di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2025
I dubbi sull’esito incerto del referendum: “Vinciamo? Ci affidiamo ai cittadini”. E cambia versione sulla lettera Anm. Alla fine del 2024, parlando alla Camera coi colleghi di maggioranza, non aveva dubbi: il referendum sulla separazione delle carriere andrà bene, perché “ai magistrati non crede nessuno, la loro credibilità è al 30%”. Oggi il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha cambiato idea. Il referendum sulla Giustizia si avvicina e il guardasigilli inizia a mostrare i primi dubbi a chi gli chiede se c’è la convinzione di vincere: “No, i sondaggi dell’Anm dicono una cosa, il sondaggio di Swg un’altra “Ci affidiamo ai cittadini”, spiega all’ora di pranzo ad alcuni cronisti tra cui quello del Fatto alla buvette della Camera.
di Andrea Mirenda*
Il Dubbio, 30 luglio 2025
Il dibattito sulla riforma divide: c’è chi parla di “mortificazione” e chi lo vede come rimedio al correntismo. Ecco perché il sorteggio può restituire autorevolezza e tutela della legalità a Palazzo Bachelet. Suole ripetersi che il sorteggio sarebbe lesivo della rappresentatività del Csm. C’è chi, ieri - il capo della Dna Giovanni Melillo e il Sole 24 Ore - ha parlato addirittura di “mortificazione” dell’autorevolezza dei nuovi organi consiliari. Occorre intendersi. Se si vuol dire che il metodo stocastico esclude la “rappresentanza politica” del Csm, possiamo stare sereni: lo ha già detto, almeno un paio di volte, la nostra Corte costituzionale sicché la riforma in cantiere altro non farà che ribadirlo... e giustamente. Perchè un Csm politicizzato, come quello che purtroppo conosciamo, qui e lì scodinzolante alla maggioranza parlamentare di turno, corre sovente il rischio di divenire la prima minaccia all’indipendenza del singolo magistrato (specie se “cane sciolto”), esponendolo - a sua volta - agli umori (variabilissimi) della maggioranza consiliare del momento. Con buona pace della sua soggezione “soltanto alla Legge”.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 30 luglio 2025
I condannati per reati ostativi possono essere esclusi dall’accesso alle pene sostitutive, ma l’esecuzione delle pene detentive deve rispettare i principi di rieducazione e umanità imposti dalla Costituzione. La Consulta, con la sentenza i39, salvala riforma Cartabia che nega l’applicazione delle misure alternative al carcere ai condannati per i cosiddetti reati ostativi previsti dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario. Per il giudice delle leggi, rientra nella discrezionalità del legislatore sbarrare l’accesso al “beneficio” agli autori di una serie di reati, che vanno dall’associazione di tipo mafioso, alla violenza sessuale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 luglio 2025
La Corte Costituzionale salva la norma della riforma Cartabia che esclude le pene alternative per reati gravi, ma lancia un richiamo duro sulle condizioni detentive: numeri fuori controllo che non praticano rieducazione. La Corte Costituzionale ha depositato una sentenza destinata a fare chiarezza su uno dei nodi più delicati della riforma della giustizia penale: l’esclusione dei condannati per reati gravi dalle nuove pene sostitutive introdotte dalla riforma Cartabia. Con la sentenza numero 139, i giudici costituzionali hanno dichiarato legittime le limitazioni previste per i cosiddetti reati ostativi, ma hanno al tempo stesso ribadito con fermezza che l’esecuzione delle pene detentive deve sempre rispettare i principi di umanità e finalità rieducativa sanciti dalla Costituzione. Principi che, sottolineano, non risultano attualmente garantiti in presenza di criticità strutturali come il sovraffollamento.
di Adriano Agatti
La Provincia Pavese, 30 luglio 2025
Il 36enne era in cella da solo, si è impiccato con le lenzuola. La Procura ha aperto un fascicolo per chiarire l’episodio. Ennesimo suicidio nel carcere di Torre del Gallo: è il tredicesimo dal 2021. La media è di oltre tre ogni anno. Ci sono stati anche alcuni tentativi di togliersi la vita sventati dalla polizia penitenziaria. Domenica sera si è suicidato un detenuto originario dell’est Europa che aveva 36 anni: si è impiccato alla porta della sua cella in un settore della parte vecchia del carcere. Il medico non ha potuto far altro che constatare il decesso e il corpo è stato trasferito all’istituto di Medicina legale. Un primo rapporto è stato inviato negli uffici della Procura della Repubblica di Pavia ed è stata aperta un’inchiesta. Sarebbe stata anche disposta l’autopsia ma non ci sono dubbi per il suicidio. Da chiarire invece il motivo che ha portato il detenuto a togliersi la vita.
di Mara Varoli
Gazzetta di Parma, 30 luglio 2025
Un detenuto italiano di 53 anni si è suicidato intorno alle 17.20, impiccandosi nel carcere di Parma. Ne ha dato notizia il Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri. “L’uomo, un detenuto ad alta sicurezza per reati associativi - spiega - era in isolamento dal 2 maggio scorso per un motivo sanitario. Si è impiccato con l’elastico delle sue mutande. La stessa identica modalità con cui a Ferragosto dello scorso anno un cittadino di origine tunisina si suicidò a Parma, sempre in isolamento, nella cella 3, il detenuto di oggi è morto nella cella 4”. Si tratta del settimo suicidio in carcere in Emilia-Romagna dall’inizio dell’anno: 4 sono avvenuti a Modena, uno a Bologna, uno a Reggio Emilia e oggi, l’ultimo, a Parma.
di Dmitrij Palagi*
facebook.com, 30 luglio 2025
“Se una persona si toglie la vita in carcere, a me non interessa”: lo ha detto un ascoltatore durante una rassegna stampa a cui ho partecipato stamani. Non mi ha sconvolto. Mi ha fatto arrabbiare. Non per lui, a cui auguro di non ritrovarsi mai in una condizione di bisogno intorno a persone con poca umanità. Ma per la società in cui viviamo, che rende pensabile, dicibile e apparentemente accettabile quel pensiero. Perché in carcere nella maggioranza dei casi si scarica quello che la società non sa affrontare. Avviene così in molti contesti di marginalità, povertà e malattia.
livornotoday.it, 30 luglio 2025
Solimano: “Alle Sughere c’è un sovraffollamento del 33%, occorre intervenire subito”. Lo scorso maggio, il garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano, denunciò pubblicamente la situazione delle Sughere tra “celle piene di muffa e finestre inutilizzabili”. A distanza di poco meno di cinque mesi lo stesso Solimano è voluto tornare sull’argomento chiedendo “l’immediata apertura dei nuovi padiglioni e che si metta fine alla situazione di degrado e di mancanza di dignità delle persone ristrette all’interno dei reparti di media sicurezza e del personale costretto ad operare in condizioni critiche ed insalubri. Ai problemi strutturali si aggiunge un sovraffollamento che ormai ha raggiunto nella nostra casa circondariale il tasso del 133%, mentre il personale rimane sotto organico.”
La Presse, 30 luglio 2025
“Questo non è che sia diventato un residence per giovani borghesi, resta un carcere minorile. Però la violenza tra i ragazzi, tra gli agenti e i ragazzi e anche la violenza nei confronti del mobilio è molto diminuita”. Così don Gino Rigoldi, ex cappellano dell’istituto penale minorile Cesare Beccaria di Milano e presidente della Comunità Nuova onlus, commenta il rapporto dell’associazione Antigone che colloca l’istituto milanese in uno degli ultimi posti tra gli Ipm italiani. “Noi cerchiamo di seguire alcune strade per favorire il reinserimento attraverso l’articolo 21, cioè il lavoro esterno, il volontariato”, ha spiegato Rigoldi, sottolineando come oggi il clima all’interno dell’istituto sia “più tranquillo” grazie alla presenza di una “brava comandante degli agenti” e di una “brava direttrice”.
di Nicolò Vincenzi
L’Arena, 30 luglio 2025
Il Garante: “Accendiamo una luce sul dramma”. Nel carcere di Montorio, ad oggi, ci sono 630 detenuti a fronte dei 335 posti regolari. Situazione, però, che riguarda tutta Italia. Per questo la Conferenza nazionale dei garanti dei diritti delle persone provate della libertà personale ha invitato per domani (30 luglio) “deputati, senatori, europarlamentari e consiglieri comunali a entrare con noi (i garanti, ndr) negli istituti penitenziari adulti e minorili”. “Bisogna”, aggiungono i garanti, “che la politica intervenga non subito, ma ora!”. Nel documento la Conferenza, parla di sovraffollamento e suicidi e di “emergenza sociale sulla quale occorre interrogarsi per porvi fine immediatamente”.
- Trapani. Situazione al carcere: oggi la visita e la presentazione del report
- Roma. “Impossibile rifarsi una vita dopo il carcere: il lavoro e la casa restano un problema”
- Napoli. L’emergenza sicurezza non c’è: il Tar annulla le “zone rosse”
- Perugia. Al carcere di Capanne la cerimonia conclusiva dei corsi di formazione edile
- Firenze. Il gruppo di detenuti che sono diventati pittori per liberare le emozioni











