di Opera, l'altro in quello di Brescia, dove è deceduto anche il medico della casa circondariale.
"La morte del secondo detenuto nelle carceri italiane aumenta ancora di più l'attenzione da parte nostra sulla situazione dei contagi da Covid-19 all'interno degli istituti. Sono molti gli istituti in Italia che sono oramai in enorme difficoltà per il propagarsi del virus tra i detenuti e i poliziotti. Bologna, Verona, Voghera e Pisa sono solo alcuni delle carceri in cui i contagi si contano a decine da una parte e dall'altra. Solo a Verona ci sono 50 contagiati tra poliziotti e detenuti. Siamo molto preoccupati vista l'incapacità dell'Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia di gestire le criticità che ogni giorno si presentano", afferma Aldo di Giacomo del sindacato S.PP..
Secondo di Giacomo è "molto grave la mancanza di trasparenza sui dati forniti dell'Amministrazione".
Ad esempio su un totale di circa 36mila unità, gli agenti positivi sono ufficialmente 190, ma "400 colleghi sono a casa in isolamento o quarantena e ci sono difficoltà a fare i tamponi. I numeri sono irrealistici", spiega ancora di Giacomo che ricorda di aver chiesto più volte di isolare i positivi e di sanificare gli ambienti. Il segretario generale del S.PP. ha presentato oggi un esposto presso la procura di Verona per verificare se nel carcere di Montorio vengono correttamente applicate le misure di sicurezza sanitaria per prevenire la diffusione del virus.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 aprile 2020
La denuncia del leader della Uil-Pa Polizia penitenziaria. Emergenza Covid 19 nel carcere di Verona. Vi sarebbero circa trenta detenuti e circa venti appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria risultati positivi al tampone. Raggiunto da Il Dubbio, la notizia del focolaio viene confermata da Gennarino De Fazio, il leader della Uil-Pa Polizia penitenziaria.
Ma non solo, il rappresentante sindacale denuncia che, sempre in relazione al penitenziario veronese, è stato riferito nelle scorse settimane dell'emanazione di inviti - verbali, ma in occasioni formali quali le conferenze di servizio - rivolti dalla Direzione al personale con intento dissuasorio all'utilizzo delle mascherine.
Come se non bastasse, il sindacalista ha appreso che nei giorni passati i detenuti nuovi giunti sarebbero stati sottoposti a triage e tenuti in osservazione per soli tre giorni, a seguito dei quali in assenza di sintomatologia specifica sarebbero stati associati ai reparti detentivi in comune senza particolari, ulteriori, precauzioni.
Di tutto questo Gennarino De Fazio ne chiede contezza tramite una nota urgente indirizzata al Dap, al ministro della giustizia Alfonso Bonafede, al ministro della salute Roberto Speranza e ovviamente alla direzione del carcere veronese. Non solo ha chiesto di sapere l'esatto numero dei contagiati, ma anche quale protocollo operativo e sanitario si sta adottando e si intende attuare anche per salvaguardare compiutamente dai rischi di contagio il personale dipendente e, soprattutto, quello del Corpo di polizia penitenziaria impiegato nella sezione detentiva nella quale sarebbero allocati i circa trenta detenuti affetti da Covid-19.
Nel frattempo, come anticipato in esclusiva da Il Dubbio, per la prima volta il governo italiano dovrà rendere conto - entro le 10 di martedì prossimo - alla Corte europea di Strasburgo di come sta gestendo l'emergenza Covid 19 nelle carceri italiane. La questione è seria, i numeri del contagio all'interno delle carceri sono in continua ascesa. Se confermati il numero dei contagi di oggi, tra personale e detenuti, i numeri totali hanno fatto notevole balzo in avanti. Proprio mentre nel mondo libero i numeri stanno finalmente decrementando.
Il Riformista, 11 aprile 2020
Il Garante: "È mio dovere mostrare questa foto". Le foto delle presunte violenze sul corpo di un detenuto dopo la protesta avvenuta domenica scorsa, 5 aprile, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). A denunciarla sui social è Pietro Ioia, garante dei detenuti del comune di Napoli. L'immagine mostra la schiena di un detenuto, scarcerato questa mattina, con segni evidenti di percosse.
"Proprio stamattina - scrive Ioia - mi sono letto lo statuto da garante per i diritti e la salute dei detenuti, ed è mio sacrosanto dovere mostrare questa foto di un detenuto scarcerato stamattina dal carcere di Santa Maria Capua Vetere".
La protesta che ha coinvolto circa 150 persone è avvenuta dopo la notizia che un detenuto era risultato positivo al coronavirus. Si sono vissuti momenti di altissima tensione nel carcere casertano, con gli agenti penitenziari che sarebbero stati minacciati anche con dell'olio bollente. La protesta è poi rientrata solo a notte fonda con l'intervento delle forze dell'ordine. Nei giorni successivi è poi emersa la positività di altri due detenuti al coronavirus.
Ma la settimana è stata caratterizzata dalle manifestazioni dei familiari dei detenuti che si sono radunati all'esterno del carcere sammaritano. Tra loro c'è chi ha denunciato le presunte violenze subite in carcere dalle forze dell'ordine nel tentativo di domare la rivolta. "Li sono andati a picchiare cella per cella" ha raccontato una donna. Sulla vicenda nei giorni scorsi sono intervenuti in un comunicato congiunto, Antonio Fullone, provveditore dell'amministrazione penitenziaria della Campania e Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania.
"Tutti i detenuti dell'intera sezione, oltre 130 persone, compresi i tre positivi presenti nel carcere, non presentano alcun sintomo di malattia, non necessitano di alcuna terapia e sono monitorati dai sanitari" hanno chiarito aggiungendo: "Abbiamo potuto rilevare come tutti i detenuti presenti nel carcere di Santa Maria siano attentamente valutati e seguiti sin dall'inizio dell'emergenza e ringraziamo il personale sanitario ai vari livelli che è intervenuto in questi giorni con immediatezza e professionalità. A partire dalla notizia del primo caso positivo, nella notte di sabato, sono stati effettuati 200 test sierologici rapidi domenica e 200 tamponi naso-faringei lunedì, per tutti i detenuti della stessa sezione e per tutto il personale, sanitario e penitenziario, che vi lavora".
"Siamo vicini al personale penitenziario e ai familiari dei detenuti, - conclude la nota congiunta - e collaboreremo giorno per giorno a garanzia del diritto alla salute, del diritto alla vita di tutte le persone che operano nel mondo carcerario, dando supporto al personale sanitario.
Riteniamo anche importante contribuire ad un'informazione puntuale, trasparente e corretta, che eviti la diffusione di notizie che non corrispondono alla realtà, creano condizioni di falso allarme e ostacolano il lavoro di tutto il personale impegnato nella gestione di un'emergenza che interessa tutto il nostro mondo".
di Ciriaco M. Viggiano
Il Riformista, 11 aprile 2020
Nelle carceri di Napoli e dintorni c'è una "grave condizione di sovraffollamento" che genera "allarme sociale per le relative condizioni di vita". È quanto si legge nella circolare con cui il procuratore partenopeo Giovanni Melillo apre a un "differimento dell'esecuzione" della pena che molti soggetti dovrebbero scontare all'interno del carcere. Nel documento il magistrato prende in esame il caso dei condannati liberi o dei soggetti agli arresti domiciliari destinati a finire in cella. In queste circostanze, come si legge nel testo firmato da Melillo, il provvedimento che dispone la traduzione in carcere è sottoposto al visto del procuratore aggiunto che coordina la sezione Esecuzione penale.
Il motivo? "Appare necessario - è scritto nella circolare - assicurare l'uniformità delle valutazioni concernenti l'opportunità di un differimento dell'esecuzione, stante l'attuale emergenza epidemiologica". In altri termini: le carceri scoppiano, il rischio che si trasformino in focolai di Coronavirus è dietro l'angolo, perciò i magistrati devono valutare attentamente la possibilità di evitare che altre persone finiscano dietro le sbarre, almeno per il momento, e che la "bomba epidemiologica" denunciata dall'associazione Antigone scoppi.
La circolare del procuratore è arrivata nello stesso giorno in cui un gruppo di familiari di detenuti ha protestato all'esterno dell'istituto penitenziario di Santa Maria Capua Vetere. Nella struttura in provincia di Caserta, infatti, l'allarme sanitario resta alto: sono quattro i detenuti positivi al Covid-19, tre dei quali in isolamento in spazi ad hoc del reparto di alta sicurezza Tamigi e uno ricoverato al Cotugno.
I parenti dei detenuti hanno ricevuto rassicurazioni dai vertici del carcere: i test sierologici ai quali è stata finora sottoposta la popolazione carceraria sammaritana non hanno rivelato altri casi di contagio. Ieri, inoltre, sono stati sottoposti ai test i detenuti che, nelle scorse settimane, sono usciti dall'istituto penitenziario per visite esterne o controlli medici.
Nonostante l'impegno dei vertici del carcere e di Antonio Fullone, provveditore dell'amministrazione penitenziaria della Campania, la tensione resta palpabile. Già nello scorso fine settimana, d'altra parte, un gruppo di detenuti si è barricato in un'ala dell'istituto e ha minacciato gli agenti della polizia penitenziaria con l'olio bollente.
Questo episodio è ora al vaglio della Procura di Santa Maria Capua Vetere alla quale il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello si è rivolto per denunciare presunti maltrattamenti ai danni dei manifestanti: possibili sviluppi già nelle prossime ore. Agitazione anche a Poggioreale, dove molte persone temono per le condizioni di salute dei loro familiari detenuti.
di Gianni Parlatore
gnewsonline.it, 11 aprile 2020
"Nelle vostre parole mi sono sentito accolto, a casa": ancora una volta Papa Francesco ha rivolto un pensiero di vicinanza e sostegno al mondo delle carceri. Nel giorno del venerdì santo il Pontefice ha espresso la sua gratitudine per le meditazioni e gli spunti di riflessione forniti dai detenuti della comunità Due Palazzi di Padova per la Via Crucis in programma stasera.
"Voglio ringraziarvi - ha proseguito il Pontefice - perché avete disperso i vostri i nomi non sul mare dell'anonimato ma delle molte persone legate al mondo del carcere. Così, nella Via Crucis, presterete la vostra storia a tutti colori che nel mondo condividono la medesima situazione". Rivolgendosi ai detenuti dell'istituto veneto Bergoglio ha aggiunto: "È consolante leggere una storia in cui abitano le storie, non solo delle persone detenute, ma di tutti coloro che si appassionano per il mondo del carcere. Insieme è possibile. Vi abbraccio forte. Pregate per me, vi porto sempre nel mio cuore".
Per don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova, "le parole di Papa Francesco sono la soddisfazione di una comunità intera che si sforza tutti i giorni di aiutare i viventi che sono caduti per terra a risorgere, a rimettersi in piedi". Le meditazioni - ha spiegato il cappellano - sono state scritte dalla comunità del carcere di Padova, "non solo da detenuti ma da tutte le persone che cercano di vincere la sfida della rieducazione: magistrati, imprenditori, volontari, agenti di Polizia Penitenziaria, familiari di detenuti".
In occasione delle festività pasquali anche l'arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha voluto indirizzare una lettera ai detenuti: "Oggi più che mai vorrei essere lì tra di voi. A maggior ragione in questo momento di massimo isolamento che accentua la sofferenza per la restrizione delle visite dei vostri affetti più belli, la paura e l'incertezza sulla vostra condizione, la precarietà rispetto alle cose di prima necessità. Ho desiderato entrare nella vostra cella per raggiungervi e parlare a ciascuno di voi, al vostro cuore sofferente".
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 11 aprile 2020
La legge non c'è ancora, ma a Milano persino gli interrogatori a distanza, con tutte le parti collegate in video sui loro computer, ciascuna a casa propria, già si fanno. O, almeno, li sta già facendo la Procura, anticipando di fatto ciò che la legge prevedrà a regime se nei prossimi giorni anche alla Camera (come già al Senato) verrà approvato il decreto legge "Cura Italia", nel quale il governo ha trapiantato emendamenti chiesti dai capi delle Procure e volti appunto a rendere standard il processo a distanza sino al 3o giugno.
Non senza ipoteche organizzative e soprattutto culturali sul senso di un processo che il codice vuole invece caratterizzato da immediatezza (che vuol anche dire non-mediazione). Al punto che a frenare sono tanto gli avvocati dell'Unione Camere Penali Italiane quanto settori della magistratura quali Magistratura Democratica. Con l'attività ordinaria sospesa sino all'ii maggio, ormai un po' in tutta Italia le urgenti convalide degli arresti e relative udienze per direttissima sono consentite su piattaforme come Microsoft Teams, nelle quali il giudice è l'unico in Tribunale con il cancelliere, l'arrestato (con l'interprete se straniero) si collega in video dalla camera di sicurezza delle forze dell'ordine che l'hanno fermato, l'avvocato è nel proprio studio legale (o se preferisce a fianco dell'arrestato o in Tribunale), il pm resta in ufficio in Procura, e gli atti vengono scambiati via mail o in una chat.
Sembrava già tanto, in termini di sacrificio del rito processuale, seppure giustificato dall'imperativo di evitare gli spostamenti, specie da e verso le carceri (dove ieri è morto il primo detenuto ammalatosi nel carcere di Voghera, a livello nazionale sesta vittima con un altro detenuto, due agenti e due medici penitenziari, per un totale di almeno 58 positivi tra i detenuti e 178 tra gli agenti). Ma adesso in Procura a Milano si va oltre.
La pm Donata Costa, ad esempio, avendo ricevuto la richiesta di interrogatorio di un professionista in custodia cautelare in carcere per reati fiscali desideroso di poi domandare i domiciliari, sulla base del consenso del difensore lo ha video-interrogato a distanza su Teams in una sessione nella quale l'arrestato era in carcere, il pm a casa a Milano, l'avvocato a casa a Pescara, il maresciallo della GdF a casa a Milano.
Il verbale dell'interrogatorio, videoregistrato, come sottoscrizione ha avuto la sola firma del pm, dopo rilettura e assenso della difesa. Lo stesso tipo di obiettivo è stato invece perseguito in modo fisico ad esempio dal giudice Guido Salvini, che, dovendo sostituire un gip per decidere il divieto di avvicinamento di un uomo all'ex compagna, ha scelto di celebrare l'udienza in mezzo al corridoio del IV piano (con panche predisposte a distanza) per non costringere le numerose persone a convivere nella stanza di fortuna, senza finestre, approntata per i gip dopo l'incendio che ha reso inagibili gli uffici gip al VII piano.
A breve la legge in itinere consentirà ai giudici di decidere che ogni processo si faccia a distanza; e al pm e al giudice di avvalersi di collegamenti da remoto per atti che richiedono la partecipazione dell'indagato, della persona offesa, del difensore, di consulenti o di altre persone, per lo più in un ufficio di polizia attrezzato al collegamento, "nei casi in cui la loro presenza fisica non può essere assicurata senza mettere a rischio di contenimento della diffusione del virus Covid-19".
È "un modello di processo incompatibile con la Costituzione", protestano gli avvocati Ucpi: "La norma sembra preoccuparsi solo della salute dei magistrati", e "viene smaterializzata anche la fase dell'indagine preliminare, il cui luogo di svolgimento tipico diviene l'ufficio di polizia". Ma pure i magistrati della corrente di MD invitano a raffreddare gli entusiasmi: "La presenza fisica è garanzia anche del risultato epistemologico dell'acquisizione probatoria", e "analoghe perplessità fanno sorgere tutte le ipotesi che decontestualizzano la decisione, ipotizzando camere di consiglio delocalizzate, con gravi dubbi su riservatezza e ponderazione".
Va bene affrontare l'emergenza per evitare la paralisi delle udienze, ma "non tutte le facilitazioni permesse dalla crisi possano costituire un buon lascito per il futuro": altrimenti "si rischia che, terminata la fase critica, si introducano o stabilizzino deroghe a quelle norme con cui la legislazione tutela e garantisce al massimo i diritti e le libertà".
varesenews.it, 11 aprile 2020
Hanno raccolto quanto nelle loro possibilità e hanno donato alla Protezione Civile tramite il cappellano della casa circondariale. Originale iniziativa dei detenuti della casa circondariale di Sondrio: in questi giorni, hanno deciso di mettersi in gioco e di collaborare anche loro, per quanto nelle proprie possibilità, per sostenere chi lotta contro il Coronavirus. Con il contributo "operativo" del Cappellano, don Ferruccio Citterio, i reclusi nel carcere di via Caimi hanno raccolto 200 euro, che saranno devoluti alla Protezione civile.
"In uno scenario apocalittico come questo - spiega il direttore del carcere Carla Santandrea - i detenuti hanno dimostrato di voler essere parte attiva per portare il proprio contributo. Ognuno, per la propria parte, ha dato dimostrazione di grande sensibilità e attenzione".
"Un gesto encomiabile che fa riflettere perché nella vita ogni aiuto ha un grande peso e, soprattutto, la solidarietà è un sentimento che è ben vivo anche dietro alle sbarre, anzi, lì, lo è ancora di più" conclude il direttore del carcere che sta nel pieno centro della cittadina di Valtellina. Il bonifico con la donazione, operativamente, è stato poi fatto dal Cappellano.
vogheranews.it, 11 aprile 2020
È un periodo particolare alla Casa Circondariale di Voghera: si è fronteggiata l'emergenza che l'intera Nazione sta attraversando con attenzione alla salute delle persone e alle reciproche relazioni. "Si è dovuta avviare un'azione nuova, diversa, di fronte alla quale non è stato semplice ricalibrarsi - spiega la dirigenza del carcere: è stato necessario limitare gli accessi di operatori esterni, riducendo le attività del trattamento, tutti i progetti si sono congelati, e allo stesso modo si è fatto di tutto per preservare i contatti delle persone detenute con i familiari così indispensabili soprattutto nelle difficoltà."
In carcere ora, ci si parla a distanza e si spera che i contatti telefonici più numerosi sopperiscano alla presenza", aggiunge l'istituto. In questo nuovo scenario la struttura punta comunque a valorizzare i momenti di incontro. Per questo è stato contattato il Vescovo Vittorio Viola, "che si è mostrato molto disponibile ed ha immediatamente accolto la richiesta di incontrare tutti noi per una comune sentita preghiera", aggiunge l'Istituto.
Per questo, oggi, sabato 11 aprile, Padre Vittorio Viola si recherà presso l'Istituto, facendo accesso da solo, per impartire una speciale benedizione al personale e alle persone detenute, per pregare insieme. Alle ore 12 il Vescovo benedirà il personale presente nel piazzale antistante l'Istituto. Dopo di che, accompagnato dal Direttore e dal Comandante, andrà all'interno per visitare le singole sezioni e in questo pellegrinaggio, dove ogni persona detenuta sosterà davanti alla propria cella, pregherà con tutti. In tutte le sezioni, fa sapere il carcere, saranno poste delle cassette con dei rami d'ulivo, in modo che dopo la benedizione ogni persona possa attingervi e conservare un segno di pace, in ricordo del momento vissuto. Nelle sale socialità di ogni sezione, al passaggio del Vescovo, sarà poi consegnata anche un'orchidea ("simbolo di vita che fiorisce, che si rigenera proprio ora in questa calda stagione primaverile").
- Padova. La Via Crucis di don Pozza e dei carcerati del Due Palazzi
- Voghera (Pv). "C'è rischio virus in cella". La direttrice replica: "Casi controllati"
- Porti non sicuri, le carceri invece sì...
- Bologna. Un programma radiofonico per i detenuti sostenuto anche dal Garante regionale
- Napoli. Sepe agli "amici dietro le sbarre": non cedete alla paura verso il virus










