di Gianni Oliva
La Stampa, 29 luglio 2025
Si apre la discussione sui problemi del sistema formativo. Mali aggrovigliati di una scuola senza identità. Massimo Cacciari ne ha tracciato un profilo giustamente severo su La Stampa di ieri, descrivendo un sistema oppresso dalla burocrazia e ingessato in un metodologismo astratto, dove il successo formativo si misura solo sulla percentuale di coloro che finiscono il corso negli anni previsti e dove lo Stato abdica alla sua funzione politica essenziale, quella di investire nella formazione. Difficile non concordare con il pessimismo che emerge dalle sue riflessioni. Nella deriva della nostra scuola ci sono tuttavia passaggi che richiamano a precise responsabilità politiche.
di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 29 luglio 2025
La Corte non sembra essersi pronunciata nel merito ma aver dichiarato la questione inammissibile per ragioni puramente processuali. La sentenza della Corte costituzionale anticipata dal comunicato di venerdì scorso interviene nuovamente sulla materia del fine vita, dopo le sentenze del 2019 e del 2024 che però riguardavano la fattispecie del suicidio assistito, mentre quella annunciata venerdì riguarda l’omicidio del consenziente, e cioè l’eutanasia.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 29 luglio 2025
No all’accesso civico sul Cpr di Gjader. Per sapere qual è la base normativa del rimpatrio di cinque cittadini egiziani avvenuto il 9 maggio scorso, nella prima e finora unica deportazione direttamente da Tirana, il manifesto aveva avanzato una richiesta di accesso civico. Voleva semplicemente sapere quali accordi tra Italia e Albania permettono questa prassi. Un’operazione che, comunque, solleva vari dubbi di compatibilità con la direttiva rimpatri: basti pensare che secondo la Cassazione, la quale ha interpellato la Corte di giustizia Ue, la compatibilità è incerta perfino sul solo trasferimento a Gjader, quindi fuori dal territorio nazionale, dei migranti “irregolari”.
di Oscar Iarussi
Avvenire, 29 luglio 2025
“Restate con noi, torniamo tra pochissimo, dopo la pubblicità…”. A seguire i telegiornali o i programmi serali cosiddetti “di approfondimento” si coglie una divaricazione crescente tra l’idea di morte e quella di guerra, dall’Ucraina a Gaza, fino al recente conflitto missilistico tra Israele-USA e Iran. È uno scollamento concettuale tanto più evidente quando scrolliamo i video di Instagram e Facebook, laddove il monito iniziale che talora mette in guardia dalla violenza delle immagini serve sì e no a esorcizzare la visione di una strage o dell’assassinio attuato da un drone. Vi assistiamo senza batter ciglio, prima di passare a tutt’altro contenuto e spesso frivolo. Si direbbe una regressione antropologica da cui deriva anche l’incapacità di distinguere il virtuale dal reale e il vero dal falso.
di Leonardo Fiorentini
L’Unità, 29 luglio 2025
Un approccio diverso che punta a ridurre la violenza tutelando i rapporti sociali, il lavoro, la casa. Insomma, a salvare le vite libere piuttosto che continuare a rinchiuderle in galera. Mentre in vista della campagna per le elezioni di midterm il presidente americano apre una nuova stagione di repressione sociale. Cinque. Tanti sono stati gli omicidi registrati nel mese di aprile 2025 a Baltimora. Un numero che, preso isolatamente, potrebbe dire poco. Ma nel contesto di una città di quasi 600.000 abitanti che nel 2019 contava 348 omicidi (quando in tutta Italia se ne registrarono 315), rappresenta un evento storico: è il dato mensile più basso registrato da quando, negli anni 70, si iniziarono a raccogliere statistiche.
di Claudia Bettiol
valigiablu.it, 29 luglio 2025
Cosa succede ai civili ucraini detenuti nei territori occupati dalla Russia e cosa dovrebbe fare l’Europa? “Jevhen Matveev, sindaco della città di Dniprorudne, regione di Zaporižžja. È stato catturato a inizio invasione perché si è rifiutato di cooperare con i militari russi, poi torturato e infine ucciso in prigionia; almeno il suo corpo è ritornato”, racconta Nataliia Jaščuk, Senior War Consequences Officer al Centro per le libertà civili - associazione ucraina che si occupa di diritti umani, vincitrice del Nobel per la Pace 2022 - snocciolando una carrellata di nomi e informazioni su persone, civili e militari, finite nella morsa della prigionia in Russia e nei territori occupati, Crimea inclusa.
di Luca Foschi
Avvenire, 29 luglio 2025
B’Tselem e Physicians for Human Rights (Phr) utilizzano la parola per descrivere le politiche attuate dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese nella Striscia. “Non avremmo mai immaginato di scrivere questo rapporto, ma negli ultimi mesi abbiamo visto una realtà che non ci ha lasciato nessuna scelta se non quella di riconoscere la verità: Israele sta commettendo un genocidio”. Lo ha detto in ebraico, arabo e inglese la presidente dell’Ong B’Tselem, Orly Noy. È la prima volta che due Ong israeliane, B’Tselem e Physicians for Human Rights (Phr), utilizzano la parola genocidio per descrivere le politiche attuate dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese nella Striscia di Gaza. L’occasione è stata la pubblicazione di due studi che raccolgono una considerevole mole di dati, testimonianze e documenti, presentati alla stampa riunitasi nella sala conferenze dell’hotel Ambassador, nel quartiere di Sheikh Jarrah, Gerusalemme Est.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 29 luglio 2025
Non è emersa alcuna credibile prova che il carcere costituisse un obiettivo militare. Gli attacchi, avvenuti in un giorno lavorativo e in un orario di visite - hanno ucciso o ferito decine di civili. “Stanno sganciando bombe su di noi. Alcune persone sono ferite, le finestre sono in frantumi, siamo tutti sparpagliati … Adesso hanno colpito ancora. Non so, a me pare una cosa intenzionale. Ma bombardare una prigione è una cosa priva di logica e incompatibile con ogni codice di condotta. Loro [le autorità della prigione] hanno chiuso la porta e non abbiamo alcuna notizia”. Sono le parole dette, in una concitata telefonata ai familiari, dal dissidente politico iraniano Mohammad Mourizad, dall’interno della sezione 8 della prigione di Evin, a Teheran.
di Samuele Ciambriello
L’Edicola del Sud, 28 luglio 2025
Da decenni i numeri dei suicidi, del sovraffollamento, delle pessime condizioni igieniche sanitarie, dei detenuti chiusi per 20 ore al giorno nelle celle, delle poche misure alternative al carcere, dell’eccessivo uso del carcere preventivo ci inducono a pensare che è difficile parlare di un “carcere nella Costituzione”, perché semplicemente non esiste nella realtà. Non esiste, oggi, un carcere che incarni i principi costituzionali. Il carcere della Costituzione è un luogo ideale, secondo alcuni una mera utopia irrealizzabile, sicuramente un obiettivo ancora lontano ma, almeno io credo, essenziale per affrontare seriamente e realisticamente questo problema.
di Andrea Oleandri*
Ristretti Orizzonti, 28 luglio 2025
La vera emergenza è adesso e non si affronta con nuove carceri, ma con coraggio politico, depenalizzazione, misure alternative credibili e rispetto per la dignità umana. Aumentano le persone detenute, peggiorano le condizioni di vita, si moltiplicano le proteste, i suicidi e le segnalazioni di trattamenti inumani. È questa la fotografia impietosa che offre “L’emergenza è adesso”, Rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone, frutto di 86 visite negli istituti penitenziari italiani effettuate negli ultimi 12 mesi dal nostro Osservatorio.











