di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 novembre 2019
Fastweb è pronta da più di un anno, ma il Ministero dell'Interno non nomina la Commissione. Sono passati oramai quasi tre anni da quando, dopo un lungo iter, è stato aggiudicato alla compagnia telefonica Fastweb il bando di gara per la produzione dei braccialetti elettronici. Infatti, la commissione nominata per le valutazioni tecnico/ economiche delle offerte pervenute, ha affidato alla compagnia la fornitura, l'istallazione e attivazione mensile di 1000 braccialetti elettronici, fino a un surplus del 20 per cento in più, con connessi servizi di assistenza e manutenzione per un arco temporale di 27 mesi.
farodiroma.it, 29 novembre 2019
La Crui e la Cnupp (Conferenza Nazionale dei Poli Universitari Penitenziari) hanno organizzato presso la Sapienza Università di Roma un incontro per raccontare la propria attività e confrontarsi sul tema della formazione che gli atenei mettono a disposizione dei detenuti.
di Massimo Gramellini
La Stampa, 29 novembre 2019
Come accoglieremmo la notizia che gli assassini di un nostro caro sono stati condannati a morte? A giudicare dai commenti che fioriscono dopo ogni delitto, si può azzardare che molti reagirebbero con una certa soddisfazione. Ma poiché in Europa la pena di morte per fortuna non c'è più, si tratta di un discorso puramente ipotetico.
O meglio, si trattava. Fino a quando un tribunale del Bangladesh ha condannato a morte i sette invasati che tre anni fa torturarono e uccisero i commensali di un ristorante di Dacca che ai loro occhi avevano la colpa di non conoscere il Corano.
Tra le vittime vi furono nove italiani e dopo la sentenza i parenti hanno espresso lo stesso concetto: togliere altre vite non lenisce la tristezza e aumenta l'amarezza. Il signor Luciano Monti, che nella strage perse la figlia e il nipotino che portava in grembo, ha detto: "Mi fa rabbia sapere che non si sono pentiti, però la loro morte non è una consolazione né una soluzione".
Escludo che tutti questi genitori, coniugi e fratelli appartengano a una congrega di santi pacifisti. E che il pensiero di strappare la vita a un altro essere umano, persino al peggiore, assume un peso diverso quando da dibattito virtuale si trasforma in evento reale.
Il partigiano Giorgio Bocca lo spiegò benissimo: "Uccidere i cattivi a caldo può essere una necessità, talvolta una liberazione. Ma ucciderli a freddo, magari dopo anni, non ti fa sentire più giusto. Solo un po' più simile a loro".
di Federica Brioschi
sbilanciamoci.info, 29 novembre 2019
La centrale figura del direttore di penitenziario rischia l'estinzione, o meglio una trasformazione allarmante. Non solo perché dal '93 non si fanno concorsi. Come il riordino delle forze di polizia rischia di mettere in serio pericolo la funzione trattamentale della pena prevista dalla Costituzione.
di Anna Rossomando*
Il Riformista, 29 novembre 2019
Il dibattito in corso nasce con un difetto di fondo, ovvero la ghigliottina di Capodanno. Ma è possibile arrivare a una soluzione comune se si riducono i tempi della giustizia: un'esigenza che avvertono tutti i cittadini. Il dibattito in corso sulla prescrizione nasce con un difetto di fondo, ovvero la ghigliottina di Capodanno. Un termine che era stato individuato dalla vecchia maggioranza con l'approvazione della legge cosiddetta "spazza corrotti".
All'epoca si disse che si introduceva questo lasso di tempo in attesa di un intervento strutturale sul processo penale che però non è stato ancora realizzato. Qual è dunque la ragione per rendere immediatamente esecutiva oggi la norma? Va detto che i provvedimenti concordati dalla passata maggioranza poggiavano su una logica pattizia mentre invece l'attuale maggioranza di governo è nata scegliendo il metodo della sintesi politica sui punti programmatici. Da qui nasce la discussione in corso ormai da mesi e su cui, per non essere omissivi, bisogna dire che il Pd, senza prefigurare scenari apocalittici, semplicemente si oppone al fatto che entri in vigore questa riforma così com'è.
Quindi si può, e su questo c'è evidentemente un lavoro in corso. arrivare a un accorcio. È noto che la ragionevole durata del processo è prevista dalla nostra Costituzione a garanzia tanto dell'imputato quanto della parte offesa. Questo richiamo costituzionale così come il sistema in cui si inserisce. ovvero quello dell'obbligatorietà dell'azione penale e la necessità di motivare i provvedimenti che incidono sulla libertà della persona. stanno a significare che la disciplina e la ratio dell'istituto della prescrizione poggiano su un delicato equilibrio, quello della certezza delle decisioni e quello del diritto a ottenere giustizia in tempi ragionevoli.
Evidentemente si tratta di un interesse generale. Tanto più che una riforma della prescrizione era già stata portata a termine nella scorsa legislatura all'interno di una serie di interventi sulla riforma del processo penale (legge n. 103/2017. conosciuta come "riforma Orlando"), che aveva tra i suoi obiettivi limitare proprio l'estinzione dei reati per prescrizione. La riforma, per il sacrosanto principio della non retroattività, si applica però ai soli fatti commessi dopo l'entrata in vigore della legge e per questo motivo ad oggi non se ne possono ancora verificare pienamente gli effetti.
Sovrapporre nuove normative a leggi di cui ancora deve essere stimato il risultato rischia di essere un tentativo al buio. Ciò vale con particolare riferimento ai reati di corruzione sotto il cui titolo è nato l'intervento che sospenderebbe sine die la prescrizione dopo la sentenza di primo grado: invero è doveroso ricordare che il combinato disposto tra aumento della pena e modifica del regime della prescrizione della riforma del 2017, porta i termini oltre i 20 anni per i fatti più gravi. Occorre precisare che quando ci si appella ai criteri della ragionevolezza, dell'equilibrio tra i diversi principi ed esigenze, non è certo per una sorta di cedevolezza o timidezza. Al contrario è per affermare e difendere un'autorevolezza e una credibilità dell'intervento dello Stato nel rapporto con i cittadini che non può essere messo a rischio da mosse non ponderate e incoerenti tra loro.
E possibile discutere di giustizia e trovare una sintesi pur partendo da diverse impostazioni? Penso di sì. se si mettono da parte tentazioni demagogiche e preconcetti. Non siamo (li fronte a una rappresentazione della contrapposizione tra chi oggi si rassegnerebbe alla prescrizione e chi la combatterebbe. E su questo punto voglio assumere le parole di Gustavo Zagrebelsk-v quando afferma che "lo spirito democratico è (invece) quello in cui convinzioni e conseguenze formano il campo di tensione che determina la norma dell'agire responsabile".
In tema di prescrizione occorrerebbe intanto concordare sul fatto che non si può attribuire a questo istituto la funzione di accelerare i processi. mentre una sua articolazione errata o fuori sistema, può persino minare la funzione stessa della giurisdizione. E vero invece che la disciplina della prescrizione non può prescindere da quanto in concreto un processo impiega a concludersi. Ciò è confermato dagli ordinamenti che sospendono il decorso della prescrizione dopo la prima fase del processo: sono tutte realtà nelle quali i tempi sono certi e più brevi dei nostri e con diverse regole ordinamentali.
Da dove ripartire dunque? Magari da ciò che sono certa sia condiviso. ovvero che la priorità è agire direttamente sulla riduzione dei tempi del processo. Alcuni interventi sono stati realizzati, probabilmente non ancora sufficienti o concretamente misurabili. considerato il poco tempo trascorso dall'entrata in vigore.
Sarebbe auspicabile quindi partire dalla diretta e non aggirabile questione della riduzione dei tempi con, ad esempio, la differenziazione delle soluzioni procedurali in base alle diverse domande di giustizia. Sono sicura che un intervento di questo tipo sarebbe pienamente comprensibile e apprezzato dai cittadini, per i quali la vera priorità è avere risposte in tempi ragionevoli alla legittima richiesta di giustizia.
*Senatrice Pd e vicepresidente del Senato
di luri Maria Prado
Il Riformista, 29 novembre 2019
Rendere più aspre le punizioni non serve a niente, si sa. E se pure servisse? Torniamo a pane ed acqua, o ai lavori forzati? Il terrore è buono per i regimi di terrore. Un'altra balordaggine in materia di giustizia è questa: che per ottenere il rispetto della legge bisogna rendere conveniente rispettarla.
E come si fa? Si fanno leggi sempre più dure, affinché tutti sappiano che violarle non conviene. Questo illuminato programma è illustrato a destra e a manca perlopiù quando si discute di evasione fiscale, ma è riproposto frequentemente a proposito di qualsiasi illecito e precipita sempre in una ricetta esclusiva: alzare le pene.
Con l'accortezza - come spiega certa magistratura militante - di alzare le pene minime, in modo tale da garantire che in galera ci vadano proprio tutti (lo ha spiegato qualche giorno fa il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, durante la trasmissione Otto e mezzo, con la giornalista Lilli Gruber impegnata a mettere in difficoltà il magistrato facendosi aiutare da Marco Travaglio).
Qualche millennio di esperienza dovrebbe insegnare che la società non migliora mai con l'indurimento delle leggi: e che una legge è veramente efficace quando è diffusamente ritenuta giusta, non quando si ha solo il timore di sottrarvisi. Ma si faccia pure l'ipotesi che, al contrario, la cosa funzioni. Si faccia l'ipotesi, cioè, che davvero aggravare il sistema e l'entità delle pene costituisca un modo efficace per ottenere - come dicono questi qui - maggiore legalità".
D'accordo: ma il limite qual è? Immaginiamo qualche esempio. La prospettiva dí rimanere a pane e acqua per la durata della detenzione non deve essere un granché, e disporre che i detenuti godano di una simile dieta rappresenterebbe un ottimo esperimento dell'intenzione di rendere poco conveniente violare la legge.
Che cosa facciamo? La introduciamo, questa salutare riforma? Oppure - che so? - i lavori forzati. Nemmeno quelli saranno visti come una delizia, e c'è caso che uno ci pensi un paio di volte ín più, quando sta per commettere un delitto, se sa che finisce a spaccare pietre sotto il sole. Ma è un motivo sufficiente per accogliere nel nostro ordinamento questa bella soluzione?
Forse sarebbe il caso di capire che un sistema civile rifiuta le pene terribili perché non desidera una legalità fondata sul terrore. E rifiuta il terrore anche se sa che il terrore può servire. È, molto semplicemente, ciò che lo rende diverso da un sistema autoritario. Come quello governato dai militari. O dai magistrati.
di Luigi Accattoli
ilregno.it, 29 novembre 2019
La prigione è metafora di tante cose e sul pianeta c'è la cella del monaco e quella del carcere: parto da questo doppione per dire come anche il carcere possa portare lontano. Racconto di tre detenuti che di strada ne hanno fatta e uno è arrivato a farsi monaco.
di Alberto Gentili
Il Messaggero, 29 novembre 2019
Intervista a Giulia Bongiorno (Lega). Senatrice Bongiorno, lei definì lo stop alla prescrizione una bomba sul processo penale. La bomba esploderà il primo gennaio, quando la riforma entrerà in vigore. Preoccupata?
"Solo coloro che non calpestano quotidianamente la polvere dei tribunali possono pensare che questo blocco della prescrizione non sia una bomba atomica. Chiunque conosce la procedura penale sa perfettamente che, siccome esiste un carico processuale particolarmente pesante, le udienze sono fissate in ragione di quando si prescrive il reato. Ebbene, nel momento in cui questa "ghigliottina" non ci sarà più, inevitabilmente si paralizzerà per sempre la giustizia italiana".
L'accuseranno di esagerare...
"Esagerare? Ieri è venuta nel mio studio una persona che tra primo e secondo grado di giudizio ha atteso dieci anni. Ripeto: dieci anni. E chiedo al ministro della Giustizia, Bonafede: è giustizia fare attendere dieci anni una persona, costringerla a questo calvario, sia essa colpevole o innocente?!".
Ma non c'era un accordo tra voi i 5 Stelle che stabiliva l'entrata in vigore dello stop alla prescrizione solo assieme alla riforma del processo penale?
"Certo che c'era. E pacifico. Altrimenti non l'avremmo votata. Ed è singolare sentire Di Maio dire che noi abbiamo approvato la riforma. La Lega disse sì con condizione. In più, all'epoca, tutti si mostrarono consapevoli dell'effetto dirompente dell'abolizione della prescrizione: i 5 Stelle garantirono che avrebbero creato le condizioni per dare tempi certi e brevi ai processi".
Quello che ora chiede il Pd. Perché Bonafede e Di Maio resistono?
"Questo andrebbe chiesto a loro. Io so con certezza che non esiste una riforma della giustizia pronta. Si parla del nulla, questa è la grande verità. In luglio, in un Consiglio dei ministri durato oltre nove ore, leggemmo la proposta da Bonafede: pagine bianche! Non c'era scritto niente. Il Guardasigilli si limitava a indicare i tempi che deve avere il processo, senza stabilire i meccanismi necessari per abbreviarne i tempi. Roba da dilettanti allo sbaraglio. E credo che questa sia stata una delle ragioni per cui si è disintegrato il governo giallo-verde".
Da allora non è cambiato nulla?
"Sembra che Bonafede voglia allargare l'accesso ai riti alternativi, come il patteggiamento e l'abbreviato, ma così si svuotano del tutto il processo e la pena della loro funzione per poter dire: i tempi si accorceranno. Ma è assurdo. Lo Stato non può dire a una persona: patteggia, oppure ti tengo in ostaggio vent'anni, ti faccio diventare imputato a vita. I riti alternativi devono essere una scelta, non una soluzione pressoché obbligata. In più si crea un danno collaterale: con il patteggiamento si baratta uno sconto di pena evitando il processo, unica sede destinata all'effettivo accertamento dei fatti. E chiedo ai 5 Stelle: non eravate voi che parlavate di legalità? Come si sposa la legalità con lo svuotamento della pena?".
Se il quadro è questo, perché Bonafede non ha ascoltato voi e adesso non ascolta il Pd?
"Credo che di fondo ci sia superficialità, accompagnata dall'assenza di un serio lavoro di tecnici esperti capaci di scrivere la riforma. E poi servono risorse significative per far funzionare gli uffici giudiziari. Ma Bonafede sonnecchia, purtroppo".
Il Pd sostiene che mancano sanzioni efficaci per i pm ritardatari...
"È vero. Nelle pagine che lessi c'era scritto che i pm avrebbero dovuto rispondere in caso di ritardo nelle indagini e nel rigo successivo era aggiunto: "tutto questo non vale in caso di carico di lavoro eccessivo". Roba da gioco delle tre carte scrivere una norma e smentirla la riga sotto".
Il primo gennaio entra in vigore anche la riforma delle intercettazioni di Orlando. Cosa ne pensa?
"È una riforma double face. Nella parte relativa alla tutela della privacy ci sono spunti condivisibili, ma c'è anche una parte destinata a distorcere l'acquisizione della prova perché prevede che le intercettazioni siano selezionate direttamente dalla polizia giudiziaria, senza lasciare traccia di tutto il materiale intercettato. Ciò introduce una limitazione gravissima delle garanzie della difesa. Ma per i 5 Stelle il garantismo non è un valore".
Sono giustizialisti...
"Il garantismo è scritto in Costituzione, dove c'è la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Quindi uno non può decidere se essere o meno garantista".
Cosa ne pensa della commissione d'inchiesta sul finanziamento ai partiti proposta da Di Maio?
"Noi della Lega non abbiamo paura di nulla, siamo pronti a qualsiasi commissione. Non vorrei però che fosse un diversivo e suggerisco a Bonafede e Di Maio di non disperdere energie e di dedicarsi alla cosa più importante: la riduzione dei tempi dei processi. Il disastro della giustizia distrugge il Paese e ferma l'economia".
di Giovanni Altoprati
Il Riformista, 29 novembre 2019
"Come potrà il Pd non votare il ddl Costa sulla riforma della prescrizione?", continuano a ripetere in queste ore alla Camera i parlamentari di Forza Italia, sperando nel "colpaccio". La conferenza dei capigruppo deve decidere infatti quando votare il testo preparato dall'ex vice ministro della Giustizia del governo Renzi. Prima data utile a Montecitorio, il prossimo 11 dicembre.
Il nodo della questione, dunque, è tutto qui. Nella scelta politica dei dem su una riforma che, a detta di tutti, avvocati, giuristi, magistrati, paralizzerà definitivamente i Tribunali italiani, creando un esercito di imputati a vita. Il ddl Costa cancella l'abolizione della prescrizione voluta del grillino Bonafede e inserita lo scorso anno nella "Spazzacorrotti", ripristinando la riforma dell'allora Guardasigilli Andrea Orlando, attuale vice segretario del Partito democratico.
Il voto contrario dei dem significherebbe rinnegare il lavoro fatto da Orlando a via Arenula sui tempi del processo. "Ma perché? Che senso ha? Nella scorsa legislatura abbiamo previsto una sospensione di tre anni, dopo le sentenze di primo grado e di appello: date tempo alla nostra riforma di mostrare la propria efficacia, anziché rimettere mano alla prescrizione in modo disorganico", disse appena un anno fa Orlando, allora all'opposizione del governo gialloverde, all'indomani dell'approvazione dello "Spazzacorrotti". Salvo modifiche, dal prossimo primo gennaio viene definitivamente eliminata la prescrizione del reato dopo la sentenza di primo grado. Sia di condanna che di assoluzione. La norma non è entrata in vigore subito in quanto la Lega chiese un anno di tempo per riformare il processo penale. La riforma "epocale" di Bonafede, però, a pochi giorni dalla fine del 2019 non si è mai vista, ed è rimasto in piedi solo il blocco della prescrizione
Sul punto Bonafede ha l'appoggio dell'avvocato del popolo, il premier Giuseppe Conte: "La norma sulla prescrizione è giusto che ci sia, è il segnale che in Italia le verifiche giudiziarie si completano con assoluzione o condanna, altrimenti sfoceremmo nella denegata giustizia".
Lo studio preliminare effettuato da Orlando, la sua riforma della prescrizione entrò in vigore il 3 agosto del 2017, stabilì che più del 60 per cento delle prescrizioni sono dichiarate quando il processo neppure è iniziato, cioè durante la fase delle indagini preliminari dove il pm è il re assoluto del fascicolo.Le prescrizioni dichiarate durante il giudizio di primo grado, poi, rappresentavano il 40 per cento dei processi in alcuni Tribunali, in altri invece erano prossime a quota zero. Oltre la metà delle prescrizioni dichiarate in appello, infine, si concentrava in 3 o 4 sedi di distretto. "Che quella soluzione fosse congrua per la lotta al malaffare l'hanno certificato sia l'Ocse che il Consiglio d'Europa che avevano segnalato il problema", puntualizzò Orlando, giustificando la sua riforma che allungava di molto i tempi di prescrizione (20 anni, ad esempio, per il reato di corruzione), finita nel cestino dopo appena due anni. Che il primo nodo fosse l'organizzazione del lavoro dei magistrati era chiaro. Ma il tema non è stato neppure sfiorato da Bonafede che, evidentemente, non ha intenzione di mettersi contro il Csm e l'Anm.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 29 novembre 2019
Dal discorso di Francesco sul carcere emerge un paradosso: la sola voce dotata di autorità morale che richiami principi universali è quella di un leader religioso, Bergoglio appunto. Se una lettura provinciale e "mondana" ha trasformato la pastorale di Papa Francesco in un messaggio "comunista" figuriamoci cosa accadrà ora. Dopo, cioè, che i suoi critici avranno letto il Discorso del Pontefice ai partecipanti al XX Congresso mondiale dell'Associazione internazionale del diritto penale.
- Nella riforma penale il colpo di grazia al principio cardine dell'immediatezza
- Prescrizione, rinvio, revisione
- Prescrizione. Fallisce il blitz di Fi per salvare il colpo di spugna
- Inchiesta "Open". Colpa della politica che ha fornito ai magistrati armi improprie
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