lavocecosentina.it, 9 luglio 2025
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da oltre 30 anni impegnato sul dramma delle carceri, dopo la denuncia, nei giorni scorsi, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto con una nota su La Verità e sul profilo Fb, sulla “emergenza sociale delle prigioni che continua, purtroppo, a far registrare ogni anno un numero impressionante di suicidi e situazioni di grave disagio e sofferenza, in tanti casi particolarmente gravi, disumane e inaccettabili”. “Ha ragione il presidente della Repubblica, è una situazione drammatica. Basta far parlare i numeri per avere un’idea del quadro allarmante che si registra in tutto il Paese, compresa, purtroppo, anche la nostra Calabria. In Italia al 1 luglio 2025 risultano questi dati: tasso di affollamento: 134,19%; totale detenuti: 62.694; posti regolamentari: 51.276; posti disponibili: 46.719.
di Michele Perseni
L’Opinione, 9 luglio 2025
I Radicali italiani lanciano l’allarme carceri. Filippo Blengino sottolinea che il partito ha “promosso, in queste ore, un appello urgente rivolto a tutti i parlamentari per affrontare l’emergenza del sistema penitenziario italiano”. Il segretario dei Radicali italiani ricorda che “l’appello, che richiama il monito del presidente Sergio Mattarella, sottolinea la necessità di intervenire urgentemente per rispondere alla crisi strutturale delle carceri italiane, nel rispetto della Costituzione e dei diritti umani. Diversi parlamentari - prosegue Blengino - hanno già aderito, tra cui Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova (+Europa), Michele Fina (Pd), Marco Grimaldi (Sinistra italiana), Fabrizio Benzoni (Azione), Tommaso Calderone (Forza Italia) e Roberto Giachetti (Italia viva).
di Giulia Melani
Il Manifesto, 9 luglio 2025
“Internati si chiamavano gli ebrei nei campi di concentramento, non sarà un caso. Cà nun s’esce mai”. Con queste parole, nel maggio 2023, una delle persone sottoposte alla misura di sicurezza della Casa di lavoro - un internato, appunto - provava a restituire a un gruppo di ricercatrici e ricercatori de La società della Ragione, la violenza e la profonda ingiustizia della misura di sicurezza detentiva per imputabili. La casa di lavoro è una duplicazione della pena detentiva, che scatta per una sparuta minoranza di persone - le persone internate oscillano tra 200 e 300 in Italia, a fronte di una popolazione detenuta che negli ultimi anni varia tra 50.000 e 65.000 detenuti - dopo aver integralmente scontato la propria condanna. Una “integrazione dei mezzi repressivi”, come la definiva il Guardasigilli Rocco, invenzione di un regime autoritario.
di David Ruffini
Il Sole 24 Ore, 9 luglio 2025
Ambiente di lavoro insostenibile. Il problema non si riduce alla quantità dei detenuti, ma riguarda la qualità del lavoro, la gestione interna e le condizioni umane dentro ciascun istituto. Brissogne, un piccolo comune in Valle d’Aosta, ospita l’unica Casa circondariale della regione: in località Les Îles, attiva dal 1984. Uno dei pochi istituti italiani a non versare in una situazione di sovraffollamento. Al suo interno, sopra la scrivania della direttrice, c’è una busta contenente le dimissioni di un giovane agente di Polizia penitenziaria, in cui viene annunciata non solo la sua intenzione di lasciare il carcere di Aosta, ma quella più generale di ritirarsi dal corpo di Polizia Penitenziaria. Nella lettera di dimissioni vengono denunciate le condizioni lavorative a cui era sottoposto il giovane: carico di lavoro eccessivo, mancanza di chiarezza nei ruoli, pessimo equilibrio tra vita personale e lavoro e, infine, tossicità nell’ambiente lavorativo, con abusi da parte dei superiori gerarchici, aggiungendo la richiesta affinché le dimissioni vengano approvate nel più breve tempo possibile.
di David Allegranti
La Nazione, 9 luglio 2025
“La violenza è endemica, lo Stato non riesce a garantire la sicurezza”. Il sovraffollamento non è il solo problema. L’ora d’aria a 40 gradi è un forno crematorio. “Le carceri sono ormai un luogo pericolosissimo. Sono piazze di spaccio. Il sovraffollamento è soltanto uno dei problemi”, ci dice Emilio Santoro, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Firenze.
di Alessandro De Angelis
La Stampa, 9 luglio 2025
Date e fatti raccontano di una sequenza di forzature senza precedenti. Ieri il penultimo atto, peraltro nel giorno in cui il rapporto della commissione Ue sullo Stato di diritto certifica come in Italia cresce la fiducia nella giustizia e la percezione della sua indipendenza. Nel corso di una riunione sui lavori a palazzo Madama, la maggioranza ha stabilito di “contingentare” i tempi proprio sulla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere. Trenta ore di dibattito in Aula, non una di più. Significa, poiché in calendario c’è anche altro, che l’ultimo atto, ovvero l’approvazione, si celebrerà entro la fine del mese. Prima della pausa estiva. Fine della discussione.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 luglio 2025
Ieri l’ennesimo scontro in Senato tra maggioranza e opposizione. Semaforo verde tra il 16 e il 23 luglio. “The neverending story” era la famosa colonna sonora, cantata da Limahl, musicista britannico di origini francese, resa nota al mondo intero dall’omonimo film di fantascienza del 1984. Ma adesso potremmo dire che rappresenta anche a pieno il racconto parlamentare sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Eh già, perché ieri per l’ennesima volta abbiamo assistito nell’Aula del Senato al solito scontro tra maggioranza e opposizione sulle tempistiche che ci avvicinano all’approvazione del provvedimento in seconda lettura.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 9 luglio 2025
E alla fine, il cerchio si è chiuso (e la Cassazione se n’è accorta a metà). Il Decreto (in) Sicurezza è pervaso dalla logica della prevenzione e la travasa nella materia penale, realizzando così i timori di chi, da tempo, denuncia il fatale abbraccio tra i due ambiti, che sta soffocando le consolidate conquiste del diritto penale liberale e del giusto processo, creando forme di ibridazione degne della mente di Lovecraft. Lo testimonia il ritorno, e il loro debutto sulla “scena del delitto”, di figure criminologiche assai affini agli oziosi e vagabondi, espulsi persino dalla legislazione di prevenzione sin dal 1988. Il manifesto programmatico dei soggetti ai quali le misure di prevenzione erano destinate: persone che non avevano commesso alcun reato, ma che “pretendevano di vivere senza poter dar conto di come vivessero”. E che, paradigmaticamente, non facevano niente ed erano difficilmente controllabili.
di Rocco Vazzana
Il Manifesto, 9 luglio 2025
Il Governo ha una visione “gerarchica” della società. La separazione delle carriere è figlia di questa concezione. Per Gherardo Colombo, ex componente del Pool di Mani pulite, il vero obiettivo del governo è quello di “abolire l’obbligatorietà dell’azione penale”. Il presidente del Senato La Russa ha annunciato il contingentamento dei tempi sulla separazione delle carriere. La riforma è urgente per il corretto funzionamento della giustizia e della magistratura? Ma guardi, secondo me sarebbe un tema da affrontare in una prospettiva esattamente opposta.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 9 luglio 2025
L’Associazione stampa toscana ha conferito una “Pergamena al merito” al magistrato per aver “sempre fornito puntualmente le notizie”, che poi sono quelle sputtananti nei confronti delle persone indagate. La separazione che manca tra procure e giornalisti. L’Associazione stampa toscana (Ast), il sindacato dei giornalisti che lavorano in Toscana, lunedì ha conferito un premio, più precisamente una “Pergamena al merito”. Il lettore potrà pensare che il riconoscimento sia stato attribuito a un giornalista d’inchiesta, oppure a un cronista minacciato per il suo lavoro, o ancora a un importante direttore di un quotidiano. Nulla di tutto ciò.
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