Askanews, 27 febbraio 2015
Sono le 10.30 del mattino, è già ora di pranzo per i detenuti del carcere di contea di San Francisco. È in questo momento, che i prigionieri possono avere accesso al distributore di profilattici, situato nell'area ricreativa. Da oltre 25 anni le carceri della contea di San Francisco distribuiscono gratuitamente profilattici per contrastare la diffusione dell'Aids, una pratica che per legge verrà presto estesa alle altre prigioni della California. Giornalista: "È una buona idea?". Detenuto: "Certo. Sesso sicuro", ha risposto questo detenuto.
San Francisco ha iniziato a distribuire condom gratuiti ai detenuti negli Anni Ottanta per arginare la diffusione dell'hiv. Oggi ci sono una dozzina di distributori nelle prigioni della città e ogni mese vengono ritirati circa 2.000 profilattici. Kate Monaco Klien, del dipartimento sanitario di San Francisco: "C'è un'enorme stigmatizzazione a causa dell'Aids nelle prigioni. Ogni tanto alcuni prigionieri ci raccontano di avere usato il profilattico. Anche se far sesso in carcere è vietato, accade". Entro il 2020 la California ha in programma di piazzare distributori di profilattici in circa trenta prigioni di Stato. A differenza dei carceri di contea, che detengono persone in attesa di giudizio, le prigioni di Stato ospitano detenuti con pesanti condanne o ergastolani.
Aki, 27 febbraio 2015
Tre persone sono state condannate a morte e sette all'ergastolo in Bahrain per l'omicidio di tre poliziotti. Lo ha riferito l'agenzia Dpa, precisando che l'episodio risale al marzo scorso, quando tre poliziotti, tra i quali un cittadino degli Emirati, rimasero uccisi nell'esplosione di un ordigno in un sobborgo della capitale Manama. L'attentato arrivò dopo giorni di intensi scontri tra manifestanti antigovernativi e polizia scoppiati dopo la morte di un giovane dimostrante in carcere. Secondo i suoi familiari, il giovane sarebbe morto a causa delle torture subite. Stando a uno degli avvocati della difesa, le autorità hanno anche revocato la cittadinanza ai tre imputati condannati a morte.
La Presse, 27 febbraio 2015
Due ufficiali della polizia egiziana, sospettati di avere ucciso un avvocato mentre si trovava in custodia, sono stati arrestati su ordine di un procuratore e potrebbero essere accusati di omicidio. Lo hanno riferito fonti giudiziarie, spiegando che gli ufficiali, un tenente colonnello e un maggiore, saranno trattenuti in carcere per quattro giorni in attesa dei risultati delle indagini sulla morte dell'avvocato Karim Hamdy, avvenuta martedì.
Hamdy, 27 anni, è morto a causa delle torture subite mentre era in detenzione, due giorni dopo essere stato arrestato. Il rapporto iniziale sul suo corpo mostra che ha subìto la frattura di alcune costole e percosse che hanno causato lividi ed emorragie al petto e alla testa. Decine di avvocati hanno protestato fuori da un tribunale del Cairo contro la morte di Hamdy, arrestato in casa sua per avere preso parte a manifestazioni dei Fratelli musulmani.
di Anna Lesnevskaya
Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2015
Nadezhda Savchenko, ufficiale delle Forze Aeree ucraine, è stata fermata lo scorso giugno con l'accusa di aver causato la morte di due giornalisti russi. Il Tribunale di Mosca ha respinto l'appello degli avvocati contro la proroga della carcerazione preventiva al 13 maggio. "È in sciopero della fame da 75 giorni, non arriverà a quella data", spiega a IlFattoQuotidiano.it l'attivista Zoya Svetova.
La vita di Nadezhda Savchenko, ufficiale delle Forze Aeree ucraine, è appesa a un filo, e solo un uomo, il presidente russo Vladimir Putin, può decidere se salvarla o lasciarla morire in carcere. Lo spiega a IlFattoQuotidiano.it Zoya Svetova, attivista per i diritti umani russa, che il 24 febbraio ha consegnato al Cremlino una petizione con più di 11 mila firme che chiede di rivedere la misura di carcerazione preventiva applicata alla donna. La Savchenko, detenuta in Russia, è accusata di complicità nell'omicidio di due giornalisti russi nell'Ucraina dell'est. Da più di 75 giorni è in sciopero della fame. Ha perso quasi 20 chili, beve solo dell'acqua e del tè e ormai da più giorni rifiuta le iniezioni di glucosio. "La sua è una protesta contro l'ingiustizia - continua la Svetova - a nostra ultima speranza per scongiurare una tragedia è che Papa Francesco intervenga col patriarca russo. Cirillo potrebbe vincere la resistenza di Putin per cui basterebbe una sola telefonata per salvare la vita alla donna".
Il Tribunale di Mosca ha respinto il 25 febbraio l'appello degli avvocati della militare ucraina contro la proroga della carcerazione preventiva al 13 maggio. "Non arriverà a quella data", dice sconfortata la Svetova. La donna, una volta di corporatura robusta, assisteva all'udienza sdraiata sulla panchina. Era collegata in video conferenza dal famigerato centro di detenzione di Mosca "Matrosskaja Tishina", dove nel 2009 era stato lasciato morire l'avvocato russo Sergej Magnitskij. La Savchenko però non è intimidita dal rischio al quale va incontro, dice che interromperà lo sciopero solo se gli verranno concessi gli arresti domiciliari all'Ambasciata ucraina di Mosca per il periodo delle indagini preliminari, che ormai vanno avanti da otto mesi senza approdare a nulla di concreto.
Che la donna sia molto pervicace lo dicono non solo gli avvocati di lei, ma anche la sua storia personale. In Ucraina la chiamano "Soldato Jane", ma anche "Giovanna d'Arco". Da piccola sognava di fare la pilota di caccia, ma la prestigiosa Accademia delle Forze Aeree di Kharkiv non accettava allieve femmine.
Allora ha affrontato la gavetta militare dimostrando di essere alla pari dei colleghi uomini. Dopo vari tentativi Nadezhda è riuscita a farsi ammattere a Kharkiv ed è diventata pilota dell'elicottero d'attacco MI-24. In Ucraina era conosciuta già prima che fosse scoppiato questo caso, perché era stata l'unica donna ad aver fatto parte delle forze di pace ucraine in Iraq.
Come raccontato dalla stessa Savchenko, quando il governo di Kiev lanciò l'"operazione antiterroristica" con i ribelli filorussi nell'Est la primavera scorsa, lei si trovava in congedo dal servizio e raggiunse alcuni amici di Maidan, che all'epoca facevano parte di un battaglione volontario ucraino, di stanza nei pressi di Lugansk. Durante uno scontro avvenuto il 17 giugno tra gli ucraini e i separatisti alcuni combattenti di Kiev sono rimasti feriti: mentre la pilota ucraina andava in loro soccorso è stata catturata dalle milizie russe. In un video postato in rete il 19 giugno la si vede in una stanza incatenata a dei tubi, mentre viene interrogata dalle forze prorusse. Vogliono sapere la disposizione del nemico, ma lei non molla. "Anche se lo sapessi, non ve lo direi", risponde con un sorriso.
Dopo, il vuoto. L'ufficiale ucraina ricompare soltanto l'8 luglio in un centro di detenzione nel Sud della Russia, a Voronezh. Il Comitato investigativo russo la accusa di aver causato la morte dei giornalisti russi, Igor Korneljuk e Anton Voloshin, uccisi il 17 giugno da colpi di mortaio, mentre si trovavano nelle vicinanze di Lugansk: l'ufficiale avrebbe fornito alle forze di Kiev le coordinate del luogo in cui si trovavano i reporter.
Le autorità russe sostengono che la Savchenko era riuscita a fuggire dalla prigionia dei separatisti e sarebbe entrata in Russia fingendosi una rifugiata (da qui la seconda accusa contestata alla donna, ossia l'attraversamento illecito della frontiera).
Il 23 giugno, nella regione di Voronezh, sarebbe stata fermata casualmente per un controllo dei documenti, dove si è scoperto che era sospettata nell'ambito dell'inchiesta sulla morte dei giornalisti russi. A quel punto è stata portata in un motel dove avrebbe vissuto per una settimana senza nessuna guardia che la custodisse, mentre gli investigatori russi la interrogavano in qualità di testimone. Il 30 giugno è seguita l'accusa ufficiale e l'arresto, con il trasferimento a Mosca in settembre.
La Savchenko però racconta una storia molto diversa. I separatisti, dice, l'hanno prima bendata e poi portata in Russia per consegnarla alle autorità. Prima dell'arresto ufficiale, era stata tenuta per una settimana, con due sentinelle che le facevano la guardia, in quel famoso motel. Per l'Ucraina, quindi, si tratta di sequestro di persona. Durante la seduta per valutare l'appello degli avvocati, il giudice si è rifiutato di illustrare le prove. Perché non esistono, dicono gli avvocati. La difesa invece ha fornito i tabulati telefonici del cellulare della Savchenko e dei giornalisti uccisi, la cui analisi dimostra che la militare ucraina era stata catturata e portata nel centro di Lugansk per un interrogatorio più di un'ora prima della morte della troupe russa.
"Se fosse colpevole, si sarebbe già arresa, avrebbe patteggiato", è convinta la Svetova, figlia di famosi dissidenti, che di processi politici ne ha visti tanti. "Lo sciopero della fame per la Savchenko è l'unica arma disponibile per chiedere giustizia". Gli appelli della comunità internazionale cadono nel vuoto. Il Senato americano ha approvato a febbraio una risoluzione, chiedendo il rilascio della pilota ucraina. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande hanno sollevato la questione durante il vertice di Minsk dell'11 febbraio. Il Cremlino insiste: "Bisogna aspettare i risultati delle indagini". "I silovik si sentono ricattati dallo sciopero della fame e non vogliono cedere - conclude la Svetova - noi chiediamo a Putin un atto di grazia per una persona che sta per morire".
di Adriano Sansa
Famiglia Cristiana, 26 febbraio 2015
Vi sono entrato molte volte, uscendone poche ore dopo con sollievo mentre l'agente di custodia apriva il pesante portone. Ho visto il carcere nei momenti di relativa tregua dell'affollamento e nelle fasi peggiori. Vi sono stato quando mancava il riscaldamento e nella più drammatica fase della sieropositività e dell'Aids.
di Gianluigi Pellegrino
La Repubblica, 26 febbraio 2015
Il rischio di una giustizia meno attenta agli interessi deboli e collettivi. Di un giudice meno vigile nel controllo sull'abuso del potere. Il rischio di assecondare insieme la peggiore politica e la peggiore giurisdizione, quella più remissiva e corriva. Sono questi i grandi assenti nel dibattito intorno alla nuova disciplina sulla responsabilità civile dei magistrati.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 26 febbraio 2015
Processo civile più equo con meno spazio ai cavilli. Attenuato il principio di non contestazione. La legge sulla responsabilità civile dei magistrati, definitivamente approvata dalla camera il 24 febbraio 2015, obbliga il giudice ad analizzare gli atti del procedimento e a verificare se i fatti raccontati dalle parti trovano conferma o smentita. Altrimenti lo Stato rischia di dover risarcire per colpa grave del magistrato, che ha deciso senza tenere adeguatamente conto degli atti. La legge sulla responsabilità civile provoca, dunque, conseguenze sul piano processuale.
di Giuseppe Di Lello
Il Manifesto, 26 febbraio 2015
Responsabilità civile dei magistrati. Da oggi non ci sarà più bisogno di passare per le forche caudine di un preliminare giudizio di ammissibilità. E su questo punto la riforma rischia di impantanarsi. L'unico argine deve essere alle liti temerarie, come disse il Csm nel 2014.
di Silvio Buzzanca
La Repubblica, 26 febbraio 2015
"Con questa legge sciagurata e punitiva il governo ci caccia le dita negli occhi, è una legge contro i magistrati". Il durissimo commento del giudice milanese Enrico Consolandi riassume lo stato d'animo delle toghe italiane dopo l'approvazione alla Camera della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.
di Sara Menafra
Il Messaggero, 26 febbraio 2015
Non ha mai avuto giudizi teneri, né verso l'Associazione nazionale magistrati né verso i suoi colleghi. E anche nel caso della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, che recentemente ha guidato l'inchiesta Mose, si schiera controcorrente: "È sacrosanto che lo Stato risarcisca davanti ad una decisione ingiusta, anche andando al di là del testo approvato e riconoscendo il pagamento delle spese legali a chi ha subito un processo dal quale è risultato innocente.
Mi pare più strano che il giudice venga punito nel portafoglio. Il magistrato si assicurerà, già oggi siamo tutti assicurati, e non rischierà nulla. Glielo dico in sintesi: un magistrato che manda in galera una persona contra legem non deve pagare, deve essere buttato fuori dalla magistratura".
Tra i punti più controversi della legge c'è quello che riconosce il danno anche per il travisamento del fatto. Lei cosane pensa? "Mi lascia molto perplesso perché si entra nel merito delle vicende e si condiziona la libertà del magistrato quando giudica. C'è poi una contraddizione insanabile: le decisioni più importanti e più gravi sono prese dalla Corte di assise, composta prevalentemente da giudici popolari, che hanno lo stesso diritto di voto dei togati. O il risarcimento riguarda anche loro e allora sarà impossibile trovare cittadini disposti a comporre la Corte, ovvero bisognerebbe prevedere un esonero che sarebbe incostituzionale ma anche irrazionale". Quindi, il suo giudizio complessivo?
"Mi pare che, come è accaduto quando si è deciso di mandare in pensione i 500 magistrati più importanti d'Italia, si è agito con una certa fretta. Come il medico, il magistrato è prima di tutto un uomo che considera i propri interessi oltre a quelli generali. Di fronte alla prospettazione di dover risarcire un imputato facoltoso, potrebbe essere tentato di esprimere giudizi pilateschi. Questi rischi non sono stati considerati a sufficienza".
Come si riesce a valutare il travisamento del fatto? "Difficile dirlo, anche perché lo stesso fatto può essere valutato in diversi modi in tutti i gradi di giudizio. Specie nei casi di colpa medica, la Cassazione ha spesso smentito se stessa, con diverse sezioni e persino diversi collegi all'interno della stessa sezione, che dicono cose diverse su casi simili. Alcune materie sono così complesse che è difficile dire quale sia l'interpretazione giusta e quale quella sbagliata. La giustizia crea scontenti da entrambe le parti e sia nel civile sia nel penale.
La possibilità che ci siano valanghe di ricorsi è molto alta". Violante propone sanzioni forti contro le cause temerarie, che ne pensa? "Condivido la proposta ma non può essere limitata alla sola azione contro i magistrati. Il principio deve valere per tutti, anche per le denunce contro i medici e più in generale contro tutti i cittadini. L'attuale deriva verso una cosiddetta medicina difensiva ci insegna molto. I medici oggi preferiscono non rischiare e domani faranno lo stesso i magistrati".
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