di Aristea Canini
araberara.it, 14 settembre 2019
Metà detenuti in carico al Serd con terapia psicofarmacologica. 18 utenti con hiv, 60 utenti con epatite C. 10 utenti con epatite B oltre a molte altre patologie che necessitano di cure mediche quotidiane. Detenuti che non possono essere curati, personale infermieristico che manca, malattie che dilagano.
La situazione sanitaria del Carcere di Bergamo è allarmante. A metterlo nero su bianco undici dipendenti dell'ospedale. Poche settimane fa gli infermieri del penitenziario di Bergamo hanno preso carta e penna e scritto alla Direttrice generale Maria Beatrice Stasi, a tutti i responsabili sanitari e per conoscenza alla dottoressa Teresa Mazzotta, direttrice dell'Istituto Penitenziario segnalando alcune problematiche.
Dopo aver ricordato che la "gestione della salute negli Istituti di pena e detenzione che prima erano in carico al Ministero della Giustizia" adesso sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. "La scelta aziendale nel 2010 è stata quella di prendere in carico la Casa Circondariale di Bergamo con personale infermieristico dipendente dall'Azienda".
E proseguono: "Il personale infermieristico - scrivono - lamenta ormai una carenza di organico per trasferimenti, licenziamenti o pensionamenti che purtroppo non è stato sostituito nell'ultimo biennio (per la peculiarità dell'ambiente lavorativo e/o per la legislazione nazionale che non permette nuove assunzioni).
di Sabrina Chiellini
Il Tirreno, 14 settembre 2019
Il carcere Don Bosco è sovraffollato. Si parla di carenze croniche, visto che da circa 50 anni non vengono fatti investimenti importanti sulla casa circondariale. Ma i numeri che sono stati resi noti durante la cerimonia per il 202esimo anniversario della fondazione del corpo di polizia penitenziaria balzano agli occhi. Per "capienza regolamentare", come la definiscono gli addetti ai lavori, il carcere prevede la gestione di 205 detenuti. Al momento invece la casa circondariale ne accoglie 280.
"Tra questi ci sono molti soggetti pericolosi, con problemi di dipendenza da droghe e gravi problemi psichiatrici e con una preponderante presenza di detenuti stranieri, circa 170", ha spiegato il commissario capo, Vincenzo Pennetti, dopo il saluto del direttore del carcere, Francesco Ruello.
Ai 280 detenuti entro la fine dell'anno si aggiungeranno le 30 detenute del reparto femminile che ora è in ristrutturazione ma che presto sarà ultimato. Nel conto dovranno essere inseriti anche altri 15 detenuti di una sezione del reparto penale che attualmente è inagibile. In condizioni ordinarie il Don Bosco si attesterà sulle oltre 300 presenze.
Nel ricordare l'attività svolta nell'ultimo anno (da settembre 2018) dalla polizia penitenziaria, Pennetti si è soffermato sulle 72 denunce all'autorità giudiziaria effettuate, sui 10 sequestri di sostanza stupefacente e su una perquisizione straordinaria dell'istituto finalizzata a contrastare l'introduzione di droghe che è stata svolta con il supporto delle unità cinofile della Finanza. Dal carcere sono entrati e usciti per varie ragioni 1.185 detenuti. Le aggressioni sono il problema che più incide sugli operatori del carcere.
"Nell'ultimo anno ci sono state 13 aggressioni da parte di detenuti nei confronti di 16 agenti che hanno determinato ben 305 giorni di assenza per infortunio sul lavoro" ha aggiunto Pennetti. Così come mancano ispettori e sovrintendenti rispetto a quanto è previsto dall'attuale pianta organica. A fronte di 22 ispettori previsti ce ne sono 11, i sovrintendenti previsti dovrebbero essere 32 invece ce ne sono 6. "La carenza di sottufficiali dei due ruoli, pari a 37 unità, comporta inevitabili difficoltà per il corretto andamento della gestione dell'istituto", ha aggiunto il capo della guardie penitenziarie.
Una fotografia della situazione che non registra solo ombre. Per il Don Bosco si potrebbero aprire nuove prospettive. Dopo 50 anni di immobilismo, oltre ai lavori della sezione femminile, è stata finanziata la ristrutturazione della sala convegni che ieri il prefetto, Giuseppe Castaldo, ha inaugurato. Un segnale, anche se nel complesso il carcere ha bisogno di importanti interventi di ristrutturazione, a cominciare dal centro clinico che non viene ammodernato da quando è stato aperto. Intanto proprio in questi giorni il Comune sta definendo la data in cui la commissione Politiche sociali andrà a visitare, per rendersi conto direttamente delle carenze, il carcere insieme al garante dei detenuti, avvocato Alberto Marchesi.
di Giovanna Corrieri
La Nuova Ferrara, 14 settembre 2019
Celebrato, ieri nella Casa Circondariale di via Arginone, il 202° anniversario della fondazione del corpo di Polizia Penitenziaria che, sempre più spesso oggi, "si trova a operare in condizioni oggettivamente problematiche", come ricordato nel messaggio, per l'occasione, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "e a far fronte a sempre più frequenti situazioni di tensione acuite dal problema del sovraffollamento". La cerimonia è stata l'occasione per fare il punto sulla situazione della Casa circondariale ferrarese.
Nella sua relazione tecnica il comandante Annalisa Gadaleta ha sottolineato il numero in costante crescita dei detenuti, 378 attualmente, e le numerose iniziative per la formazione e il benessere del personale di cui si è reso protagonista nel tempo il reparto ferrarese: il 2018 ha visto 403 ingressi totali, 74 detenuti hanno potuto fruire, dato in costante aumento, di permessi o licenze; grande importanza è stata data, poi, ai legami familiari per chi è recluso, con 5779 colloqui in un solo anno, di cui 442 effettuati in area verde; e grande attenzione è stata data al monitoraggio delle condotte di radicalizzazione dei ristretti di fede islamica.
Per quanto riguarda la formazione del personale, la relazione ha ricordato quella antincendio, per esempio, che a breve comincerà e coinvolgerà 108 agenti: "il Comune ci sta offrendo anche questa possibilità", ha sottolineato il neo direttore Maria Nicoletta Toscani, "ci è molto vicino - ha aggiunto - e ci ha già donato per il personale anche condizionatori che posizioneremo nella mensa e masserizie per ristrutturare un carcere che gestisce detenuti di una certa portata, soggetti con reati veramente efferati, e che già da tempo è valorizzato dalle istituzioni della città".
Gadaleta si è detta fiera anche della collocazione in carcere della prima panchina rossa contro la violenza sulle donne, "simbolo sempre vivo di una battaglia che è purtroppo sempre attuale", e ha ricordato, fra le iniziative per il benessere del personale, i tornei di Beach tennis, e fra quelle di solidarietà, la Befana del Poliziotto, con l'acquisto di doni per i piccoli pazienti dell'ospedale di Cona.
Un messaggio è anche arrivato la ministro della Giustizia Bonafede: "il Governo ha previsto per il 2019 investimenti nel personale, con 1.300 unità in più, e una straordinaria e ordinaria manutenzione delle carceri" per far fronte alla difficile situazione che vede "un numero di aggressioni in carcere, nel giugno 2018, pari a 803, con una media di 2 aggressioni al giorno" .
di Nicola Munaro
Il Gazzettino, 14 settembre 2019
Sovraffollamento, problema cronico: 245 detenuti per una capienza di appena 160 posti. Numeri scarsi, orari di lavoro quasi raddoppiati, cinque mila ore di straordinari non pagati da inizio 2019 a oggi. E ancora divise tecniche per affrontare il servizio in laguna assenti, così come deficitaria è la manutenzione sui mezzi acquatici tanto che cinque imbarcazioni sono da tempo ferme ai box perché mancano i fondi per rimetterle a nuovo.
Questa è la fotografia scattata ieri mattina dall'Uspp, l'unione dei sindacati della polizia penitenziaria, che ha visitato la casa circondariale di Santa Maria Maggiore. Obiettivo: evidenziare le (tante) pagine nere, applaudire le (poche) pagine bianche e immagazzinare tutti i dati da far arrivare poi al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e alla Direzione dell'Amministrazione Penitenziaria per denunciare la situazione del carcere di Venezia "per cui servirebbe una specificità. A Venezia tutto è più complicato e tutto costa di più, anche in termini di servizi", chiarisce Giuseppe Moretti, presidente dell'Uspp.
I numeri sono quelli che danno lo spaccato migliore di quella che lo stesso Dap considera una "sede disagiata". A Santa Maria Maggiore ci sono 174 agenti in servizio e ne servirebbero almeno 40 in più. I detenuti sono 245, ma i posti sono 160: il saldo è +75. "Senza contare che questa struttura come carcere di sede di Corte d'Appello vede circa 500 ingressi e uscite all'anno: il volume di passaggio è ben maggiore rispetto alla numero dei detenuti stanziali" fa presente ancora Moretti. Capitolo dolente, le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria.
"Da contratto sono sei ore che vengono aumentate a otto con uno straordinario organico - denuncia Leo Angiulli, segretario regionale Uspp - ma ci sono stati casi, non poi così isolati, in cui gli agenti hanno lavorato per dodici ore di fila. E per quanto riguarda gli straordinari, non sono pagati. Da inizio anno l'amministrazione è già indietro di 5 mila ore". Sul banco degli imputati anche le condizioni della caserma di alloggio del personale. Così il segretario provinciale Umberto Carrano: "Si va facilmente in overbooking e ci sono agenti costretti a dormire fuori Venezia. Per loro poi si presenta il problema di dove parcheggiare per arrivare a lavoro. C'è da considerare che gli accasermati servono, sono i primi a entrare in azione nelle emergenze". Tra i nodi da risolvere al carcere di Venezia, anche la mancanza di di un comandante di reparto che viene coperta da un inviato di Roma "che cambia ogni sei mesi", segnala ancora Moretti.
Oltre alle imbarcazioni ferme perché non ci sono i fondi, altre non vengono manutenute per lo stesso motivo. "Servono investimenti in uomini e mezzi - conclude il presidente Uspp. Lo chiedono anche i nuovi regolamenti a livello europeo che sottolineano come i detenuti debbano essere più liberi dentro al carcere. Per far sì che succeda, ecco la necessità di avere maggiori agenti. Anche per sedare le aggressioni: in quest'anno ce ne sono già state diverse".
98 rifugiati salvati dalla Libia e trasferiti in Italia. Unhcr: "In migliaia hanno bisogno di aiuto"
di Annalisa Cangemi
fanpage.it, 14 settembre 2019
98 migranti vulnerabili trasferiti dalle carceri libiche in Italia dall'Agenzia Onu per i rifugiati. Con questa operazione sale a 1.474 il numero di rifugiati vulnerabili assistiti dall'Unhcr ed evacuati dalla Libia nel 2019; tra essi, 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 reinsediati in Europa e Canada. Che la Libia non fosse un luogo sicuro l'Onu lo aveva già dichiarato in più di un'occasione.
Nel Paese nordafricano i diritti delle persone, rinchiuse nei centri di detenzione, vengono sistematicamente violati. Oggi l'Agenzia Onu per i Rifugiati è passata ai fatti. Un gruppo di 98 rifugiati è stato evacuato dalla Libia in Italia. Si tratta della terza evacuazione umanitaria diretta realizzata quest'anno verso il nostro paese.
L'Unhcr ha spiegato che "con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un'ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione". I rifugiati vengono da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan, e tra esse vi sono anche 52 minori non accompagnati. Il più piccolo migrante portato in Italia è Yousef, un bimbo somalo di sette mesi nato in un centro di detenzione e in viaggio insieme ai genitori. La maggior parte dei rifugiati è stata a lungo trattenuta nelle carceri, alcuni per oltre otto mesi. Prima dell'evacuazione, l'Agenzia internazionale ha ottenuto il rilascio dei rifugiati dai centri di detenzione e li ha trasferiti in un Centro di Raccolta e Partenza (Gathering and Departure Facility - GDF) a Tripoli, dove i migranti hanno ricevuto cibo, riparo, cure mediche, supporto psico-sociale, e anche abiti e prodotti igienici.
Con questa operazione sale a 1.474 il numero di rifugiati vulnerabili assistiti dall'Unhcr ed evacuati dalla Libia nel 2019; tra essi, 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 reinsediati in Europa e Canada. "Oggi abbiamo trasferito al sicuro 98 persone, ma sono ancora poche rispetto alle migliaia che hanno bisogno di aiuto.
Nei centri di detenzione ci sono ancora oltre 3.600 rifugiati. Dobbiamo urgentemente trovare una soluzione per loro, come per migliaia di rifugiati più vulnerabili in contesti urbani", ha detto Jean-Paul Cavalieri, capo della missione per la Libia dell'Unhcr. L'Agenzia Onu per i Rifugiati esprime la propria gratitudine per la cooperazione del ministero dell'Interno libico e per il supporto dell'organizzazione partner LibAid nel garantire il rilascio e il trasferimento dei rifugiati.
"L'evacuazione di oggi - ha spiegato Roland Schilling, Rappresentante Regionale per il Sud Europa dell'Unhcr - è un esempio di solidarietà, ringraziamo il Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del Ministero dell'Interno e la Polizia di Frontiera per averlo reso possibile. Ci auguriamo che altri paesi seguano questo esempio e realizzino simili operazioni umanitarie salva-vita".
di Cenzio Di Zanni
La Repubblica, 14 settembre 2019
L'appuntamento, organizzato con Repubblica Bari, è per venerdì 20 settembre alle 19.15, negli spazi dell'auditorium San Luigi di via Mario Pagano. Prima con la proiezione della pellicola prodotta da Clipper Media e Rai Cinema. Poi con una fra le protagoniste del tour della Corte Costituzionale.
Se la pietra miliare dei Dialoghi di Trani 2019 è l'idea di un'etica della responsabilità "che tiene presente la libertà propria e quella degli altri" - come si legge nella presentazione dell'iniziativa - la rassegna non può prescindere dal tema delle carceri.
Dalla vita sospesa oltre le sbarre, dalla rieducazione del condannato messa nero su bianco nella Costituzione. Lo sanno bene da queste parti. Tanto da mettere in cartellone la proiezione del docu-film di Fabio Cavalli, Viaggio in Italia, la Corte costituzionale nelle carceri. L'appuntamento, organizzato con Repubblica Bari, è per venerdì 20 settembre alle 19.15, negli spazi dell'auditorium San Luigi di via Mario Pagano.
Prima con la proiezione della pellicola prodotta da Clipper Media e Rai Cinema. Poi, con una fra le protagoniste del tour della Consulta: Marta Cartabia, 53 anni, vicepresidente della Corte dall' 8 marzo 2018, giudice costituzionale da settembre 2011 e docente di Diritto costituzionale all'università di Milano Bicocca. La stessa che i bookmakers, secondo le indiscrezioni circolate nei giorni caldi della crisi di governo, davano come favorita per succedere al premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi.
Prima dell'intervista con la giornalista di Repubblica Liana Milella, risponde dall'università di Yale, nel Connecticut (Usa), dov'è impegnata nel Global Constitutionalism Seminar, il ciclo di conferenze che dal 1996 chiama a raccolta i giudici delle corti supreme e delle corti costituzionali di tutto il mondo.
"Il docu-film è stata un'esperienza molto importante. Per la Corte, da un lato, perché ci ha consentito di conoscere una realtà non molto frequentata e di rendere presente il valore della Costituzione come fondamento della tutela di tutti. E dall'altro per i detenuti - assicura - perché penso che l'incontro con i giudici della Corte sia stata l'occasione per sentirsi parte integrante, anche se in una condizione particolare, della comunità civile a cui si rivolge la Costituzione".
Oltre oceano sono passate da poco le 10 del mattino e la professoressa anticipa il bilancio dell'esperienza dei sette giudici nei sette penitenziari italiani, da San Vittore (Milano) al carcere femminile di Lecce, passando per Rebibbia (Roma). "Come in tutti gli incontri veri, l'effetto è stato positivo per entrambe le parti. Il docu-film è uno strumento che intende condividere questa esperienza con tutti coloro che avranno la curiosità e la pazienza di assistere alla proiezione". Il film è andato in onda in uno Speciale Tg1 domenica 9 giugno.
Il viaggio dei giudici delle leggi nel girone delle carceri è condotto da Sandro Pepe, un gigante buono con la divisa della polizia penitenziaria. Rievoca il Viaggio in Italia di Guido Piovene degli anni Cinquanta. Ma è il viaggio fra due umanità, "entrambe chiuse dietro un muro e apparentemente agli antipodi". Dicono dalla Consulta: "Da un lato c'è la legalità costituzionale, dall'altro l'illegalità, ma anche la marginalità sociale" . I muri cadono in un'esperienza che è un unicum nella storia della Corte, nata nel 1956. L'anno in cui Piovene chiudeva il suo Viaggio.
di Nicola Paoli
quotidianosanita.it, 14 settembre 2019
Presso l'Assessorato alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia della Provincia Autonoma di Trento, ad integrazione dell'Accordo provinciale della medicina generale, nel corso del Comitato provinciale per la medicina generale svoltosi questa mattina in V. Gilli a Trento, è stata firmata da tutte le OOSS della medicina generale, dalla Provincia e dall'Apss la modifica che riguarda la medicina generale nell'assistenza medica carceraria di Spini di Gardolo.
Si tratta di un progetto di vasto respiro, a valenza pluriennale e provinciale, costruito con un accordo tra le parti che finalmente hanno dato prova di unione di intenti per una classe di assistiti molto fragile, e che per la prima volta in assoluto, nella nostra provincia, coinvolge i medici di continuità assistenziale.
Cinque punti del progetto, a nostro avviso, sono fondamentali:
1) Viene riconosciuto al Sindacato della medicina generale un ruolo determinante e decisivo anche per il futuro dell'accordo.
2) Vengono messe in sicurezza le guardie mediche della sede di Trento Centro, che d'ora in poi saranno utilizzate solo per la popolazione residente e domiciliata nel Comune di Trento.
3) Vengono stanziate risorse importanti ed ulteriori a quelle attualmente a disposizione per la medicina generale, per coloro che volontariamente decideranno di lavorare all'interno della struttura carceraria di Spini di Gardolo.
4) L'attività lavorativa sarà H24, 38 ore settimanali per ogni medico inserito nella struttura.
5) Per la prima volta si attua in Trentino un progetto lavorativo di integrazione ospedale territorio con il riconoscimento della valenza dei medici di medicina generale che faranno parte di un servizio medico multi-professionale integrato tra medicina generale, dirigenti medici ospedalieri, specialisti e personale assistenziale di supporto...cioè quello a cui tendevamo con le Unità di cure complesse primarie e tende ancora la medicina generale al di là e di più delle aggregazioni funzionali territoriali.
Cisl medici del Trentino ringrazia l'Assessorato alla salute di Trento, ed in particolare modo il Direttore Generale dott. Ruscitti, nonché l'Apss di Trento, per la disponibilità dimostrata in questa circostanza e si augura che con essa si possa aprire una nuova stagione di concordia, magari con progetti analoghi per le cure intermedie o per i codici bianchi e verdi presso i Pronto soccorso territoriali.
*Segretario Generale Cisl medici del Trentino
tusciaweb.eu, 14 settembre 2019
L'assessora Antonella Sberna annuncia la fase operativa della collaborazione dopo aver incontrato il direttore di Mammagialla D'Andria. L'assessore si Servizi sociali Antonella Sberna si è recata presso la casa circondariale di Viterbo, dove ha incontrato il direttore Pierpaolo d'Andria per dare inizio alla fase operativa della collaborazione tra comune e carcere, circa le attività da svolgere all'interno del penitenziario.
La sinergia tra i due soggetti si inserisce all'interno del progetto di mediazione a sostegno della comunicazione per i detenuti, per il quale il distretto VT3 ha ottenuto un finanziamento per due esercizi finanziari di 120mila euro. "Si concretizzano le azioni annunciate in occasione del consiglio comunale straordinario dello scorso giugno - commenta l'assessore Sberna.
La collaborazione con l'istituto penitenziario di Mammagialla inizia a prendere forma nella creazione di un servizio che mira a favorire un miglioramento delle condizioni generali all'interno del carcere. Con il direttore abbiamo discusso delle varie azioni da mettere in campo e previste dal finanziamento e il comune sta provvedendo alla predisposizione degli atti amministrativi per l'erogazione tempestiva dei fondi".
"E' importante dare continuità agli impegni presi e con il comune di Viterbo siamo al lavoro. Presto saranno visibili i risultati di questa collaborazione per il bene della popolazione detenuta e di tutti gli operatori che lavorano nella casa circondariale di Viterbo" conclude il direttore D'Andria.
di Emanuele Cammaroto
Il Sicilia, 14 settembre 2019
Il Comune di Taormina ha sottoscritto un accordo di convenzione con la Casa Circondariale Gazzi di Messina e con l'Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Messina per il reinserimento dei detenuti nella società mediante attività di pubblica utilità che verranno svolte nel territorio di Taormina. L'iniziativa riguarderà un numero di detenuti che verrà stabilito in via definitiva quanto prima e che potranno essere sino ad un massimo di otto soggetti.
L'intesa è stata formalizzata nella mattinata di ieri nel corso di un incontro a Messina tra il vicesindaco di Taormina, Enzo Scibilia, il direttore della Casa Circondariale Gazzi di Messina, Angela Sciavicco, e il direttore dell'Uepe di Messina, Angelina Fusco.
"Si tratta di persone che hanno commesso dei reati minori - spiega Scibilia. Il Comune di Taormina le impiegherà per attività socialmente utili e nello specifico alla Villa comunale, nei cimiteri di Taormina e Trappitello e per opere di tinteggiature sul territorio, secondo modalità che verranno stabilite ovviamente di concerto con i responsabili della Casa Circondariale Gazzi e UEPE, che ringraziamo sin d'ora per aver mostrato un forte impegno e un'ammirevole sensibilità in questa importante iniziativa. Le persone che svolgeranno le attività di questo progetto a Taormina saranno soprattutto delle donne".
Si tratta di persone "condannate in esecuzione penale esterna o intramuraria e/o imputati sottoposti all'istituto giuridico della convenzione presso il tribunale ordinario competente per opportunità lavorative ed occupazionali per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità e in tal senso ai detenuti viene data la possibilità di esprimere la volontà di espletare l'attività a titolo gratuito e di volontario".
"Il Comune di Taormina - afferma Sciavicco - è stato il primo a dare adesione a questa iniziativa, che si basa su adesione volontaria e che prevede l'impegno di detenuti che espiano la pena in misura alternativa e per detenuti che saranno coinvolti quindi attivamente in dei progetti utili per la collettività. Si tratta di persone che hanno avviato un percorso e che hanno mostrato di voler dare un apporto alla società, reinserendosi nella stessa e allontanandosi in modo fattivo da qualsiasi logica deviante o anti-sociale".
"L'importanza di questo progetto - spiega Fusco - sta nell'impegno fattivo da parte di tutti affinché questo progetto abbia un contenuto e una valenza inclusiva e una corretta visione trattamentale su una tematica della quale si parla spesso con una lettura pregressa. I detenuti che si impegnano in queste attività vogliono rientrare in un contesto sociale virtuoso e pienamente rispettoso della collettività".
gnewsonline.it, 14 settembre 2019
Due appuntamenti musicali, che si preannunciano di grande impatto emotivo, animeranno due sabati di settembre nella casa di reclusione di Mamone-Onanì (NU).
Domani esibizione del gruppo "La Basulata", complesso che divulga e preserva il folklore, la cultura, l'arte, la musica dell'intera vallata del Medio Volturno e, più in generale, del territorio compreso tra il Monte Maggiore ed il massiccio del Matese in Campania. Il 21 settembre 2019 è la volta del gruppo sardo di musica autoctona " Mesana e Memmeke".
I due eventi culturali musicali - promossi dalla direttrice dell'Istituto, Caterina Sergio, condivisi dal Comandante di reparto Francesco Dessì in collaborazione con i Funzionari giuridico pedagogici Alessandra Onnis e Anna Di Tommaso, oltre che essere occasione di gioioso intrattenimento culturale saranno un momento di riflessione, capaci di regalare emozioni, perché la musica è libertà e condivisione.
Settembre è il mese di saluto dell'estate durante il quale in tante comunità sarde si vivono momenti di festa per celebrare i santi patroni e godere delle ultime miti serate. I due appuntamenti sono occasioni importanti nei quali i detenuti potranno beneficiare di un momento ricreativo ma soprattutto di opportunità di incontri fra la Comunità esterna e la realtà penitenziaria, al fine di creare ponti e non mura proiettandosi verso un futuro di auspicabile cambiamento.
La crescita sociale è possibile laddove le due realtà, nel prendersi cura delle reciproche debolezze, trovano il punto di forza che nasce dall'incontro costruttivo e propositivo teso a valorizzare e dare dignità alle persone ai margini della società".
(Articolo a cura degli operatori della Casa di Reclusione di Mamone - Onanì)









