di Alberto Siracusano*
Avvenire, 12 novembre 2025
Dopo l’aggressione a Milano è evidente che non bastano diagnosi e terapie: servono monitoraggio, conoscenza e solidarietà per una gestione rispettosa dei diritti. Se la domanda è “potevamo evitare che una donna venisse accoltellata alle spalle mentre camminava tranquillamente in una piazza centrale di Milano da un uomo con un presumibile disturbo di personalità e con una storia di precedenti aggressioni?”, la risposta - ferma restando l’imprevedibilità in tutti gli avvenimenti della vita, in particolare in quelli che riguardano il comportamento umano - non può che essere “dovevamo evitare che accadesse”.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 12 novembre 2025
Il governo stanzia dieci milioni per il monitoraggio in hotspot e questure. Saranno pure nell’occhio del ciclone, i membri del Garante per la Privacy, ma non si dimetteranno e il governo, attraverso il ministero dell’Interno, vuole affidargli una nuova competenza. C’è da istituire infatti un cosiddetto “Meccanismo nazionale indipendente per il monitoraggio dei diritti fondamentali”, come stabilito dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Il governo ha deciso di incardinare questa nuova organizzazione nel Garante per la Privacy, con una dotazione di 10 milioni di euro e molti funzionari da distribuire in 12 hotspot e un centinaio di questure, e guardandosi bene dall’affidarlo al Garante per i diritti delle persone private della libertà.
di Federica Pennelli
Il Domani, 12 novembre 2025
Testimonianze dirette, medici e psichiatri parlano di una deriva manicomiale nei centri per il rimpatrio: persone rinchiuse per mesi senza cure adeguate, sedate con psicofarmaci, isolate. Secondo la rete Mai più lager e Medicina delle Migrazioni, nei Cpr si riproducono le stesse logiche delle istituzioni totali abolite dalla legge Basaglia. Per lo psichiatra Peppe Dell’Acqua “oltre alla repressione e alla violenza fisica, mi addolora ridurre uomini e donne a vivere senza tempo”
di Albertina Sanchioni
Il Manifesto, 12 novembre 2025
La sentenza della Cassazione ribadisce che la protezione resta garantita alla luce degli obblighi costituzionali e internazionali del nostro paese. Il cosiddetto decreto Cutro - varato nel marzo 2023 dopo il naufragio sulle coste calabresi - non ha soppresso il diritto al rispetto della vita privata e familiare della persona straniera presente in Italia. A chiarirlo è la Corte di cassazione, prima sezione civile, con una sentenza che risponde al quesito del Tribunale di Venezia nel caso di un cittadino senegalese, al quale la Commissione territoriale aveva negato la protezione internazionale. Il giudice veneziano chiedeva se, dopo l’abrogazione ad opera di Piantedosi dei riferimenti alla tutela della vita privata e familiare dal Testo unico sull’immigrazione, questo elemento fosse ormai “escluso dall’ambito della protezione complementare”. La Suprema corte risponde in modo netto: la protezione resta garantita in presenza di “un radicamento del cittadino straniero”, alla luce degli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano.
di Juan Matias Gil*
La Stampa, 12 novembre 2025
Un anno di partenze, arrivi, respingimenti forzati in Libia, naufragi, morti e dispersi. Un anno in cui siamo stati a terra e non in mare, perché costretti a lasciare la Geo Barents, nave che anche per la sua grandezza si è vista assegnare porti lontani, fino a Genova o Ravenna, invece che maggiori soccorsi, nel perenne tentativo dei governi di ostacolare l’azione umanitaria nel Mediterraneo e ridurre gli arrivi. Quanti naufraghi avremmo potuto assistere in un anno? La risposta non c’è. Di certo c’è che oltre 25.000 persone sono morte in 10 anni alle porte dell’Europa. Vite perse in fondo al mare, anche in queste ultime settimane, che dovrebbero indignare chiunque e spingere qualsiasi governo ad agire, come il diritto internazionale prescrive nell’obbligo di prestare soccorso.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 12 novembre 2025
La Corte d’appello di Roma: “Giudici assoggettati alla politica”. L’avvocato Romeo: “La questione non è fondata, interverremo alla Consulta”. È nella tensione tra sovranità nazionale e diritto internazionale che la Corte d’appello di Roma ritiene si trovi il vero nodo legale del caso Almasri: l’interlocuzione con il ministro della Giustizia necessaria a dare seguito a un ordine della Corte penale internazionale viola o no il principio costituzionale che vede il giudice soggetto alla sola legge? Da qui la domanda alla Consulta sulla legge che dà applicazione allo Statuto di Roma sulla cooperazione con l’Aja, inoltrata con un provvedimento stilato lo scorso 30 ottobre e, dopo vari rumors, reso pubblico soltanto ieri.
di Iuri Maria Prado
Il Riformista, 12 novembre 2025
Giustiziare chi commette omicidi terroristici di stampo razziale contro israeliani. La norma (in fase di approvazione) frammenta la società, attira le contestazioni della comunità internazionale e rischia anche di non ottenere l’effetto auspicato. Pone parecchi problemi l’approvazione parlamentare, sia pur solo in prima lettura, della norma che introduce in Israele la pena capitale per alcuni atti di terrorismo. Si tratta di problemi giuridici, politici e morali che investiranno - dividendola - la società israeliana e che, soprattutto, richiameranno sullo Stato ebraico un’altra dose di attenzione certamente non benevola della comunità internazionale.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 12 novembre 2025
Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha voluto festeggiare distribuendo dolci ai colleghi della Knesset, dopo che il Parlamento ha approvato in prima lettura la proposta di legge che introduce la pena di morte per i terroristi che uccidono cittadini israeliani per motivi di “razzismo” e “con lo scopo di danneggiare lo Stato di Israele e la rinascita del popolo ebraico nella sua terra”. Il provvedimento, fortemente voluto dal partito di Ben- Gvir, “Potere ebraico”, ha ottenuto 39 voti a favore e 16 contrari. Saranno però necessari altri due voti favorevoli per l’approvazione definitiva della norma.
di Davide Galliani*
Ristretti Orizzonti, 11 novembre 2025
1. Il 21 ottobre 2025 il Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento (DGDT) del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) scrive una nota in materia di provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, ricreativo e culturale negli istituti penitenziari. Giuridicamente parlando: la nota rispetta la legge e la Costituzione? Se non lo fa, nel primo caso si deve (semplicemente) disapplicare, nel secondo si potrebbe anche (meno semplicemente) sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 11 novembre 2025
“Questo nucleo di circolari trova legittimazione in un clima di depauperamento della considerazione della condizione di privazione della libertà, dai Cpr alla Rems passando per le carceri. Il clima lascia prevalere l’atteggiamento retributivo, talvolta anche vendicativo. Questo è autentico concime per alcuni interventi che hanno preso forma”. A dirlo il professore Mario Serio, membro del Collegio del garante dei diritti delle persone private della libertà personale, intervenuto sabato al Comitato direttivo centrale dell’Anm, su invito del presidente della “Commissione diritto penitenziario”, il pm Andrea Vacca.
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