di Mauro Del Corno
Il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2025
Sostegno a Francesca Albanese anche da parte dell’Ue. Dalle istituzioni italiane neppure una parola. In attesa di una qualche presa di posizione di una qualche istituzione italiana, è l’Unione europea ad esprimere solidarietà per le sanzioni annunciate dagli Stati Uniti contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese. “L’Ue sostiene fermamente il sistema dei diritti umani delle Nazioni Unite e si rammarica profondamente della decisione di imporre sanzioni a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati”, ha detto il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri Anouar El Anouni durante il briefing quotidiano alla stampa. “L’Ue, ha aggiunto, continua a sostenere gli sforzi volti a intraprendere indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, comprese quelle che potrebbero configurarsi come crimini internazionali”.
di Ilaria Beretta
Avvenire, 11 luglio 2025
Le redazioni dei periodici dei detenuti denunciano divieti di firma, blocchi preventivi e sospensioni sospette. L’Odg: “Sia garantita la libertà di espressione di tutti”. “Ci stanno chiudendo anche la bocca”. È questo l’allarme che arriva da diverse redazioni giornalistiche. Non dagli uffici con sede e insegna ben visibile in città, come potrebbe essere questa da cui scriviamo, bensì da quelli che si trovano oltre le sbarre in decine di penitenziari italiani. Il giornalismo in carcere ha una lunga storia, cominciata all’inizio degli anni Cinquanta, sia per dare voce ai detenuti sia per informare chi sta fuori della quotidianità in cella spesso ignorata dai grandi media.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 11 luglio 2025
Intervista a Mauro Palma, ex Garante dei detenuti, che celebra l’anniversario ma si dice preoccupato per il clima che si è creato. Tra le tante ricorrenze che ogni giorno commemoriamo, ce n’è una che fa fatica a trovare spazio sui giornali: la riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975, che prese il posto del regolamento fascista del 1931. Una rivoluzione copernicana, una riforma epocale, come molte negli anni 70: lo Statuto dei lavoratori, la riforma della sanità e del diritto di famiglia, la chiusura dei manicomi, il divorzio, l’aborto. Per la prima volta, il detenuto diventa un cittadino (quasi) come gli altri, con una sua soggettività giuridica.
di Rosanna Volpe
Gazzetta del Mezzogiorno, 11 luglio 2025
“Nessuno tocchi Caino”: “in queste giornate di afa, le celle sono delle camere a gas”. Ventidue ore rinchiusi in una cella sovraffollata e surriscaldata. Questa è la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. “In queste giornate di afa, le celle sono delle camere a gas”. Elisabetta Zamparutti, uno dei fondatori dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” racconta le condizioni delle carceri. Condizioni che di fatto non rappresentano una novità. Lo dicono i report del Garante, lo denuncia l’alto numero di suicidi, lo raccontano le associazioni impegnate sul campo.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 11 luglio 2025
In piena estate, con temperature record, le carceri italiane si trasformano in trappole di calore. Celle roventi, sovraffollamento, strutture fatiscenti e personale insufficiente rendono le condizioni di detenzione non solo disumane ma pericolose per la salute e la vita dei detenuti e degli operatori. È da questo scenario estremo che l’Organismo Congressuale Forense (Ocf) ha scelto di partire per rilanciare con urgenza una riforma profonda del sistema penitenziario, durante l’evento “Le persone dimenticate”, ospitato ieri al Cnel.
di Roberto Cavalieri*
La Repubblica, 11 luglio 2025
L’intervento del Garante dell’Emilia Romagna. “Mancano percorsi dedicati alle vittime, capaci di stimolare negli autori dei reati una vera assunzione di responsabilità”. Il caso di Andrea Cavallari, il 26enne condannato per la strage di Corinaldo che ha ottenuto un permesso per laurearsi e non è più rientrato in carcere, ha sollevato polemiche. L’opinione pubblica condanna l’assenza di controllo durante il permesso e contesta la possibilità di concedere benefici a chi si è reso responsabile di reati tanto gravi. A essere più ferite, però, sono le famiglie delle vittime, che ancora una volta sentono le loro istanze trascurate e non riconosciute.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 11 luglio 2025
La Corte europea dei diritti umani accoglie il ricorso di un detenuto contro l’ordinanza, non sufficientemente motivata dal Dap, che proroga oltre i limiti di legge le limitazioni alla sua corrispondenza. Per la seconda volta nel giro di tre mesi, la Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia per il modo in cui in carcere viene applicato il regime di detenzione speciale del 41 bis. Nella sentenza di ieri, i giudici di Strasburgo all’unanimità hanno accolto il ricorso di un uomo, recluso nel carcere di Parma per reati di stampo mafioso, stabilendo che il modo in cui il Dap ha prorogato in automatico, e senza particolari giustificazioni, le restrizioni imposte alla sua comunicazione epistolare con l’esterno viola l’articolo 8 (diritto al rispetto della corrispondenza) della Convenzione Edu.
di Alessandro Pirola
ilsussidiario.net, 11 luglio 2025
Se i carcerati con problematiche psichiatriche venissero ospitati in apposite strutture a loro dedicate, ci sarebbe un duplice effetto positivo. Il grande dispendio di energie rappresentato dalla spesa per la gestione delle carceri non sembra generare risultati particolarmente incoraggianti; gli indicatori in merito sono implacabili da qualunque parte si prendano: elevato grado di aggressività di detenuti e custodi, percentuali infime di miglioramenti del livello di scolarizzazione, improduttività del sistema a fronte di bisogni pubblici enormi, recidive altissime alla dimissione.
di Gabriella Cantafio
Venerdì di Repubblica, 11 luglio 2025
Il carcere di Mamone in Sardegna da un anno sperimenta le visite virtuali. Funziona? Sembra proprio di sì. A Mamone, frazione del piccolo paese di Onanì, nell’entroterra sardo, dove si vive di pastorizia e antiche tradizioni, un progetto innovativo ha varcato i cancelli di un istituto penitenziario. “Siamo tra le poche colonie penali ancora attive. Senza mura di cinta, circa 140 detenuti con pene di massimo sei anni coltivano la terra e allevano bestiame”, dice il direttore Vincenzo Lamonaca. Qui circa un anno fa è stato avviato il Progetto Metaverso. I detenuti una volta la settimana usufruiscono di visite psichiatriche e psicologiche da remoto.
di Diego Bianchi
Venerdì di Repubblica, 11 luglio 2025
Non dovrebbe andare così, ma talvolta è la celebrità reclusa (come Alemanno) che fa accendere la luce sul carcere. “Alemanno e Falbo: al G8 di Rebibbia evitato in extremis l’ennesimo suicidio di una persona detenuta. Sarebbe stato il 39esimo suicidio in carcere dall’inizio dell’anno”. L’intestazione della mail, anzi, il titolo della mail già scritta come fosse un articolo di giornale, porta la data del primo luglio. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma nonché uomo di punta per molto tempo della destra più a destra di questo Paese, scrive dal carcere nel quale è recluso a diverse testate giornalistiche, cercando interlocutori utili per comunicare all’esterno quelle che sono le condizioni della sua reclusione e di quella dei suoi compagni di destino.
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