di Nataša Kandić*
Avvenire, 11 luglio 2025
Le istituzioni continuano a ignorare le responsabilità dello Stato nel massacro di musulmani, ma la società civile non dimentica e le organizzazioni per i diritti umani oggi commemorano le vittime. In Serbia il trentesimo anniversario del genocidio di Srebrenica non sarà diverso da tutti quelli che l’hanno preceduto. I politici e i rappresentanti istituzionali del mio Paese rimarranno ancora una volta in silenzio e si guarderanno bene dal riconoscere le colpe dello stato. Con le organizzazioni della società civile e molti miei connazionali organizzeremo però una serie di iniziative per commemorare le vittime e per la prima volta faremo pubblicare su “Danas”, il principale quotidiano serbo, l’elenco completo con i nomi delle 8.372 persone che sono state uccise o risultano scomparse nei giorni del genocidio del 1995. Sarà il nostro omaggio silenzioso alle vittime e occuperà sedici pagine del giornale nell’edizione di oggi, 11 luglio. Non dobbiamo inoltre scordarci che, a trent’anni dalla fine della guerra, in Bosnia ci sono ancora circa ottomila persone disperse, circa un migliaio delle quali nella sola area di Srebrenica.
di Roberto Festa
Il Fatto Quotidiano, 11 luglio 2025
Se a Los Angeles, almeno per il momento, si sono placati proteste e disordini, il caos è esploso nelle fattorie, aree dove fino a un paio di mesi fa gli agenti dell’ICE evitavano di avventurarsi. E anche la chiesa è costretta ad attrezzarsi. Dispensa dalla messa della domenica. È quanto il vescovo di San Bernardino, Alberto Rojas, concede ai suoi fedeli. “C’è una paura reale che attanaglia molti nelle nostre comunità” spiega Rojas, che racconta di suoi parrocchiani prelevati dagli agenti dell’immigrazione la domenica, mentre andavano a messa. “Voglio che le nostre comunità di immigrati sappiano che la Chiesa è al loro fianco e cammina con loro in questo momento difficile”, continua Rojas, che lascia ai fedeli non in regola con il visto la possibilità di saltare la messa.
odg.it, 10 luglio 2025
L’Ordine dei Giornalisti approva documento proposto dai Consiglieri Pallotta e De Robert: “Tutelare i giornali dove collaborano i detenuti”. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nella seduta del 9 luglio 2025, ha approvato il seguente Ordine del giorno. Il carcere in Italia rischia di allontanarsi dai principi costituzionali e dalla legislazione: un luogo spesso poco trasparente dove talvolta le regole democratiche faticano a trovare attuazione.
di Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane
camerepenali.it, 10 luglio 2025
L’amaro e pur prevedibile destino del decreto “Carcere sicuro” a un anno di distanza dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. È trascorso appena un anno dalla tanto attesa conferenza stampa del Ministro della Giustizia in cui si annunciava un decreto-legge chiamato “Carcere sicuro”. Un provvedimento, per usare le parole del ministro Nordio, “vasto e strutturale che affronta in modo organico un altro settore del sistema dell’esecuzione penale… frutto di una visione del governo Meloni, condivisa dai nostri sottosegretari, che sul punto di vista della Giustizia è orientata essenzialmente su quello che potremmo chiamare umanizzazione carceraria”.
di Davide Traglia
vdnews.it, 10 luglio 2025
Dovrebbe rieducare ma oggi è un contenitore di marginalità. Non basta aggiustarlo, il sistema va ripensato da capo. Nelle ultime settimane, il carcere La Dogaia di Prato è tornato al centro della cronaca a causa di gravi episodi di violenza sessuale fra detenuti. In un caso, un recluso sarebbe stato minacciato con un rasoio e costretto a subire abusi. In un secondo episodio, due detenuti avrebbero sottoposto un giovane tossicodipendente, alla sua prima esperienza in carcere, a giorni di torture e stupri. Secondo le indagini, la vittima sarebbe stata brutalizzata con mazze, pentole bollenti, pugni e colpi alla testa, costretta a vivere in un regime di terrore continuo.
di Andrea Oleandri
Ristretti Orizzonti, 10 luglio 2025
Antigone: “Serve un piano nazionale per affrontare l’emergenza climatica negli istituti penitenziari”. Il caldo estivo torna a colpire duramente le carceri italiane, rendendo la vita detentiva insostenibile in molte strutture del Paese. Negli ultimi giorni, il nostro Osservatorio ha raccolto testimonianze drammatiche: in alcune sezioni le temperature sono così elevate da rendere invivibili le celle e si deve cercare refrigerio provando ad uscire dalle stesse, cosa non possibile per tutte le persone detenute a fronte di un prepotente ritorno ad un regime a celle chiuse in molte carceri del paese. Le persone detenute e gli operatori che lavorano nelle sezioni faticano a respirare.
di Angelo Perrone
Critica Liberale, 10 luglio 2025
La notizia dei 114 milioni di euro di tagli alla giustizia è un segnale forte sulla reale priorità che il Governo riserva alla giustizia e ai diritti dei cittadini, mentre l’attenzione è distratta dal mitico progetto della separazione delle carriere dei magistrati. Questo taglio, frutto di un’operazione di “economia” imposta dal Ministero dell’Economia ai vari dicasteri, rivela il disinteresse per una funzione cruciale per la vita dei cittadini. Le ricadute sui cittadini saranno gravi e tangibili. La scelta del ministro Carlo Nordio di concentrare i tagli principalmente sugli istituti penitenziari, nonostante l’allarme lanciato dal presidente Mattarella sullo stato delle carceri, è emblematica e carica di conseguenze nefaste. L’idea di sostituire “più turni di sorveglianza” con “più telecamere installate nelle carceri” non è affatto un segno di modernità o efficienza, ma un pericoloso passo indietro.
di Paola Sacchi
Il Dubbio, 10 luglio 2025
“Gianni Alemanno più che un detenuto è un prigioniero” Sul caso dell’ex sindaco di Roma, ex parlamentare e ministro del governo Berlusconi, tutt’ora a Rebibbia a causa del mancato rispetto della pena dei servizi sociali per una condanna definitiva relativa a traffico di influenze nell’ambito della cosiddetta inchiesta Mafia capitale - torna a parlare con Il Dubbio Francesco Storace.
di Errico Novi
Il Dubbio, 10 luglio 2025
Fuga di notizie dall’inchiesta sul caso Almasri condotta dal tribunale dei ministri: violato il segreto ma su questo non indaga nessuno. PD-5S-AVS-IV intimano al ministro di lasciare. Tommaso Calderone, capogruppo Giustizia di Forza Italia alla Camera, ha annunciato un’interrogazione a risposta immediata rivolta al guardasigilli Carlo Nordio per segnalare che sono rarissime, anzi inesistenti le indagini della magistratura sulle fughe di notizie. Si hanno sempre grandi dettagli sulle inchieste, sulle prodezze dei pm o magari, come nell’ultimo caso, sul lavoro del Tribunale dei ministri, ma chissà perché non si viene mai a sapere chi quelle notizie, coperte da segreto, le fa arrivare ai giornali.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 10 luglio 2025
L’opposizione attacca. Secondo le carte del tribunale dei ministri avrebbe ingannato l’aula. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio le cose si stanno mettendo male per davvero. Se saranno confermate le indiscrezioni sull’indagine del tribunale dei ministri, trapelate ieri su Corriere e Repubblica, in attesa della verità giudiziaria ci sarà una certezza politica: il guardasigilli ha mentito al parlamento durante l’informativa sul caso Elmasry del 5 febbraio scorso.
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