di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Il carcere che conosciamo ha poco più di due secoli: progresso rispetto a pene corporali, mutilazioni, deportazione e pena capitale, spesso con supplizi aggiuntivi. La storia è di riforme per una pena più rispettosa della dignità delle persone e più idonea a prevenire la recidiva; soprattutto limitarla come extrema ratio per i reati più gravi e allargare le possibilità di pene alternative. Ma è anche storia di regressi di fronte a gravi fatti di criminalità, e ancor più di fronte alle campagne “law and order”. Sono gli Stati Uniti la democrazia che più paga lo scotto di queste campagne. Permane la barbarie della pena di morte, che i democratici non hanno mai avuto il coraggio di affrontare alla radice, limitandosi alle “moratorie”, facilmente spazzate via da repubblicani al potere. Non caso uno dei primi atti della seconda presidenza Trump è stata la ripresa delle esecuzioni al livello federale. Il democratico Clinton aveva introdotto con three strikes and you are out un truculento trattamento della recidiva. Risultati, a tacere delle persistenti discriminazioni razziali: tasso di carcerazione dieci volte più alto della media europea, condizioni carcerarie spesso durissime e inumane cui corrispondono tassi di criminalità violenta elevatissimi rispetto all’Europa.
di Simona Musco
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Rendere più difficile la concessione di permessi premio per chi è condannato per mafia o terrorismo. È questo l’obiettivo del disegno di legge presentato alla Camera dalla presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, insieme ad altri deputati. La proposta vincola la concessione dei permessi al parere dei pubblici ministeri, fino ad oggi non obbligatorio. L’iniziativa nasce a seguito di articoli di Repubblica che avevano documentato come alcuni esponenti di spicco delle associazioni mafiose avessero trascorso periodi fuori dal carcere durante le festività natalizie e pasquali. Nei primi mesi del 2025, i permessi concessi sono stati quasi 200.
di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Al meeting di Cl duro affondo della premier contro una parte della magistratura. La replica dell’Anm: “Noi non facciamo opposizione”. “Andremo avanti con la riforma della giustizia nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento”. Non usa mezzi termini la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ieri di fronte alla platea “amica” del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha rilanciato sulla separazione delle carriere e non solo, in vista del referendum che andrà in scena con ogni probabilità nel 2026.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 28 agosto 2025
Il segretario di Area democratica per la giustizia: “Noi schierati? Ma se ci sono anche indagini sul centrosinistra”. “Finiscono le ferie e ricomincia la campagna contro la magistratura. I giudici italiani non si intromettono nelle scelte governative ma si limitano a fare il loro dovere: garantire i diritti di tutti gli essere umani, così come sanciti dalle leggi italiane e da quelle internazionali che il nostro paese riconosce. Affermare il contrario non fa il bene delle istituzioni della Repubblica”. È pressoché istantanea la reazione di Giovanni Zaccaro, giudice della Corte d’appello di Roma e segretario di Area democratica per la giustizia, all’attacco di Giorgia Meloni dal palco del meeting di Rimini. “Andremo avanti con la riforma della giustizia - ha detto la premier raccogliendo applausi dal pubblico di Comunione e liberazione - nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”.
di Bruno Larosa
L’Unità, 28 agosto 2025
A volte è necessario scrivere di fenomeni che riguardano la nostra società senza perseguire fini scientifici, facendolo per far conoscere il proprio pensiero su argomenti che, solo apparentemente, appartengono a un settore specialistico come quello del Disegno di legge di iniziativa governativa per la riforma del Titolo IV della Costituzione, che per i più tratta della separazione delle carriere del Giudice da quella del P.M. Una proposta nevralgica, seppur non risolutiva, per un’ineludibile miglioramento del servizio della giustizia penale, che deve essere sostenuto anzitutto da coloro che hanno una visione progressista della società, più sensibili di altri ai temi della giustizia e alle preoccupanti conseguenze che derivano dai risultati di un sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri per LA7, secondo il quale “Gli italiani hanno paura della giustizia”, nonché dal giudizio critico di Antonio Polito, scritto su Il Corriere del Mezzogiorno, ispirato ai dati pubblicati dal Ministero della Giustizia per i quali dal 2018 al 2024, lo Stato ha speso 220 milioni di euro per riparazioni di ingiusta custodia cautelare in carcere, subita da indagati e imputati.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 28 agosto 2025
Tra un mese l’Unione delle Camere Penali italiane si riunirà a Catania per il XX Congresso ordinario, probabilmente l’ultimo prima del referendum sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere, che dovrebbe tenersi nella tarda primavera 2026. Il titolo dell’evento è appunto “La giustizia che sarà - Il Giudice e le parti: ruoli, funzioni, culture”. Sarà ovviamente un momento di riflessione collettiva sulla battaglia delle battaglie per i penalisti italiani, tanto è vero che qualcuno - come battuta ma non tanto - sostiene che “se vinceranno i “sì” al referendum l’Ucpi si deve sciogliere, se vinceranno i “no” l’Ucpi deve comunque sciogliersi”.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 28 agosto 2025
Nelle ultime settimane sui quotidiani sono state riversate decine di chat, spesso penalmente irrilevanti, di soggetti indagati (e non) coinvolti nell’inchiesta milanese sull’urbanistica. Colpa di un enorme vuoto normativo che consegna ai pm poteri immensi. E la riforma annunciata dal ministro è bloccata. Decine di chat scambiate tra i soggetti indagati (e non) nella maxi inchiesta milanese sull’urbanistica sono state pubblicate nelle ultime settimane sui principali quotidiani italiani. Conversazioni in molti casi dal contenuto penalmente irrilevante. Non si tratta di un caso isolato.
di Gaetano Amatruda
avantionline.it, 28 agosto 2025
C’è qualcosa di profondamente ingiusto, quasi disumano, nella vicenda di Gianni Alemanno. Da mesi, l’ex sindaco di Roma è rinchiuso nel carcere di Rebibbia, condannato a un anno e dieci mesi per traffico di influenze illecite: un reato che non esiste nel mondo, dai contorni nebulosi, “evanescente”. È una formula moralistica e non una fattispecie penale chiara. Alemanno sta pagando un prezzo altissimo. Eppure, quello che colpisce di più non è solo la severità di questa vicenda, ma il silenzio assordante della politica, della sinistra che rinuncia ad una riflessione seria e soprattutto di quella destra che Alemanno ha servito per tutta la vita, che ha contribuito a costruire e rappresentare, che ha portato al governo di Roma e dell’Italia.
La Verità, 28 agosto 2025
Ha superato le 1.000 firme la petizione su change.org che chiede al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia a Renato Vallanzasca, il “bel René”, ex capo della banda della Comasina e simbolo della mala milanese degli anni Settanta. Condannato a quattro ergastoli e a 295 anni complessivi di carcere per rapine, sequestri e omicidi, Vallanzasca ha trascorso oltre mezzo secolo dietro le sbarre. Oggi ha 75 anni e vive in una Rsa di Rubano, nel padovano, specializzata in Alzheimer e demenze. Come racconta Tino Stefanini, ex compagno di banda insieme a Osvaldo “Cico” Monopoli, “la situazione di Vallanzasca è quella di una persona gravemente malata, che ha smarrito la memoria, vive in uno stato di demenza, non riesce più a parlare e a stare in piedi. Mi auguro che dopo 54 anni di galera possa morire da uomo libero e non da detenuto”.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 28 agosto 2025
Per la Cassazione, sentenza n. 29849 depositata oggi, anomalie caratteriali o alterazioni della personalità non danno luogo alla non imputabilità. Linea dura della Cassazione sulla non imputabilità dell’imputato nel caso di uccisione della convivente e della di lei madre. La Prima Sezione penale, infatti, con riguardo ad un gravissimo caso di cronaca, ha affermato che ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, “se è vero che anche i disturbi della personalità, che non sempre sono inquadrabili nel ristretto novero delle malattie mentali, possono rientrare nel concetto d’infermità, è del pari certo che ciò si afferma con la necessaria specificazione che tale approdo può darsi soltanto quando essi siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o facendola grandemente scemare, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa, per effetto del quale il fatto di reato sia ritenuto causalmente determinato dal disturbo mentale”.
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