di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 29 gennaio 2020
Il governo aveva promesso interventi in nome dei diritti umani, ma con Tripoli è difficile parlare e scatterà il rinnovo automatico. "La nostra parte l'abbiamo fatta", dice Luciana Lamorgese. Ma - aggiungono dal Viminale con Tripoli è diventato difficile interloquire, trovare funzionari del governo che si siedano a un tavolo.
E il fatto è che i centri di detenzione in Libia non sono stati svuotati, l'Onu ha appena pubblicato un nuovo report sui luoghi di tortura, la guardia costiera appare e scompare a suo piacimento riconsegnando i migranti nelle mani dei trafficanti o lasciandoli senza soccorsi, come è avvenuto nell'ultimo weekend con1000 persone in mare. E domenica 2 febbraio il Memorandum Italia-Libia si riterrà automaticamente prorogato.
Così com'è. Perché delle condizioni che l'Italia aveva sollecitato tre mesi fa per rinegoziare gli accordi nulla si è verificato. "Stiamo lavorando a livello di uffici. Non c'è niente da dire", taglia corto la sottosegretaria agli Esteri del Pd Marina Sereni che tre mesi fa aveva sottolineato l'urgenza di ottenere dal governo di Al Serraji l'impegno a svuotare e chiudere i centri di detenzione dove migliaia di migranti continuano ad essere torturati, abusati, violentati, uccisi. La patata bollente è ferma nelle mani della Farnesina.
Lo sottolinea la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. "Sul memorandum Italia-Libia è stato costituito un gruppo di lavoro: abbiamo terminato di definire gli interventi da portare avanti e attualmente siamo in fase di chiusura. Non appena avrà il via libera anche da parte del ministero degli Esteri, dato che abbiamo lavorato congiuntamente, andrà avanti. Quindi speriamo di poterlo portare a compimento nel giro di poco tempo".
Poi toccherà alla Farnesina negoziare con Tripoli ma intanto la commissione italo-libica che avrebbe dovuto insediarsi ai primi di novembre dopo che l'Italia (nei tempi previsti dal Memorandum) ne aveva formalmente sollecitato la convocazione non ha finora prodotto nulla. E dunque intanto gli accordi saranno prorogati per i prossimi tre anni alle stesse condizioni. Nella speranza (o nell'illusione) che un giorno il governo libico trovi il tempo e la voglia di garantire il rispetto dei diritti umani all'interno dei centri, il governo evidentemente resta dell'idea che quel patto va salvato comunque.
Anche se le modifiche restano solo un'intenzione (dell'Italia). Domenica i radicali italiani daranno vita ad un presidio davanti Montecitorio per chiedere l'immediata sospensione degli accordi. A novembre la maggioranza si era mostrata compatta nella decisione di non buttare a mare il Memorandum ritenuto strumento "strategico e irrinunciabile" nella gestione dei flussi migratori. A patto che venisse rinegoziato a garanzia del rispetto dei diritti umani e della trasparenza nell'operato della guardia costiera libica soprattutto dopo lo scandalo (dimenticato?) del ruolo del noto trafficante Bija accreditato in una delegazione libica in visita in Italia.
Rinegoziazione che può aspettare nonostante il pesantissimo nuovo report al Consiglio di sicurezza del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres che scrive: "Nei centri le persone vengono sistematicamente sottoposte a detenzione aribitraria e torture". Un dossier di 17 pagine pieno di orrori, abusi, violenze, rapimenti, omicidi, in cui Guterres mette sullo stesso piano trafficanti di uomini e funzionari governativi.
Un migliaio le persone in fuga dalla Libia nelle ultime 72 ore, tre navi umanitarie (che ne hanno salvate 740) impegnate in dieci soccorsi e la guardia costiera di Tripoli, quella pagata, formata e attrezzata con i soldi italiani (150 milioni dal 2017 al 2019), che si volatilizza limitandosi a rilanciare gli Sos arrivati da gommoni e barconi. Fortuna per i migranti che (alcuni al quarto, persino al quinto tentativo) riusciranno a sbarcare in Italia e a Malta dopo che la commissione europea ha provveduto alla ripartizione di buona parte dei migranti tra i Paesi dell'accordo di Malta al quale - ha annunciato Lamorgese - ha dato la disponibilità ad aggiungersi anche la Romania. A Taranto questa mattina sbarcano i 403 della Ocean Viking di Sos Mediterranée e Msf, a La Valletta i 77 della tedesca Alan Kurdi mentre resta in attesa di un porto la spagnola Open Arms, ieri al suo terzo soccorso in 24 ore, con 237 persone a bordo.
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 29 gennaio 2020
Domani, 29 gennaio, sarà trascorso un anno dall'entrata in vigore del "Protocollo sulla protezione dei migranti", una denominazione di cui George Orwell sarebbe andato fiero, a seguito della quale l'amministrazione Trump ha iniziato a respingere forzatamente persone in Messico nell'attesa che la loro richiesta di asilo politico venisse esaminata. Quella politica, che opportunamente è conosciuta col nome "Rimanete in Messico" ha fatto sì che dal gennaio 2019 circa 60.000 persone giunte al confine statunitense dopo aver attraversato tutto il Messico sono state costrette a restare in quest'ultimo paese in una situazione di rischio estremo.
Nell'ultimo anno Amnesty International ha ascoltato testimonianze di terribili atti di violenza contro donne incinte, minori non accompagnati, persone con disabilità, omosessuali. Vi sono state, nello stesso periodo, 816 denunce di rapimento, estorsione, stupro, tortura e omicidio ai danni di richiedenti asilo bloccati in Messico.
La politica "Rimanete in Messico", che ha rovesciato la tradizionale politica statunitense di esaminare le richieste di asilo all'interno della frontiera, ha dato luogo a una crisi tale per cui meno del 5 per cento dei richiedenti asilo bloccati in Messico sono stati in grado di avere assistenza legale. Oltre alla violenza e alle procedure sommarie vigenti per determinare lo status di rifugiato, a rendere il Messico un paese non sicuro è la circostanza che le autorità di questo stato rimandano a loro volta indietro i richiedenti asilo verso i luoghi di origine: soprattutto El Salvador, Guatemala e Honduras, paesi in cui la violenza continua a essere generalizzata e i tassi di omicidio sono da quattro a otto volte più alti di quelli che l'Organizzazione mondiale della sanità considera "epidemici". Amnesty International ha chiesto al Congresso di togliere i finanziamenti a questa politica inumana.
di Liana Milella
La Repubblica , 28 gennaio 2020
Italia viva sta ragionando sull'idea di respingere alla Camera e al Senato la relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro. È ormai una battaglia senza quartiere quella dei renziani contro il Guardasigilli Alfonso Bonafede e la sua idea di giustizia. Dall'attacco sulla prescrizione, in queste ore, Italia viva sta ragionando sull'idea di respingere alla Camera e al Senato la relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro.
di Luigi Ferrannini e Gianfranco Nuvoli*
Avvenire , 28 gennaio 2020
Caro direttore, le scriviamo in seguito all'articolo pubblicato il 21 gennaio su "Popotus", il supplemento che offre a misura di bambino temi e notizie da giornale degli adulti, sul tema "Anziani in prigione. Uscire, perché?". E lo facciamo da medici e componenti del Comitato direttivo dell'Associazione italiana di psicogeriatria.
di Errico Novi
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
L'esito delle Regionali si abbatte anche sulla riforma Bonafede. "I rapporti di forza non cambiano". Parola di Vito Crimi. Che è il capo politico reggente. E che pronuncia la frase dopo essere stato interpellato sulla prescrizione. Una risposta neppure troppo indiretta ad Andrea Orlando.
di Simona Musco
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
Dopo la maxiretata del magistrato antindrangheta, l'ex pg di Catanzaro aveva osato parlare di indagini evanescenti. La sezione disciplinare del Csm ha disposto il trasferimento d'ufficio per il Pg di Catanzaro Otello Lupacchini, destinandolo alla Procura generale di Torino come sostituto Pg. Il "tribunale delle toghe" ha accolto la richiesta avanzata dal ministro della Giustizia Bonafede e dal Pg della Cassazione Giovanni Salvi, che hanno avviato l'azione disciplinare nei confronti dell'ormai ex procuratore generale di Catanzaro accusandolo di aver "delegittimato" il procuratore della Dda Nicola Gratteri.
Nei giorni scorsi, Lupacchini aveva sottolineato che alla base delle sue critiche non c'era alcuna intenzione di denigrare i magistrati del Distretto e il loro operato, ma soltanto di sollecitare una riflessione su circostanze e criticità nei rapporti istituzionali tra Procure. L'avvocato Ivano Iai, difensore del magistrato, ha invece sottolineato l'assenza di fumus di fondatezza dell'azione disciplinare e l'insussistenza dell'urgenza di provvedere alla misura poiché l'ufficio di Procura generale garantisce il buon andamento della giustizia nel Distretto di Corte d'appello di Catanzaro.
Il casus belli, l'ultimo di una lunga, serie sta nelle considerazioni fatte da Lupacchini nel corso di un'intervista rilasciata a TgCom 24, all'indomani del maxi blitz "Rinascita- Scott", che a dicembre ha portato all'arresto di oltre 330 persone: il pg lamentò un mancato coordinamento tra la procura antimafia e quella generale, definendo "evanescenti" le inchieste dei colleghi guidati da Gratteri e affermando di aver saputo dagli arresti solo dalla stampa, "evidentemente molto più importante della procura generale contattare e informare". Da qui, su richiesta dei consiglieri del Csm di Area e Magistratura Indipendenti, la prima commissione del Csm ha aperto una pratica per verificare se sussistano o meno i presupposti per un trasferimento per incompatibilità ambientale, pratica conclusasi con il trasferimento d'ufficio del magistrato.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio , 28 gennaio 2020
Per l'ex consigliera del Csm: "Bisogna mettere da parte il panpenalismo che non risolve nulla". "Le riforme degli ultimi anni? Hanno avuto tutte un denominatore comune: stravolgere il codice accusatorio del 1989". Paola Balducci, docente di esecuzione penale alla Luiss ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, è critica con la proposta di riforma del processo penale voluta del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
di Emilio Pucci
Il Messaggero , 28 gennaio 2020
Il ministro Bonafede finisce sotto attacco. Senza più il paracadute di Di Maio e il pieno sostegno di un Movimento 5 stelle uscito con le ossa rotte dalle Regionali. "Ha avuto il coraggio di mettersi contro i magistrati e pure gli avvocati", spiegano i renziani che non hanno alcuna intenzione di arretrare sul no alla riforma della prescrizione.
di Angela Azzaro
Il Riformista , 28 gennaio 2020
Oggi dalle 10 manifestazione contro la riforma indetta dai penalisti davanti alla Camera, nel giorno in cui Bonafede riferisce sullo stato della giustizia e in cui si potrebbe votare l'emendamento Costa.
di Andrea Mastrangelo
Gazzetta di Reggio , 28 gennaio 2020
Situazione invivibile in cucina e nelle sezioni. "Fra pentole, scaffali e cibo la fanno da padrone i topi". È una richiesta d'aiuto lanciata a tanti soggetti, affinché qualcuno li ascolti: il direttore del carcere, il magistrato di sorveglianza, il Tar. Poi anche il sindaco Vecchi, il vescovo Camisasca, i responsabili della Ausl, il Provveditore alle opere pubbliche e infine lo stesso garante nazionale per i diritti dei detenuti.
Questo appello, che assomiglia a un grido di dolore, arriva dai detenuti del carcere della Pulce, che lamentano condizioni di vita non sopportabili a causa della mancanza di alcuni fra i più semplici requisiti igienici. Numerosi reclusi lo hanno messo nero su bianco in un esposto partito in questi giorni.
Di recente ad occuparsi del carcere di via Settembrini è stato Salvini, che si è detto pronto a chiederne la chiusura per tutelare le condizioni di vita degli agenti della polizia penitenziaria. Politica e promesse elettorali a parte, l'esposto parte ora dalle celle.
L'elencazione delle mancanze e dei rischi è lunga e dettagliata e già il primo punto parla di problemi basilari. "All'interno del locale cucina - si legge nell'esposto - luogo questo dove si prepara il cibo per tutti i reclusi, regnano sovrani dei giganti topi che scorrazzano indisturbati fra pentolame, scaffali e cibo".
"Nelle sezioni dove vivono gli stessi detenuti - così continuano i reclusi - l'igiene e le condizioni basilari del pulito, che dovrebbero garantire il rispetto della norma a favore della salute, sono palesemente violati: sporcizia come sputi, fiotti di sangue secco sui muri, escrementi di piccioni e di topi la fanno da padrone".
Non si parla solo della salute dei detenuti; l'argomento è anche la salute dei visitatori. "Le cosiddette sale colloqui - così continua la richiesta di aiuto - sono prive di riscaldamento: non sono installati i termosifoni, quindi persone anziane e bambini, che sono cittadini liberi e che non hanno commesso nessun tipo di reato, debbono ogni volta soffrire il freddo per tutta la durata del loro colloquio. Per i soggetti che provengono da fuori regione questa condizione dura ore e ore".
Dopodiché vi sono altre considerazioni circa la vita quotidiana fra le celle, con riferimenti a mancanze che toccano punti importanti della detenzione: le mansioni lavorative, la possibilità di acquistare alimentari a prezzi congrui e di accedere alle attività pedagogiche. Senza contare un riferimento alla mancanza di acqua calda a fronte dello spreco di acqua corrente in ambienti non utilizzati. Alle autorità alle quali è indirizzato l'esposto si chiede un intervento "rendendo giustizia umana per la dignità delle persone che sono private della libertà fisica e non certo dei diritti che sono rivendicati dalle norme vigenti".
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