di Marina Della Croce
Il Manifesto, 19 dicembre 2019
In un rapporto del Forensic Oceanography il caso della nave Nivin che a novembre dell'anno scorso riportò 93 persone a Misurata. La tecnica era semplice. Per aggirare il divieto di respingimento imposto dal diritto internazionale l'Italia affidava ai mercantili il compito di intervenire in soccorso dei barconi carichi di migranti ordinando poi di coordinarsi con la Guardia costiera di Tripoli per riportarli in Libia, Paese dal quale erano fuggiti. Un modo per "privatizzare i respingimenti" svelato dal Forensic Oceanography, centro di ricerche della Goldsmith University di Londra, e che è costato all'Italia una denuncia al comitato per i diritti umani delle Nazioni unite.
Il caso preso in esame riguarda il mercantile Nivin. Il 7 novembre 2018 la nave, battente bandiera panamense, riceve dal Centro nazionale di coordinamento marittimo italiano la richiesta di intervenire in aiuto di un'imbarcazione con 93 migranti in difficoltà nel Mediterraneo. In seguito al soccorso, al Nivin viene detto di contattare la Guardia costiera libica che, a sua volta, ordina di riportare i migranti in Libia. Una volta arrivati nel porto di Misurata, però, i migranti rifiutano di lasciare la nave sapendo che sarebbero stati riportati nei centri di detenzione. La resistenza dura dieci giorni, al termine di quali le forze di sicurezza libiche intervengono con lacrimogeni a pallottole di gomma per costringere i migranti alla resa. Migranti che poi vengono imprigionati nei centri, dove sono in molti quelli che subiscono violenze e torture.
A rendere noto quanto accaduto è un cittadino sud-sudanese oggi residente a Malta ma all'epoca dei fatti tra i migranti costretti con la forza dai libici a scendere dalla Nivin. L'uomo ha raccontato ai volontari di Medici senza frontiere che lo hanno incontrato a Malta di "essere stato colpito con una pistola a una gamba, arrestato malmenato, costretto al lavoro forzato e privato di cure mediche per mesi".
A presentare la denuncia alle Nazioni unite è stato il Global Legal Action Network (Glan), che punta il dito sulle responsabilità italiane: "I respingimenti delle persone che l'Italia ha rimandato in Libia erano illegali" scrive l'organismo in una nota ricorda anche come i "respingimenti privati" siano aumentati in modo significativo dal giugno del 2018, con gli Stati che hanno utilizzato sempre più i mercantili per "cercare di aggirare i loro obblighi verso i migranti". E a proposito della Nivin il rapporto di Forensic Oceanography aggiunge che l'operazione venne "coordinata" dalla Guardia costiera libica che era "in comunicazione" on una nave della Marina italiana ormeggiata a Tripoli. E ancora: "Sebbene gli attori coinvolti possano dare l'impressione di un coordinamento tra attori statali europei e la Guardia costiera libica, il controllo e il coordinamento rimasero costantemente nelle mani di attori europei e in particolare italiani". "La nostra denuncia - conclude il responsabile del Glan, Gearoid O'Cuinn - si rivolge al tentativo dell'Italia di abdicare alle sue responsabilità nel rispetto dei diritti umani, privatizzando i respingimenti i migranti riportati in una situazione di incubo in Libia".
La denuncia rappresenta il ruolo attivo svolto dall'Italia nel respingere i migranti in Libia, e che non si limiterebbe alla sola fornitura di motovedette e assistenza tecnica alla Guardia costiera libica. "Il nostro Paese, con i nostri soldi, ha fatto questo", ha contato l'ex sindaco di Lampedusa, oggi europarlamentare, Pietro Bartolo. "Da rapporto emerge la pratica di arrivare a rivolgersi ai mercantili privati, laddove la Guardia costiera libica non poteva prendere in carico le persone che cercavano di arrivare in Italia. Mi auguro soltanto che le responsabilità vengano individuare prima possibile".
di Riccardo Noury
Corriere della Sera, 19 dicembre 2019
Lungo la rotta dei Balcani occidentali, migliaia di migranti e rifugiati in cerca di salvezza in Europa stanno affrontando rischi mortali mentre nevica e le temperature scendono sotto lo zero.
A causa del comportamento illegale della polizia della Croazia, che continua a respingere con estrema violenza coloro che cercano di entrare nell'Unione europea attraverso i suoi confini, in Bosnia ed Erzegovina è in corso una grave crisi umanitaria. Nella prima settimana di dicembre, è iniziato uno sciopero della fame dei migranti e dei rifugiati del campo di Vucjak. Prima che ne venisse annunciata la chiusura, quasi 800 persone vivevano in una tendopoli situata su terreni contaminati di una discarica senza acqua corrente e privi di servizi igienico-sanitari e fonti di riscaldamento sufficienti.
Circa 3.000 degli 8.000 migranti e rifugiati che si trovano in Bosnia non riescono a trovare un posto nei campi, a causa del sovraffollamento, e dormono a cielo aperto affrontando temperature sotto zero. Altre migliaia di persone vivono altrove nella regione, come in Serbia, in condizioni di permanente incertezza. Rischi enormi corrono anche le persone che cercano di entrare nell'Unione europea attraverso la frontiera settentrionale tra Turchia e Grecia, segnata dal fiume Evros. Il loro numero aumenta di anno in anno: da 4000 nel 2016 a 14.000 nel 2019. Conseguentemente, aumentano le prassi violente di respingimento.
Negli ultimi giorni sei persone sono morte di ipotermia nel percorso tra il fiume Evro e l'interno della Grecia. Le autorità di Atene hanno annunciato il rafforzamento delle misure di deterrenza, anche attraverso l'installazione di sistemi di sorveglianza. La maggior parte delle persone che, nel 2019, hanno raggiunto la frontiera orientale dell'Unione europea, più di 70.000, resta trattenuta sulle isole greche di fronte alla Turchia. Si stima che vi si trovino attualmente, in condizioni spaventose, oltre 40.000 persone di cui 13.800 minorenni.
Molte di esse dormono in tende precarie o in container dalle pareti sottili che non forniscono protezione rispetto al clima invernale. L'estremo sovraffollamento ha causato molte vittime. Il 6 dicembre una donna è morta nell'incendio del suo container nel campo di Kara Tepe, sull'isola di Lesbo. Secondo Medici senza frontiere sull'isola di Moria, da agosto, sono morti tre bambini, uno dei quali (appena nato) per disidratazione.
Corriere della Sera, 19 dicembre 2019
Lo prevede l'atto di accusa del tribunale dei ministri di Catania (a sinistra la foto) contro l'ex titolare del Viminale. La replica del leader leghista: "È una vergogna".
Matteo Salvini "ha abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 131 migranti a bordo dell'unità navale Gregoretti della guardia costiera italiana alle 00,35 del 27 luglio 2019". Eccolo l'atto di accusa del tribunale dei ministri di Catania contro l'ex titolare del Viminale, che ha già replicato: "Rischio fino a 15 anni, una vergogna".
La richiesta di autorizzazione a procedere è stata inviata al Senato e ora dovranno essere i parlamentari a decidere se concedere il via libera. Un "via libera" che si fa molto probabile dopo che in serata, a "Porta a porta" Luigi Di Maio ha annunciato il sì del M5S all'autorizzazione a procedere. Domani, giovedì, primo banco di prova: sull'argomento è convocata la giunta per le autorizzazioni a procedere.
Salvini è accusato di aver "determinato consapevolmente l'illegittima privazione della libertà dei migranti, costretti a rimanere in condizioni psico fisiche critiche a bordo". Adesso bisognerà vedere che cosa decideranno di fare i 5 Stelle che all'epoca governavano con Salvini e dunque condivisero la sua linea.
La vicenda riguarda la nave Gregoretti: il pattugliatore della Guardia Costiera era stato fermo nel porto militare di Augusta (Siracusa) dalla notte del 27 luglio con a bordo oltre 100 migranti soccorsi in mare fino al 31 luglio quando era arrivato il via libera allo sbarco. La Procura a settembre aveva ufficializzato la richiesta di archiviazione, ma aveva comunque trasmesso gli atti al Collegio per i reati ministeriali del Tribunale di Catania.
di Riccardo Polidoro e Gianpaolo Catanzariti*
Il Dubbio, 18 dicembre 2019
L'Osservatorio carcere dell'Ucpi sulla nomina di De Magistris. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha nominato Garante dei diritti dei detenuti Pietro Ioia e immediatamente sono insorti i sindacati della Polizia Penitenziaria e sulla loro scia molti altri che hanno ritenuto inopportuna tale scelta.
di Errico Novi
Il Dubbio, 18 dicembre 2019
Alcuni giorni fa l'Unione camere penali ha avviato una campagna social sulla prescrizione. Obiettivo: sfrondare l'argomento dai pregiudizi dell'antipolitica. Ma oltre che sulle incisive vignette dei post, l'associazione che riunisce gli avvocati penalisti punta anche alla verità dei dati, per riportare il dibattito lungo i binari della concretezza.
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 2019
Anche per il reato di dichiarazione infedele saranno applicabili in futuro gli arresti domiciliari, il divieto di espatrio e le altre misure coercitive previste dal codice di rito, finora escluse per questo illecito. Per l'omessa presentazione della dichiarazione potrà essere invece disposta anche la custodia cautelare in carcere (si veda l'altro articolo in basso).
Con l'approvazione della legge di conversione del decreto fiscale diventa operativo il nuovo regime penale tributario che per effetto del generale innalzamento delle pene edittali sarà caratterizzato, con riferimento a taluni illeciti, da nuove potestà investigative, cautelari e regole procedurali.
Le misure coercitive - Il divieto di espatrio, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, gli arresti domiciliari e le altre misure coercitive differenti dalla custodia cautelare in carcere potranno in futuro interessare anche gli indagati del delitto di dichiarazione infedele dei redditi e/o dell'Iva la cui pena edittale viene ora fissata da due anni a quattro anni e sei mesi di reclusione in luogo della precedente da un anno a tre anni.
Infatti, a norma dell'articolo 280 del Cpp, tali misure sono applicabili quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni. Sinora non potevano così essere applicate alle infedeli dichiarazioni dei redditi e/o dell'Iva. Ora, invece, per queste fattispecie delittuose, ricorrendo ovviamente anche le altre condizioni previste dagli articoli 281 e seguenti del Cpp, sarà possibile per il Pm richiedere al Gip una di tali misure coercitive.
Da evidenziare, che per l'infedele dichiarazione sono state abbassate anche le soglie di punibilità con la conseguenza che la rilevanza penale della condotta viene sensibilmente ampliata ricomprendendo illeciti finora considerati soltanto violazioni amministrative. La nuova fattispecie scatterà infatti al superamento di imposta evasa superiore a 100mila euro - e non più 150mila euro (da intendersi sempre per ciascuna imposta e per ciascun periodo di imposta) e allorché gli elementi attivi sottratti a imposizione siano comunque superiori a due milioni (e non più tre milioni di euro).
Intercettazioni - In base all'articolo 266 del Cpp le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione sono consentite, tra l'altro, nei procedimenti relativi ai delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni. A seguito dell'innalzamento delle pene nel decreto legge fiscale, vi sarebbero rientrati anche il delitto di omessa presentazione (la cui pena massima era stata innalzata a sei anni), e di dichiarazione infedele (la cui pena massima era stata innalzata a cinque anni). In sede di conversione in legge per questi due delitti la reclusione massima è stata ridotta rispetto all'iniziale previsione e fissata rispettivamente in 5 anni (omessa dichiarazione) e 4 anni e 6 mesi (infedele dichiarazione).
Ne consegue che i delitti per i quali potranno essere svolte intercettazioni delle comunicazioni restano i medesimi del passato e precisamente: dichiarazione fraudolenta con documenti per operazioni inesistenti e mediante altri artifici, emissione di false fatture, occultamento e distruzione di scritture contabili, sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte nella forma aggravata, indebita compensazione con crediti inesistenti.
Il Manifesto, 18 dicembre 2019
In settimana si riapre il tavolo della maggioranza. Nel decreto Mille Proroghe il quarto slittamento per la riforma Orlando. "Le intercettazioni non sono una stupidaggine, sono caduti governi su questo tema. Non è uno scandalo se proviamo a trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle, una forza che ha una visione diversa dalla nostra". Il vice segretario del Pd Andrea Orlando parla a Porta a Porta dopo che si è diffusa la notizia che nel decreto Mille Proroghe, che dovrebbe essere varato dal governo in settimana, ci sarà anche lo slittamento di sei mesi della norma sulle intercettazioni.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 18 dicembre 2019
Resta aperta la possibilità di un decreto legge sulle intercettazioni. Da presentare venerdì al Consiglio dei ministri. Con una disciplina della fase transitoria e la soluzione di alcuni degli aspetti più controversi della riforma Orlando. È fuori discussione comunque che quest'ultima possa entrare in vigore dal 1° gennaio senza modifiche. Al ministero della Giustizia si è ormai messa a punto la bozza di intervento ed è possibile la presentazione delle norme con decreto legge nell'ultimo consiglio dei ministri dell'anno, già in calendario per venerdì. In ogni caso è stato comunque previsto l'inserimento di un ulteriore slittamento di 6 mesi per l'entrata in vigore della riforma, all'interno del canonico decreto "Mille Proroghe" di fine anno.
di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 18 dicembre 2019
La settimana scorsa il Senato ha dato vita ad un mini dibattito su un tema che avrebbe avuto bisogno di ben altro approfondimento e attenzione: si è avuto la pretesa di discutere del rapporto tra politica e giustizia e del rapporto tra i poteri dello Stato in pochi minuti e con pochi interventi ma tutti incentrati sul finanziamento ai partiti e alle fondazioni per l'esclusivo interesse di uno dei relatori il sen. Renzi.
La Stampa, 18 dicembre 2019
Riconosciuta l'aggravante della "sottrazione del bagaglio al viaggiatore". Decisiva l'osservazione che il concetto di bagaglio include anche una semplice borsa o un marsupio che contiene documenti o valori e che la persona può portare con sé. Ampio il concetto di bagaglio: esso può includere anche un semplice marsupio. E proprio applicando questa visione è stata riconosciuta la maggiore gravità di un ladro che su un treno ha preso di mira un viaggiatore, sottraendogli il borsello (Cassazione, sentenza n. 48069/19, sez. V Penale, depositata il 26 novembre).
Bagaglio. Ricostruito l'episodio, i Giudici di merito ritengono evidente la colpevolezza dell'uomo sotto processo che ha messo a segno su un treno un furto ai danni di un passeggero, sottraendogli un marsupio. A rendere più severa la pena, poi, il riconoscimento dell'aggravante prevista quando oggetto del latrocinio è "il bagaglio".
Su quest'ultimo punto si sofferma il legale dell'uomo, spiegando che "il borsello (o marsupio) per l'uomo va indossato, come gli occhiali o un cappotto". Impossibile, quindi, seguendo questa logica, parlare di sottrazione di bagaglio. A questa osservazione ribattono i giudici della Cassazione, chiarendo che "per bagaglio del viaggiatore deve intendersi tutto ciò che questi porta con sé, senza custodirlo sulla propria persona, quale una borsa - come il marsupio, che può essere portato con sé in più modi - che contenga documenti o valori".
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