di Simona Bonfante
Il Riformista, 1 maggio 2026
Le serie tv a tema carcerario vanno sempre fortissimo. Oz, Prison Break, Orange Is the New Black ma anche l’italianissima Mare Fuori fanno audience, appassionano il pubblico, creano un corpo solido di fedeli del genere. Il carcere delle serie è naturalmente un carcere finto, un pretesto narrativo più che un oggetto di racconto. Il carcere vero interessa parecchio meno, diciamo quasi niente. L’attenzione si accende di rado, quando scoppia una rivolta, per esempio, o quando a fine anno si fa la contabilità dei morti suicidi. Si comprende come, nello scroll ininterrotto, l’attenzione sfugga e nel diluvio di meme, foto, video e roba del genere il carcere non ci possa stare perché non escono foto, video o reel da dentro.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 1 maggio 2026
Giunti infine alla sesta stagione, le modalità con cui “Mare Fuori” - una coproduzione Rai Fiction-Picomedia, per la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano - viene offerto al pubblico non cambiano. Forse sarebbe più corretto scrivere “ai pubblici”, perché la serie è ormai diventata un caso di scuola per la tv contemporanea che ibrida il palinsesto con le piattaforme digitali. Come già per le stagioni precedenti, “Mare Fuori” - che rappresenta e si rivolge a un pubblico giovane - passa prima da RaiPlay per poi approdare su Rai 2, in una più classica programmazione in prima serata (4,9% di share). Non è facile descrivere la trama, che vede una Rosa Ricci (Maria Esposito) più protagonista e intensa che mai.
di Franco Corleone
L’Espresso, 1 maggio 2026
In nome della sicurezza, un sistema fatto di Daspo urbani, fogli di via, zone rosse, che incide sui diritti. Alla vigilia della Liberazione è stato approvato l’ennesimo decreto sicurezza, privo dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza, con una conclusione farsesca che ha certificato una profonda crisi istituzionale e la riduzione del ruolo del Presidente della Repubblica. La Camera dei deputati si è rifiutata di correggere un errore del Senato (dando un colpo mortale al bicameralismo) e ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità su un punto riguardante il diritto di difesa, segnalato dal Quirinale, e il governo ha messo una toppa con un decreto abusivo, per cancellare una norma non in vigore e costringendo Mattarella a un doppio salto mortale.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 1 maggio 2026
La libertà di stampa è ai suoi minimi da un quarto di secolo a questa parte. È l’allarme lanciato dall’Ong francese Reporters sans frontiers (Rsf) nel suo ultimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato ieri. Da 25 anni Rsf vigila sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo con l’Indice globale sulla libertà di stampa. “In oltre la metà dei paesi del mondo, lo stato della libertà di stampa rientra ormai nelle categorie “difficili” o “molto gravi” - si legge nella nota stampa pubblicata da Rsf che ogni anno redige l’Indice globale della libertà di stampa - in 25 anni il punteggio medio complessivo dei 180 Paesi valutati è ai minimi storici.
di Alessandro Saccomandi
Avvenire, 1 maggio 2026
Il problema non è soltanto morale - se sia accettabile speculare su guerre e tragedie - ma anche molto concreto: questi mercati rischiano di influenzare gli eventi stessi. Il futuro, oggi, si acquista con pochi spiccioli: una quota, un clic. Pura speculazione: borse valori dove non si scambiano azioni di aziende, ma scommesse sul verificarsi di eventi futuri. Sono i prediction market, arene digitali in cui si monetizza l’incertezza puntando sull’esito di eventi reali. Il valore dei contratti fluttua in base alle probabilità stimate dal mercato: se il “no” a un referendum vale il 55%, la quota costa 55 centesimi; in caso di vittoria, se ne incassa uno - dollaro o euro. In alternativa, si può speculare sulla variazione: vendere a 70 centesimi una quota pagata 55 garantisce un profitto immediato.
di Federico Zuolo*
Il Domani, 1 maggio 2026
Di fronte al manifesto pubblicato sul profilo di Palantir, dobbiamo chiarire quali opzioni politiche e materiali effettivamente abbiamo, senza farci sviare dagli oscuri riferimenti filosofici. La battaglia politica, deve iniziare da subito, denunciando chi si sottomette a questi personaggi, e deve puntare all’indipendenza tecnologica da queste dinamiche di asservimento. Cosa c’è dietro al manifesto di Palantir? Thiel e Karp, i capi di Palantir, propongono una chiamata alle armi che molti hanno chiamato tecnofascismo.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 30 aprile 2026
Intervista tramite mail all’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e allo “scrivano di Rebibbia” Fabio Falbo, che dal carcere si battono per i diritti dei detenuti. Sulle restrizioni alle attività culturali dicono: “Il teatro in carcere è ossigeno. Una società che recide ogni ponte con i reclusi non costruisce sicurezza, ma rancore e marginalità. Azzerare queste esperienze significa colpire ciò che la Repubblica dovrebbe proteggere”. Cosa succede quando si chiude il sipario in carcere? Abbiamo chiesto a due detenuti, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e al suo compagno di cella Fabio Falbo, cosa significa privare i reclusi in alta sicurezza della possibilità di accedere alle attività culturali e di formazione.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 30 aprile 2026
Il 31 marzo una circolare a firma Ernesto Napolillo, direttore generale dei Detenuti e del Trattamento del Dap, invitava a dotare i reparti delle carceri di frigoriferi in vista della stagione estiva. Passano venti giorni e una nota del capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, vieta la presenza di frigo nelle stanze di pernottamento. Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti e garante campano: “Una decisione incomprensibile e pericolosa. Con il caldo e le carceri sovraffollate, si privano i detenuti di uno strumento essenziale per conservare cibo e acqua in condizioni minime di igiene”.
di Salvatore Toscano
L’Indipendente, 30 aprile 2026
“Frigoriferi barricaderi: l’ultima tappa dell’ossessione securitaria in carcere”. Si intitola così l’ultimo intervento di Stefano Anastasìa, garante dei detenuti e membro fondatore dell’associazione Antigone, relativo alla nuova circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap). Anastasìa critica duramente la misura che, per “prevenire eventi critici che possano turbare l’ordine e la sicurezza interna”, ha disposto la rimozione di frigoriferi e congelatori da celle e corridoi, per essere posizionati invece in stanze il cui accesso è gestito da detenuti autorizzati e solo “in orari definiti”. “Di stanze da dedicare all’uopo - commenta il garante - non ce ne sono tante con 17mila detenuti più della capienza regolamentare effettivamente disponibile”. Al sovraffollamento si aggiunge poi la periodica emergenza caldo, già scattata in giro per l’Italia.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 30 aprile 2026
Quattro libri e un cd. Roba da scaffale di libreria: un romanzo horror della Jackson, un saggio divulgativo sulla fisica quantistica, un libro di storia sull’antichità tardoromana, qualche storia di fantasmi. Non esattamente materiale eversivo. Eppure per Alfredo Cospito, anarchico detenuto nel carcere di Sassari in regime di 41 bis dal maggio 2022, anche questi oggetti sono diventati il centro di una battaglia legale che finirà davanti alla Corte di Cassazione. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva detto sì.










