di Miriam Di Peri
La Repubblica, 13 luglio 2025
Intervista al deputato di Italia Viva: “Dalla carenza di assistenti sociali a quella degli psicologi, è la paralisi del sistema che preoccupa”. Questo Governo mi accusa di volere lo svuota carceri, ma loro fanno di tutto per affollarle. La situazione è diventata insostenibile”. Roberto Giachetti ieri mattina è tornato dietro le sbarre di Rebibbia per assistere a un laboratorio dei detenuti. Era lì quando è stato letto il messaggio del presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel quale conferma che il sistema detentivo vada rivisto. Adesso l’esponente di Italia Viva è fiducioso: “Potremmo tornare a confrontarci in Parlamento”.
di Conchita Sannino
La Repubblica, 13 luglio 2025
Il presidente del Senato a Nessuno tocchi Caino: “Emarginazione e degrado vanificano l’obiettivo di riscatto e recupero sociale”. “Serve una svolta, ora”. E sono tre: solo sul carcere e sul dovere di agire per il sovraffollamento. Soltanto a contare negli ultimi due mesi le sue esortazioni pubbliche e meditate. Offerte erga omnes, ma dirette in realtà ai suoi. E, soprattutto, a via Arenula.
di Salvatore Cuffaro
livesicilia.it, 13 luglio 2025
Torna il caldo torrido e il carcere si trasforma in un’agonia: i detenuti vivono in celle asfissianti, con temperature interne che raggiungono anche 40 gradi e gli strumenti per contrastarle restano un miraggio. Il tutto nell’indifferenza della società, un’indifferenza che ci sta rendendo complici. Quando un Paese accetta che in una cella pensata per una sola persona ne vivano tre, quando accetta che un detenuto si tolga la vita ogni cinque giorni, quando ignora il grido silenzioso che sale da quelle mura… quella società ha smarrito la propria umanità. Il carcere, lo dico da uomo che ha conosciuto l’odore della sconfitta e la dignità del dolore, non è il luogo della vendetta. È, o dovrebbe essere, un luogo di recupero, un laboratorio di coscienze, uno spazio in cui l’errore incontra l’occasione del riscatto. Se invece lo trasformiamo in un inferno dove si muore di abbandono, che idea di giustizia stiamo offrendo ai nostri figli?
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 13 luglio 2025
Giorgio Flamini, regista dei “Senza Nome” al Festival dei Due Mondi: “dove inizia una scena può finire una condanna”. Persone rilevanti del Terzo settore, donne e uomini che hanno creato lavoro e formazione per i detenuti, promosso la cultura come esercizio di libertà, sfidato ostacoli burocratici, combattuto pregiudizi e stereotipi. Tra passato e presente, attraverso queste figure, è possibile riscrivere la storia del mondo penitenziario dalla Riforma Gozzini a oggi.
di Teresa Olivieri
Italia Oggi, 13 luglio 2025
Regioni in campo dopo che il Ministero ha promosso un bando per potenziare l’assistenza. Ecco i progetti portati avanti da Toscana e Lazio. Secondo il Ministero della Giustizia, al 30 aprile 2025, la popolazione carceraria italiana ammontava a 61.916 detenuti, con una capienza ufficiale di 51.178 posti, evidenziando un tasso di sovraffollamento superiore al 20%. Di questi, 19.740 erano detenuti stranieri, pari al 31,6% del totale. Le regioni con la maggiore presenza di detenuti stranieri sono la Lombardia (20,8%), il Lazio (12%), il Piemonte (9,8%) e la Toscana (7,9%).
di Conchita Sannino
La Repubblica, 13 luglio 2025
La riunione del comitato centrale della associazione nazionale magistrati “Preoccupa quanto emerge sul caso del libico. La scelta fu politica”. “Inaccettabile. Non possiamo consentire che si parli di una vendetta dei magistrati”. Sull’ultima, imbarazzante puntata del caso Almasri, così come sui mancati obiettivi Giustizia del Pnrr e sul disastro carceri, interviene l’Associazione nazionale magistrati. Che ieri torna a interrogare il governo, sui temi più spinosi, nelle relazioni del presidente Cesare Parodi, e del segretario Rocco Maruotti, durante il rituale comitato centrale.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 13 luglio 2025
Lo scambio di mail al ministero subito dopo l’arresto di Almasri: serve un atto urgente di Nordio. Nel primo pomeriggio di domenica 19 gennaio, quando scrisse al capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi per comunicarle le proprie valutazioni sull’avvenuto fermo di Osama Najeem Almasri ricercato dalla Corte penale internazionale, l’allora capo del Dipartimento affari di giustizia Luigi Birritteri segnalò subito l’eventualità che il ministro Carlo Nordio avrebbe dovuto compiere un “atto urgente”. Senza il quale l’arresto del generale libico accusato di crimini di guerra e contro l’umanità sarebbe rimasto inefficace. Come poi è avvenuto.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 13 luglio 2025
C’è un collegio straordinario composto da tre giudici “normali”. Ma a quanto pare qualcuno non vuole che lavori in pace. “Crucifige Nordio!”, dicono. “Hic manebimus optime”, risponde lui. E sembra di essere nel corso di una messa cantata, piuttosto che a un corso di diritto giustinianeo. Invece siamo di nuovo nel pieno del “caso Almasri”, il generale libico arrestato e poi espulso nel gennaio scorso. È solo apparenza, in realtà. Ma c’è poco da scherzare, o da alludere. La realtà è che il boccone grosso della politica italiana, quello difficile da mandar giù, è un altro. Ed è la riforma del secolo, quella che dovrà ridare dignità e autonomia al giudice e portare al suo ruolo di semplice avvocato dell’accusa il pubblico ministero. La separazione delle carriere sta per varcare la seconda delle quattro porte necessarie a norma di Costituzione per arrivare all’approvazione definitiva. Poi saremo nel pieno della campagna elettorale referendaria.
di Viviana Daloisio
Avvenire, 13 luglio 2025
Le emergenze dietro le sbarre, il ruolo delle donne: ad Avvenire il confronto con le direttrici degli istituti lombardi. Ritrovarsi tutte le mattine dall’altra parte del cancello, oltre la linea che separa il fuori dal dentro, nell’abisso del carcere. Col compito di dirigerlo, l’abisso. Nonostante tutto: l’emergenza, il sovraffollamento, il caldo, la percentuale sempre più alta di detenuti tossicodipendenti, la difficoltà nella gestione di quelli stranieri, l’inadeguatezza delle strutture, la mancanza di personale e di fondi, il dramma dei suicidi.
di Emanuele Lombardini
ternitomorrow.it, 13 luglio 2025
Nostra intervista all’avvocato Giuseppe Caforio, Garante per i detenuti dell’Umbria: “Aumentano anche i suicidi dei poliziotti penitenziari, perché la situazione è ormai ingestibile. Non è inasprendo le pene che si migliora, ma offrendo occasioni per ripartire quando si è fuori”. “La situazione si è ingessata, non solo in Umbria, ma particolarmente nella regione la situazione è difficile”. A parlare ai microfoni di Tomorrow in questa videointervista è l’avvocato Giuseppe Caforio, garante per i detenuti dell’Umbria.
- Bergamo. “Carcere, un malessere che cresce nel silenzio. Ora servono risposte”
- Venezia. Impiegati al Cup e all’Avis: la “rinascita” dei detenuti
- Venezia. L’ex bandito che porta turisti nei luoghi della sua vita criminale
- Firenze. Una giornata con Fatima: “Dodici ore con i detenuti in permesso premio”
- Firenze. Casa Ginestra, per l’accoglienza di detenute a fine pena











