Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2019
Il procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci è intervenuta a un convegno al palazzo di giustizia di via Freguglia sulla recente sentenza della Consulta: "Dare un riconoscimento legale alla dissociazione" dalle mafie "è una finzione, non ci credo, non è possibile", "ho timore di una riabilitazione virtuale" dei condannati per mafia e di una "strumentalizzazione".
adnkronos.com, 30 novembre 2019
"Per la nostra Costituzione, per princìpi di civiltà che credevamo acquisiti, nessun condannato può marcire in carcere, e invocarlo pone chiunque lo faccia fuori dalla Costituzione; così come non possono esistere trofei giudiziari da esibire, o condannati da esporre all'applauso delle folle". È questo il monito, lanciato dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, in un passaggio della relazione di apertura del 34esimo congresso in corso a Genova.
Corriere Quotidiano, 30 novembre 2019
Il 4% dei detenuti è affetto da disturbi psicotici, contro l'1% della popolazione generale. La depressione colpisce il 10% dei reclusi, mentre il 65% convive con un disturbo della personalità. Significativa, infine, la percentuale di popolazione carceraria che soffre di disturbo da stress post-traumatico, con particolare riferimento ai detenuti migranti: si va dal 4% al 20%. È questa l'allarmante situazione nelle carceri italiane, dove la malattia mentale è molto più presente di quel che si pensa.
istituzioni24.it, 30 novembre 2019
Stefano Anastasia: "c'è bisogno di formazione e inserimento lavorativo in attività produttive reali". Samuele Ciambriello: "Il diritto al lavoro come riscatto personale e sociale". "Il Garante dei detenuti della regione Campania, con il contributo dell'Osservatorio sulla vita detentiva, ha organizzato un incontro di grande valore sociale, un momento di confronto con gli attori sociali e istituzionali che operano nell'ambito delle politiche attive del lavoro.
sardegnareporter.it, 30 novembre 2019
Sabato 30 novembre 2019, alle ore 10, a Cagliari (in via Dante n. 60) sarà inaugurata la casa di accoglienza "Leila Orrù - De Martini" per detenuti in permesso, su iniziativa della Diocesi di Cagliari, attraverso la Caritas diocesana. L'opera-segno della Caritas è stata realizzata per rispondere a una necessità rilevata dalla direzione, dall'area sicurezza e dell'area trattamentale del carcere di Uta, dal Uiepe (Ufficio inter-distrettuale esecuzione penale esterna), dal Tribunale e giudice di sorveglianza; essa sarà un luogo di accoglienza dei detenuti in permesso, che, durante i periodi da trascorrere fuori dal carcere, non hanno altro posto dove andare e che, nella struttura, potranno incontrare i propri familiari.
L'accoglienza sarà garantita in collaborazione con il cappellano del carcere, padre Gabriele Iiriti. Saranno presenti domani all'inaugurazione, i rappresentanti delle istituzioni carcerarie, l'arcivescovo di Cagliari mons. Arrigo Miglio, il direttore della Caritas diocesana don Marco Lai, il cappellano del carcere di Uta padre Gabriele Iiriti.
lettera21.org, 30 novembre 2019
Comunicato Stampa dell'Ufficio Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte, in merito alle nomine di Manuela Leporati e Paolo Allemano.
Vercelli e Saluzzo hanno i nuovi Garanti delle persone private della libertà. Le due città, entrambe sedi di carcere, erano in attesa della nomina delle nuove autorità di garanzia, al seguito del rinnovo amministrativo di primavera scorsa: l'11 novembre il Consiglio comunale di Vercelli ha nominato Manuela Leporati (funzionaria della Prefettura); il 27 novembre è stata la volta di Saluzzo, la cui assemblea comunale ha designato Paolo Allemano (medico, già sindaco e consigliere regionale). Fossano invece è ancora in attesa che sia attivata la procedura prevista con la pubblicazione di avviso pubblico per la presentazione delle candidature: il sindaco e il vicesindaco hanno assicurato l'avvio imminente della procedura. Verbania invece dovrebbe procedere con una conferma dell'attuale Garante in attesa di future decisioni.
Il Garante regionale Bruno Mellano annuncia con soddisfazione i nomi dei nuovi Garanti: "Sono nomine che vanno a ricostituire la rete regionale dei garanti costruita negli anni scorsi con non poca fatica e che ha reso il Piemonte l'unica regione ad avere un garante per ogni città sede di carcere. Un sincero ringraziamento va a chi, in queste città, ha svolto con passione il ruolo di garante comunale che, è bene ricordarlo, è su base volontaria: Roswitha Flaibani a Vercelli, Bruna Chiotti a Saluzzo e Rosanna Degiovanni a Fossano. Faccio ai due nuovi garanti i migliori auguri per il loro incarico assicurando loro la massima collaborazione nell'ambito del Coordinamento regionale dei Garanti comunali, attivo in Piemonte già da alcuni anni. Confido che - a breve - Fossano possa completare il quadro dell'eccellenza piemontese".
Vale qui la pena di riassumere le tessere che compongono il mosaico piemontese: Alba (Alessandro Prandi), Alessandria (Marco Revelli), Asti (Paola Ferlauto), Biella (Sonia Caronni), Cuneo (Mario Tretola), Ivrea (Paola Perinetto), Novara (Don Dino Campiotti), Saluzzo (Paolo Allemano), Torino (Monica Cristina Gallo), Verbania (Silvia Magistrini) e Vercelli (Manuela Leporati).
I Garanti comunali, oltre alla quotidiana interlocuzione con l'istituto penitenziario della propria città, sono collegialmente impegnati in attività di sistema a valenza regionale, come ad esempio gli Sportelli Lavoro per i detenuti, i progetti finanziati dalla Cassa delle Ammende e i Tavoli Territoriali Carcere. Ultimamente si sono spesi in particolar modo per l'implementazione locale del Protocollo di prevenzione dei suicidi, in collaborazione con le Direzioni d'Istituto. Infine Mellano ha dichiarato: "A breve si dovrà mettere mano al protocollo sottoscritto nel 2016 fra i Garanti ed il Provveditorato dell'Amministrazione penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta: personalmente spero di poter essere protagonista di questa ulteriore pagina che si deve scrivere in una fase molto delicata della comunità penitenziaria, sia per il montante sovraffollamento sia per il perdurante problema di risorse umane e materiali che caratterizza in modo particolare gli istituti penitenziari del nord Italia e del Piemonte in specifico: mancano direttori, educatori, mediatori, interpreti, psicologi, comandanti e commissari della polizia penitenziaria e, ovviamente, in molte sedi anche gli agenti".
di Monica Coviello
vanityfair.it, 30 novembre 2019
Domenica 1 dicembre, in 70 istituti penitenziari, parte l'iniziativa che permetterà a 2.900 figli di padri detenuti di divertirsi con i genitori. Quello che per la maggior parte dei bambini è un appuntamento consueto, per oltre 2.900 figli di padri detenuti è un momento straordinario: la "Partita con papà".
Da cinque anni l'associazione Bambinisenzasbarre Onlus organizza, in collaborazione con il Ministero di Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, una serie di giornate per permettere a genitori e bambini di divertirsi insieme giocando a calcio. La nuova edizione dell'iniziativa prende il via domenica 1 dicembre in 70 istituti penitenziari di tutta l'Italia, e prosegue fino a Natale.
"La Partita con papà è un momento eccezionale d'incontro, che rimane a lungo nella memoria di bambini e famiglie, è una straordinaria occasione che permette a padri, madri e figli di condividere un momento di normalità e vicinanza", spiegano gli organizzatori. "È un appuntamento che, negli anni, ha dimostrato "sul campo" di essere un mezzo trainante per coinvolgere le istituzioni, i media e tutta la cittadinanza sul tema dei diritti dei bambini e sull'emarginazione e lo stigma a cui sono soggetti questi minorenni".
Uno degli obiettivi dell'iniziativa è proprio quello di sensibilizzare più persone possibili sul tema dell'inclusione sociale e delle pari opportunità per i bambini figli di genitori detenuti, che sono 100mila in Italia e oltre 2,2 milioni in Europa. Spesso sono vittime di pregiudizi e vivono con il "segreto del loro familiare in carcere".
In contemporanea con la "Partita con papà", sarà attiva la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi "Loro non hanno colpe", attiva dall'1 al 28 dicembre 2019, con il numero solidale 45594, per creare nelle carceri italiane nuovi Spazi Gialli: luoghi di accoglienza, ascolto, interazione ed attenzione dedicati ai bambini che entrano in carcere per incontrare la mamma o il papà e alle loro famiglie. Ogni giorno, finora, gli Spazi Gialli hanno accolto 10 mila bambini, ma Bambinisenzasbarre vuole costruire anche quelli che servono per gli altri 90 mila. Che nessuno sia escluso.
di Davide Dionisi
vaticannews.va, 30 novembre 2019
Terza edizione della rubrica "Il Vangelo dentro". Su Radio Vaticana Italia, le parole dell'Avvento lette e commentate dagli ospiti della Casa di reclusione di Rebibbia. A partire da domenica 1 dicembre, primo giorno d'Avvento, andrà in onda su Radio Vaticana Italia alle 12.35, la terza edizione de "Il Vangelo dentro", la rubrica che vedrà protagonisti 10 detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia. L'approfondimento, della durata di circa sei minuti e trasmesso tutte le domeniche, la Vigilia e il giorno di Natale, prevede la lettura e il commento del Vangelo festivo in uno dei periodi forti dell'anno liturgico. L'iniziativa, promossa dal Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, sarà trasmessa dal carcere romano.
I fatti e gli incontri del Vangelo assumono una forza particolare dentro il carcere - "Il Vangelo dentro fa venire subito in mente il capitolo 25 di Matteo, là dove Gesù dice che saremo giudicati per come l'avremo riconosciuto e aiutato nell'affamato, nell'assetato ma anche nel carcerato" spiega Andrea Tornielli, Direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione. "I fatti e gli incontri del Vangelo assumono una forza particolare dentro il carcere, nella vita dei reclusi. Ricordo la commozione di qualche anno fa dentro un istituto di pena del Nord Italia, quando uno dei carcerati del reparto speciale, dopo aver ascoltato il Vangelo del Figliol Prodigo che ci parla dell'amore misericordioso del Padre in attesa del ritorno del figlio subito perdonato e abbracciato, reagì a quanto aveva appena ascoltato. Parlò della storia sua e di suo papà, del quale aveva sperperato tutte le sostanze mandandolo in fallimento. Ancora oggi - disse - non mi capacito: quando torno a casa in permesso lui a novant'anni è ancora lì ad aspettarmi e ad abbracciarmi, accogliente, nonostante ciò che io gli ho fatto. Una testimonianza di Vangelo dentro".
Iniziativa che aiuta a riconoscere il Signore - L'equipe che partecipa al progetto è guidata dal gesuita Padre Matias Yunes "Secondo la mia esperienza, il Vangelo Dentro è una iniziativa che aiuta a riconoscere che il Signore viene e si fa carne soprattutto nelle realtà più difficile. Si tratta innanzitutto di un messaggio di speranza nella voce di coloro che aspettano la vera Vita e la vera Libertà".
Esperienza che cambia il cuore - "Si manifesta quello che era un mio desiderio. Volevo che si potesse continuare l'esperienza degli anni passati" rivela la Direttrice della Casa di Reclusione romana, Nadia Cersosimo "L'impatto che ha avuo questo progetto è stato straordinario e si è concretizzato in un vero e proprio percorso di cambiamento del cuore. Non è importante quello che passa attraverso i microfoni, ma quanto ciò che avviene nei detenuti che hanno l'opportunità di potere avere una riflessione guidata su passi del Vangelo. Siamo certi che questo segnerà non l'inizio, ma la prosecuzione di un percorso che non si deve fermare solo alla preparazione del Natale, ma deve diventare una strada virtuosa di formazione" ha aggiunto
Ritorno alla fede attraverso la lettura delle Sacre Scritture - Le esperienze passate ci hanno detto che i ragazzi che hanno scelto di prendere parte a questo progetto hanno reagito ritornando alla fede, riscoprendo il valore del perdono. Chi ha fatto questo percorso ha dato prova di grande disponibilità e il loro entusiasmo è stato tale che hanno più volte chiesto di continuare. Colpiscono per la loro brutale sincerità, per il loro bisogno di certezze e di valori. Così come colpisce l'insistenza di custodire e amplificare le loro voci di sofferenza e di speranza.
I detenuti: "Francesco, il nostro Papa" - I nostri incontri finiscono sempre con una richiesta a Papa Francesco. "Il nostro Papa" ripetono. A lui chiedono di continuare il ruolo di guida nel mondo e che rimanga sempre più vicino ai carcerati.
Ma chiedono soprattutto che il Papa parli per loro e chieda più umanità nell'amministrazione della giustizia, una migliore qualità della vita negli istituti di pena e la possibilità del reinserimento dopo la detenzione. Il Vangelo dentro rivela che il tempo del carcere può diventare tempo di fede e che la Chiesa ha un messaggio molto ampio ed è quello della liberazione dalla carcerazione che è contenuto nel Vangelo.
Corriere della Sera, 30 novembre 2019
Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, accompagnato dal vice presidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, ha visitato il centro di Ricerca & Sviluppo di Pirelli nel quartier generale della società milanese. Nel corso della visita è stato anche firmato un protocollo d'intesa fra il ministero della Giustizia (dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) e Pirelli finalizzato alla promozione del lavoro per i detenuti da realizzarsi attraverso un programma formativo per la creazione di competenze spendibili nel mondo del lavoro.
L'accordo - L'accordo punta a realizzare un programma formativo qualificante in favore dei detenuti, finalizzato all'acquisizione di competenze professionali spendibili nel mondo del lavoro. Gli interventi da realizzare saranno individuati attraverso specifici accordi operativi da concordarsi entro giugno 2020 e avranno la finalità di sviluppare la cultura della restituzione, accrescere il senso di responsabilità verso la società e, conseguentemente, ridurre i rischi della recidiva. Il protocollo sottoscritto oggi e i successivi accordi operativi che seguiranno, avranno una validità di tre anni e, con l'accordo delle parti, potranno essere replicati in collaborazione con soggetti internazionali.
L'intesa è stata formalizzata alla presenza del premier Conte, dal capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini, e del corporate vice president global institutional affairs & sustainability Pirelli, Filippo Maria Grasso. Con l'accordo di oggi, Pirelli si aggiunge ai partner strategici del Ministero della Giustizia nell'avvio di progetti di formazione professionale in favore dei detenuti, per l'inclusione sociale e l'implementazione di lavori di pubblica utilità e di lavoro penitenziario.
"Stiamo lanciando messaggi di una nuova cultura penitenziaria, che cerca di uscire dal carcere, e vedere che operatori economici di questa importanza e di questo spessore, accolgono il messaggio, è motivo di grandissima soddisfazione" ha concluso il capo Dipartimento Franco Basentini "Pirelli offrirà, con il Protocollo, formazione per i detenuti, per un certo profilo di detenuti: nell'ottica del reinserimento, della rieducazione e dell'avvio dei detenuti di prossimo ritorno alla libertà, sul mercato sociale, il contributo di operatori come Pirelli è molto importante".
di Marco Belli
gnewsonline.it, 30 novembre 2019
Prosegue l'impegno del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per l'implementazione del progetto di lavori di pubblica utilità promosso dall'Ufficio messicano delle Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine nel sistema penitenziario dello Stato di Città del Messico, secondo il modello italiano denominato "Mi riscatto per...".
In questi giorni una delegazione del Dap, composta dal Direttore Generale del Personale e delle Risorse Massimo Parisi e dal responsabile della Task-Force sul lavoro di pubblica utilità Vincenzo Lo Cascio, si trova nuovamente nella capitale messicana per seguire da vicino la fase finale del progetto. Visiterà i centri penitenziari Reclusorio Sur e Ceresova, - due degli istituti che hanno aderito al progetto - dove i detenuti svolgono diverse attività formative e lavorative.
La fase esecutiva del progetto è iniziata con la sottoscrizione del Memorandum di intesa del 1° agosto scorso da parte dell'Ufficio messicano delle Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine, della Segreteria di Governo di Città del Messico e del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Poi, a fine estate, il progetto esecutivo messo a punto dai delegati Unodc e del sistema penitenziario di Città del Messico è stato sottoposto alla revisione dei partner italiani, ricevendone l'approvazione.
Successivamente Unodc México e sistema penitenziario messicano hanno firmato una convenzione per l'impiego di risorse economiche, incontrato i rappresentanti di imprese italiane che potrebbero diventare possibili partner privati del progetto e stilato il crono-programma delle attività per la sua realizzazione.
È stato inoltre avviato l'apparato di sicurezza, con la messa a punto della logistica e dei piani per la sorveglianza dei detenuti, la selezione e formazione del personale tecnico e la regolamentazione dei rispettivi ruoli e funzioni.
Infine un certo numero di detenuti, accuratamente selezionati sulla base di una serie di requisiti tecnici e legali stilati dalle autorità penitenziarie, in coordinamento con i giudici responsabili dell'applicazione della legge, hanno iniziato il loro percorso di formazione professionale come giardinieri e manutentori delle aree verdi. Fra la fine di dicembre e l'inizio del nuovo anno usciranno per la prima volta per le strade della capitale messicana per svolgere lavori di pubblica utilità.
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